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Le BiELLE RECENSIONI
Eugenio Ripepi: "La buccia del buio"
Una luce in fondo al buio. Qualcuno da ascoltare
di Giorgio Maimone
Ascolti collegati
Mattia Donna
Sul fianco della strada

Francesco De Gregori
Per brevità chiamato artista

Bonaveri
Città invisibili

Edoardo Bennato
Le vie del rock sono finite

Evasio Muraro
O tutto o l'amore

Giancarlo Frigieri
Chi ha rubato le strade ai bambini

Crediti:
Eugenio Ripepi (Voce, chitarra, armonica); Simone Mazzone (chitarre); Mauro Vero (chitarre elettriche, steel guitar); Givanni Doria Miglietta (pianoforte, organo a canne); Emanuale Gianeri (pianoforte, rhodes, Hammond, Pad, Beach organ); Maurizio Lavarello (pianoforte); Matteo Dolla (chtiarre e programmazione); Corradio Trabuio (chitarre, tastiere, violino eprogrammazioni); Valter Ferrandi (contrabbasso); Luca Scansani (basso elettrico); Marco Fadda (percussioni); Ellade Bandini (batteria); Marco Moro (flauto basso, flauto contralto); Claudio Lugo (sax soprano ricurvo); Sergio Caputo (banjud); Martino Biancheri (tromba); Max "Big Harp" Casazza (armonica a bocca); Giulio Zampollo (vibrafono); Orchestra da camera del Principato di Seborga, diretto da Vitaliano Gallo (archi): Ilaria Gazza (voce solista in "Ti prego amore smettila"); Sergio Limuti, Tittina Civile, Gadji Cheikh, Laura Montuori (cori).

Testie e musica di Eugenio Ripepi
Arrangiamenti: Valter Ferrandi, Corrado Trabuio, Matteo Dolla, Claudio Lugo, Sottosuono. Produttore Millo Durante. Produttore artistico Eugenio Ripepi. Grafica Giargio Brusco. Foto: Eugenio Ripepi, Fabrizio Noé, Silvia Chiesa, Arurora Cataldo. Foto copertina Giorgio Bergami.
Registrazioni e missaggio: Giovanni Nebbia presso Ithil World di Fabrizio Noè - Imperia.

Tracklist

01 La luce scalza
02 Pioggia a Falluja
03 Scomparso
04 Trasparente
05 Quando i tegolini erano quadrati
06 Pioggia a maggio in un pomeriggio
07 Un venditore di bonsai
08 Il cantautore non è un mestiere
09 Stanno già finendo i viveri
10 Scarpe di colla
11 Ti prego amore smettila
12 E nessuno
13 L'ultimo indirizzo del Salvatore
14 il fiato scuro dell'asfalto
15 Fortuna bruna
Partiamo dal contrario. Prendiamo l'ultimo brano: "Fortuna bruna". Un'inizio lento, ma di atmosfera che si protrare fino a metà brano, poi di colpo si cambia scenario sonoro e parte un ritmo tribale africano e un coro in senegalese, poi nel finale torna il clima dell'inizio: "Cielo a stelle americano / dai da bere al mondo umano / Lancia forte via la luna / come un'altra bomba a mano / Porta giù fortuna bruna / per un nuovo posto sano / tolta a un angolo africano / più lontano. Più lontano". E' già facile capire da qui che non siamo nel cuore di una produzione mainstream. Non siamo di fronte al classico brano di esordio di un giovane poppettaro da classifica, ma di un autore che, per quanto giovane, cerca di dire la sua sul mondo. E lo fa un gran bene. Eugenio Ripepi, ligure di Calabria, convince appieno.

Eugenio Ripepi è personalità multiforme e interessante: nasce, ariete, nel 1979 a Reggio Calabria, dove vive fino a 18, poi si trasferisce a Venezia, dove inizia a fare teatro e quindi a 23 anni arriverà a Imperia, dove resterà per i succesisvi 10 anni fino ad adesso, mettendosi in luce come regista, attore, autore di libri di poesie (due e un terzo in preparazione) e, nel tempo libero (quale?) prende una laurea al Dams con una tesi di buon auspicio: "Le idee musicali di Fabrizio De Andrè - Pensavo è bello che dove finiscono le mie dita debba in qualche modo incominciare una chitarra", premiata col 110 e lode e la pubblicazione. Se non è un bel modo per presentarsi alla ribalta questo, non so cosa lo sia. Per debuttare Ripepi ti sforna un album ricco di 16 pezzi, che assomma poco più di un'ora di musica, tanto ricco di idee che basterebbe per riempire 4 o 5 album di Ligabue (tanto per dirne uno. Ed educarne cento).

