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Le BiELLE RECENSIONI
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Crediti:
Luigi Beneetti (basso); Paolo Brancaleoni (voce e chitarra acustica); Fabio Carlini (fisarmonica); Michele Fondacci (batteria, percussioni, vibrafono); Walter Lanzara (pianoforte,rhodes, theremin e diamonica, campioni, cori); Gary Lawless (voce recitante); Stefano Mancini (tromba); Francesco Manfredi (chitarra, clarinetto, tromba); Francesco Montesi (Percusioni); Giordano Palazzari (trombone); Gabriele Paperini (contrabbasso); Alessio Pierotti (basso tuba); Arnaldo Ridolfi (violino, viola9; Michele Rosati (chitarra acustica e classica); Federico Uccellani (chitarra elettrica).

Testi e musiche di Paolo Brancaleoni, tranne 4 e 7 (Paolo Brancaleoni-Gianfilippo Pascolini). Arrangiamenti creati con i musicisti, sotto la supervisione di Paolo e Walter Lanzara. Registrazione, mixaggio, editig: Walter Lanzara. Brani registrati tran gennaio e luglio 2010 tra Gubbio, studio di registrazione Cantiere Stradevarie) e Perugia (Studio Zona 67).

Recording: Studio IdeaSuono (FI) - studio Modulabel (BG); studio Sonoria(PO) - NgrStudio (RM)
Mix Location: SoundClinic Studio (PD) - Italy
Mix Date: 24 Nov 2010

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Paolo Brancaleoni
"L'avamposto"

Digital Point - 2010
Chissà dove?
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Tracklist

01. L'avamposto
02. La battaglia del moscerino
03. Con i piedi nel fango
04. Pensieri alla deriva

05. Dentro l'anima
06. Ores stultorum
07. Vita di ogni giorno
08. Trocadero
09. Sarebbe facile
10. Notturno

In colpevole (incolpevole?) ritardo arriviamo a parlare di Paolo Brancaleoni e del suo "Avamposto". Speriamo di farci perdonare parlandone bene. Bene perché merita, intendiamoci. Musica acustica, solide ballate, delicati arpeggi chitarristici e appoggi stumentali da un bel gruppo di amici. Una bella voce e degli ottimi testi. Questo il bagaglio abbondante che Brancaleoni si trascina dietro. Bagaglio a meno un po' di buone letture e una scelta di campo bio-organica a sostenerlo. Tutto quello che serve per abbondare con le stellette. Quattro. Non di meno.

Brancaleoni presenta anche un atout che, a dire il vero, si sta facendo sempre più largo in questi ultimi tempi. Il disco è accompagnato da un libretto in cui Paolo racconta la genesi delle sue canzoni. Niente di particolare (nello stesso genere Giuseppe Righini e Grazia Verasani coronano il libro con una serie di racconti, collegati ma autonomi dalle canzoni e Righini anche da disegni), ma in ogni caso è un benemerito tentativo di andare oltre il brano e giustificare la preferenza per il disco, rispetto al file mp3. Solo così, con valori aggiunti, il cd può avere interesse. Altrimenti, brutto oggetto e scomodo, lo si pensiona e ci si affida al file.

Brancaleoni lo sa e ci racconta i tempi e i modi con cui nascono le sue storie che vanno dalla ballata allo swing moderato, da blandi ricordi rock, a immersioni nel miglior cantautorato di casa nostra. Una bella voce, gentile, chiara e non aggressiva, induce a un ascolto rilassato, sia che si parli di Giovanni Drogo e del Deserto dei Tartari come si fa nell'iniziale "Avamposto", sia che si scelga la satira leggera della ballata del travet in "La battaglia del Moscerino". Oppure col lieve samba che sfocia in tango di "Con i piedi nel fango". Brancaleoni, di Gubbio, una quarantina di anni, è in giro da tempo. Il suo primo libro/cd è del 2000 ("Memorie di fine millennio"), il secondo,"In viaggio", del 2007. "Avamposto" esce quindi presto, rispetto ai tempi epocali della discografia di nicchia. Forse il radicamento locale e la formula scelta del cd/libro garantiscono un minimo di distribuzione in più.

