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Le BiELLE RECENSIONI
Patrizia Laquidara e Hotel Rif: "Il Canto dell'Anguana"
Sprechiamo un po' di aggettivi? Formidabile!
di Giorgio Maimone
Ascolti collegati

Patrizia Laquidara
Funambola

Patrizia Laquidara
Indirizzo portoghes

Cristina Donà
Torno a casa a piedi

Marisa Sannia
Sa oghe de su entu e de su mare

Luisa Cottifogli
Anita

Susanna Parigi
L'insulto delle parole

Crediti:
Patrizia Laquidara (voce). Gli Hotel Rif sono: Paolo Bressan (oboe, bombarda, gaita, flauti, cori); Mirco Maistro (fisarmonica, cori); Andrea Neresini (chitarra classica,c hitarra, acustica, mandolino, cori); Lorenzo Pignattari (contrabbasso, basso elettrico, cori); Andrea Ruggeri (batteria, percussioni, cori); Nelide Bandello (batteria, cori).

Ospiti:
Alfonso Santimone (melodica, samples, elettronica, voce, cori); Le Canterine del Feo (Drosolina Dal Medico, Anna Cocco, Cecilia Cocco, Clara Zattra, Elide Zattra - cori, voce); Drosolina Dal MEdico (voce nella strofa introduttiva del brano 10); Puccio Castrogiovanni (maranzano, cavaquino, bombarda, cori, voce filastrocca siciliana); Alfio Antico (tamburi a cornice, voce); Ludovico Mosena (ghironda).

Musiche di Patrizia Laquidata, Mirco Maistro, Alfonso Santimone, Lorenzo Pignattari, Testi poetici: Enio Sartori
Elaborazione testi poetici: Patrizia Laquidara, Enio Sartori

Un'ideazione di Patrizia Laquidara
Produzione e direzione artistica: Patrizia Laquidara e Alfonso Santimone
Produzione esecutiva: Giancarlo Trenti-Slang Music, Patrizia Laquidara
Team di produzione: Giancarlo Trenti - Slang Music, Patrizia Laquidara, Mirco Maistro
Arrangiamenti e Post-produzione: Alfonso Santimone
(tranne "Ah, jente de la me tera" arrangiamenti Hotel Rif e Alfonso Santimone e "La fumana" arrangiamenti Hotel Rif e Alfonso Santimone)
Art director foto, grafica e styling: Patrizia Laquidara
Fotografie: Luigi De Frenza - expiria.com
Elaborazione grafica: Carlos Lascano, Luigi De Frenza
Styling per Patrizia Laquidara: Cristina Sperotto, Carolina Cubria

Su Bielle
Ascolti: "Nota d'Anguana"
Intervista: Funambola per convinzione

Sul web
Sito ufficiale
Il canto dell'Anguana
Patrizia Laquidara su Facebook


Patrizia Laquidara e Hotel Rif
"Il Canto dell'Anguana"

Slang Records - 2011
In tutti i negozi di dischi

Tracklist

01. Canto I -
Ah jente de la me tera
02. Canto II - L'aqua fioria
03. Canto III - La fumana
04. Canto IV -
Reina d'ombria
05. Canto V - Dormi putin
06. Canto VI -
L'anema se desfa
07. Canto VII -
Note d'anguana
08. Canto VIII - Livergòn
09. Canto IX - Tiketetanda
10. Canto X - La Tita Tata
11. Canto XI -
Il canto dei battipali
Sì, è vero: tiriamo sempre in ballo Fabrizio De Andrè. Quando esce un disco nuovo e questo disco è buono, maledettamente buono, il primo nome che ci viene in mente è Fabrizio De André. Se poi questo disco, per qualche accidente della vita, è cantato in dialetto e di musica popolare, allora ci viene in mente "Creuza de ma", sempre di Fabrizio De André. E allora tiriamo in ballo anche questa volta Fabrizio, perché il disco con cui abbiamo a che fare è un gran disco: Patrizia Laquidara, "Il canto dell'Anguana". E' stato distribuito a fine febbraio, è uscito finalmente nei negozi poco tempo prima che finissimo di consumarlo a furia di ascolti matti e ripetuti, nel tentativo di penetrarne ogni anfratto, ogni piega, perché questo è un album su cui vale la pena meditare.

Patrizia Laquidara, accompagnata dagli Hotel Rif, ha portato a compimento un lavoro a cui si dedicata negli ultimi due anni: un progetto di musica popolare, interamente cantato in dialetto dell'Alto Vicentino e nasce dal suo desiderio più volte ripetuto, di rendere un omaggio cantato alla sua terra di adozione che è il Veneto. La Laquidara è nata in Sicilia, ma vive oramai da molti anni in Veneto. L'album è emozionante: nel senso che la musica popolare non è proposta esattamente come nasce, ma viene reinterpretata e reinventata. Viene proposta in forme nuove, completamente riscritta (come nel caso di De André in "Creuza de ma" anche qui i brani sono tutti originali, tranne uno che però viene reinventato: il magnifico "Canto dei battipali" finale, il classico brano che impone di rimettere il disco da capo e ripartire con gli ascolti. La musica è smagliante, i testi tutti da approfondire e la resa complessiva del disco è da brividi.

