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Le Bielle interviste 2011

Pilar: «Canzoni senza bisogno di orlo»

"Volevo che questo disco avesse un sapore anche europeo, settato su un Mediterraneo europeo. Ho pensato molto all'Italia. Al suolungo inverno dei costumi. Mi piace essere uscita a fine inverno"


05/12 - L'appuntamento è per un loft in Zona Venezia a Milano. "Una casa in prestito",spiega Pilar, il luogo adatto dove veder volare per aria gli abiti proposti da una Sartoria italiana, per quanto fuori catalogo. La'lbum è stato una sorta di regalo di fine stagione, una splendida soffa che veste con taglio regale le morbide forme di Pilar. Tessuto di pregio e tagliato a misura. Merito anche del tuo lavoro con Bungaro, vero? Un progetto pensato e concepito insieme.

"Sicuramente. Tony ha avuto un ruolo preponderante e importante in questo cambio di marcia. Nel lavoro come lo intendo, per il piacere di lavorare non può non comprendere la ricerca che deve corrispondere a una crescita umana. Non mi piace la foruma squadra che vince non si cambia". (ridiamo) . Magari è efficace, ma poco divertente".

E allora così hai cambiato tutto?

"No, ci sono alcune cose, nelle radici, che sono inestirpabili quando sono forti. Così l'amore per un certo tipo di musica, di sapore acustica, l'amore per il sud, l'amore per una modalità vocale legata ad ambienti sonori che sono legati alla musica popolare, senza essere popolaresca. Sono canzoni di oggi, ma legate al passato. A noi piacciono le radici che guardano avanti. Io voglio essere coerente con alcuni punti fermi, non posso non farlo, ma d'altra parte voglio affrontare nuove sfide. Dopo "Femminile singolare" dove ero presente anche come autrice e dopo il progetto "Spartenze" con Sinenomine, dove invece indossavo l'abito, che mi appartiene di interprete, sono arrivata a questo nuovo lavoro che sento aderente. Non a caso Sartoria, non a caso canzoni fatte su misura. Canzoni senza bisogno di orlo, dico io".

"Ho voluto affrontare argomenti che mi stanno a cuore. Tra questi il primo è l'amore per la natura. Non nel senso bucolico o romantico. Ci siamo dimenticati del nostro rapporto con la natura: perché non devbi mangire le fragole a dicembre o perché non devi mangiare sempre l'ananas. Fino a poco tempo fa non c'era l'ananas tutti i giorni. Sembrano argomenti che non c'entrano niente con il disco, ma vedrai che ci arrivo. "Meduse" deriva in parte da questo amore per la natura e in parte dal mito di Medusa: una donna coi capelli di serpente che da un lato vorresti guardare e dall'altro, se la guardi ti paralizza. Un tango sott'acqua dove l'argomento della sensualità sia fortissimo. Un atto d'amore che non si consuma e resta fortissimo". "Meduse" è stata la canzone dalla quale siamo partiti. Bungaro mi ha dato una sua musica e il giorno dopo l'ho chiamato dicendo "ho le parole!"


"Con le canzoni bisogna fare così. O le si mette in un cassetto, le si lascia maturare e dopo si vede se ci piacciono ancora. O vanno prese al volo. il testo di Meduse è nato in 24 ore". Alcune delle tue canzoni danno la netta impressione di essere nate come poesie. "Vero. E' proprio così. Quando Tony mi ha chiesto di portargli del materiale che potesse rappresentarmi, gli ho portato una raccolta di versi. Fotografie e colori. Ma come regalo, non pensavo di farne qualcosa. E invece Bungaro mi ha detto proprio "Partiamo da qui".

"Ho fatto anche dei reading come poetessa, ma lo dico con molto pudore. Il rapporto con le parole per me è sempre stato molto importante. Ci sono alcune canzoni come "Labbra", "Ti lascio" e "Casautogrill" che erano nate versificate. Altre sono venute direttamente come canzoni. Devo dire che è raro trovare un autore che scriva così bene su testi preesistenti. Abbiamo cambiato qualche parola, per necessità metrica, ma non c'è nulla che è stato scardinato nello spirito". "I tempi di lavorazione dell'album sono stati meravigliosamernte lenti!"


"Le immagini, così come il titolo, sono state scelte in maniera molto accurata e molto istintiva. Assolutamente anti-marketing. La creatività non può essere rassicurante, la creatività deve mettere in discussione. Io non voglio essere un personaggio, voglio essere me stessa".


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"Sartoria italiana fuori catalogo"

Flel coverPensiamola complicata. Pensiamola sfaccettata. Pensiamo una situazione in cui le lingue e i suoni del mondo vengano a contatto ravvicinato. Pensiamo la complessità di una costruzione molto curata, di un abito d'haute couture disegnato da un grande stilista. Uno stile un po' forse demodè, ma con un'attenzione al particolare, al dettaglio che solo la cura artigiana di un marchio può portare a compimento. La sfilata comincia: presenta 12 abiti (più uno nascosto dietro un velo di silenzio). Sono tutti fuori catalogo. Forse fuori categoria. Forse fuoriclasse. Abiti-canzoni che, come in un libro di Hrabal, volteggiano sulla testa dell'ignaro ascoltatore che non sa capire (non ancora) di essere stato preso in un vortice magico, dove i vestiti girano e cambiano forma, ma si adattano tutti al corpo canoro di Pilar, a questa voce che sa delle musiche popolari e colte e ce la sa riproporre con classe. "Sartoria italiana fuori catalogo" è un album non comune, che miscela linguaggi alti e tentativi popolari, che coniuga un linguaggio poetico a una cura musicale estrema. Prodotto artigianale, sì, ma di quell'artigianalità che crea l'eccellenza. E se questo indica lo stato di salute del cantautorato italiano possiamo stare tranquilli: gode di ottima e feconda salute! (Segue)

Intervista rilasciata il 05 dicembre 2011
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