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Le BiELLE RECENSIONI
Roberta Barabino: "Magot"
Acqua di sorgente, fresca e trasparente
di Giorgio Maimone
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Sartoria italiana fuori catalogo

Giua
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Naif
Tre civette sul comò

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Il giardino di rose

Adriana Spuria
Il mio modo di dirti le cose

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L'ora dell'ormai

Crediti:
Roberta Barabino (Voce, chitarra classica, pianoforte, glockenspiel, percussioni casalinghe); Claudio Borghi (chitarra acustica, painoforte, arrangiamenti); Marika Pellegrini (percussioni); Massimilano Caretta (contrbbasso); Roberto Izzo (violino); Tristan Martinelli (rhodes); Sergio Biancanelli (basso); RobertoLucanato (chiarra acustica); Marcello Lunardi (batteria); Olivia (voce di cane); Giacomo Lepri (pianoforte); Raffaele Rebaudengo (viola); Stefano Fabrera (violoncello); Lorenzo Capello (batteria); Michele Bernabei (tromba); Raffaele Abbate (cimbali); Luca Farlomi (chitarra acustica, basso);

Ospiti: Gnu Quartet, Antonio Marangolo (sassofono in "Tutta l'aria che vorrei")

Testi e musiche Roberta Barabino
Produzione artistica a cura di Raffaele Rebaudengo e Roberta Barabino
Registrato,mixato e masterizzato da Raffaele Abbate
all'Orange Home Records di Leivi


Disegno in copertina Giovanni Rizzoli (1992)
Disegni libretto Roberta Barabino (1984 classe III A)
Progetto grafico Tullio Cordà

Su Bielle
Ascolti: "Notte blu"
Intervista su "Magot" e live in the kitchen

Sul web
Sito ufficiale


Roberta Barabino
"Magot"

Incipit Records / Egea - 2011
Nei negozi di dischi
e su iTunes

Tracklist

01 Una mezza luna
02

Buongiorno a te

03 Febbraio
04 Notte blu
05 Madame Cecile
06 Sul tetto in cima al mondo
07 Dieci mondi
08 Angeli metallo pesante
09

Tutta l'aria che vorrei

10 Ghost track: I'll be you mirror
Parliamo della semplicità, della chiarezza. Parliamo di quanto possa essere naturale ascoltare questo disco. Parliamo della brezza del primo pomeriggio, del vento fresco di maggio, parliamo di disegni fatti a matita e ripassati a china. Parliamo di un dolce declivio di una collina e dei passi leggeri che la percorrono in discesa. Parliamo di un temporale d'estate, coi suoi tuoni e con i suoi scrosci d'acqua e dell'abbaiare festoso di un cane. Parliamo di dita leggere sopra una chitarra e di pochi tocchi di altri strumenti: un violoncello, una seconda chitarra. Poca roba. Parliamo di un piccolo giro di amici che si riunisce per ascoltare canzoni sussurrate, che non graffiano il cuore della notte, che non portano sofferenze, che non si impongono ma si offrono. Parliamo di un tè coi biscotti alle cinque del pomeriggio e di quel tedio leggero che danno le visite ai parenti. Parliamo di tutto questo e ci avvicineremo al cuore di quello che Roberta Barabino ha proposto con "Magot", ma non ne scalfiremo la superficie, perché Magot è leggera come un quadro di Chagall. Sembra sempre che questa musica possa volare via, possa perdersi nel cielo se si spessa il filo tenue dell'aquilone. Ma poi ti accorgi che il filo è sottile sì, ma di ferro e l'ancoraggio a terra è robusta. Non basta la leggerezza della forma a perdersi per l'aria. "Magot" ti resta dentro.

"Magot" è un vezzeggiativo francese che vuole dire "bertuccia", ma anche tesoro ed era l'appellativo con cui il padre chiamava Roberta da piccola. Ecco da qui il desiderio di conservare questo nome per il disco e per il gruppo con cui suona: "un nome che situa la poetica del progetto in un tempo fanciullo", come è riportato sul suo sito. E forse questo aggancio col mondo infantile può servirciper interpretare al meglio la musica di Roberta Barabino. Che è chiara, argentina e scintillante come un ruscello di montagna. Merito anche della partecipazione al progetto di tre quarti dello Gnu Quartet, con Raffaele Rabaudengo alla produzione, ma ancora di più di questa capacità di Magot di aprirsi all'innocenza.

