Davide
Van De Sfroos: "Best of - 1999/2011" Cosa manca?
Poco. Un'occasione per ripensare di
Giorgio Maimone
Ascolti
collegati
Davide
Van De Sfroos
Breva e Tivan
Davide Van De Sfroos
E semm partì
Davide Van De Sfroos
Laiv
Davide Van De Sfroos
Akuaduulza
Davide Van De Sfroos
Pica!
Davide Van De Sfroos
Yanez
Crediti:
Testi e musiche Davide Van De SfroosBernasconi
Remastered: Nautilus Milano
Managemente: Paolo Battocchi
Produzione esecutiva: Gianpiero Canino
Edizioni musicali: Tarantanius, tranne 15 cd1 e 10, 11, 12,13,
14, 15 cd2
Dvd: regia Alessandro Acito
Fonico
Live e post produzione audio: Federico Bianchi
Artwork: 2124.it
Fotografie: Dvds
Tutti i ritratti di Davide Van De Sfroos sono di Matteo Vitale
Davide
Van De Sfroos
"Best of - 1999/2011" Pdt/Universal - 2011 In tutti i negozi di dischi
Tracklist
Cd
1
01
Cau
boi
02
Pulenta
e galèna fregia
03
Il
duello
04
La
balàda del Genesio
05
La
balera
06
Ninna
nanna del contrabbandiere
07
Il
figlio del Guglielmo Tell
08
Sugamara
09
Gran
Hotel
10
E
semm partì
11
Ventanas
12
El
mustru
13
San
Macaco e San Nissoen
14
L'omm
de la tempesta
15
Foglie
(Bonus track)
Cd2
01
Akuaduulza
02
Il
libro del mago
03
Nona
Lucia
04
Il
minatore di Frontale
05
La
ballata del Cimino
06
Il
costruttore di motoscafi
07
New
Orleans
08
40
pass
09
Yanez
10
La
machina del Ziu Toni
11
Il
camionista Ghost Rider
12
El
Carneval de Schignan
13
La
figlia del tenente
14
Dove
non basta il mare
15
Lettera
da Marte (Bonus track)
Dvd
01
Fronteretro
02
Onde
su onde
03
Glottologia
04
Dettagli
05
I
musicanti
Innanzitutto
occhio alle date: "Best of" sì, dal 1999 al 2011.
Questo vuol dire che è fuori tutta la fase dei Van De Sfroos
degli esordi, dei Potage e di quant'altro accaduto prima del volgere
del millennio scorso. Questo
spiega l'assenza dei pezzi storici del Davide. Tutti i pezzi sono
le riproposizione degli originali rimasterizzati (con una piccola
eccezione: "Ninna nanna del contrabbandiere", ripresa
in un'esecuzione live) e con l'aggiunta di due bonus track, una
per ogni fine disco (è un doppio): "Foglie" e
"Lettera da Marte" (live from cà mia), che, a
essere onesti, sono poco più che due provini. La seconda
considerzione è il piacere di avere a che fare cond ue
uscite di Van De Sfroos in un anno, anche se questa è solo
antologica. La terza considerazione, anzi, il solito gioco è
concentrarsi su cosa manca. Poco, direi: a mio gusto personale
"Kapitan Kurlash", "Me canzun d'amuur en scrivi
mai", "Madame Falena" e "Ciamel amuur"
e forse "La terza onda". Ma ognuno potrebbe farsi la
sua playlist e stilare migliaia di scalette diverse.
Il procedimento scelto da Davide (o da chi per lui) è
cronologico: a partire da "Breva e Tivan"
(1999) in poi: le prime sette canzoni vengono dal primo album di
lunga durata. Da "E semm partì"
(2001) arrivano altri 7 brani, da "Akuaduulza"
(2005) ne sono stati scelti solo 3. Da "Pica!" (2008)
ne arrivano cinque e dall'ultimo "Yanez",
uscito solo ad aprile di quest'anno (2011) le prescelte sono sei.
Forse, guardando a una questione di equilibrio da "Yanez"
potevano arrivarne meno e qualhe canzone in più poteva arrivare
da "Akuaduulza".
Ma sono questioni di lana caprina. Serve invece più pensare
ai motivi delle scelte e a capire se la intera wikidesfrooslogia
può essere adeguatamente rappresentata da questa scelta.
