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Le BiELLE RECENSIONI
Alfio Antico: "Guten Morgen"
Che bella la musica popolare! Anche quando è d'autore
di Leon Ravasi
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Crediti:
Alfio Antico (voce, tamburo, campane, percussioni): Carmen Consoli (chitarra classica, chitarra elettrica, glockenspiel, armonica a bocca, basso, synth, cori); Giuseppe Nicotra (chitarra acustica, chitarra elettrica); Puccio Castrogiovanni (mandola, effetti vocali, mandolino, charango, marranzano, corni, organo Hammond, zummara. bombarda, fisarmonica); Gionni Allegra (contabbasso); Salvo Noto (chitarra elettrica);

Ospiti:
Archi scritti e diretti da Adriano Murania: Faibo Abate (cori); Fiorella Mannoia (voce); Elena Guerriero (piano wurlitzer, synth, organo hammond)

Testi e musiche di Alfio Antico
Eccetto: “Guten Morgen” Testo di Alfio Antico e Puccio Castrogiovanni - Musica di Alfio Antico
“Cunta li jurnati” Testo originale di Alfio Antico – Musica di Alfio Antico e Puccio Castrogiovanni

Produzione artistica: Carmen Consoli
Arrangiamenti: Carmen Consoli, Puccio Castrogiovanni, Alfio Antico
Fiorella Mannoia appare per gentile concessione di OYA’ srl e Sony Music Italy

Registrato da Salvo Noto al Due Parole Studio (Catania) Missato da Gianluca Vaccaro al Due Parole Studio - Assistente: Tommaso Galati. Masterizzato da Fabrizio De Carolis al Reference Mastering Studio di Roma
Foto: Raffaele Gulisano
Progetto grafico: Orazio Arena
Produzione esecutiva: Salvo Noto (Narciso Records)
Adattamento testi: Gianfranco Iannizzotto e Elena Guerriero
Ed. Mus. Narciso Records tranne Si ti virissi – 2003 Alfa Music Studio & Rai Trade Ed. Mus



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Alfio Antico
"Guten morgen"

Narciso Records/Universal- 2011
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Tracklist

01 Cuccurucù
02 Guten Morgen
03 Di cu sugnu
04 Tutti li cosi vanno a lu pinninu
05 Minutedda mia
06 Si ti virissi
07 Zimmuru smossu
08 Afrodite
09 Culnta li jurni
10 Stridduzza veniri
11 U nasu
Un sontuoso disco di musica popolare! Ma non immaginatevi il carrettino siciliano, due tamburelli, una marranzana e poc'altro. No, qui c'è Carmen Consoli sul banco di regia e giù in sala macchine, a faticare tra basso, chitarra acustica e chitarra elettrica, appoggiata da Puccio Castrogiovanni, per rendere un'anima rock a una musica millenaria, a una musica che è vita e viva. E poi c'è tutta la classe di Alfio Antico, che è tanta e tanta. Ma il disco è sorprendente. Quasi facile nel suo dipanarsi prezioso. Una gemma non distante nella sua gelida perfezione, ma attuale e pronta da usare. Un disco dell'ora con lunghe radici profonde.

E' un dischetto piccolo piccolo, fatto di poche canzoni, solo 37 minuti di musica, ma molto densi. Quando si arriva alla fine, e non è per stanchezza, la sensazione è di avere scandagliato un'opera ben più ponderosa. Alfio Antico, se serve presentarlo è il mago della tammorra, uno dei maggiori esponenti italiani, e quindi mondiali, di questo grande tamburo della tradizione siciliana.

