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Crediti:
Lucio Bardi (chitarra); Gianfranco "Pepè" Gagliardi (tastiere); Paolo Donnarumma (basso); Antonello Vitale (batteria): Donatella Bardi (chitarra, voce)

Arrangiamenti dei musicisti: Gianfranco Gagliardi, Lucio Bardi, Antonello Vitale, Paolo Donnarumma
Hanno partecipato: Kalvin Boullen (funky guitar), Goran Marianovich (violino), Mario Bardi (voce)

Produttore esecutivo: Pier Tacchini
Produttore e Tecnino del suono: Paolo Donnarumma
Poesia: Michele Montagnese -
Fotografia: Tiziano Coarez - Copertina: Lorenzo Mazza

Musiche e testi di Gianfranco Gagliardi, Antonello Vitale, Paolo Donnarumma, Lucio e Donatella Bardi

Su Bielle
Ascolti: "Cioccolata con panna"

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Donatella Bardi
"A puddara è un vulcano"

Elektra records - 1975
Btf/Vololibero - 2010 (ristampa)
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Tracklist

01. Forget - 1:04
02. Perché dovrei credere - 3:22
03. Punto e a capo - 2:58
04. Regina in questa età - 4:01
05. No (Donatella) - 3:15
06. Oberator Mask - 2:45
07. A Puddara - 2:21
08. Cioccolata con panna - 4:32
09. Fratello Antonino - 4:23
10. Aeroplano - 3:48
11. Per favore non sbattere la porta - 1:39
Ci sono artisti che diventano famosi con un gran numero di dischi alle spalle (vedi il caso di Ivano Fossati), altri che diventano famosi subito, ma che ugualmente sfornano una mole ingente (De Gregori). Poi ci sono quelli, come Guccini, che fanno un album ogni tanto. E c'è anche il caso di chi, come Donatella Bardi, di cui parleremo ora, che di album ne ha fatto uno solo, nel 1975, prontamente dimenticato, pur se all'epoca raccolse recensioni positive, e ora restituito dalla buona voglia degli amici, all'attenzione generale. Donatella Bardi è morta nel 1999 a 45 anni di emorragia cerebrale. Dieci anni dopo esce questo album che riporta alla memoria una delle voci più belle e delle maggiori promesse della musica progressive italiana. Tutti quelli che l'avevano vista dal vivo o sentita nei dischi di Finardi, Camerini e tanti altri eerano pronti a scommettere sul successo di Donatella che invece ha fatto solo questo disco, bellissimo, che si intitola "A puddare è un vulcano" e poi si è dedicata ad altro.

Molto attiva nel circuito dei festival alternativi dei primi anni ’70, è stata corista di artisti come Claudio Rocchi (Volo magico n. 1), Alberto Camerini (Bambulé), Loy & Altomare (Chiaro), Nino Tristano (Suonate suonatori), Equipe 84 (Se si sa senza senso), Simon Luca (Per proteggere l’enorme Maria), Eugenio Finardi (Tutto subito, dall’lp Diesel) e Fausto Leali, con cui partecipò al Festival di Sanremo del ’73. Nel suo percorso, inoltre, ha collaborato con Demetrio Stratos e Paolo Tofani, esponenti fondatori degli Area.Donatalla arriva a incidere questo album che ha compito da poco vent'anni, Con lei, tra gli altri, suo fratello Lucio Bardi, ancora oggi stimato chitarrista e allora, se non vado errato, piccola promessa 16enne delle sei corde.

Il disco è ingenuo e smagliante, fresco e canterino, pieno di musica e di buone vibrazioni. Un classico prodotto di quegli anni. Volete sapere come ci andava la vita nel 1975? Un gran bene! C'erano queste canzoni, la musica era ovunque, la politica pure e le strade erano tutte aperte. Ma si sa, allora avevamo vent'anni. Se però volete farvene un'idea più precisa provate ad ascoltare "Cioccolata con panna" oppure "Forget" da questo disco. "Cioccolata con panna" è una grandinata di chitarra su un'orgia percussiva, su cui si appoggiano parole di cristallo, portate da una voce di fata. E poi fughe e ritorni e voglia di suonare e la possibilità di inserire le canzoni in un ciclo che può portarle facilmente verso una fine, ma anche verso una ripetizione infinita, come un raga: quattro minuti di magia e poi via sfumando. "Ogni frutto è raro, ha una storia da seguire / dall'inizio un seme che da solo può fiorire / cerca luce / il sole la porterà / cerca l'acqua / la pioggia lo bagnerà".