La risposta è sì. Non avete niente di Davide? Questo
è il disco che fa per voi. Avete già tutto? Questo
può essre un agevole riassunto.
Non tanto per il dvd che è simpatico, divertente, ma una
volta visto non fa esplodere dal desiderio frenetico di rimetterlo,
ma proprio per il corpus delle canzoni che è, poche balle,
quanto di meglio si è potuto sentire in queste avventurate
lande nell'ultimo decennio. Davide Van De Sfroos, ormai è
ovvio è un personaggio maiuscolo della nostra canzone e questo
rapido ripasso nel suo ricco canzoniere lo conferma una volta in
più. Non sto parlando solo delle musiche (anche), ma sopratutto
delle storie. Davide non ha messo in piedi solo un canzoniere, ma
una commedia umana, una sorta di balzachiana rappresentazione della
vita. Che poi è forse solo quella di un microcosmo (ma allora
cosa era Spoon River? L'universo creato? O era solo uno spunto di
paese nel ventre di una federazione di Stati che neanche aveva sentore
della sua esistenza, come il moscerino sulla groppa dell'elefante.
Moscerino ed elefante in Van De Sfroos-Bernasconi vanno di pari
passo, camminano assieme e sono perfettamente consci della loro
importanza. Il moscerino sa di essere moscerino e l'elefante, che
d'akltra parte sul lago di Como non si vede spesso, sa a sua volta
di essere elefante. Macrocosmo e microcosmo seguono le loro rotte:
separate. C'è la televisione, soltanto la televisione, e
a volte i giornali, che li mettono in contatto, ma altrimenti non
c'è verso. I moscerini guardano il resto del mondo, ma ne
restano estranei. Vedono sì Sophia Loren al "Grand
Hotel", ma al massimo le si apre al portiera e si
annusa il suo profumo "di primavera anche se era l'antivigilia
di Natale". E' così un caso alieno che il direttore
del Gran Hotel, per l'emozione perde anche la dentiera. Per il resto
il mondo di Davide è fatto dei Cimino, dei Genesio, del costruttore
di motoscafi, dei mintori di frontale, di Nonna Lucia, della figlia
del tenente del camionista, dall'uomo e della donna sudati nella
balera o dei duellanti al Motorola. L'unico personaggio che sfiora
la fama è il figlio di Guglielmo Tell. Ma attenzione, la
sfiora soltanto: "E pensare che ero io quel ragazzo con la
mela sulla testa!". Jannacci, Villaggio col suo primo Fantozzi
o con l'antenato Fracchia, ma anche tutti i cantori della provincia
italiana si allineano nei cromosomi del Bernasconi, poeta di provincia,
cantore di storie del lago, grande autore di canzoni d'autore.
Ogni tanto il fastidio emerge quando si pensa, grazie anche all'odiosa
operazione di accaparramento da parte della Lega di quante volte
Davide abbia dovuto giustificare la scelta della lingua, il dialetto
tremezzino. Come se a Peppe Barra o Matteo Salvatore qualcuno sia
mai andato a chiedere perché non cantavano in italiano! Davide
è un artista e si esprime coi ezzi che ritiene migliori per
la riuscita scenica delle storie che sceneggia per noi. La musica
ha rilevanza sì, ma, come ha detto lo stesso Davide più
volte: "certo che è musica che deve moltoall'America,
dal rock al country, al raggae al folk, ma non esiste una musica
lombarda. Non c'è tradizione, non c'è un modo di cantare
lombardo. Ma un modo di scrivere e di esprimersi sì".
Ed è quello che vediamo. La distanza di tempo intercorsa,
questo decennio che si portiamo alle spalle e che è così
bene riassunto qui, ci parla della potenza dei "Cau boi"
(attenzione a ogni singolo concetto), che "van giò
a Milan / cun la cravata e la giachetta blu / cercano i sogni de
segùnda màn / cercan le donne che han visto alla tivù..."
e poco oltre "E i cau boi vànn sö a Lugàn
/ senza càpott e la radio che la và / fànn
un casòtt de veri "italiàn" / e sö
in dugàna i a tègnen lè de cà... / E
i cau boi vànn giò a Lugàn / imbenzinati davanti
alla roulette / tra un gioco e l'altro i brànchen scià
i tùsann / cun la cuscienza saràda in gabinètt...".
