Una
Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.
Le
BiELLE RECENSIONI
Alberto
Marchetti: "Alberto Marchetti" Musica
gentile per cinque storie assortite di
Lucia Carenini
Ascolti
collegati
Luca Bonaffini
Treni
Fabio Abate
Itinerario precario
Gianluca Bargis
Niente di personale
Mattia Donna
Sul fianco della strada
Giancarlo Frigieri
Chi ha rubato le strade
ai bambini
Evasio Muraro
O tutto o l'amore
Crediti:
Alberto Marchetti: voce
Alberto Pavesi: batteria
Larry Mancini: basso
Valerio Gaffurini: pianoforte
Paolo Costolai: chitarre
Vincenzo "Titti" Castrini: fisarmonica
Paolo Malacarne: tromba
Testi di Alberto Marchetti, musiche di
Giovanni Gobbi (1,3, 5), Daniele Giario
(2) e Loris Deval (4).
Arrangiamenti: Valerio Gaffurini e Paolo
Costola
Registrazione, mix e mastering: Paolo
Costola al Max Wave Studios www.macwavestudios.com
Foto di copertina: Massimo Lenzo- Progetto
grafico: Letizia d'Ubaldo
Stampato da F4W www.f4w.it
Su
Bielle
Sul
web
Alberto
Marchetti Alberto
Marchetti
Penthar Music - 2011 Acquistabile
su iTunes
Tracklist
01
Lettere smarrite
02
L’isola che se
ne andò
03
Lei non sa
04
È bello
05
Un po’ di pace
Il mondo di Alberto Marchetti è un
mondo gentile. Nell’ep omonimo ce ne offre un
assaggio fatto di cinque canzoni per cinque storie,
che ci porge con garbo e delicatezza. Le musiche,
scritte da tre diversi compositori, sono piuttosto
eterogenee, così come i temi trattati; a legare
il tutto la voce di Alberto e la sua attitudine interpretativa
che fa da collante tra le canzoni, legando atmosfere
e tematiche diverse - si va dalla ballata classica
alla fanfara, dalla riflessione intimista alla critica
sociale - con suo personale fil rouge fatto di una
scrittura per immagini e appena velato di malinconia.
Il lavoro si apre con “Lettere smarrite”,
testo ispirato al Bartleby melvilliano. Marchetti
lo immagina lì nel suo ufficio delle lettere
smarrite “in quello che deve essere stato
uno dei periodi migliori della sua vita, àncora
in un mondo chiuso che gli bastava perché,
per assurdo, quel microcosmo gli apriva una porta
su tutte le storie possibili”. L’atmosfera
musicale “bonaffiniana”, a cura di Giovanni
Gobbi, fa il resto.
Con “L’isola che se ne
andò” si cambia registro.
Con un piglio che sta la ballata e il caraibico,
Marchetta ci racconta la storia - vera - di Giulia-Nerita-Corrao-Otham-Graham-Sciacca-Ferdinandea,
(in siciliano ìsula Firdinandéa),
cartografata anche come "Banco Graham",
una piattaforma sottomarina a sei metri di profondità
tra Sciacca e Pantelleria. La formazione è
costituita dalla bocca di un vulcano sommerso
che, eruttando, nel 1831 la fece innalzare fino
a sollevarsi dall'acqua, per poi pian piano sprofondare
per ri-inabissarsi definitivamente nel gennaio
del 1832. Ovvero, della caducità delle
cose e delle discussioni fatte per nulla. “L’isola
è ancora sotto il mare, ma la bega diplomatica
per stabilirne la sovranità, assurdo ma
vero, non si è ancora placata”.
Con “Lei non sa” ritorna
la vena intimista sottolineata dal pianoforte, che continua in
“È bello”, forse
l’episodio più riuscito del lavoro. Una dichiarazione
d’amore fatta canzone.
A un ritmo da fanfara e all’ironia, infine,
è affidata la chiusura. L’ultimo
brano, “Un po’ di pace”
sottolinea quanto sia importante non prendersi
troppo sul serio perché, in fondo, “ci
crediamo protagonisti di una tragedia epica e
quasi sempre ci scopriamo essere comparse di un
dramma comico”.
Musica gentile, niente di particolarmente innovativo,
forse, ma suonato con cura, pensato con l’anima
e piacevole all’ascolto. Da tener d’occhio.
Attendiamo altre sue cose.ale.