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Crediti:
Giorgio Canali: voce e chitarre
Claude Saut: chitarra basso e cori
Marco Greco: chitarre e cori
Luca Martelli: batteria e cori

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Giorgio Canali & Rossofuoco
"Rojo"

La tempesta - agosto 2011
Nei negozi di dischi
e su iTunes

Tracklist

01 Regola # 1
02 Ci sarà
03 La Tempesta (feat. Angela Baraldi)
04 Carmagnola # 3
05 Controvento
06 Morire di noja
07 Treno di mezzanotte
08 Sai dove
09 Un crepuscolo qualunque
10 Risoluzione Strategica # 6
11 Orfani dei Cieli
Un po’ di anni fa, anni migliori di questi, Guccini asseriva che “non è con le canzoni che si fan rivoluzioni”, e nel frattempo oltre all’acqua e alle ideologie, son passati sotto i ponti anche tutti gli ideali. Cosicchè qualcuno oggi può restare ammutolito per mesi, senza scrivere nulla, per eccesso di invettive, perché la situazione globale e italiana in particolare sono drammatiche, e non solo per motivi economici ma proprio per la decadenza etica di tutto un intero popolo.

Giorgio Canali, a distanza di due anni dall’eccellente "Nostra signora della dinamite", torna con un album al vetriolo, imperfetto, sicuramente di transizione, ma che scaturisce dall’urgenza di urlare l’impotenza di fronte alla vittoria schiacciante dei maiali orwelliani su tutti gli altri animali. E di fronte all’invettiva e alla bestemmia, poco importa se ci va un pò di mezzo la poesia, che in fondo anche quella, cantava Guccini, non si fa con le canzoni.

E si può anche essere un po’ anacronistici, urlando rivoluzione di fronte a una nazione asservita al puttanaio governativo e televisivo, con le telecamere omnipresenti che ormai offrono davvero i 15 minuti di celebrità a tutti come prometteva profetico Andy Warhol. Un album necessario, che affianca brani efficaci e diretti come stilettate a episodi meno riusciti, guadagnandosi comunque una larga sufficienza.

Cambio nella formazione dei Rossofuoco, al basso Nanni Fanelli sostituisce la francese Claude Saut, e si aggiunge il chitarrista Stewie Dal Col.




Regola#1
parte in quarta, insano rock’n’roll che incita a “spaccare tutto”, si continua con Ci sara”, per arrivare alla bella ballata cantanta con una Angela Baraldi molto efficace, La tempesta, coinvolgente e in odore di tributo ai Gang migliori, quelli di Le radici e le Ali, elettrica e coinvolgente mentre un’armonica dylaniana scorre via lontana: “poi la solita tempesta che strappa i capelli e si porta via sbattendo le porte quell’amore che ci ha ridotto a brandelli così tante, tante, troppe volte…” Quasi certo il protrarsi della virtuosa collaborazione tra i due musicisti.

Ecco “Carmagnole#3” che di nuovo non le manda a dire, schietta e selvaggia, che ripete la voglia di rivolta in tre lingue, contro chi “non se ne va coi per favore, non se ne va chi ha troppo da lasciare, non se ne va con le buone…” Segue ancora una ballata automobilistica, notturna, magnetica, Controvento, che sarebbe anche una canzone d’amore, ma la radio riporta continuamente alla brutta realtà: “…nuovi respiri in piazze lontane, i soliti stronzi nei soliti stadi, e un brivido lungo un sorpasso pensando a te che mi sorridi…

Dopo Morire di noja (chissà se il titolo è un omaggio alla lolliana Morire di naja?)una nuova ballata, Treno di Mezzanotte, che richiama e cita direttamente Francesco De Gregorinei suoi percorsi ipnotici ti lasci incantare, ma Alice guardando i gatti ha imparato a scopare…” con una coda chitarra e armonica alla Neil Young che potrebbe durare in eterno.

Violenta l’invettiva anticlericale di Sai dove, in Un crepuscolo qualunque un cantato che si fa troppo simile a quello di Edoardo Bennato, poi la bella cavalcata di Risoluzione strategica#2, un potente rock’n’roll con le chitarre alla Stones.

Infine un altro bel pezzo, Orfani dei cieli, disillusione ma nessuna resa: “come se ci servisse un motivo in più per sentire crescere questa irrefrenabile voglia di spaccare tutto…

E si torna all’inizio. Un album, ripeto, urgente e necessario, che è un grido del nostro tempo, un necessario stimolo a non restare inerti, a non rassegnarsi mai, a non lasciarsi morire in disparte a osservare la fine di tutti i sogni. Perché è vero, non è con le canzoni che si fan rivoluzioni, ma almeno qualcuno le rivoluzioni, dentro le canzoni, ci prova a farle.


Ultimo aggiornamento: 31-10-2011