"Il canto dell'Anguana"nasce dall'unione di collaborazioni diverse, apparentemente lontane dal mondo musicale della Laquidara. Alfonso Santimone ha lavorato con lei alla produzione artistica e agli arrangiamenti ed è uno dei protagonisti più attivi della scena della musica improvvisata italiana. E poi lo scrittore e poeta veneto Enio Sartorti, che ha scritto i testi che poi, rielaborati con Patrizia Laquidara sno diventati queste canzoni.

"Questo progetto di poesia, musica e canto - scrive Enio Sartori nella presentazione sul libretto - nasce dal desiderio di Patrizia Laquidara di cantare e dar voce a una figura, quella dell'anguana, misteriosa e quasi dimenticata creatura femminile della tradizione popolare veneta presente anche in altre tradizioni, sia nordiche che mediterranee.Il termine anguana pare possa derivare dal latino "aquanis" o da "anguis"ad evidenziare la relazione di questa figura mitologica con l'acqua e il serpente. In effetti si tratta di una figura di donna-serpente il cui corpo unisce una parte superiore umana e una inferiore animalesca di serpente-draghessa. Da questa duplice natura terrestre e acquatica deriva anche il suo potere di metamorfosi e i suoi ambigui poteri che possono essere sia benefici (fertilità creatrice, madre di dinastie, allevatrice di bambini, aiutante degli uomini nei campi e delle donne nella filatura...) sia terrificanti, nel suo legame con il mondo degli inferi, mostrandocela anche quale rapitrice di bambini, turbatrice uomini stregati dal suo fascino. Entro queste coordinate essa si mostra quale figura liminare tra natura e cultura, tra animale e uomo, tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti, portatrice di un sapere liquido, fluido, metamorfico. Nelle tracce delle leggende dell'Altovicentino che le riguardano le anguane appaiono presso caverne, corsi d'acqua, pozzi e sorgenti (che grazie alla loro presenza acquistano poteri magici), nelle notti di luna piena mentre stendono il bucato e attirano con la loro bellezza e il loro canto l'attenzione di fortuiti viandanti destinati ad innamorarsi di una di loro, a delirare. Infatti grazie alla loro bellezza e al loro canto esse producono negli uomini che le incontrano un potere di attrazione assoluto misto ad un'altrettanta forte paura e angoscia di morte. La relazione tra uomini e anguane puo' talvolta spingersi fino al matrimonio ma tale unione é sempre vincolata al rispetto di un tabù che puntualmente viene infranto dall'uomo determinando conseguenze catastrofiche".


Patrizia ha voluto viverla e interpretarla questa Anguana, anche nelle bellissime fotografie, come qua sopra e a fianco, che illustrano il libretto e che sono state scattate da Luigi De Frenza, ma sotto l'art direction della Laquidara stessa. . Questo lungo abito bianco, sul grigio ferro degli amienti pietrosi, degli anfratti, delle sorgenti, delle polle dove le Anguane dovrebbero avere il loro habitat naturale. Questo album insomma ha come protagonista le figure dell'acqua, le donne e soprattuttto la misteriosa Anguana, inquietante presenza femminile di volta in volta buona o cattiva. Un'anima dei boschi che fa innamorare, ma non cerca necessariamente di soggiogare. Bisogna stare attenti come ci si rapporta con l'Anguana, un po' folletto dispettoso, quasi un Puck shakespeariano, quasi fata, di sicuro donna.

E bisogna stare attenti anche a come ci si rapporta con questo disco: un disco potente, di acqua, ma anche di terra. un disco che ha dentro tante cose da dire e tante emozioni da dare. Non ci sono dubbi sul fatto che, fino ad ora, sale sul trono degli imperdibili per il 2011 e sarà dura battaglia scalzarlo dalle mie preferenze personali.

Robusta e muscolare è "Ah jente de la mia tera": "Smaga l'anima di questa piana / la pelle stremata, logorata / dentro è questa l'ora / che dentro risuona il mio sangue gitano" e gli echi gitani arrivano e colpiscono come sferzate. Intimiste invece "L'aqua fioria" e "La fumana", rarefatta quest'ultima soprattutto: "Di buonora la bruma / sale dal basso / e consuma il bordo / della pianura che sfuma/ e lenta scolora in sogno/ la bruma" e magica la prima che racconta una sorta di Orfeo ed Euridice in salsa veneta, tra un uomo e un'anguana: "Io covo un segreto, lei sussurra / sarò la tua sposa, non farmi torto / a volte svanisco nel fondo oscuro / ma lasciami andare, poi ti conforto" ..."Ma il giovane impaziente non resiste / spia dentro il buco a lui vietato / di quello che ha visto non vi dico / vi dico solo del vuoto che lei ha lasciato". Ricca di grinta e personalità Patrizia svisa tra accenti robusti e delicatezze di trine, piega la voce, ne fa strumento tra gli strumenti e si impunta come ordito nelle trame fitta che gli Hotel Rif disegnano: Non facendosi scrupolo alcuno di passare dal recitato all'urlo.

