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Le BiELLE RECENSIONI
Fabrizio Coppola: "Waterloo"
Il malessere post-punk della nuova leva cantautorale
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Crediti:
Testi e musiche: Fabrizio Coppola

Fabrizio Coppola: tutti gli strumenti
Fabio Deotto: batteria
Paolo Perego: basso, batteria, percussioni
Simone Chivilò: sirth
Diego Galeri: batteria
Lorenzo Corti: chitarre elettriche
Elena Taverna: cori

Prodotto da Fabrizio Coppola
Registrato da Paolo Perego e Francesco Campanozzi a Casamedusa, Milano
Mixato da Simone Chivilò a Meda25, Milano
Masterizzato da Marco D’Agostino al 96kHz studio, Milano
Produzione esecutiva: Fabrizio Coppola, Fabio “Bonfo” Bonfante, Casamedusa
Foto interne di Claudio Del Monte
Boocking & Management: Fabio Paolo Costanza per ViaAudio

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Fabrizio Coppola
"Waterloo"

Artewox Musica - 2011
Nei negozi di dischi
, su iTunes e sullo store di viaaudio

Tracklist

01 La stupidità
02 Respirare, lavorare
03 La mia rovina
04 La ballata dell'uomoformica
05 Ancora vivo
06 L'altalena
07 Ogni cosa è illuminata
08 Waterloo
09 Verso casa
10 "Una luce che non spegni mai"
Con l’imprimatur del fresco assessore alla cultura di Milano Stefano Boeri, che ha assunto “Respirare Lavorare” a spot sonoro della sua campagna elettorale (come cambiano i tempi, una volta si pescava da Fossati e/o De Gregori), Fabrizio Coppola si ri-propone alla pubblica attenzione col suo cd numero tre: un album nero-notte (della Repubblica) che se, a tratti, non soffrisse dell’autoreferenzialità tipica della nuova leva cantautorale, ci farebbe piacere promuovere a pieni voti, salutare come zaffata d’aria fresca nel chiuso afasico dell’attuale discografia made in Italy.

Un buon titolo - “Waterloo” - evocante disfatte ontologico/militari (e chi ha orecchie per intendere intenda, fuor di metafora), un’evidente vocazione alla ballata civile (“La stupidità”, “La ballata dell’uomoformica”,“Al suolo”), Milano & dintorni come emblema del Mal Paese, un’ottima padronanza del materiale rock che maneggia in proprio (“Ancora vivo”) e senza tentazioni vasco-ligabuiane; peccato solo per quel pizzico di compiacimento maudit e di nichilismo post-punk fine a se stesso, che mi portano ad ascrivere Coppola nel novero della generazione oso-non oso (e se oso fino a che punto?), buonista, al massimo pdista (nel senso del PD), che anche se mira a cantare i mali del mondo, lo fa via focus ombelicale. E senza quel retroterra poetico-ideologico che ha reso grandi - e irripetibili - i cantautori dei Settanta.

Ma questa - qualora non fosse del tutto chiaro - non è una bocciatura. Il disco, per larga parte, mi è piaciuto.



Ho persino sorvolato su alcuni scivoloni di marca intimista, che fanno tanto menestrello-impegnato con cuore sofferente (“Ogni cosa è illuminata”, La mia rovina”: “Da quando sei andata via / ti giuro non esisto più”, ma per quanto ancora dovremo sorbirci impunemente versi omicidi come questi!?), e mi sono quasi commosso di fronte al contenuto disperante della title-track, però - come dire - al terzo disco, e dato l’incipit-manifesto de “La stupidità” (parole sante, amico, mio, parole sante…), mi sarei aspettato da Coppola qualcosina di più.

Uno scarto, una continuità ferro e fuoco, un guizzo anarcoide, una virulenza maggiori. Anche alla luce delle sue dichiarazioni pre-uscita discografica:"Waterloo sarà un disco diviso tra personale e sociale, in cui la rivolta nei confronti della situazione politica del nostro Paese e della nostra città combacia con la rivolta nei confronti della consapevolezza che la vita è una grande casa inondata di luce ma piena zeppa di stanze buie e pericolose. Un disco che parte dall’idea di sconfitta per affermare la necessità e l’urgenza di una risalita".

Come sintetizzare, in ultima analisi? Ottime le intenzioni, dignitosi i risultati. Per l’album impeccabile non resta che attendere: magari il prossimo, coraggio permettendo.


Ultimo aggiornamento: 31-10-2011