| La
meravigliosa combriccola degli anni Venti
di Louise Brooks
Probabilmente farebbe cambio: intelligenza, talento
e successo contro quel fisico da surfista e la giovinezza.
Nella vita ancora non si può, ma al cinema i miracoli
avvengono. Così Woody Allen ha scelto Owen Wilson come
suo alter ego, facendolo diventare un intellettuale di Malibù
che sogna di scrivere come Hemingway ma si accontenta di far
lo sceneggiatore molto pagato a Hollywood, e lo manda in viaggio
a Parigi, con la fidanzata carrierista e i ricchissimi genitori
di lei, repubblicani convinti ("Bisogna essere dementi
e pure perversi per votare a destra").
L'entusiasmo semplice del biondo californiano giustifica un
ritratto da cartolina di Parigi, vista con lo sguardo ingenuo
della West Coast, in cui hanno diritto di esistere tutti gli
stereotipi americani di un Ville Lumière popolata di
artisti e letterati. E amori. E rintocchi di mezzanotte, quando
una Rolls Royce (e non una carrozza) passa e rapisce uno stupito
Owen Wilson catapultandolo nella Parigi degli anni Venti (ciascuno
ha la sua "sindrome dell'Age d'or) dove non manca nessuno:
Hemingway, Gertrude Stein, Picasso, Modigliani, Dalì,
Bunuel, Cole Porter, Fitzgerald e Zelda, Man Ray...
Una meravigliosa combriccola che incanta Wilson (che mai lascia
la sua giacca da enfant paumé di Malibù) e che,
ben lontano dall'essere realistica, si presenta come una mescolanza
lieve di caratteri "alleniani", fornendo l'occasione
di impagabli siparietti. Il mio preferito è la conversazione
al café fra Dalì, Man Ray, Bunuel e Wilson ("Voi
siete surrealisti e non vi stupite, ma io sono un uomo normale").
Presenza fatata Marion Cotillard, ninfa egeria degli artisti
e anche del protagonista che inizia un balletto nel tempo
dove mezzanotti fatate non gli fanno mai perdere la scarpetta,
ma ritrovare la sua macchina del tempo travestita da Rolls-
E fra la fredda e presuntuosa Parigi di oggi (dove però
ci sono gli antibiotici) e il passato non sarà facile
per lui scegliere. Con delicatezza, invidiando cotanta meraviglia,
ci porta per mano fino a un finale da sogno, ugualmente splendido
pur, anzi proprio perché, terreno. Un eccesso di romanticismo?
Ma no, le madeleine vanno gustate dolci!
La frase: Hemingway sugli scrittori "Se è
un cattivo scrittore, lo odio perchè odio la brutta
prosa, se è buono odio te perchè sono invidioso..."
Da
vedere: Per sognare a ruota libera
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