Ospiti:
Archi scritti e diretti da Adriano Murania: Faibo Abate (cori);
Fiorella Mannoia (voce); Elena Guerriero (piano wurlitzer,
synth, organo hammond)
Testi e musiche di Alfio Antico
Eccetto: “Guten Morgen” Testo di Alfio Antico
e Puccio Castrogiovanni - Musica di Alfio Antico
“Cunta li jurnati” Testo originale di Alfio Antico
– Musica di Alfio Antico e Puccio Castrogiovanni
Produzione
artistica: Carmen Consoli
Arrangiamenti: Carmen Consoli, Puccio Castrogiovanni, Alfio
Antico
Fiorella Mannoia appare per gentile concessione di OYA’
srl e Sony Music Italy
Registrato da Salvo Noto al Due Parole Studio (Catania) Missato
da Gianluca Vaccaro al Due Parole Studio - Assistente: Tommaso
Galati. Masterizzato da Fabrizio De Carolis al Reference Mastering
Studio di Roma
Foto: Raffaele Gulisano
Progetto grafico: Orazio Arena
Produzione esecutiva: Salvo Noto (Narciso Records)
Adattamento testi: Gianfranco Iannizzotto e Elena Guerriero
Ed. Mus. Narciso Records tranne Si ti virissi – 2003
Alfa Music Studio & Rai Trade Ed. Mus
Alfio
Antico
"Guten morgen" Narciso Records/Universal- 2011 Nei migliori negozi
Tracklist
01
Cuccurucù
02
Guten
Morgen
03
Di
cu sugnu
04
Tutti
li cosi vanno a lu pinninu
05
Minutedda
mia
06
Si
ti virissi
07
Zimmuru
smossu
08
Afrodite
09
Culnta
li jurni
10
Stridduzza
veniri
11
U
nasu
Un
sontuoso disco di musica popolare! Ma non immaginatevi il carrettino
siciliano, due tamburelli, una marranzana e poc'altro. No, qui
c'è Carmen Consoli sul banco di regia e giù in sala
macchine, a faticare tra basso, chitarra acustica e chitarra elettrica,
appoggiata da Puccio Castrogiovanni, per rendere un'anima rock
a una musica millenaria, a una musica che è vita e viva.
E poi c'è tutta la classe di Alfio Antico, che è
tanta e tanta. Ma il disco è sorprendente. Quasi facile
nel suo dipanarsi prezioso. Una gemma non distante nella sua gelida
perfezione, ma attuale e pronta da usare. Un disco dell'ora con
lunghe radici profonde.
E' un dischetto piccolo piccolo, fatto di poche canzoni, solo
37 minuti di musica, ma molto densi. Quando si arriva alla fine,
e non è per stanchezza, la sensazione è di avere
scandagliato un'opera ben più ponderosa. Alfio Antico,
se serve presentarlo è il mago della tammorra, uno dei
maggiori esponenti italiani, e quindi mondiali, di questo grande
tamburo della tradizione siciliana.
Alfio non è un prodotto di laboratorio, ma un diretto discendente
della tradizione, imparata per discendenza famigliare, anche esercitando
la professione di pastore fino ai 18 anni, attingendo quindi all'esperienza
diretta sul campo. Alla tradizione poi Alfio ha aggiunto di suo,
inventandosi nuovi timbri, nuove coloriture, facendo fiorire il
materiale inerte che tiene in mano e che sembra, spesso, vivere
di vita propria. Assistendo dal vivo a uno spettacolo di Alfio,
ma anche guardandolo si You Tube sembra spesso che il tamburo
non venga neanche toccato dalla mano o comunque non con la frequenza
di cui dà conto invece l'ascolto del suono. E' un virtuoso
Alfio, ma non solo quello: un virtuoso con l'anima che sa dare
Poi
c'è, in aggiunta, il lavoro prezioso di Carmen Consoli
che, da quando ha deciso di dedicarsi alla musica popolare ("anche"
alla musica popolare) della sua terra non ne sbaglia una. E Carmen,
il tocco di Carmen si avverte nelle canzoni che più hanno
a che fare con il repertorio popolare, anche se tutte sono di
Alfio Antico, parole e musica, che vengono come alleggerite e
imbevute di musicalità, senza lasciare mai da solo il tamburo
a picchiare, ma senza mai retrocederlo in secondo piano.