É un disco di garbata contestazione questo di Paolo. L'anatema non é nelle sue corde, non ha voce forte per il vaffanculo, ma neanche lingua abituata a battere il tamburo. Nell'introduzione al libretto spiega il suo concetto di avamposto: "Postazione avanzata per vigilare le mosse del nemico e proteggere un'unità più arretrata", questa è una delle tante definizioni che si possono trovare di questa parola nei dizionari e che riassume molto bene quanto esplicitato in questo lavoro. "Postazione avanzata" perché penso che in un periodo come quello che stiamo attraversando non bisogna rimanere nelle retrovie ad accettare passivamente quanto sta accadendo. "VIgilare le mosse del nemico" vuol dire capire bene chi si ha di fronte, chi vuol dirigere i giochi a proprio uso e consumo, non pensando al bene della collettività. "Proteggere un'unità più arretrata" e cioè proteggere i nostri figli, le persone più deboli e quei pochi valori rimasti che continuano a fornirci speranza, nonostante la grave crisi che stiamo attraversando".

E mi piace pensarlo lì, nella sua torre di guardia, armato di chitarra, musiche suadenti e parole sapienti a raccontarci la dolce storia di "Dentro l'anima" o i pensieri giovanili da bar di "Pensieri alla deriva". In "Ores stultorum" (quelle bocche degli stupidi dove, si dice, che il riso abbondi. Chissà perché?) si lascia andare alla sua massima aggressività verbale: "Le madri degli stolti sono sempre incinte", ma è un'ira che non prosegue e che non trascende.



L'approccio di Paolo è delicato, quasi come una specie di Fabio Concato, come grazia nel porgere, oppure, nicchia per nicchia, ricorda le trame delicate intessute da Massimo Lajolo, a cui lo stile di scrittura complessivo sembra avvicinarlo. Un cantautore che preferisce suggerire che aggredire e aggredire, credo, non competerebbe nemmeno alla sua indole. Professore nell'intimo, cioè uno di quelli che ci crede, Paolo cerca di convincere e di avvincere, usando argomenti morbidi e suoni suadenti e ricorrendo spesso all'arma della poesia, non solo la sua.

"Avamposto" è uscito a Ferragosto 2010. Era stato preceduto nel 2007 da "In viaggio", sempre editrice Zona che conteneva 10 canzoni d'autore e 10 brevi capitoli interamente dedicati al viaggio, con ospiti come il poeta Mario Luzi, il poeta Beat Gary Snyder, la cantante brasiliana Selma Hernandes ed il percussionista Peppe Consolmagno (già con Vinicio Capossela, Nana Vasconcelos, Antonio Marangolo...). La formula, se vogliamo quindi si ripete. Brevi racconti e canzoni.

Tra le canzoni mi piace ricordare ancora la sudamericana"Sarebbe facile": "Ci ritroviamo tutti qua / come in quadro di Chagall / alla Madonna di Pompei / la grazie io le chederei / di moltiplicare il tempo / un lavoro stabile, un appartamento / svegliarsi con più sentimento / tenere il televisore spento / Ah, sarebbe faile / ah, potessi decidere". "E' una strana sensazione - commenta Brancaleoni nel raccontino collegat - quella di non potr vivere tranquilli nella città in cui si è nati e cresciuti: sarebbe facile vivere insieme andando tutti d'amore e d'accordo, ma non è possibile perché ormai la lacerazione tra ricchi e poveri è troppo ampia e non ci sono leggi e controlli tali a far sì ce ci sia una vera e sana integrazione. Coloro che affermano il contrario sono quelli che non hanno mai avuto a che fare con queste situazioni o che se ne fregano perché si trovano in situazione agiata, ma prima o poi anche loro si troveranno a fare i conti con questo stato di cose". Parole chiare e ben dette.

Così come mi sembra giusto che il congedo sia affidato a "Notturno". C'è sempre un sottile piacere quando la canzone finale di un album ti accompagna verso un dolce congedo. "Il silenzio diventa attesa / di una più umana vita / alleggerisco i miei pensieri / per sospingerli ad alta quota; / sfoglio lentamente / l'almnacco dei ricordi / in questo inverno tiepido / di bacche rosse e di trifogli". Niente di complicato, niente di difficile, parole piane e piene. In pace.

Bello avere a che fare con lavori del genere, curati nei dettagli, presentati bene, con canzoni limate e curate come deve fare un buon artigiano. Bello che le sacche di resistenza umana si allarghino e fioriscano in ogni punto d'Italia, dove c'è una chitarra, dove c'è un cuore, dove ci sono storie da cantare e voci che non vogliono saperne di fare il coro.


Ultimo aggiornamento: 31-03-2011