Quadro perfetto, così aderente alla realtà che i cau
boi stesso, nel senso dei fan, ne fanno il loro inno. Poi abbiamo
Genesio: "Se ciàmi Genesio o ho faa un pò
tütt / puèta, spazzèn, astronauta e magütt
/ ho pirla per el muund fino all’ultimo chilometro / innàanz
e indree cumè el mercurio nel termometro…"
, uno che si muove come il mercurio nel termometro, uno che con
qualsiasi vestito, sotto è nudo. Poi abbiamo il Cimino, contrabbandiere
ironico, fratello di quello a cui il Davide dedica una dolcissima
"Ninna nanna (del contrabbandiere)". Una storia che è
puro Dario Fo, cabaret, ma anche memoria, storia minuta, letteratura.
Lo spazio web è infinito, ma forse la pazienza dei lettori
no e quindi non starò a passare in rassegna ogni singolo
personaggio, perché ce ne sarebbe a sufficienza per riscrivere
una Minuscola Commedia. Commedia dell'Arte, di comici vaganti, di
personaggi da bar che con le loro fole e i loro racconti tengono
vivo il mondo. Come si puà dimenticare però lo spessore
di un personaggio come il re dei pescatori de "El
mustru"? "Ho vedüü sguaràss
el laagh, / ho vedüü quatàss el cieel / e la loena
burlà giò, / l’era faa cumè un’anguila,
/ l’era gross cume un batèll / e’l majava tücc
i stell, / una bissa incatramata, / cun la buca sbaratada / e cui
öcc dell’oltrummuund... / un mustru, ma l’era mea
el film de l’uratori / un mustru, vegnüü’n
de un teemp che l’era piö el sò / ho vedüü
el mustru, ho vedüü el mustru... ". Adesso è
ricoverato in ospedale ("ho su il pigiama"), la gente
andava a prendere il pesce da lui per prenderlo in giro, nemmeno
i bambini gli credevano, davanti lo salutavano, ma alle spalle gli
ridevano dietro. Gli hanno detto che era diabete per non dirgli
che era uscito di matto, sente parlare di arterio, lo riempiono
di medicine, ma lui è l' davanti al lago, e aspetta che il
mostro arrivi a prenderlo: "un mostro, senza i miei occhi,
non ci sarebbe mai stato".
Tanti i pezzi imperdibili: quasi tutti. Se prima abbiamo fatto il
gioco di "chi manca" adesso facciamo quello di chi c'è
di troppo. "La macchina del Ziu Toni",
prescindibile, "El carneval de Schignan",
piuttosto di maniera (e anche il tema dell'uomo e della maschera,
dopo Pirandello, è difficile che suoni nuovo. "Il
duello" che è valido solo come quadro
d'epoca (ma l'inizio morriconiano, da duello sotto il sole, da film
western è bellissimo). "Yanez"
è un motivetto da Sanremo, divertente, ma inferiore alla
media delle opera qui presenti. E basta. Le due Bonus track non
sono vere e proprie canzoni. Prendiamoli come due abbozzi, voce
e chitarra, tirati già un po' in fretta, tra il materiale
avanzato, tanto per inserire qualcosa di nuovo, ma non ancora arrivati
alla forma canzone definitiva.
E invece tra gli imperdibili del disco dobbiamo mettere "I
minatori di Frontale", "New
Orleans", "40 pass",
"E semm partì", "L'omm
de la tempesta", "Il camionista
Ghost Rider", "Akuaduulza",
"La ballata del Cimino" e "La
balàda del Genesio" e "Ninna
nanna del contrabbandiere".
E' un grande disco.
E un disco grande. Come sempre. Davide non è mai avaro di
sè. Qui, oltre all'antalogia di canzoni, abbiamo un dvd che
ha il plus indiscusso delle fotografie dello stesso Davide, ottimo
ed appassionato fotografo (in una recente intervista gli avevo chiesto
quando avrebbe dato sfogo anche a questa passione ed eccola qua!)
, oltre che a un pugno di canzoni dal vivo direttamente dall'ultima
tourneé con una Roberta Carrieri scatenata corista e non
solo. E poi il libretto (altro motivo per non piratare il disco)
porta un paio di racconti di Davide, che da soli valgono il costo
dell'acquisto: "Il credo del Libano" e "Retha Mazur,
il vento". Più un paio di scritti addizionali. Insomma,
vi vengono in mente almento un paio di motivi per rinunciare a questo
cofanetto? A me no.