 |
Ascolti
collegati |

GianMaria Testa
Vitamia |

GianMaria Testa
Da questa parte del mare |
Ultimo
aggiornamento: 21-10-2011
|
|
Isabella
Maria Zoppi
"Il giorno che passa e che consuma
Zona (2007)
Nelle librerie |
I libri
di musica in Italia soffrono di Iachitismo, quella malattia infantile
della pubblicistica che confonde le rotative con le aule universitarie,
di cui era maestro Paolo Iachia, e che fanno dei testi dedicati
ai cantautori dei tomazzi (anzi, spesso dei tomini) indigesti e
di difficile lettura, tutti infarciti di cfr, ctrl, note a margine,
a pié di pagina, a pié di capitolo, a pié di
libro o ai piedi di pilato. Avvicinandomi al libro di Isa, ottima
cantautrice, ma, purtroppo per lei, ricercatrice universitaria,
trepidavo aspettandomi un trattamento analogo. E invece no. Ecco
un buon libro che racconta, senza perdersi, vita e miracoli di GianMaria
Testa, cantautore eponimo e uno degli ultimi eroi di chitarra e
voce rimasto a cantare sotto questi cieli improvvidi. Il libro è
uscito nel 2007, quindi riesce ad accogliere "Da questa parte
del mare" e pertanto, se escludiamo "Solo" che comunque
è una raccolta, si può dire che ci sia tutto GianMaria,
da "Una lucciola di agosto", scritta a tredici anni senza
conoscere ancora la musica, né la chitarra, peraltro, fino
a "La nostra città", ultimo brano di "Da questa
parte del mare".
La qualità che apprezzo di più è la chiarezza.
Isa racconta in modo piano e comprensibile, ma non alieno da una
bella forma, e in parte lascia raccontare direttamente a GianMaria
che conferma i caposaldi della sua poetica. La vita, quella vera,
che sta fuori dalle sale di incisione, fa la sua bella comparsa,
come necessario in libri di questo tipo, ma gestita con metodo e
attenzione, senza mai lasciare prevalicare la storia sulla canzone.
Che è di quella che si sta parlando.
Valori aggiunti in testa e in coda. Si inizia con una bella prefazione
di Erri De Luca, "Per Gianmaria": "La
tua voce s'arrampica un balcone, soffia all'amato le parole da dire
all'affacciata. La tua voce è Cyrano, nascosto nel cortile,
che insegna al maschile smemorato come bussare a un bacio di ragazza
/.../ Niente altro che amori, polpa scoperchiata da un coltello
che scortica, sbuccia e, sotto, il frutto è bianco. Solo
amori. /.../ Nient'altro che fiori, compratene un mazzetto, portateli
sudati, trafelati, alla creatura preferita, amata".
Poi una controprefazione di pugno di Isa: "La prima
volta". "La prima volta l'ho incontrato in
auto, di ritorno da un caffè o una cioccolata in qualche
bar del profondo Monferrato, a scollinare lentamente, allungando
la strada di casa, da irrequieti insonni per non tornare né
presto, né tardi, ma tardissimo. La radio regalava da Recanati
la cronaca differita di un concorso per cantautori, musica per carbonari
notturni. Una voce di ruggi e di vento - "Vado a navigare"-
e che bella chitarra ho pensato, questo non me lo voglio dimenticare".
In coda, infine,
"L'appuntamento è sulla terrazza",
cronaca raccontata dell'incontro tra l'autrice e il cantautore (o
tra due colleghi cantautori): "L'appuntamento è
sulla terrazza di Renza, davanti a uno sprofondo di vigne appena
pettinate, Mi raggiunge fresco di doccia, ci diamo la mano. Scegliamo
un tavolo all'ombra: prima di tutto un bicchiere di vino, poi possiamo
iniziare a parlare. Sta in punta di sedia, mette avanti le mani,
ripete che non vorrebbe - l'ha detto anche a Paola, anche all'editore
- che un libro su di lui non è necessario. Siedo su un letto
di chiodi: due imbarazzi a confronto".
Vi sarà
chiaro, spero, dai brani citati, che non si tratta di un libro come
gli altri. E' un libro bello da leggere, leggero, come lievità
e volume, meno come contenuti, che raggiunge le 145 pagine saggiamente
per un saggio e che non si lascia disperdere e non "spalanca
le labbra ad ingorghi di parole", come direbbe mastro De André.
L'essenziale. L'ultile. L'inutile lo lasciamo ad altri libri, meno
asciutti e piacevoli di questo.
|