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Le BiELLE RECENSIONI
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Crediti:

Rita Allevato Producer
Nunzio Barbieri Guitar (Acoustic), Guitar (Electric)
Dino Buffagni Artwork
Lucio Caliendo Bassoon, Oboe
Claudio Chiara Bass (Acoustic), Flute, Sax (Tenor)
Paolo Conte Composer, Drawing, Kazoo, Piano, Vocals, Whistle
Laura Conti Vocals
Daniele Dall'omo Guitar (Acoustic)
Daniele DiGregorio Drums, Percussion, Synthesizer
Luca Enipeo Guitar (Acoustic)
Alberto Mandarini Trumpet
Massimp Pitzianti Bandoneon, Clarinet, Piano, Sax (Baritone), Sax (Soprano), Synthesizer
Piergiorgio Rosso Violin
Jino Touche Bass (Acoustic), Bass (Electric), Guitar (Acoustic), Guitar (Electric), Vocals
Luca Velotti Clarinet, Sax (Alto)
Massimo Visentin Engineer

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La presentazione di Nelson
Arriva Nelson
Il tour di Nelson
Ascolti: "Sotto la luna bruna"
La pagina di Paolo Conte
Ascoltando "Un gelato al limon"

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Paolo Conte
"Nelson"

Universal - 201o
In tutti i negozi di dischi e pure nei supermercati

Tracklist

01 Tra le tue braccia
02 Jeeves
03 Enfant prodige
04 Clown
05

Nina

06 Galosce selvagge
07 Storia minima
08 C'est beau
09 Massaggiatrice
10 Sarah
11 Sotto la luna bruna
12 Suonno 'e tutto suonno
13 Los amantes del mambo
14 L'orchestrina
15 Bodyguard for myself
Arriviamo buoni ultimi a parlare di Paolo Conte e del suo ultimo album, "Nelson", uscito in ottobre e poi ripreso in mano in questi giorni di scelte per le Targhe Tenco. No, non lo abbiamo scelto, ma lo abbiamo ascoltato con piacere crescente. Nelson è un'altra collezione di routine eccellente di Paolo Conte, composta da 15 pezzi impeccabile cullati dalla sua passione cosmopolita per la musica e per il vecchio mondo: un universo di vaudeville, chanson, jazz, ragtime, milonga e valzer, tutto fatto nell'unico modo possibile, quello di Paolo Conte.

Dedicato a due amici scomparsi da poco, come il suo cane Nelson, ritratto in copertina e a cui è dedicato i lavoro (anche se di cani qui non si parla mai) e il suo manager di sempre, Renzo Fantini, nella discografia Conte questo album si colloca a brevissima distanza da "Psiche" (solo due anni) e a sei da "Elegia". Dopo il silenzio di nove anni che era seguito a "Una faccia in prestito" del 1995, con pubbliche dichiarazioni di stanchezza compositiva, l'avvocato ritorna con tre album di inediti in sei anni. Il fatto più rilevante è forse questo: che un signore di 73 anni, perfettamente tenuto, abbia ancora voglia di incidere un disco di canzoni e soprattutto di scriverne. Se si parte da questa considerazione non si può che ritenere "Nelson", nel suo genre, un piccolo miracolo.

Infatti, se non ci sono particolari spunti di novità (ma è giusto attenderseli da Conte che ormai è un classico e si gode con piena ragione questo status?) l'album ha sunti che non sfigurano affatto nel canzoniere dell'avvocato di Asti. Si possono facilmente identificare cinque o sei canzoni che sono destinate a lasciare un segno, un piccolo graffio, un sussulto dell'anima, anche se non destinate a mutare il senso della storia né l'interpetazione che della musica e delle canzoni di Conte si possono fare. "Clown", per esempio, è un piccolo classico tra i lenti di Conte, degno di stare vicino ad altre memorabili composizioni assimilabili.

"Sotto la luna bruna" è un divertissement scatenato, che fa venir voglia di battere il piede a tempo e di ululare a tono col cantante della storia intessuta di cineserie e di esotismi da due soldi, di quelli che piacciono al suo (quasi) conterraneo Umberto Eco e che risalgono alle letture giovani di Cino e Franco se non di Salgari. Il tono del canto, roco e cupo, e le percussioni ossessive ricordano Tom Waits, il migliore dei Tom Waits. Ancora un gioiello minimalista è "L'Orchestrina", dedicata, come spiega una nota sul disco a Dino Crocco. "Dino Crocco - spiega Paolo Conte - era un carissimo amico, oltre ad essere il capo di un’orchestrina che suonava nelle belle sale da ballo italiane negli anni Sessanta. Ho dedicato a lui questa canzone che si chiama “L’orchestrina” perché mi riporta a quegli anni, quando io seguivo queste orchestre e osservavo cosa succedeva nell’orchestra e intorno all’orchestra". E quel clima torna tutto. Personalmente, ma abbastanza isolata in questa passione, rispetto all'intero mondo critico, ritengo che sia una piccola perla anche "Los amantes del mambo", con quel tono soffuso di taffetà, quelle sue abat-jour a mezza luce e quel sapore di notte peccaminosa che la accompagna.




