Una
Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.
Le
BiELLE RECENSIONI
Dalla-De
Gregori:
"Work in progress" Si divertono,
ci divertono. Che si vuole di più? di
Moka
Ascolti
collegati
Francesco
De Gregori
Per brevità chiamato artista
Francesco
De Gregori
Amore nel pomeriggio
Lucio Dalla
Luna matana
Dalla- De Gregori
Banana Republic
Francesco
De Gregori
Calypsos
Ron, Mannoia, De Gregori, Daniele
In tour
Crediti:
Lucio Dalla (Tastiere,sax, clarinetto, voce); Francesco De
Gregori (chitarra acustica, armonica a bocca e pianoforte
in "La storia" e voce); Alessandro Arianti (pianoforte,
tastiere, fisarmoniche e clarinetto); Gionata Colaprisca (percussioni);
FabioCoppini (pianoforte e tastiere); Maurizio De Lazzaretti
(batteria); Guido Guglielminetti (basso e contrabbasso); Bruno
Mariani (chitarre elettriche); Alessandro Valle (chitarre
elettrice ed acustiche, pedal steel guitar, mandolino). Cori:
Marco Alemanno, Emanuela Cortesi, Bruno Marini, Guido Guglielminetti,
Alessandro Arianti.
Marco Alemanno recita il Ventunesimo Canto de "La fine
del Titanic" di Hans Magnus Enzensberger
Archi: Nu-Ork Ensamble
Registrato live da Luca "Buono" Gnudi
Missato e asterizzato da Maurizio Biancani alla Fonoprint
di Bologna
"Non basta saper cantare" e "Generale"
registrati in studio da Roberto Costa, Luca "Buono"
Gnudi e Andrea "Otto" Salvato;Chitarra elettrica
baritono e acustica in "Generale" Paolo Giovenchi
Lucio
Dalla e Francesco De Gregori
"Work in progress"(disco doppio + dvd) Pressing Line/Caravan (distribuito Warner) - 2010 In tutti i negozi di dischi
Tracklist
CD1 01. Non basta saper cantare
02. Tutta la vita
03. Anna e Marco
04. Titanic
05. La leva calcistica della classe '68
06. Canzone
07. Henna
08. La storia
09. Gran Turismo
10. Santa Lucia
11. Nuvolari
12. Viva l'Italia
13. L'agnello di Dio
14. La valigia dell'attore
CD
2: 01. La fine del Titanic
02. L'abbigliamento di un fuochista
03. Disperato, erotico, stomp
04. Vai in Africa, Celestino
05. Piazza Grande
06. Come è profondo il mare
07. L'anno che verrà
08. A Pa'
09. Futura
10. Rimmel
11. Solo un gigolò
12. La donna cannone
13. Caruso
14. Buonanotte fiorellino
15. Generale
La
prima domanda che mi sono fatta è stata "Chi lo ascolterà
mai questo disco?", preparandomi
a un pubblico di babbioni coetanei dei due brillanti sessantenni.
Poi però i dischi bisogna anche ascoltarli. E qui, oltre
a essere raccolte almeno una dozzina di canzoni che hanno fatto
la storia della musica in Italia (e la stima è conservativa)
i due grandi vecchi sono in forma, si capisce che si divertono e,
appoggiandosi a una band coi controcoglioni, divertono anche noi.
E allora sì, questo è un ottimo regalo da fare per
le feste ai vosri babbi e mamme, ma non sarebbe niente male ascoltarselo
un po' per capire quante cose s possono raccontare in musica.
Tutto il lavoro si presenta scintillante a partire dalla confezione.
Due cd e un dvd (che in verità non aggiunge molto), ma il
vero must è il secondo cd che raccoglie quasi solo pietre
miliari o, in alternativa rifacimenti che migliorano gli originali
a cui, sostanzialmente questo disco resta fedele. Divertente è
sentire De Gregori sussurrare lubrico "Che pelo!" in "Cara".
De Gregori è il più sorprendente perchè canta
bene, entra a meraviglia nei brani di Dalla e tiene la parte. Dalla,
in fondo, fa se stesso. Sornione, simpatico, giocoliere delle note,
equilibrista dell'acuto, leggermente sopra le righe, ma in modo
gradevole. De Gregori fa di più. Eppure i pezzi sono divisi
secondo una specie di Manuale Cencelli delle sette note.
Se prima c'è "L'abbigliamento del fuochista",
poi segue "Cara". A "Vai
in Africa, Celestino", per la prima volta in
una versione piacevole, segue "Piazza grande"
coi cori del pubblico (vedete quanto deve aver sofferto De Gregori!).