Tra
questo insieme di brani si distinguono alcuni brani più
mossi, come "Guten Morgen",
che è il più frenetico ed altri brani che invece
fanno della pacatezza e della cortesia del porgere il proprio
biglietto da visita, come "Si ti virissi",
ma non bisogna scegliere tra l'uno e l'altro dei momenti. Vanno
insieme, si interscambiano, si propongono uniti nella stessa canzone.
Certo, questo resta comunque un disco che nella musica popolare
affonda entrambi i piedi e quindi sarebbe errato attendersi altro
che questo.
Scrive Enrico
De Angelis, anima del Club Tenco, in una nota diffusa a commento
del disco: "Ho sempre pensato, dal primo giorno che l’ho
conosciuto di persona, che Alfio Antico sia un poeta a tempo pieno.
Non c’è cesura tra quando scrive i versi delle sue
canzoni o parla il quotidiano dialogo con la gente, fosse anche
il primo sconosciuto che incontra, come mi accadde appunto quel
primo giorno in cui lo vidi. Lui si esprime così, con quel
suo filosofeggiare immaginifico e metaforico, sicuramente coltivato
fin dai primi diciotto anni vissuti a cielo aperto con i suoi
greggi del Siracusano. E lo fa 24 ore su 24, forse anche quando
dorme e sogna. Altrettanto non c’è differenza tra
quando usa la parola e quando invece batte il suo tamburo di capra,
e tra le due cose ci infila il canto, apparentemente sommesso,
quasi afono, quasi un recitativo a volte, ma così ricco
di armonici, di rimandi, di evocazioni, di spessore".
"Alfio
- prosegue De Angelis - appartiene “all’acqua,
all’erba”, è figlio “di sireni e di ciclopi”,
rispolvera qui persino un enigmatico gergo pastorale, ma non indulge
più di tanto alla nostalgia. Gli piace sì ricordarsi
“cu l’armali ripusava all’ummira sutta a macchia
di carruba” e di quando “l’acqua tannu era pulita
comu la nostra civiltà”, ma soprattutto preferisce
guardarsi intorno e chiedersi “Chi ci fazzu ‘nna stu
munnu pazzu?”. In un canto riprende la tradizione sonora
delle grida dei venditori ambulanti (in particolare quelle del
pescivendolo, figura assai frequentata nella musica popolare,
che favorisce oltre tutto un tripudio di irresistibili doppi sensi…),
ma, al cospetto della (sacrosanta, per carità) regolamentazione
igienica reclamata da una coppia di turisti tedeschi, va oltre
e rivendica comunque, tra il serio e il faceto, il diritto alla
sopravvivenza, in un mondo dove, ancora adesso, i mezzi per vivere
bisogna guadagnarseli lottando con i denti, in una disgraziata
guerra tra poveri".
Gli undici
brani che compongono il disco rivelano una vena poetica intimista
e solare, che guarda al mondo di oggi con un impeto di ribellione
verso chi deturpa la terra e la sua bellezza e un irrefrenabile
istinto d’amore verso tutto ciò che ancora oggi stupisce
ed emoziona: dai toni elegiaci dei versi d’amore per la
madre ("Minutedda mia" e "Si
virissi") alle morbide atmosfere della rievocazione
del mito, strenua difesa contro la barbarie dei nostri giorni
("Afrodite" e "Stidduzza
Veniri").
Un solido disco, ben realizzato, dagli ottimi suoni e dai contenuti
freschi e attuali. Chi ha mai detto che la musica popolare non
possa essere d'autore?