Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.

 
 
BielleLibri
Roberto Tortarolo: "Ivano Fossati. Tutto questo futuro"
Tutto-Fossati in un libro pensato apposta per il congedo
di Mario Bonanno
Luci
Ascolti collegati
Per brevità
Ivano Fossati
Dacadancing
amore nel pomeriggio
Ivano Fossati
Ho sognato le strade
Roberto Tortarolo
"Ivano Fossati-Tutto questo futuro"

Rizzoli (2011)
Nelle librerie
Guccini non fa più dischi, Lolli si è dato ai reading, Venditti al pop decerebrato, Vecchioni alla sanremate ruffiane, Bennato è l’ombra del cantautore caustico che fu. Senza contare che De Andrè-Gaber-Graziani-Bertoli sono morti. Adesso che anche Fossati annuncia al Paese il suo ritiro dalle scene, non resta che intonare il de profundis per la canzone d’autore, rimboccarsi le maniche, smetterla di illudersi, piantarla di cercare eredi (che se ci sono, sono invisibili come i fantasmi) e darsi da fare per storicizzare il “fenomeno”.

Al perseguimento dell’impresa possono aiutare volumi come “Ivano Fossati. Tutto questo futuro” (Rizzoli), apologia extra lusso & extra-large del Nostro, ma senza sbrodolamenti, con moltissime foto e altrettanti contenuti. Il romanzo per parole e immagini di una vita in musica, concepito ad hoc (?) per il congedo: elegante sollucchero per fedelissimi di ogni età, miniera di informazioni bio-discografiche per seri studiosi. Anche perché, qui, Fossati si lascia andare di suo pugno, cosa più unica che rara.

“Sono nato in una famiglia operaia, in parte disgregata. Mio padre se ne andò la prima volta quando avevo un anno. Da ragazzo ho avuto anche molte compagnie instabili e rischiose dalle quali mi ha allontanato la passione per la musica che non ammetteva distrazioni buone o cattive. Non mi andava di studiare, così ho smesso presto e più avanti ho letto quasi tutti i libri che i miei occhi e la mia memoria potevano contenere”, comincia, nella limpidezza di stile che gli è propria.

E quando poi - subito dopo - mette le mani avanti, spiegando che “Questa non è un’autobiografia, ma il racconto forse anche incompleto di oltre quarant’anni di musica. Ci sono alcuni dei dischi che mi hanno fatto crescere e ci sono gli strumenti con cui ho costruito le mie canzoni. Ci sono i miei amici”, non dico che me lo aspettassi ma insomma, conoscendo la fama di ritroso/ombroso/di pochissime parole e moltissimi bei fatti poetico-musicali che lo accompagna.

Gli scandalo-dipendenti (se mai ne annoverasse il pubblico di Fossati) si rivolgano altrove: tra le pieghe e le pagine di “Tutto questo futuro” nemmeno l’ombra di una rivelazioncina - che sia una e ina ina - privata. Quantomeno nulla che non coincida con l’itinerario articolato e contiguo alla musica (dai primissimi giri con I Sagittari alla maturità degli anni Ottanta/Novanta e oltre). Fanno eccezione le testimonianze della compagna Mercedes e del figlio Claudio, che peraltro (fedeli al diktat di famiglia) non si sbottonano più di tanto. Il resto dell’amarcord è uno sfilare di ingegneri del suono, giornalisti, attori, gente del mestiere, finanche un avvocato, e dalle loro righe si evince la caratura insolita dell’uomo e dell’artista.

La sua curiosità ontologica, movente a pensieri, azioni, canzoni. Lo spirito speculativo, da navigatore della mente prima ancora che della geografia (che pure ha battuto in lungo e in largo), figlio legittimo di una generazione indomita, capace di attraversare il mare, il mondo, i sogni dei Sessanta/Settanta, e molto di più. Fossati si racconta e la racconta quella generazione, tratteggiandone, pur se di sghimbescio, il tempo e i luoghi, cartoline di un’Italia di ieri sopravvissute al nostro presente.

“Tutto questo futuro” è anche (soprattutto) un libro straripante di fotografie, belle al punto da consumarti gli occhi: foto di strumenti musicali e delle loro custodie, foto di Genova e di band di capelloni, di strade, piazze, lungomari, amici, vecchie automobili, studi di registrazione, e naturalmente di Fossati medesimo; in campo lungo e/o strettissimo, sopra e/o giù dal palco. Un volume dal costo impegnativo (49 euro), da regalare e regalarsi alla prima occasione. Magari in vece dell’ennesimo smart-fone, che ne dite?