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Le BiELLE RECENSIONI
Aldo Rossi: "La vite e la muart"
La vita e la morte non risparmiano nessuno
di Fabio Antonelli
Ascolti collegati

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Si Vif

Luigi Maieron
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Luigi Maieron
Anime femine

Loris Vescovo
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Blu

Lino Straulino
Baruc

Crediti:
Aldo Rossi: voce, chitarre, programmazioni
Rudy Fantin: pianoforte (6)

Tutte le canzoni sono di Aldo Rossi tranne “Jo mûr” (cover di “Just dance” di Lady Gaga), “Preiere di Nadâl” (una poesia di Pre Toni Bellina con l’accompagnamento al pianoforte scritto e suonato dal maestro Rudy Fantin), “La balade dal Pizighet” (cover dei Mitili FLK con discussione filologico-musicale via e-mail con l’Argentina dove risiede Guido Carrara autore del brano), “La so puema” (testo di Giorgio Ferigo), “Si podès” (adattamento in Friulano di “Istanti” di J. L. Borges)

Registrazione e mastering a cura di Aldo Rossi
Le foto di copertina sono di Michele Ciussi
La grafica del cd è stata curata da Igor Tullio

Pensato, scritto e prodotto da Aldo Rossi tra gennaio 2009 e febbraio 2011

 

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Aldo Rossi
La vite e la muart

Curte - 2011
Acquistabile ai concerti o qui



Tracklist

CD A “La vite”
01 Il gjaul
02 Hasta Compañero
03 Jo mûr
04 Rampini
05 None
06 Preiere di Nadâl
07 La balade dal Pizighet
08 La fine del mondo
09 21 gr. (svuali vie)
10 Ce biel
CD B “La muart”
01 Ben vistide e petenade
02 La me rosse
03 Plaçute Salon
04 A là sù
05 La so puema
06 Di un Pari
07 Cjalde che sere (Il 6 di mai)
08 Si podès
09 Masse fazil
10 Grant
“Par fâ dal mâl baste nome un secont,
par fâ dal ben la vite di un om”
(Aldo Rossi - “A là su”)

(“Per fare del male basta solo un secondo
Per far del bene la vita di un uomo”)
(Aldo Rossi - “Lassù”)


Se non esiste forse una scuola genovese legata alla canzone d’autore, ancor meno si può parlare di una scuola friulana, perché a mancare, qui, è sicuramente un epigono, una guida cui fare riferimento. È però innegabile che da questa terra di confine, spesso ancorata alla difficile vita di montagna, dove l’esistenza umana è fatta di sacrifici per strappare il pane quotidiano a una terra difficile e avida, continuano a emergere figure di grande rilievo nell’ottica di quella canzone che definirei di qualità, se proprio non desideriamo utilizzare il termine “d'autore” che vuol dire tutto e nulla.

Così, dopo i nomi forse più noti di Luigi Maieron e Lino Straulino, ecco una nuova figura emergente, Aldo Rossi, che poi figura tanto nuova alla musica non è, visto annovera alle proprie spalle già tre album. Le sue canzoni nascono e sono pensate in “lengua furlana”, ma pur restando fedeli alla tradizione lessicale, trattano spesso temi universali. Anzi in questo disco si può dire che la tematica affrontata riguarda davvero tutti indistintamente e s’intuisce già dal titolo “La vite e la muart”, cioè “La vita e la morte”.

È un disco pensato e ripensato, tanto che a un certo punto sembrava che il progetto non dovesse più andare in porto. Invece, piano piano, il tutto ha preso forma e il materiale compositivo è stato così abbondante da andare a formare un doppio album, un disco A intitolato “La vite” e un disco B “La muart”, per un totale di venti tracce e poco più di un’ora di musica. Oltre alle canzoni pensate, scritte e musicate da Aldo Rossi nel lavoro trovano spazio Jo mûr (“Muoio”), cover di Just dance di Lady Gaga; Preiere di Nadâl (“Preghiera di Natale”) il cui testo è una poesia di padre Toni Bellina, un sacerdote, scrittore, giornalista e traduttore italiano di lingua friulana scomparso nel 2007; La balade dal Pizighet (“La ballata del becchino”), una cover dei Mitili FLK (band friulana) e comprende una discussione avvenuta via e-mail con Guido Carrara, ex chitarrista del gruppo e autore del brano stesso; La so puema (“La sua ragazza”) un testo di Giorgio Ferigo, un medico, scrittore, storico, e musicista italiano anche lui scomparso nel 2007 e infine Si podès (“Se potessi”) un adattamento in friulano della poesia Istanti di Jorge Luis Borges.

Il lavoro rientra nella categoria del puro artigianato, per di più realizzato in piena autonomia sia dal punto di vista produttivo sia da quello prettamente esecutivo. Tutte le chitarre, ad esempio, sono suonate da Aldo, così come da lui sono realizzate le programmazioni. Unico intervento "alieno", l’esecuzione al pianoforte di Preiere di Nadâl, a cura dell’autore stesso della musica di quel brano, ossia il pianista jazz friulano Rudy Fantin.

Il disco promette di volare alto:
“La morte compie un fulmineo montaggio della nostra vita:
ossia sceglie i suoi momenti veramente significativi e li mette in successione
(…) solo grazie alla morte, la nostra vita ci serve ad esprimerci”

Questa è, infatti, la citazione di Pier Paolo Pasolini riportata in contro copertina.
Mantiene però le promesse?

