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Le Bielle interviste 2011

Roberta Barabino: «Scrivo canzoni, nulla più»

"Una mezza luna" è una canzone semplice, naturale. Nel senso che neanch'io ho fatto molto per scriverla. E' venuta da sola. Mi piace tutto della musica, ma suonare dal vivo è la cosa migliore"


26/10 - "Magot" è un disco molto fresco, molto bello. Un disco di un artista giovane, donna e genovese, tre caratteristiche che ultimamente si stanno ripetendo con una certa frequenza in questi ultimi tempi. L'incontro con Roberta è un incontro collettivo anche con gli altri due membri ormai fissi dei Magot, che oltre ad essere il titolo del disco è anche il nome del gruppo e il soprannome di Roberta: Tristan Martinelli, chitarra, pianoforte e altri strumenti all'occorrenza e Jacopo Ristori, violoncello. Una formazione acustica che ricorda già nella sua composizione la musica che, ai tempi suoi, proponeva Nick Drake. Senza volare tanto in alto, la proposta di Roberta è una ventata d'aria fresca: musica gentile. Roberta, quando hai iniziato a fare musica?

"Ho iniziato a fare canzoni da ragazzina. Scrivevo e cantavo canzoni, ma me le cantavo da sola, con gli amici o in famiglia (ne avevano una testa così!). Poi a un certo punto ho iniziato a desiderare di portare fuori la mia musica e in questo mi ha aiutato Bob Quadrelli che mi ha fatto delle vere e proprie iniezioni di coraggio Poi ho incontrato questo gruppo di metallari dal cuore da angeli, con cui ho iniziato ad arrangiare le mie canzoni. Non è che io mi sono messa a fare metal, ma loro che hanno fatto le mie canzoni. Dall'idea al disco è passato un anno e mezzo. Le canzoni sono un mix tra lavori recenti, una scritta anche in studio e altre più antiche, di otto nove anni fa".

"Il primo in assoluto a cui mi sono ispirato è stato John Lennon e quindi i Beatles. Poi Bob Dylan ho ascoltato tanto. Tra gli italiani amo De Gregori. Che musica faccio? Non saprei altro che dire che sono "canzoni". Ogni tanto penso di fare qualcosa che esca dallo schema canzone, ma devo ancora prendere padronanza con l'uso degli strumenti. La spinta importante per me sono i testi. Io scrivo canzoni perché ho bisogno di esprimere qualcosa, di trasformare qualcosa che sento e dirlo anche agli altri, prima a me stessa e poi agli altri".

Tra le canzoni colpisce il testo di "Notte blu" che sembra racconti una storia d'amore tutta al femminile. E' così?

"Sono io che parlo con una mia amica che a un certo punto è sparita della mia vita. Una sera è venuta a casa mia e mi ha detto: ti devo dire una cosa. Io e il tuo ragazzo stiamo assieme". Dopo aver cercato di colpirla con un posacenere, ma l'ho mancata, ho scritto questa canzone per sfogarmi".

Però sembra una canzone d'amore ...

"un po' liberatoria forse"


"Sono completamente autodidatta, ma cantando mi impegno. Noto riascoltandomi le cose che mi piacciono e che non mi piacciono e ascolto i consigli. Rispetto ad anni fa riesco a cantare in un modo che mi soddisfa di più, a specare meno energia. Studio molto da sola".

"Buongiorno a te", la canzone guida dell'album in una versione praticamente unica. Dalla cucina di casa mia. "L'immagine è quella di un mio cuginetto piccolo che all'epoca aveva due anni, io andavo a prenderlo tutte le mattine e lo portavo all'asilo e lui ancora non parlava. Quindi facevamo questi tragitti in passeggino. Ed era una bella esperienza per me. La prima persona che vedevo alla mattina era questo facciotto".

Anche questa una rarità: una canzone che non esiste in natura. Almeno in questa versione: live in the kitchen ecco "Candy says", cover dei Velvet Underground, eseguita dal vivo da Roberta Barabino, Tristran Martinelli e Jacopo Ristori (i Magot).


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"Magot"

Flel coverParliamo della semplicità, della chiarezza. Parliamo di quanto possa essere naturale ascoltare questo disco. Parliamo della brezza del primo pomeriggio, del vento fresco di maggio, parliamo di disegni fatti a matita e ripassati a china. Parliamo di un dolce declivio di una collina e dei passi leggeri che la percorrono in discesa. Parliamo di un temporale d'estate, coi suoi tuoni e con i suoi scrosci d'acqua e dell'abbaiare festoso di un cane. Parliamo di dita leggere sopra una chitarra e di pochi tocchi di altri strumenti: un violoncello, una seconda chitarra. Poca roba. Parliamo di un piccolo giro di amici che si riunisce per ascoltare canzoni sussurrate, che non graffiano il cuore della notte, che non portano sofferenze, che non si impongono ma si offrono. Parliamo di un tè coi biscotti alle cinque del pomeriggio e di quel tedio leggero che danno le visite ai parenti. Parliamo di tutto questo e ci avvicineremo al cuore di quello che Roberta Barabino ha proposto con "Magot", ma non ne scalfiremo la superficie, perché Magot è leggera come un quadro di Chagall. Sembra sempre che questa musica possa volare via, possa perdersi nel cielo se si spessa il filo tenue dell'aquilone. Ma poi ti accorgi che il filo è sottile sì, ma di ferro e l'ancoraggio a terra è robusta. Non basta la leggerezza della forma a perdersi per l'aria. "Magot" ti resta dentro.(Segue)

Intervista rilasciata il 26 ottobre 2011
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