Alfio non è un prodotto di laboratorio, ma un diretto discendente della tradizione, imparata per discendenza famigliare, anche esercitando la professione di pastore fino ai 18 anni, attingendo quindi all'esperienza diretta sul campo. Alla tradizione poi Alfio ha aggiunto di suo, inventandosi nuovi timbri, nuove coloriture, facendo fiorire il materiale inerte che tiene in mano e che sembra, spesso, vivere di vita propria. Assistendo dal vivo a uno spettacolo di Alfio, ma anche guardandolo si You Tube sembra spesso che il tamburo non venga neanche toccato dalla mano o comunque non con la frequenza di cui dà conto invece l'ascolto del suono. E' un virtuoso Alfio, ma non solo quello: un virtuoso con l'anima che sa dare





Poi c'è, in aggiunta, il lavoro prezioso di Carmen Consoli che, da quando ha deciso di dedicarsi alla musica popolare ("anche" alla musica popolare) della sua terra non ne sbaglia una. E Carmen, il tocco di Carmen si avverte nelle canzoni che più hanno a che fare con il repertorio popolare, anche se tutte sono di Alfio Antico, parole e musica, che vengono come alleggerite e imbevute di musicalità, senza lasciare mai da solo il tamburo a picchiare, ma senza mai retrocederlo in secondo piano.

Tra questo insieme di brani si distinguono alcuni brani più mossi, come "Guten Morgen", che è il più frenetico ed altri brani che invece fanno della pacatezza e della cortesia del porgere il proprio biglietto da visita, come "Si ti virissi", ma non bisogna scegliere tra l'uno e l'altro dei momenti. Vanno insieme, si interscambiano, si propongono uniti nella stessa canzone. Certo, questo resta comunque un disco che nella musica popolare affonda entrambi i piedi e quindi sarebbe errato attendersi altro che questo.

Scrive Enrico De Angelis, anima del Club Tenco, in una nota diffusa a commento del disco: "Ho sempre pensato, dal primo giorno che l’ho conosciuto di persona, che Alfio Antico sia un poeta a tempo pieno. Non c’è cesura tra quando scrive i versi delle sue canzoni o parla il quotidiano dialogo con la gente, fosse anche il primo sconosciuto che incontra, come mi accadde appunto quel primo giorno in cui lo vidi. Lui si esprime così, con quel suo filosofeggiare immaginifico e metaforico, sicuramente coltivato fin dai primi diciotto anni vissuti a cielo aperto con i suoi greggi del Siracusano. E lo fa 24 ore su 24, forse anche quando dorme e sogna. Altrettanto non c’è differenza tra quando usa la parola e quando invece batte il suo tamburo di capra, e tra le due cose ci infila il canto, apparentemente sommesso, quasi afono, quasi un recitativo a volte, ma così ricco di armonici, di rimandi, di evocazioni, di spessore".

"Alfio - prosegue De Angelis - appartiene “all’acqua, all’erba”, è figlio “di sireni e di ciclopi”, rispolvera qui persino un enigmatico gergo pastorale, ma non indulge più di tanto alla nostalgia. Gli piace sì ricordarsi “cu l’armali ripusava all’ummira sutta a macchia di carruba” e di quando “l’acqua tannu era pulita comu la nostra civiltà”, ma soprattutto preferisce guardarsi intorno e chiedersi “Chi ci fazzu ‘nna stu munnu pazzu?”. In un canto riprende la tradizione sonora delle grida dei venditori ambulanti (in particolare quelle del pescivendolo, figura assai frequentata nella musica popolare, che favorisce oltre tutto un tripudio di irresistibili doppi sensi…), ma, al cospetto della (sacrosanta, per carità) regolamentazione igienica reclamata da una coppia di turisti tedeschi, va oltre e rivendica comunque, tra il serio e il faceto, il diritto alla sopravvivenza, in un mondo dove, ancora adesso, i mezzi per vivere bisogna guadagnarseli lottando con i denti, in una disgraziata guerra tra poveri".

Gli undici brani che compongono il disco rivelano una vena poetica intimista e solare, che guarda al mondo di oggi con un impeto di ribellione verso chi deturpa la terra e la sua bellezza e un irrefrenabile istinto d’amore verso tutto ciò che ancora oggi stupisce ed emoziona: dai toni elegiaci dei versi d’amore per la madre ("Minutedda mia" e "Si virissi") alle morbide atmosfere della rievocazione del mito, strenua difesa contro la barbarie dei nostri giorni ("Afrodite" e "Stidduzza Veniri").

Un solido disco, ben realizzato, dagli ottimi suoni e dai contenuti freschi e attuali. Chi ha mai detto che la musica popolare non possa essere d'autore?




Ultimo aggiornamento: 07-06-2011