Una
Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.
Le
BiELLE RECENSIONI
Piccola
Orchestra Karasciò: "Made in Italy" Facce a perdere
di un Paese in caduta libera di
Mario Bonanno
Ascolti
collegati
Modena City Ramblers
Sul tetto del mondo
Lucia Serio & the Yonders
Can I tell you da bòn
Piccola compagna instabilie
Signora Clessidra e lo sposo bambino
Humus
Popular greggio
Misero spettacolo
L'inconcepibile
Ultimavera
Aj caduti in bicicletta
Crediti:
La piccola orchestra Karascò è composta da Paolo
Piccoli, ROberto Nicoli, Fabio Bertasa, Michele Mologni, Diego
Camozzi, Ilaria Colleoni, Alessio La Chioma
Ospiti: Mario Breda /percussioni)
Canzoni di Paolo Piccioli e arrangiamenti ella Piccola Orchestra
Karasciò
Il lavofo è stato regisrato, mixato e masterizzato
da Dario Ravelli nel novembre 201 al Suonovivo recording studio.
Bashir registata e mixata nel dicembre 2009 presso l'Endless
Hghman Studio da William Merell.
Prodotto da Dario Ravelli e dalla Piccolo Orchestra Karasciò.
Idea
Desing e Artwork by Emiliano Perasni alias PerroCreaures
Piccola
Orchestra Karasciò
"Made in Italy" Ep - 2011 Nei migliori negozio sul
web
Tracklist
01
Il
nuovo circo
02
La
ballata del creato
03
Estati
04
Il
tempo dei villani
05
Grappa
e fogli di giornale
06
Noi
sempre più uomini
07
Beshir
(bonus track)
La
matrice folk, via Modena City Ramblers, è apodittica. Gli
ascolti cantautorali si desumono, invece, dai temi messi in campo:
orbita sociale corroborata, per larga parte, da vis dissacratoria.
Che poi sarebbe un altro (bel) modo di non piangersi addosso e cantare
lo stesso le cose come vanno.
Il resto riescono a farlo ottima vena, buonissima lena (leggi orecchiabilità
delle tracce) & volontà. Senza contare l’idea meravigliosa
della confezione del cd (un cartone di pizza da asporto, con annessi
e connessi lattina di spuma, menù e tovagliolo interni),
che più “Made in Italy” di così
soltanto “L’italiano” di Toto Cutugno.
Solo che qui, come si diceva, si fa largo uso dell’ironia.
E figurano, quindi, le diverse facce a perdere - poco o niente rassicuranti
- di un Paese in caduta libera.
Sette-ballate-sette, una per ogni tipo di palato musicale. Si va
da “Il nuovo circo” (che non
le manda a dire alla “casta” di attuale memoria), a
“La ballata del creato” (match
mancato/auspicato con un Dio potenziale boxeur), alla satira di
costume data dallo ska-reggae di “Il tempo dei
villani” (hai voglia a stilare l’elenco).
Su sponde più rimembranti stazionano “70
estati” (uno degli episodi più riusciti
del cd) e “Noi sempre più uomini”.
Meritevoli
di citazione sono, infine, i versi di “Beshir”,
che inserisce scampoli di cronaca verista al tema lancinante e sempiterno
dell’emigrazione. Leggere per credere: “Beshir è
un uomo forte / come forte è il suo dolore / che lo ha spinto
a ritrovarsi semi-morto in mezzo al mare”. Certo che
da questo ep al capolavoro ne passa e avanza (gli arrangiamenti,
qua e là, sanno di già sentito; la qualità
delle registrazioni, a tratti, lascia un po’ a desiderare),
ma nell’insieme il disco funziona, e i margini di miglioramento
si intravedono, e sono ampi, altro che.
Per brindare alla band di razza, in ultima analisi, sarà
bene attendere i Karasciò (vincitori con merito del Premio
Amnesty Emergenti “Voci per la libertà”
2010) alla loro seconda prova. Miopia discografica permettendo,
si intende.