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NEWS Gennaio 2011

"I remember you well at the Chelsea Hotel"

Lo storico albergo newyorkese, "casa" di moltissimi artisti,
è in vendita da quattro mesi e non trova un acquirente


20 /01 - Rifugio per artisti, un simbolo dei Boehemien di New York dagli anni ‘50 ai ‘70, il mitico Chelsea Hotel, in vendita da quattro mesi, non ha ancora trovato un acquirente. Aperto fin dal 1884, l’edificio di 11 piani dalla facciata in mattoni rossi in stile Queen Anne che si illumina al calar della sera, l'insegna al neon "Chelsea Hotel", la grande scala in legno, i balconi in ferro battuto, mantiene intatto il suo fascino. E’ famoso come quelli che l’hanno abitato: Arthur Miller, Janis Joplin, Arthur Clarke, Dylan Thomas - che vi morì per l’ultima fatale sbronza - Patti Smith. Nelle sue stanze Andy Warhol ha girato il film "Chelsea Girls", Bob Dylan vi ha scritto “Sad eyed lady of the Lowlands” e lo canta Leonard Cohen nel brano omonimo, "Io ti ricordo bene al Chelsea Hotel", in cui ricorda il suo incontro con Janis Joplin.


Costruito nel 1883 sulla 23° Strada tra l'Ottava e la Nona Avenue, l'edificio fu acquistato negli anni '30 da tre investitori di origine ungherese. Gli eredi di due di loro, dopo aver espulso tre anni fa il regista "storico" Stanley Bard - figlio di uno degli acquirenti e titolare del 37,5% del capitale - hanno deciso di vendere perché secondo loro non valeva la pena ristrutturarlo.
Sarebbe costato troppo il restyling”, ha detto al Wall Street Journal uno dei proprietari, Paul Brounstein. «Il modo in cui noi vorremmo continuare a gestire l’hotel non è necessariamente lo stesso che attira il mercato».
I proprietari vorrebbero tenere in vita un albergo che dalla 23ma strada ha contribuito a fare la storia di New York, ma sostengono l'impossibilità di gestire una struttura in cui i residenti permanenti - circa 90 - pagano affitti bloccati e irrisori, di poche centinaia di dollari.



La richiesta è tra 90-100 milioni di dollari e, secondo indiscrezioni, si sarebbe fatto avanti Andre Balazs, proprietario dello Standard Hotel e del lussuoso Chateau Marmont di Hollywood. Secondo altre fonti, Donald Trump in persona si sarebbe recato a ispezionare il luogo in limousine. «Io credo che il quartiere sia cambiato in modo più veloce di quanto non abbia fatto l’hotel», ha infine detto Brounstein.
Stanley Bard, 76 anni, vera "anima" del Chelsea, vorrebbe invece trasformare lo storico edificio in un mix tra hotel per turisti e residenza per artisti. Fu lui negli anni ’50 a divenirne direttore a 24 anni e a rendere l’albergo un luogo mitico, in un momento in cui il bohemien di New York si chiamava Bob Dylan, Leonard Cohen, o Robert Mapplethorpe.
Ma è finito il tempo in cui il Chelsea Hotel era il rifugio degli artisti. Negli anni Sessanta anche l’”impacchettatore” Christo visse lì senza pagare l’affitto della stanza e in cambio della cortesia lasciò una sua opera d’arte, prima della partenza. Lì Arthur Clarke scrisse 2001: Odissea nella spazio e le feste si susseguivano. Alcol e droga giravano liberamente, come mostra una delle foto appese al muro, che ritrae Sid Vicious una siringa in mano, mentre la scritta "Nancy" si riferisce alla fidanzata del cantante, Nancy Spungen, che lo stesso leader dei Sex Pistols, nel 1978 uccise a coltellate.
"Volevo offrire agli artisti “l’esperienza Chelsea” volevo renderli felici", ha dichiarato ad AFP Stanley Bard, aprendo la porta numero 712, una suite di cinque stanze in cui ha vissuto nel corso degli anni il drammaturgo Arthur Miller con la moglie Inge Morath e la figlia Rebecca. Alla parete, una foto di Arthur Miller con Marilyn Monroe, sua prima moglie.
Bard non dice quanto chiedesse per l’affitto, così come rimane vago sulle opere ricevute in cambio di alloggio, altro argomento di litigio con gli altri soci.
"Mi ricordo le opere di Arman esposte nell’atrio, poi Stanley era molto amico di Larry Rivers, artisti che valgono una fortuna”, afferma Man-lai Liang, un’organizzatrice di eventi che ha vissuto per 25 anni al Chelsea. "Le opere sono state mandate a restaurare, dopodiché sono scomparse e nessuno le ha più viste", aggiunge.
Quello che è rimasto non è certo a quel livello. La cantante Patti Smith descrive nel suo libro "Just Kids" la sala "piena di croste lasciate a Stanley Bard in guisa di affitto."
I 90 residenti stanno molto bene dove sono, e sono difficili da sfrattare, protetti dalle leggi sul blocco dei fitti. "Le nostre radici ormai sono qui, non possono mandarci via", ha dichiarato Nicole L., un’artista francese arrivata 20 anni fa. La sua stanza è luminosa e grande. "Quando il riscaldamento non funziona – aggiunge - accendo il fuoco nel camino”.
"Il Chelsea non può diventare un albergo tradizionale, alcune stanze sono troppo grandi e impossibili da dividere, il suo successo è arrivato da questo mix di artisti residenti e di turisti che sognano di essere lì. In quale hotel al tutto il mondo una persona sarebbe disposta a pagare 500 dollari a notte e non avere nemmeno il servizio in camera? Gli acquirenti si romperanno i denti", dice Scott Griffin, presidente dei residenti del Chelsea.
Il Chelsea Hotel era nato come prima cooperativa privata di appartamenti nella Grande Mela e, quando dovette chiudere per bancarotta, riaprì nel 1905 e diventò un albergo. Durante la prima guerra mondiale ospitò soldati e marinai, ma poi “deviò” dalla guerra passando all’arte tanto che nel 1977 venne iscritto nella lista degli edifici storici.
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Chelsea Hotel #2

I remember you well in the Chelsea Hotel,
you were talking so brave and so sweet,
giving me head on the unmade bed,
while the limousines wait in the street.
Those were the reasons and that was New York,
we were running for the money and the flesh.
And that was called love for the workers in song
probably still is for those of them left.

Ah but you got away, didn't you babe,
you just turned your back on the crowd,
you got away, I never once heard you say,
I need you, I don't need you,
I need you, I don't need you
and all of that jiving around.

I remember you well in the Chelsea Hotel
you were famous, your heart was a legend.
You told me again you preferred handsome men
but for me you would make an exception.
And clenching your fist for the ones like us
who are oppressed by the figures of beauty,
you fixed yourself, you said, "Well never mind,
we are ugly but we have the music."

And then you got away, didn't you babe...

I don't mean to suggest that I loved you the best,
I can't keep track of each fallen robin.
I remember you well in the Chelsea Hotel,
that's all, I don't even think of you that often.

Leonard Cohen


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