
Ascolti collegati
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Tracklist
01. Right Between the Eyes
02. Madame
03. The Tunnels of My Brain
04. Dropping Down
05. A Long Dark Road
06. Satan's Speech
07. Skulls And Crossbones
08. Intro
09. The Old Man
10. Hotel
11. Paranoid
12. Floating
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Eccoci
qui con un disco di cui non potremmo se non parlare bene. Giulia
Millanta è brava e pure bella, che non guasta. Canta con
proprietà e personalità ed ha messo assieme un gruppo
che suona come Dio comanda. Ogni suono ha una sua giustificazione
e un suo posto e "Dropping down" tutto sembra tranne che
un demo chitarra-voce. Basta guardare la lista degli strumenti che
vanno dall'ukulele alla slide, alla chitarra baritono, viola e violino,
flauto, sax, rhodes ed hammond oltre alla sacra triade basso-chitarra
(a volte elettrica) e batteria. Ne discende un luminoso disco di
rock acustico, con musiche affatto banali né scontate, dal
piacevolissimo ascolto, con alcune perle assolute. Ma ... abbiamo
l'inglese!
Bella lingua
l'inglese! Musicale poi. Oddio, non sempre. La lirica ad esempio
dell'inglese ne ha sempre fatto a meno. Il rock no. Il rock dipende
dall'inglese e l'inglese è la lingua d'elezione per il
rock, con tutte le sue parole corte, le terminazioni tronche,
quelle vocali e consonanti che si mischiano tanto bene in un coacervo
unico. Ma, mi chiedo, fare canzoni non dovrebbe significare condividere
emozioni, storie, sensazioni? Non dovrebbe essere un modo per
comunicare le tue radici, le tue paure, le aspirazioni? Non si
scrive per un pubblico che, in un modo o nell'altro, ti sta ad
ascoltare e reagisce con te e su questa empatia scatta il fatto
artistico? Per me sì: le domande nelle recensioni sono
sempre e per forza retoriche. Quasi inutili come un testo in inglese.
Giulia Millanta però, se non millanta, crede in quello
che canta. Spiega che scrive in inglese perché lei è
praticamente bilingue (e allora, benedetta ragazza, usa l'altra
lingua!) e così perde l'occasione di farsi capire meglio.
Ed è un peccato, perché pochi dischi possono vantare
tanti meriti come "Dropping down". Una pretesa di internazionalità^
Può darsi, ma se non riusciamo neanche a farci sentire
in Italia? Meglio calcare i nostri palchi e parlare come si mangia,
a meno che non si mangi hamburger. Chiudo citando le perle: la
cover di "Paranoid" dei Black
Sabbath, delicata e morbida come nei loro peggiori incubi (stiamo
parlando dei padri dell'hard rock!), con una vena di psichedelia
filtrata da voce, viola e violino. "The old man",
meraviglioso country con slide guitar. "Hotel",
uno dei pezzi più strutturati e intriganti e la delicata
ma non tenue "Floating" che
chiude l'album. Ottima prova, Giulia. Ma lasciaci la speranza
di sentirti cantare le tue storie in italiano.
Crediti:
Giulia
Millanta: voce, chitarra acustica, chitarra baritona, ukulele
e cori; Paolo Loppi: chitarre elettriche ed acustiche; Lorenzo
Forti: basso; Donald Renda: batteria; Fulvio A.T. Renzi: violino;
Paolo Clementi: viola; Matteo Addabbo: organo hammond e rhodes;
Ed Gherard: weissenborne guitar; Michael Manring: fretless bass;
Ettore Bonafè: percussioni; Lorenzo Bertocchini: cori;
Stefano "cocco" Cantini:sassofono; Paolo Perego: tamburine
e shaker; Gianfilippo Boni: snaps.
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