E proprio un'urlo, una cavalcata violenta, una scossa è rappresentata dalla canzone che segue: l'ambigua "Regina d'ombria", capace di chiaroscuri improvvisi, di levate e picchiate, ammaestrate dalla fisarmonica che spinge verso un ballabile che sa di canto popolare, per poi rompere le dighe nel ritornello, dopo avere appositamente rallentato e abbrunato la voce. "Cavalca, calvalca / regina de ombria / cavalco, cavalco, con te gioia mia / cavalca, cavalca divina strega / cavalco, cavalco in tutta allegria" è una galoppata a briglia sciolta, con discese ardie e risalite e nemmeno il tempo per tirare il fiato, affatati dall'equilibrismo vocale di Patrizia. Grande brano. Ma si fa fatica, qui dentro a capire dove scendere:

"Dormi putin" è una ninna nanna, ci si dovrebbe rasserenare e prendersi una pausa, ma già le note di una sorta di "Deguello" iniziale contraddicono il tema: "Chiudi gli occhi bel bambino / e tu angioletto santo / consola il suo pianto / prima che io mi consumi // Smorza il piano piccolino / smorzalo adesso un pochino / non far penare tua mamma / stramata e affaticata". E' una ninna nanna sì, ma non solo dolce, anche di sofferenza e fatica che Patrizia rende palpabile. Come fosse lei la mamma "straca e agra" (i testi sono sempre in dialetto, li traduco per comodità). "L'anema se desfa" (l'anima si disfa) è un altro brano teso e tirato: una prova di abilità e agilità vocale al servizio di una musica incalzante che sa di Balcani e di musica popolare, ma sa anche di qualcosa di diverso, di tutto suo. Ancora tanto di cappello agli Hotel Rif che a ben diritto sono co-protagonisti dell'album.

"Nota d'anguana" è forse la canzone più bella del disco, assieme al finale "Il canto dei battipali", ma stiamo discrepando tra brani che oscillano tra l'ottimo, il geniale e il meraviglioso. Tutta da trascivere, col suo ritmo di onda che va a ritorna. Prima piccoli cerchi, poi man mano più ampi, finché nasce l'onda che supera il ristagno del torrente e precipita a valle: "Ninna nanna, nota / d'anguana canto / che incanta / divina moina / nenia che ninnola / voce di strega / lingua ruffiana / portami via / ... / E sfiorandoti lei passa / e passa e va oltre / falla cantare, ma lasciala andare". E' l'estrema libertà: come bloccare l'acqua con le mani? Come imprigionare l'anguana? Il canto che incanta? Non bisogna porgli limiti, non bisogna contenerla, non bisogna neanche opporsi alla corrente: l'unico modo per avere a che fare con lei è assecondarla.

"Livergòn" è un lento d'atmosfera che celebra "Lo sposalizio con l'acqua". Ogni canzone ha un sottotitolo: così la prima è "Luna nordestina", seguita da "Favola della dama bianca", "Paesaggio in dissolvenza", "Cavalcata notturna", "Nina nana", "Sparizione", "Apparizione", appunto questo "Sposalizio con l'acqua", seguita da "Danza", "La storia della Tita tata" e i battipali che non hanno sottotitolo. Bellissimo e poetico il sottotitolo che, in realtà, è parte del testo, lo spiega e lo giustifica. "Tiketetanda" è una vera danza popolare, allegra e scatenata, uno scioglilingua a velocità impressionante, giocata tutta su parole che iniziano o comprendo la "s".. Brava Patrizia. Una funambola con virtuosismo da primato. "La Tita Tata" è un altro brano popolare, caratterizzato dalla presenza di Puccio Castrogiovanni e Alfio Antico, in una sorta di miscela tra le origini di Patrizia e la sua realtà adottiva.

"Il canto dei battipali"
è una sorta di "Smisurata preghiera", tanto per tornare ancora una volta dalle bande di De André. Canto tradizionale, dove la potenza del canto corale e di lavoro domina su qualsiasi significato, un brano che potrebbe girare intorno e riprendere all'infinito, per emozionarci così. Insomma, che dite? De André o meno, si capisce che mi è piaciuto? Cinque stelle. E un aggettivo: "Formidabile!"


Ultimo aggiornamento: 08-03-2011