Fin qui le note positive. Ma ce ne sono anche tante altre meno consolanti: "Jeeves" è estremamente di maniera (e ricorda in maniera preoccupante "Bartali"), mentre difficilmene tollerabile è il brano in napoletano "Suonno 'e tutto suonno", di cui si può dire solo che è brutto, noioso, poco ispirato e cantato con un brutto accento napoletano, falso, dal primo "suonno" all'ultimo "fantasia". Una vera cagata, potremo dire, non temessimo di essere accusati di lesa maestà. Poco, pochissimo sugo trovo anche nelle escursioni nella altre lingue:l'inglese di "Bodyguard of myself" e di "Sarah", il francese di "C'est beu", dove peraltro Paolo Conte si limita a ripetere il mantra "Osage", tribù di nativi americani che viveva lungo il corso dell'Ohio River (difficile indovinare cosa c'entri col brano) e una volta sola a sillabare "Manitou". Si sarà divertito moltissimo a farla, ma il testo è proprio un assemblare parole amate in francese in una salsa, anzi in un boullion un poco indigesto. "Pour goûter un bon bouillon / il faut mettre dans ce bouillon / les légumes de toutes les saisons" (per godere di un buon brodo / devono essere messe in questa zuppa / verdure di tutte le stagioni). Divertente, certo, si può allora anche chiudere, "come dicono gli indiani / E' bello / Osage", ma il rischio che non voglia dire niente è fortissimo.

"Storia minima" peraltro non arriva a sollecitare la soglia dell'attenzione. Viaggia bassa, col gas al minimo, poche parole, poca musica, pochi minuti (2'34"), come merita probabilmente una storia minima. Anche se, si è dimostrato spesso, che quando si ha voglia di raccontarle le storie minime possono diventare facilmente momenti di narrazione alta. Non è il caso di questa canzone. "Ci sono tempi in cui / girano storie minime / ma questa è storia mia / è sempre stata mia" e amen.

Delicata è invece "Tra le tue braccia", uno dei pochi testi di quest'album che usa qualche ricercatezza contenutistica: "Scuserai / questo inverno di foglie / e i pensieri che / vanno scalzi per lontane vie / via da te...via da me... / è un privilegio stare con te, / dolce persona vicino a me". E' notorio che Conte afferma di non sapere scrivere canzoni personali, ma in questo caso sembrerebbe quasi che ci sia un'eccezione e che la destinataria possa essere la signora Egle che da sempre vive al suo fianco. D'altra parte, giura Mollica, anche "Gelato al limon" era un'altra eccezione ed era dedicata a lei.

Peraltro Conte invece conferma se stesso nella predominanza della musica nella sua arte. Diceva l'avvocato a Enrico De Angelis in un'intervista per l'Isola che non c'era: "A me diverte scrivere musica, voglia di scrivere parole non ne ho mai". E da altre parti parla della musica di una canzone come la colonna sonora di un film. Siamo sempre a questo punto. La musica è narrante e la parola fa da sottotesto, da suggestione, da abracadabra della memoria. Per questo è così ricercata e desueta a volte. Sì, Conte quello del ratafià e del macadam cosa ci infila in Nelson? Ci mette il "sortilegio", l'invisibilità del clown, il "merluzzo di Shanghai" di "Sotto la luna bruna", il "grammofono e il megafono" di "Jeeves", le "galosce e il selciato" di "Galosce selvagge", "la corriera, i carretti e l'italiano d'amor / furtivo e tentator" di "Nina" (ecco un'altra bella canzone, ammantata di memoria del tempo che fu). Poi abbiamo l'Osage che fa tanto indiano di "C'est beau". Piccoli tocchi, colori sulla tavolozza che danno una spezia in più alle musiche, ma sono sempre e sono sempre state le musiche il tessuto trainante.

Sì, "Nelson" ci ha fatto faticare, perché, a ritmi alterni, ci ha stregato ed allontanato. E' stato un disco amato e respingente. E' un disco comunque che non si può ascoltare sempre, in qualsiasi stagione, con qualsiasi tempo e a qualsiasi ora del giorno. Bisogna aspettare il momento giusto, quando lui ha voglia di venire da te e quando tu hai voglia di andare da lui. Quando lui, vecchio cane pulcioso, vuole farsi spulciare e quanto tu, vecchio artista di tabarin, hai voglia di coccolarlo. Così anche questo disco: non carezzatelo contro pelo, non pretendete che scatti a prendere il bastoncino lanciato, ma può accompagnarvi acamminando al vostro canto. Come un perfetto cane inglese.


Ultimo aggiornamento: 20-09-2011