Ci sono alcune canzoni che possono anche sembrare ingenue per quanto sono semplici, ma è un ingenuità che conquista, che colpisce il cuore e che innamora. Musica gentile che scorre senza possibilità di ferire né di urticare. Una soluzione che Roberta ha pensato di fare propria anche negli show da vivo, dove il progetto Magot non è più solo un disco, ma un gruppo composto da Roberta, Tristan Martinelli (chitarre, piano e altro) e Jacopo Ristori (violoncello). Ma qui siamo già nel futuro, al dopo album. Torniamo a parlare del disco, a cui invece Roberta arriva con l'accompagnamento dei Neropaco, un gruppo genovese (eh già siamo a Genova, terra di talenti senza fine per il cantautorato italiano!) di metallo pesante, che pure è riuscito ad accompagnare con levità la nostra giovane cantautrice, ricevendone in cambio la dedica nella canzone "Angeli metallo pesante". Sì, perché a Roberta piace raccontare il mondo che le si svolge intorno, senza sovracostrutti, senza appesantire mai il discorso, acqua che scorre, dicevamo, ma che rinfresca e disseta. Un disco che fa bene alla pelle.

Perché di queste piccole gemme ci si può anche innamorare, senza vergognersene e senza nemmeno doverlo spiegare più di tanto. Se non ascoltando. Prendendosi mezzora di pausa nel flusso della vita e sdraiandosi al sole ad ascolare le canzoni di aria cesellate dai Magot. Si potrebbero anche fare paragoni nobili: scomodare Nick Drake, per la presenza del violoncello, o i Cowboys Junkies di Margot Timmins per riallacciarsi a questo modo indolente di porgere la voce di Roberta che poi è quello che conquista. Roberta accenna, non impone, butta lì un canto che è quasi accennato. Sembra distratto, eppure all'improvviso imprime il suo graffio. Si potrebbero citare anche i Velvet Underground di cui viene ripresa qui "I'll be you mirror" come ghost track e di cui dal vivo i Magot fanno una versione da brividi di "Candy says". Si potrebbe, ma forse non sarebbe giusto. Perché è meglio gustarsi Magot per quello che è. Un prodotto raffinato di musica gentile.

Certo che ci vuole, come sempre in questi casi, un brano guida. Quello che contiene quel qualcosa in più che fa scattare l'innamoramento. In questo caso il brano, il singolo, il titolo guida si chiama "Buongiorno a te", un gioiellino di semplicità e di dolcezza, dove la voce, come sempre educata e discreta ma così espressiva di Roberta ci accompagna nel sogno. "Buongiorno a te / che ridi anche se non sai perché" e quasi automaticamente un sorriso arriva a incresparti il labbro. E' vero. Sorrido anche se non so perché. "Tu come un giocoliere in equilibrio sai stare / son piccoli i tuoi passi, ma a te sembra di volare / vedrai che in un baleno arriveranno fino al mare". Sembra una delicata canzone d'amore, ma poi Roberta spiegherà nell'intervista che pubblichiamo che invece sono versi dedicati a un bambino. "L'immagine era quella di un mio cuginetto piccolo che all'epoca aveva due anni, io andavo a prenderlo tutte le mattine e lo portavo all'asilo e lui ancora non parlava. Quindi facevamo questi tragitti in passeggino. Ed era una bella esperienza per me. La prima persona che vedevo alla mattina era questo facciotto. E' una canzone che ho dedicato a lui. Per comunicare con un bambino piccolo. Forse riesce ad arrivare facilmente perché parla a quella parte delle persone". Mai fermarsi alle prime impressioni!

Ma non è la sola canzone di Roberta che si presta a qualche equivoco. Ce ne sono ben tre nell'album che fanno pensare a racconti di amore tutto al femminile, ma, incredibilmente parlando con Roberta tutti questi sottintesi che sembrano esplicitamente omosessuali, sfumano in tenerezze assortite, in atmosfere molto più tranquille. Eppure quando ne "Una mezzaluna" ci si imbatte in frasi come "Mio dolce vita te ne vai a spasso / per le colline in piena libertà / mi sermbavra strano il fatto di sentirti / così leggera e così limpida / e con un bacio della fantasia / ti penso come se non fossi mia" è difficile non pensare ad una donna che canti il suo amore per un'altra donna.