Si prosegue senza un attimo di sosta con una versione smagliante
di "Come è profondo il mare",
forse la cosa più bella di tutto il disco, così profondamente
degregoriana come appare ed equamente suddivisa tra i due. Lo so
che è sempre stato uno di quei pezzi che possono nascere
solo dalla mente di un autore in stato di profonda grazia, ma qui
è la versione che ammaglia! Come è suonata, come è
cantata, come cade centralmente nella scaletta. Il classico pezzo
che giustifica un disco. Più degli inediti, che pure ci sono
e in misura canonica di tre. Insomma, una boccata d'aria che allarga
i polmoni in un disco che ci tiene, tutto insieme, in apnea di meraviglia!
Tanti punti esclamativi, ma servivano tutti. Avrei solo voluta più
lunga la coda strumentale.
Prende il predominio Dalla poi con "L'anno che verrà".
Un superclassico, forse troppo usato e un po' usurato. Si poteva
fare di più. "A Pa'"
è resa invece in forma dolente, non molto lontana dall'originale,
non fosse per la voce di Dalla, ma molto partecipata, sentita. Bellissima,
delicata e meno muscolare del solito invece è "Futura".
Visto che De Gregori ha dato una mano molto sostanziosa al disco,
i pezzi che più paiono migliorare, per converso, sono quelli
di Dalla. É Dalla ad aver più bisogno di De Gregori
e non il contrario. Come conferma la successiva "Rimmel",
tutta cantata col pubblico. Inaudito per il Deg!
Se prima c'è "L'abbigliamento del fuochista",
poi segue "Cara". A "Vai
in Africa, Celestino", per la prima volta in
una versione piacevole, segue "Piazza grande"
coi cori del pubblico (vedete quanto deve aver sofferto De Gregori!).
Si prosegue senza un attimo di sosta con una versione smagliante
di "Come è profondo il mare",
forse la cosa più bella di tutto il disco, così profondamente
degregoriana come appare ed equamente suddivisa tra i due. Lo so
che è sempre stato uno di quei pezzi che possono nascere
solo dalla mente di un autore in stato di profonda grazia, ma qui
è la versione che ammaglia! Come è suonata, come è
cantata, come cade centralmente nella scaletta. Il classico pezzo
che giustifica un disco. Più degli inediti, che pure ci sono
e in misura canonica di tre. Insomma, una boccata d'aria che allarga
i polmoni in un disco che ci tiene, tutto insieme, in apnea di meraviglia!
Tanti punti esclamativi, ma servivano tutti. Avrei solo voluta più
lunga la coda strumentale.
Prende
il predominio Dalla poi con "L'anno che verrà".
Un superclassico, forse troppo usato e un po' usurato. Si poteva
fare di più. "A Pa'"
è resa invece in forma dolente, non molto lontana dall'originale,
non fosse per la voce di Dalla, ma molto partecipata, sentita. Bellissima,
delicata e meno muscolare del solito invece è "Futura".
Visto che De Gregori ha dato una mano molto sostanziosa al disco,
i pezzi che più paiono migliorare, per converso, sono quelli
di Dalla. É Dalla ad aver più bisogno di De Gregori
e non il contrario. Come conferma la successiva "Rimmel",
tutta cantata col pubblico. Inaudito per il Deg! Che infatti dirà,
in sede di intervista: "Abbiamo voluta fare un grande bar karaoke".
In effetti la canzone la canta più il pubblico di lui.
"Solo un gigolò" è
una cover, ma è anche un inedito. Uno di quei ripescaggi
dalla musica alla Tin Pan Alley che piace tanto a Lucio Dalla e
che non dispiace evidentemente anche a De Gregori. Loro è
anche la versione italiana del pezzo che, a suo tempo, è
stato cantato da tutti i più grandi, compreso Bing Crosby.
Brano molto leggero e divertente che, in quest'ottica, non può
che richiamare "Ma come fanno i marinai?",
il grande successo di "Banana Republic".
Come dire, niente di innovativo, ma sempre ottima musica. "La
donna cannone" e "Caruso"
sono due tra le più belle canzoni italiane di ogni tempo,
direttamente debitrici della tradizione del melodramma e stanno
anche bene così affiancate (posso esprimere un rammarico?
L'assenza a questo punto di "Mimì sarà"
che fatta da Lucio avrebbe avuto ancora qualche scintilla di splendore
da mostrarci". Si chiude con "Buonanotte fiorellino"
in una versione che sa molto di sfregio. Però, purtroppo
per il Deg, è un brano che sopravvive a tutto. Anche a questa
versione svogliata. Pezzo finale "Generale",
registrato dai due, ma in studio:
Il primo disco gli è di molto, ma di molto inferiore! Anche
se contiene due inediti (veri) di cui uno, quello iniziale eseguito
in studio. "Non basta saper cantare"
è una canzone molto degregoriana (e infatti lui stesso se
ne assume la maggiore paternità) , gradevole e ben cantata.
