Una
Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.
Le
BiELLE RECENSIONI
Luciano
De Blasi e i Sui Generis:
"Contronatura" Nuovi
mostri e chitarre al galoppo di
Mario
Bonanno
Ascolti
collegati
Ugo Mazzei
Pubblico e privato
Davide Tosches
Dove l'erba è alta
Eugenio Ripepi
La buccia del buio
Perturbazione
Del nostro tempo rubato
Beppe Donadio
Figurine
Tiziano Mazzoni
Goccia a goccia
Crediti:
Testi: Luciano De Blasi
Misiche: De Blasi e Menegatti
Arrangiamenti: Sui Generis
I Sui Generis sono:
Luciano De Blasi
Fabio Menegatti
Alessandro Anselmo
Luca Ruella
Francesco Pezzali
Hanno suonato in Contronatura:
Enrico Allavena (Bluebeaters)
Luigi “Giotto” Napolitano
(Fratelli di Soledad)
Giuseppe Pizzimenti (Paranza del Geco)
Elena Diana (Pertubazione)
Gigi Gianconi (Pertubazione)
Domenico Graglia
Prodotto da Luciano De Blasi e i Sui Generis,
Gigi Giancursi e Cristiano Lo Mele
Registrato e mixato da Cristiano Lo Mele
e Gigi Giancursi al Garage Ermetico di
Collegno (TO)
Masterizzato da Maurizio Giannotti al
New Mastering di Milano
Foto: Massimo Menegatti
Grafica e disegni: davidetosches.com
Luciano
De Blasi e i Sui Generis
"Contronatura" Sounday, 2011 - 2011 Nei negozi di dischi,
su iTunes e sulsito
ufficiale
Tracklist
01
La
fuga
02
Un
uomo orribile
03
Contronatura
04
Il
cantautore
05
Notte
di città
06
La
neve
07
Illuminato
08
Il
giuramento di Ipocrita
09
Una
notte
10
Venezia
Che
bello avere a che fare, ogni tanto, con dischi che
non pretendono l’ultima parola. Girano e rigirano
nel lettore in tutta modestia, non ostentano, non
si lagnano, e nemmeno sentenziano. Le cose che hanno
da dire le dicono, se non proprio in punta di piedi,
in (apparente) leggerezza di stile: avercene di (auto)ironia
in questo clima blaterante/ desolante/ sgomitante
a destra e a manca, dove tutti, ma proprio tutti (dal
fornaio al barone universitario al neo-cantautore)
ambiscono al pontifico autoreferenziale.
De Blasi e i sodali Sui Generis,
invece no. Scherzano coi santi & fanti dell’attualità
e i veri contro-natura sono loro, perché lo
fanno in modo saggio - tra chitarre che galoppano
come puledri di razza e poi rifiatano, l’armonica
che incita e colora, i climi musicali che si danno
il cambio, mobilissimi - con un mezzo sorriso piantato
sulla faccia, di quelli che non sai bene da dove arrivano
e da che parte vanno: se da quella di chi ha già
capito tutto e allora (sor)ride per non piangere,
oppure se dall’altra, di chi ha ugualmente capito
tutto, ma si staglia tre metri sopra al cielo dal
luogo comune e può permettersi il sarcasmo
e/o il ghigno della iena.
Certo è che in “Contronatura”
la galleria di nuovi mostri e di storie-ritratto è
corposa-succosa come un pompelmo di dimensioni giganti
(la libera associazione è dovuta al gusto amarognolo
dell’agrume; capito, no?) e non fa sconti a
nessuno.
Vi figurano i tipici vicini misero-borghesi in odor
di paranoia, allenati/alienati al punto giusto da
Porta a porta e vite in diretta (“Notte
di città”), il figlio di
papà dal futuro segnato da genitore e coca
(“La neve”),
l’uomo a più dimensioni che - alla faccia
di Marcuse e del deontologismo -
fa il dottore-cantautore (“Il giuramento
di Ipocrita”), e persino un Papa
in odor di omosessualità e all’insegna
del predica bene e razzola male, che sogna di sposare
il suo prelato del cuore (“Contronatura”).
Tra
i casi umani del nostro scontento e della scaletta
di “Contronatura” ci sarebbe da annoverare
anche un cantautore, ritratto nella sua stereotipia
(barba, vino, puttane, impegno), fino alla stronzaggine
supra-partes, a evocare lontane interrogazioni
sul ruolo ("Cantautore"
di Bennato e "Vaudeville"
di Vecchioni).
Per i contesti metropolitani hai voglia di scegliere:
quello insonne e borderline di “Una notte”
(contro-canto alle “Certe notti”
ligabuiane) accoglie le voglie di una città
sonnambula (Torino?) e di alcuni abbaialuna in
vena di trasgressioni e altre meraviglie. Ultima
e sacrosanta menzione per le due perle poste ad
apertura e chiusura di cd. Si intitolano “La
fuga” e “Venezia”
e si raccontano benissimo da sé. Nel senso
che basta accondiscendere al flusso morbido delle
evocazioni per incrociare l’humus autentico
della canzone d’autore secondo Luciano De
Blasi e i Sui Generis. Modestamente parlando.