Cominciamo con il dire che i linguaggi musicali utilizzati dnell’affrontare i diversi temi sono quanto di più vario si possa immaginare: si passa dal rock al folk alla ballad alla beguine e chi più ne ha... Così facendo, se da una parte si ottiene il vantaggio di rendere il disco vario e piacevole, vista anche la difficoltà oggettiva dell’essere quasi totalmente cantato in lingua friulana, dall'altra si finisce per rendere un po’ meno compatto l’intero progetto.

Tra i due dischi, decisamente più interessante il secondo, quello dedicato alla morte, più triste e malinconico, ma anche più umano e profondo. Del primo, uno dei punti salienti sono dati da None (“Nonna”), toccante ballata legata ai ricordi della propria infanzia “e i scjampavi / vie di corse a vai parce / mi pacavin / i fruz plui gancj e triscj di me / i mi poavi / e li tal to grim a pasave su dut” (“E io scappavo / Via di corsa a piangere se /Mi picchiavano / I ragazzi più grandi e cattivi di me / E mi appoggiavo / E nel tuo grembo passava subito tutto”). Poi c’è la bellissima già citata Preiere di Nadâl (“Preghiera di Natale”), con quel delicatissimo pianoforte che accarezza gli altrettanto teneri e sinceri versi che appartengono ancora una volta all’infanzia di tanti di noi.

Interessante anche l’ironica e spiritosa La fine del mondo, una delle poche canzoni in italiano, con quel suo testo così irriverente come realistico “ma questa sciagura mi rende contento / perché è molto democratica / povero o ricco in quel dato momento / se la strizzeranno uguale uguà”.


Più interessante, senza dubbio, il secondo disco, sin dalla prima traccia Ben vistide e petenade (“Ben vestita e pettinata)” in cui al ritmo di un’apparentemente spensierata beguine viene presentata la morte “La muart a è une femine sentade / ca spiete chi tu passis par di la / a è biele ben vistide e petenade / e a sà che prin o dopo si rivarà” (“La morte è una donna seduta / Che aspetta che si passi di la / È bella benvestita e pettinata / E sa che prima o poi si arriverà”).

Bella poi la lenta e sognante Plaçute Salon (“Piazzetta Salon “), un tuffo di Aldo nel proprio passato, vissuto a Plan Darte. Un brano semplice nella sua esecuzione, solo chitarra e voce, che però mira dritto al cuore dell’ascoltatore. Ancor più bella la riflessione sull’aldilà della dolcissima e ispirata A là su (“Lassù”), “No è migo vere / ch’a è grande cheste cjere, / se un toc di paradîs no ‘nd è. / Se par stâ in pâs, / spietìn l’eternitât, / dimi ce ch’i stoi a fâ ca jù” (“Non è mica vero / Che è grande questa terra / Se un pezzettino di paradiso non c’è / Se per stare in pace / Aspettiamo l’eternità / Dimmi cosa sto a fare quaggiù”).

Veramente toccante poi, la successiva La so puema (“La sua ragazza”), il cui testo di Giorgio Ferigo ci porta nella grande sofferenza di una donna che vive la sua vita nel ricordo del suo grande Amore. Una storia finita con il suicidio di lui e con lei incinta. Si sposerà, avrà altri figli, ma il pensiero sarà sempre e solo per quel ragazzo. Con sensi di colpa per il suicidio, ma anche di rabbia per come lui ha voluto chiudere tutto. Finale aperto direi, “Fasint l'ultin dai pins o lu ai sintût berghelâ / e pò o soi...lade” (“Facendo l’ultimo dei bambini l’ho sentito piangere e poi dopo … me ne sono andata”), che può assumere un duplice significato: la protagonista muore partorendo l'ultimo bambino o decide di andarsene dopo l'ultimo parto.

Dedicata a Beppino Englaro la breve ma sofferta, Pari (“Padre”). Commoventi i versi finali “Podarès jessi / Podarès sta / Chi no pôs diti / La me volontât / Ma nissun di miôr a la sa / Di cui cal è / Il gno papà” (“Potrebbe essere / Ci potrebbe stare / Che io non possa dirti / La mia volontà / Ma nessuno meglio la conosce / Di lui che è / Il mio papà”). Chiude degnamente Grant (“Grande”), eseguita dal vivo, solo voce e chitarra e dedicata, come l’intero lavoro, alla propria madre, con quei versi conclusivi “Chês roses curades cun tant amôr / Colôrs di une vite cun poc lusôrs / La fadie dal vivi par cressi tiei fîs / E tante fadie par la vie di chi” (“Quei fiori curati con tanto amore / Colori di una vita con poco chiarore / La fatica di vivere per crescere i tuoi figli / E tanta fatica per … riuscire ad andartene”), che racchiudono tutta la difficoltà del vivere e del morire, ma anche la consapevolezza di aver trasmesso amore ai propri figli.

Un amore ripagato anche attraverso questo album, nato forse dal poco ma che vale tanto, così com’è la vita degli uomini di montagna che tanto devono lavorare e faticare per gioire del poco che riescono a raccogliere, ma che, proprio per questo, sanno meglio cogliere la bellezza del vivere e la dignità del morire.

Ultimo aggiornamento: 31 -10-2011