"Volevo
che questo disco avesse un sapore anche europeo, settato su
un Mediterraneo europeo. Ho pensato molto all'Italia. Al suolungo
inverno dei costumi. Mi piace essere uscita a fine inverno"
05/12 - L'appuntamento è per un loft in Zona Venezia
a Milano. "Una casa in prestito",spiega Pilar,
il luogo adatto dove veder volare per aria gli abiti proposti
da una Sartoria italiana, per quanto fuori catalogo. La'lbum
è stato una sorta di regalo di fine stagione, una
splendida soffa che veste con taglio regale le morbide forme
di Pilar. Tessuto di pregio e tagliato a misura. Merito
anche del tuo lavoro con Bungaro, vero? Un progetto pensato
e concepito insieme.
"Sicuramente. Tony ha avuto un ruolo
preponderante e importante in questo cambio di marcia. Nel
lavoro come lo intendo, per il piacere di lavorare non può
non comprendere la ricerca che deve corrispondere a una
crescita umana. Non mi piace la foruma squadra che vince
non si cambia". (ridiamo) . Magari è efficace,
ma poco divertente".
E allora così hai cambiato tutto?
"No, ci sono alcune cose, nelle radici, che sono
inestirpabili quando sono forti. Così l'amore per
un certo tipo di musica, di sapore acustica, l'amore per
il sud, l'amore per una modalità vocale legata ad
ambienti sonori che sono legati alla musica popolare, senza
essere popolaresca. Sono canzoni di oggi, ma legate al passato.
A noi piacciono le radici che guardano avanti. Io voglio
essere coerente con alcuni punti fermi, non posso non farlo,
ma d'altra parte voglio affrontare nuove sfide. Dopo "Femminile
singolare" dove ero presente anche come autrice e dopo
il progetto "Spartenze" con Sinenomine, dove invece
indossavo l'abito, che mi appartiene di interprete, sono
arrivata a questo nuovo lavoro che sento aderente. Non a
caso Sartoria, non a caso canzoni fatte su misura. Canzoni
senza bisogno di orlo, dico io".
"Ho voluto affrontare argomenti che mi stanno a
cuore. Tra questi il primo è l'amore per la natura.
Non nel senso bucolico o romantico. Ci siamo dimenticati
del nostro rapporto con la natura: perché non devbi
mangire le fragole a dicembre o perché non devi mangiare
sempre l'ananas. Fino a poco tempo fa non c'era l'ananas
tutti i giorni. Sembrano argomenti che non c'entrano niente
con il disco, ma vedrai che ci arrivo. "Meduse"
deriva in parte da questo amore per la natura e in parte
dal mito di Medusa: una donna coi capelli di serpente che
da un lato vorresti guardare e dall'altro, se la guardi
ti paralizza. Un tango sott'acqua dove l'argomento della
sensualità sia fortissimo. Un atto d'amore che non
si consuma e resta fortissimo". "Meduse"
è stata la canzone dalla quale siamo partiti. Bungaro
mi ha dato una sua musica e il giorno dopo l'ho chiamato
dicendo "ho le parole!"
"Con le canzoni bisogna fare così. O le
si mette in un cassetto, le si lascia maturare e dopo si
vede se ci piacciono ancora. O vanno prese al volo. il testo
di Meduse è nato in 24 ore". Alcune delle
tue canzoni danno la netta impressione di essere nate come
poesie. "Vero. E' proprio così. Quando Tony
mi ha chiesto di portargli del materiale che potesse rappresentarmi,
gli ho portato una raccolta di versi. Fotografie e colori.
Ma come regalo, non pensavo di farne qualcosa. E invece
Bungaro mi ha detto proprio "Partiamo da qui".
"Ho fatto anche dei reading come
poetessa, ma lo dico con molto pudore. Il rapporto con le
parole per me è sempre stato molto importante. Ci
sono alcune canzoni come "Labbra", "Ti lascio"
e "Casautogrill" che erano nate versificate. Altre
sono venute direttamente come canzoni. Devo dire che è
raro trovare un autore che scriva così bene su testi
preesistenti. Abbiamo cambiato qualche parola, per necessità
metrica, ma non c'è nulla che è stato scardinato
nello spirito". "I tempi di lavorazione dell'album
sono stati meravigliosamernte lenti!"
"Le immagini, così come il titolo, sono
state scelte in maniera molto accurata e molto istintiva.
Assolutamente anti-marketing. La creatività non può
essere rassicurante, la creatività deve mettere in
discussione. Io non voglio essere un personaggio, voglio
essere me stessa".
"Sartoria italiana fuori catalogo"
Pensiamola
complicata. Pensiamola sfaccettata. Pensiamo una situazione in cui
le lingue e i suoni del mondo vengano a contatto ravvicinato. Pensiamo
la complessità di una costruzione molto curata, di un abito
d'haute couture disegnato da un grande stilista.
Uno stile un po' forse demodè, ma con un'attenzione al particolare,
al dettaglio che solo la cura artigiana di un marchio può
portare a compimento. La sfilata comincia: presenta 12 abiti (più
uno nascosto dietro un velo di silenzio). Sono tutti fuori catalogo.
Forse fuori categoria. Forse fuoriclasse. Abiti-canzoni che, come
in un libro di Hrabal, volteggiano sulla testa dell'ignaro ascoltatore
che non sa capire (non ancora) di essere stato preso in un vortice
magico, dove i vestiti girano e cambiano forma, ma si adattano tutti
al corpo canoro di Pilar, a questa voce che sa delle musiche popolari
e colte e ce la sa riproporre con classe. "Sartoria
italiana fuori catalogo" è un album non comune,
che miscela linguaggi alti e tentativi popolari, che coniuga un
linguaggio poetico a una cura musicale estrema. Prodotto artigianale,
sì, ma di quell'artigianalità che crea l'eccellenza.
E se questo indica lo stato di salute del cantautorato italiano
possiamo stare tranquilli: gode di ottima e feconda salute!
(Segue)