Certo bisognerebbe capire cosa resta e cosa arriva oggi di tutta quell'atmosfera, anche di tanta ingenuità. Di tante chitarre e di tante speranze. Però, se pensiamo adesso al ritorno del post-war folk, indie-folk, Nu-folk o psych-folk forse qualcosa di quelle sensazioni è possibile che passi il confine tra le generazioni. Io posso dire con buona approssimazione che a sentire "Punto e a capo" mi sembra di sentire sul gruppone una trentina d'anni di meno. "Punto e a capo / per le strade che ho dentro / è un paese meraviglioso / non c'é mai problema / punto e capo / Punto e capo / passo su passo / mi piace quello che c'è / e terra si fa l'umore del giorno / perché ogni colore racconti la sua ora". Ma anche "Regina in questa età" denuncia tutti i pregi e i difetti della musica dell'epoca: "Vieni puoi trovare / posto anche per te / Ha occhi profondi e mi parla / Vieni puoi trovare / un mondo in riva al mare / L'uomo tornato dal tempo, / giardino profumo di fiori / e tanto lavoro di mani / e poi di notte cantare / un fuoco si spegne /e il sole che c'è già / viene su pian piano / disegni sopra l'acqua / una corsa felice, / un tuffo e c'è di più".

Certo non può sfuggire la semplicità delle parole (e la confusione dei concetti). Siamo in un'epoca pre-macadam. Dove le parole scelte sono semplici, lineari: il sole, il pane, le rose. Siamo immediatamente dopo l'epoca degli hippies e all'inizio della scoperta delle filosofie orientali e di un ritorno libero alla natura e tutta la musica che gira attorno, soprattutto in Italia, ragiona su questi temi. Abbiamo avuto, negli anni settanta, tranne alcune eccezioni, una proliferazione molto più densa di ecologisti ante litteram che di brani politici. Anche i più "politicizzati" tra i cantautori (compresi Guccini, De André, De Gregori) semmai arrivano dal sociale a trattare temi politici. Eppure il '68 c'era appena stato (e ancora c'era). I suoni, peraltro, sono tutti scintillanti, argentini. Sembra di sentire risuonare sempre le campanelle di "San Francisco" di Scott McKenzie o le chitarre della West Coast, il cui eco risuona anche nella casa discografica che ha ospitato l'esordio di Donatella: la mitica Elektra di Joni Mitchell e (per un solo disco: "Planet waves") anche di Bob Dylan. Eppure, anzi, proprio per quello queste canzoni, pur completamente rappresentative di un'epoca, non sono invecchiate così tanto come quelle del decennio immediatamente successivo. Sì, lo so che può sembrare una difesa pro-domo nostra, di noi vecchietti della prima ondata rock, ma francamente ci credo. Forse non potrei cibarmi di questa musica per giorni interi, ma la ascolto ancora con grande piacere. E non solo perché ricorda le illusioni e le sensazioni di allora.

C’è stato un periodo - è scritto nel libretto del disco - in cui è sembrato che si potesse davvero cambiare il mondo. In Inghilterra e negli Stati Uniti è stato alla fine degli anni ’60. In Italia arriva un po’ in ritardo, nei primi anni ’70, proprio negli anni in cui Donatella, con questa sua bellissima immagine di folk-singer, con la sua chitarra e la sua voce meravigliosa, si presenta sulla scena musicale. Donatella diventa, sia pure per un brevissimo periodo, l’incarnazione di questo cambiamento. Un nuovo modo di intendere la vita e la relazione fra le persone…

In questo clima nasce "A puddara è un vulcano" che, a suo modo
è una sorta di concept di viaggio, un viaggio anche verso la speranza, come ricordano gli artisti nel bel libretto abbinato a questa riedizione. Non siamo ancora in epoca di world music, ma anche il richiamo con le tradizioni popolari emerge da questi solchi. O almeno la sua necessità. Un'opera unica, anche perché rimasta unica. Per chi ama la voce di Donatella Bardi la ricordiamo anche nel duetto con Camerini (con cui ai tempi stava insieme) in "Bambulé" e con Claudio Rocchi in "Volo magico n.1" o ancora in "Quattro giorni insieme" di Loy e Altomare.



Ultimo aggiornamento: 13-01-2011