Ancora una riflessione sul ruolo dell'artista, come, per fare un
esempio "La valigia dell'attore"
(presente a sua volta in questo disco), originariamente scritta
per Alessandro Haber. Ma "Tutta la vita",
"Henna", "L'agnello
di Dio", "Canzone"
e persino l'invecchiata "Viva l'Italia"
non hanno certo lo spessore dei brani dell'altro cd! "Anna
e Marco" sì, ma De Gregori non ce la fa
(o non ce la vuole fare) a prodursi negli acuti dalliani, per cui
gli acuti vengono smorzati in un tono medio senza capo né
coda a cui si adegua Dalla per rispetto al collega, ma quella che
ne ha da perdere è la canzone.
Restano tra gli imperdibili "Santa Lucia",
che per Dalla "è una delle più belle canzoni
italiane di ogni tempo", "Nuvolari"
(che è bellissima a parere mio), "La leva
calcistica della classe '68", a suo modo epocale.
"Titanic" e "La
storia" che hanno rappresentato tanto della nostra
storia nell'immediato passato e che non perdono un'etto della loro
pristina bellezza. Poi "Gran Turismo",
altro inedito destinato ai viaggiatori di questi tempi. Gradevole
canzoncina. Gradevole, ma canzoncina.
Più di peso il florilegio di dichiarazioni dei due che esce
dal dvd che, un'occasione persa, contiene un po' di backstage arruffato
e alcune dichiarazioni rese dai due in interviste diverse. Non vale
la spesa, ma le perle migliori, pescando dal dvd sono riportate
qua sotto.
Dalla: “Quello che abbiamo preparato
da un punto di vista sonoro, è qualcosa che non avete mai
ascoltato prima”
Dalla:
“Meno male che siamo cambiati da 30 anni fa, sennò
non avremmo avuto niente da dire”
Dalla:
"Questo dilagare è la sintesi del nostro esistere"
De
Gregori: “La grande novità rispetto a "Banana
Republic" è che là stavo sempre in piedi e si
notava la differenza di altezza. Qui, per rispetto nei confronti
di Dalla, sto seduto”.
Dalla:
“Vogliamo parlare dei problemi che incontrano gli uomini alti?”
Dalla:
"C’è una specie di … non ping pong tra noi
perché vorrebbe dire avere un avversario, ma c’è
una specie di tandem. Io entro nelle sue canzoni anche con la malizia
di un musicista, ma pure con lo stupore di uno che comincia adesso
perché trovo una bellezza nei testi di Francesco che non
mi ricordavo".
Dalla:
“Santa Lucia è la più bella canzone italiana
del dopoguerra. La prima volta che l'ho sentita è stata una
botta di commozione e poi subito a pensare: “Puttana Eva!
Se l’avessi scritta io!”
De
Gregori: “Lui parla dei miei testi. Ma io che conoscevo
Dalla come grandissimo musicista scopro i suoi testi anche in canzoni
dove avrei detto: “sì bella la musica, ma testi un
po’ così”
Dalla:
“La cosa stupenda è che da Banana Republic in poi ci
saremo visti sì e no cinque volte …”
Dalla:
“Io ho scoperto le canzoni di De Gregori, anche se fa ridere
dire che ho scoperto le canzoni di De Gregori, ma cantandole è
come se mettessi un paio di scarpe di un altro: diventano immediatamente
tue. E la stessa cosa penso per lui, anche se con una certa differenza.
Lui è più esigente. Io mi diverto anche a mettermi
le dita nel naso. E’ talmente un divertimento entrare nella
testa, nell’anima di un altro e poi, cantando insieme a lui
entrare nel cuore della gente. Anche canzoni che hanno avuto meno
successo diventano straordinarie in questo modo”.
De
Gregori: "Si dice che De Gregori non voglia che si
cantino le sue canzoni. Ma non è vero! Sono io che non voglio
cantarle come le canta il pubblico. E’ una specie di enorme
bar-karaoke, cantano tutti, sul palco e in platea".
Concludendo?
Beh, se ve lo regalano ve lo gustate. Se dovete comprarlo costa
un po' troppo. Se non avete niente dei due è un must, se
avete già tutto non è di troppo, perché le
voci dei due, mischiate in questo modo fanno la differenza. Buon
ascolto. Il primo del 2011.