| Vinicio
Capossela, il tour di "Marinai" |
| E' partito da Genova,
arriverà a Milano il 21 e 22 maggio. Fine a Roma il
27 maggio
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30/04
-Dopo la presentazione ‘milanese’, Vinicio Capossela
è partito in tour con un nuovo show incentrato sui
temi del disco. Il primo porto di partenza è stato
Genova, al Teatro Carlo Felice il 27 aprile. Altri approdi,
nei teatri di molte città italiane: il 28 aprile
al Teatro Donizetti di Bergamo, il 29 aprile al Regio di
Parma, il 2 maggio al Teatro Comunale di Vicenza e il 3
maggio all’Arena del Sole di Bologna. Si sposterà
poi al Palais di Saint Vincent di Aosta il 6 maggio. Dopo
le due esibizioni di Firenze al Teatro Verdi il 10 e l'11
maggio, Capossela suonerà il 13 maggio al Teatro
Ventidio Basso di Ascoli e il 16 maggio al Teatro Regio
di Torino.
A Milano, Vinicio
Capossela tornerà il 21 e 22 maggio per due concerti
al Teatro degli Arcimboldi, e il 23 maggio sarà la
volta del Teatro Ponchielli di Cremona. La prima parte della
tournée si concluderà all'Auditorium Conciliazione
di Roma il 27 maggio.
Ecco
il comunicato stampa di presentazione del disco: "Marinai,
Profeti e Balene” un’opera fuori misura, Ciclopedica:
la Marina Commedia di Vinicio Capossela. Diciannove pezzi
inediti in ottantasei minuti di musica. Il Mare: mitologia,
canzone di gesta, simbolo del fato, sfida al destino, scenario
di passioni umane, organismo vivente, acquario abissale,
spettri, presagi, voci di marinai, uragani, naufragi...
Troppo vasta è la materia per ricondurla a un disco
solo. Eccone allora due, uno oceanico e l’altro omerico.
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I temi
esistenziali della grande letteratura di mare sono qui evocati
da una complessa architettura musicale, da arrangiamenti
che sono una vera e propria colonna sonora dell’immaginazione
e dall’asciuttezza atavica della musica cretese. Molti
e insoliti sono gli strumenti utilizzati: le percussioni
indonesiane gamelan, la viola d’amore barocca, il
santur, le onde Martenot, il theremin, la sega musicale,
l’ondioline. A sostegno della voce, una grande varietà
di cori: da ciurma (i cosiddetti Drunk Sailors), di voci
bianche (Mitici Angioletti), ancestrali (come quelli di
Valeria Pilia e le donne sarde di Actores Alidos), classici
(il Coro degli Apocrifi, una formazione di 16 elementi)
e anni Trenta con “special guest” le Sorelle
Marinetti.
Nella
ciurma storica di Capossela risaltano il braccio elettrico
di Vincenzo Vasi e i plettri di Alessandro Asso Stefana.
Ma anche gli ufficiali dei primi dischi sono stati richiamati:
Jimmy Villotti (chitarra), Ares Tavolazzi (contrabbasso),
Antonio Marangolo (saxofoni). E uno stato maggiore di ospiti
illustri: i newyorkesi Marc Ribot (chitarre) e Greg Cohen,
il brasiliano Mauro Refosco (percussioni), una ragguardevole
rappresentanza di solisti della Scala, il tanguista-rockero
Daniel Melingo; i patafisici catalani Cabo San Roque, creatori
di bizzarre orchestre meccaniche; e il patriarcale Psarantonis,
ovvero Antonis Xylouris, lo “Zeus con la lira”,
leggenda vivente della musica cretese. Vinicio Capossela
ha costruito lo scheletro del suo Pequod a ottanta metri
a picco sul mare.
Con
il gesto proprio di Fitzcarraldo, ha fatto issare fin sul
Castello Aragonese di Ischia un pianofortecapodoglio degli
anni 30 - un Seiler, tanto per restare in tema. Lassù,
solo i gabbiani e gli spettri del mare hanno assistito alla
registrazione dell’ossatura. Con lui, una “picciola
compagnia” formata dal maestro d’ascia e arrangiatore
Stefano Nanni e dell’armatore sonoro Taketo Gohara.
Il fasciame è stato preparato negli studi di Radio
Capodistria; l’alberatura a Berlino e a Creta, fiocchi
e vele nei neonati studi de La Cupa, a Milano, mentre messaggi
in bottiglia andavano e venivano attraverso gli oceani.
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La recensione
del concerto di Londra
del Times
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Persino gli italiani, che costituivano il 99% del
pubblico, devono avere avuto qualche momento di perplessità.
Che dire infatti di un cantante che dà la sua personalissima
surreale interpretazione di Lord Jim e Heart of darkness, si lancia
in una imitazione usa-e-getta degli shubi-dubi-dù di Frank
Sinatra, cambia cappello ad ogni brano e a fine serata viene portato
via in una rete da caccia, modello caccia alla tigre, mentre la
sua band pompa un'indiavolato riff alla Frank Zappa? Autore e cantautore,
il 45enne Capossela - che canta come Tom Waits e sembra il fratello
più calvo e più smunto di Johnny Depp - ha visto la
sua reputazione internazionale guadagnare una bella manciata di
punti con la pubblicazione della retrospettiva "The Story Faced
Man" da parte della Nonesuch. Per quanto l'album sia intrigante,
lo spettacolo è stato alquanto più potente, non ultimo
per il fatto che gli arrangiamenti pendevano decisamente verso il
vintage jazz e il blues dell'altro gigante italiano, Paolo Conte.
Anche la voce burbera riecheggia dei suoni del grande uomo, ma Capossela
ha una presenza scenica molto più spiccata. Mentre Conte
ha esplorato le metafore alla Vaudeville in album come Razmataz,
lui in concerto si ritaglia una figura ipnoticamente statica. Capossela,
iperattivo e garrulo, entra in scena dopo la breve aperture di un
mago e - e questo va a suo merito - inizia a presentare le canzoni
in inglese, leggendo da uno spesso plico di appunti. "Italiano!"
è lo scontroso urlo che arriva dalla balconata. Capossela
ignora la richiesta, ma fa felici tutti con i suoi valzer gentili
e la sua lunatica cover di "Si è spento il sole",
canzone della star dei '60, Adriano Celentano. Mentre lui si muove
concitato tra piano, chitarra, armonium, piano giocattolo e Wurlitzer,
mostrando l'intera gamma dei suoi copricapo, dallo Stetson alla
tuba, i sette superbi elementi della sua band lo seguono attraverso
i suoi cambi di registro. Il mustacchiuto Vincenzo Vasi aggiunge
colori vivaci alle tastiere e intesse tempeste al theremin e intanto
i due della sezione di fiati maneggiano trombone sax e clarinetti
come giocolieri.
Canzoni come i Pianoforti di Lubecca dimostrano quanto Capossela
sia oonnivoro in fatto di preferenze culturali e il climax musicale
si trasforma su Ovunque proteggi in un omaggio lirico al produttore
Renzo Fantini, recentemente scomparso.
Favoloso, semplicemente Favoloso.
Clive Davis Trad. LLC
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