Così come quando in "Madame Cecile" si dice: "Se siamo tutti nella stessa sfera / perché sono distanti i nostri pensieri / stanotte ti ho trovata dentro i miei / Madame Cecile chissà / che cosa passa dentro i tuoi /stanotte ti ho trovato dentro i miei / lo sai che sono proprio come i tuoi". Ma ancora di più in "Notte blu" dove il discorso sembra farsi più esplicito: "Sei sparita nella notte e avevi il cuore in gola / e ricordo per sparire ti è bastata una parola / e quando quella notte io mi sono risvegliata / tra le mie fedeli stelle non ti ho più trovata". Esplicita no? E invece no! Madame Cecile è una mendicante che stazionava fuori da un supermercato e "Notte blu" "parla di una mia amica che, quando avevamo circa 22/23 anni e lei si è fidanzata con il mio primo amore. E noi non ci eravamo ancora quasi lasciati". Tutto più naturale e semplice, ma il brivido sottorraneo nel sentire una donna che pronuncia parole d'amore per un'altra donna resta.




E' un disco breve: sono nove canzoni più una ghost track che passano in un attimo, anche se non sono esattamente corte (la media è sui quattro minuti), di una delicatezza unica, dove suoni e rumori quotidiani fanno parte dello sfondo sonoro, come qualcosa che ci avvicina ancora di più, come un invito all'intimità. Tutte le canzoni di Magot sembrano infatti destinate più a un piccolo giro di amici che ad un eventuale pubblico. Canzoni da camera nel senso migliore del termine: una sorta di viaggio all'interno di una stanza: "Songs from a room" come direbbe Leonard Cohen.

Così è "Febbraio", brano appena sussurrato e accarezzato dal violoncello. "Mi commuove il mare se luccica / è una carezza al mondo che sanguina / e mi commuovo quando sento quanto sono piccola". Più vivace "Notte blu", dall'incedere bizzarramente asimmetrico e mossa è anche "Angeli metallo pesante", dedicato all'ex gruppo di accompagnamento che l'ha aiutata nel fare il disco: "Angeli metallo pesante / camminano leggeri ai miei fianchi / viaggiano su corde tese e nel viaggio afferrano l'idea / solidi abbastanza perché il vento non li porti via".

Ultimo pezzo da memorizzare è il prefinale, prima della ghost track: "Tutta l'aria che vorrei", dove fa la sua bella comparsa il sax di Antonio Marangolo. La classica canzone che non ti aspetti, perché parte tenue tenue e rivela in fondo un anima di ferro: "Come il vento dell'estate tu mi porti nell'assenza / che talvolta si presenta dentro me / così spesso resto sola anche in mezzo at anta gente / ben nascosta e senza voglia di parlare". Una canzone d'amore, ma dalla delicata e persistente atmosfera.

In mezzo a questa densa compagnia sfumano un po' nell'indifferenza "Dieci mondi" e "Sul tetto in cima al mondo" che sono canzoni del tutto degne, ma destinata a passare un po' in secondo piano. Le influenza di Magot vanno dalla musica francese al folk di oltre oceano, ma con un ampio raggio di azione. La cifra stilistica è complessivamente originale, specie per una delicatezza nel porgere inusuale e grazie anche ad improvvisi graffi della voce che danno come una dimensione amplificata delle emozioni che vuole esprimere.


Musica gentil, musica tranquilla, ma men che mai moscia, a ulteriore espressione della versatilitià e della naturale propensione delle gente di Liguria verso la musica d'autore. La terra di De André e Gino Paoli, del Festival di Sanremo e del Club Tenco, di Max Manfredi e di Zibba, di Claudia Pastorino e Roberta Alloisio, degli Gnu Quartet e di Antonio Lombardi, adesso ha un nome in più a cui prestare più di qualche attenzione: Roberta Barbarino alias Magot
.


Ultimo aggiornamento: 12-12-11