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Le BiELLE RECENSIONI
Alessandro Grazian: “Indossai”
Un progetto che trasuda passionalità e semplice eleganza
di Lucia Carenini
Ascolti collegati

Alessandro Grazian
L'abito

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Attento a me stesso

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Arimo

Alberto Marchetti
Alberto Marchetti

Davide Tosches
Dove l'erba è alta

Figli di Iubal
Figli di Iubal

Crediti:
Musica e testi di Alessandro Grazian
"È Vero" (testo di Nisa, musica di Umberto Bindi)
"Sainte Epine" (musica di Alessandro Grazian, testo tratto da una poesia di Louis Aragon)
Produzione artistica di Alessandro Grazian
Produzione esecutiva di Enrico Gabrielli
Arrangiamenti a cura di Alessandro Grazian ed Enrico Gabrielli con la collaborazione di Nicola Manzan, Sergio Marchesini e Giambattista Tornielli

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Ascolti: "Diteci che siamo sani"

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Alessando Grazian
Indossai

Trovarobato/Audioglobe - 2008
Nei negozi di dischi


Tracklist

01 Indossai
02 Ballata
03 E' vero
04 Acqua
05 Diteci che siamo sani
06 A San Pietroburgo
07 Sainte Epine
08 Fiaba rossa
09 Soffio di nero
10 Chiasso
11 Tema di Suena
A volte capita che dischi bellissimi rimangano per mesi (anni) sulla scrivania. Girano e rigirano nel lettore e poi, inevitabilmente e senza un perché non se ne scrive.

"Indossai" di Alessandro Grazian è uno di questi. Chiedendo venia ne parliamo adesso. E forse è anche bello, come stappare un barolo d’annata (una scusa? Può darsi, ma non del tutto).

Alessandro Grazian vive in un mondo suo. Un mondo fatto di musica, ma anche di pittura, ci abitano Sergio Endrigo ed Egon Schiele, Edith Piaf e Nico Fidenco, Parigi e Vienna, Pushkin e Bindi, Morricone e Bachalov, il pianoforte e il violino pizzicato, la chitarra e il Theremin, Battisti e De André, San Pietroburgo e l’Andalusia.

"Indossai", è il suo secondo cd e risale a fine 2008. Poi è uscito un ep, che si chiama “L’abito”. Deve esserne il complemento, ma non l’ho mai (ancora?) ascoltato. "Indossai" è stato un parto difficile (forse come questa recensione?), ma riuscitissimo (non so se la recensione lo sarà altrettanto). Il lavoro è interessante, intrigante, raffinato e colto senza essere spocchioso.

Alessandro prima ancora di essere un cantautore è un musicista capace di intessere melodie originali e pregnanti (una su tutte quella di "Soffio di Nero"). Suona chitarra classica, acustica, elettrica, polacca, mandolino, banjo, basso, piano wurlitzer, piano rhodes, noise, synth, organo farfisa, pianoforte, basso fretless, tastiere giocattolo e altro ancora. Inoltre ha chiamato a raccolta una schiera di bravissimi musicisti, primo fra tutti Enrico Gabrielli che ha messo la zampa anche sugli arrangiamenti, poi Vincenzo Vasi con il suo etereo Theremin e ancora l’arpa di Maria Anna Russo, il violoncello di Giambattista Tornielli e… la lista dei crediti è davvero impressionante.


Ne sono uscite 11 canzoni bellissime, interpretate con maestria da Grazian che, occorresse dirlo, si trova padrone di una bella voce e la sa anche usare.

L’atmosfera è delicatamente retrò, accentuata da un libretto corredato di foto (alcune di famiglia, altre nuove, tutte giocate in seppia. Fa parte di quella musica gentile, delicatamente neomelodica, scritta e offerta con garbo. Si respira una malinconia lieve, ma senza traccia di autocompiacimento. Ci sono amori finiti e bonjour tristesse, ma c’è anche una vena moderna, che passando attraverso atmosfere passate si fonde nel nuovo. Forse è proprio fusione la parola chiave di questo lavoro. Come una lega dove gli eleenti si mescolano perfettamente fino a formarne uno nuovo.

Anche i testi hanno un loro spessore. Ermetici quanto basta, rivelano alle loro spalle radici di letture importanti. Indossai, il brano che apre e dà il titolo al lavoro è elegante e soave (avevo il mio nome illuminato da un raggio di sole usato…) così come ballata (mi hai dipinto con occhi sbagliati dedicati alle caviglie della musa che faceva di Londra la sua resa). Momenti più forti escono da canzoni come "Diteci che siamo sani" : "E’ troppo questo sogno per noi, noi che siamo a riva, noi che abbiamo un regno dove non ci sono stoviglie dove non ci sono più figlie da far corteggiare e da far sposare/ diteci che siamo sani. o "A San Pietroburgo", con tanto di citazione di Puskin.

Ultimo aggiornamento: 24 -11-2011