Insomma, questo "La buccia del buio" è uno dei migliori esordi di quest'anno e merita di essere ascoltato con attenzione, precisando già in partenza, che anche solo dalla lettura dei testi si può capire che l'Eugenio (era ora che arrivasse un nuovo Eugenio nel panorama musicale italiano) non è uno che fa le cose a capocchia. Testi di assoluta dignità letteraria, appoggiari a brani che ricordano De Gregori, Dylan e Bennato, forse più che De André, ma dalla grande cantabilità e, dato che non disdegno, dalla voglia di impegno non secondaria.



E veniamo alle singole canzoni. Sono tante: 16 canzoni, da perdersi! Un numero da Van De Sfroos! Su una massa così grande è naturale che qualcuna sia meno riuscita o meno interessante, ma il livello medio è alto, sia quando si prendono derivazioni più pop (come "La luce scalza" o "Ti prego amore smettila") sia quando la deriva è pèiù direttamente cantautorale (come "Un venditore di bonsai" o "Il cantautore non è un mestiere" o "Scarpe di colla"). Spicca nella sua diversità "Scomparso" che è un brano dal coté rock, abbastanza fuori luogo in un album dal tono generale molto rilassato. Però brano tutt'altro che pleonastico o poco interessante.

"La luce scalza" è il brano di punta e anche il singolo e il video. Ottimo brano che gli archi poppettizzano nel ritornello. "Lei dice che stava in un angolo / senza un ombrello e piovevano guai / quando due ali allacciate ad un angelo / hanno deciso di scegliere lei". Più interessante è la successiva "Pioggia Felluja": "Posti di blocco / sguardi cattivi / passi esplosivi / mobile asfalto". Da qualche tempo in qua, le guerre che gli italiani vanno in giro a portare per il mondo (dal Kossovo, all'Iraq, all'Afghanistan, alla Libia) hanno creato una nuova figura letteraria: il soldato di pace. Che generalmente muore. "Pioggia a Falluja" è un lento inclemente, che ti prende e ti addossa un po' di malumore. Obiettivo raggiunto.

"Trasparente" è una delle canzoni più belle dell'album. Fresca e vagamente jingle jangle, neanche fosse un pezzo dei Byrds! "La tua grazia ti accompagna / come il tempo segue il mare / tu sei il fuoco ed il la legna / che non muore nel bruciare". Sì, è una canzone d'amore. E dove mai sarebbe scritto che debbano necessariamente essere brutte o poco interessanti? "Quando i tegolini erano quadrati" è invece un bel viaggio nella memoria. Un po' un "come eravamo" senza bisogno di Carlo Conti (e nemmeno di Robert Redford). Un viaggio acustico nell'infanzia che sa di fresco e di buono finché ce n'é. Anche per chi, come me, neanche sa cosa sono (o sono stati) i tegolini. Noi che veniamo dall'epoca del pane-burro-e-zucchero.

"Pioggia a maggio in pomeriggio" mantiene quello che promette nel titolo. Brano malinconico e un po' rarefatto. "Pioggia strana / su due menti / che si bussano alle porte / Sopra un tavolo ingredienti / spettinati dalla sorte". Cantata quasi in falsetto si evolve un po' troppo poco per convincere fino in fondo. "Un venditore di bonsai" è invece un altro dei miei brani preferiti. Una sorta di blues obliquo, con tanto di armonica, violino e chitarra. "Canta alle sue piante / un venditore di bonsai / trante vie distanti / non si incontrano mai". Ma è il canto che trascina via con sé. Eugenio Ripepi sa dove sta di casa la delicatezza e la pratica senza risparmio. Piccolo gioiellino. Canzone per l'estate.

"Il cantautore non è un mestiere". E qui entriamo in orbita Edoardo Bennato. Stessa voce, stessa ironia feroce, verso un mestiere che ... non è un mestiere al contrario de "il carpentiere, l'ingegnere, il generale, il cacciatore, il calciatore, il criminale, lo scocciatore, il muratore, lo spacciatore ... ma non il cantautore": Divertente e "infettiva" "Stanno già finendo i viveri". Bella "Scarpe di colla", un po' qualunque "Ti prego amore smettila", mentre "E nessuno" ha molto più da raccontare, con un incedere vagamente battistiano. Ancora meglio "L'ultimo indirizzo del Salvatore", altro piatto forte del mazzo. Un bellissimo testo al servizio di una musica obliqua, caratterizzata da l'armonica di Ripepi, il sax ricurvo di Claudio Lugo, il respiro, il daf e la mascella d'asino di Marco Fadda e la chitarra di Simone Mazzone. Brano tanto sghembo quanto suggestivo. Poco da dire sul "Fiato scuro dell'asfalto" e "La pelle ammaccata del cielo": arrivano dopo troppe canzoni e non hanno la forza per staccarsi da terra. Di "Fortuna bruna" abbiamo parlato all'inizio e qui chiudiamo il cerchio. Con grande piacere. C'è ancora chi ha da dire. Ascoltiamolo.


Ultimo aggiornamento: 29-06-2011