Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.


 
Le BiELLE INTERVISTE
Eugenio Ripepi : «Dovremmo nasconderci dietro le storie»
di Giorgio Maimone

Tracklist

01 La luce scalza
02 Pioggia a Falluja
03 Scomparso
04 Trasparente
05 Quando i tegolini erano quadrati
06 Pioggia a maggio in un pomeriggio
07 Un venditore di bonsai
08 Il cantautore non è un mestiere
09 Stanno già finendo i viveri
10 Scarpe di colla
11 Ti prego amore smettila
12 E nessuno
13 L'ultimo indirizzo del Salvatore
14 il fiato scuro dell'asfalto
15 Fortuna bruna
Le interviste raccolte via mail hanno il grande vantaggio che non vanno sboninate e anchelo svantaggio che vanno preparate tutte prima e che quindi sono necessariamente fredde. Non c'è la possibilità di interagire. Con Eugenio mi riprometto di parlare di persona, perché i suoi testi sono belli e le sue canzoni mi hanno fatto compagnia a lungo in questo inizio d'estate. Ecco comunque, di seguito il resoconto della corrispondenza via mail con questo cantautore agli esordi (un nome da segnarsi per le Targhe Tenco) ma già in grado di presentare un album che sta benissimo in piedi da solo, anche senza bisogno di alcun sostegno. Basta la forza delle canzoni.

a) Ciao Eugenio, eccoci, un po' in ritardo, ma alfine ci siamo. Iniziamo proprio dalla base. Titolo e copertina del tuo disco. Titolo intrigante: "La buccia del buio", immagine di copertina che è già materiale narrante, sembra un quadro di Edward Hopper. Credi che entrambi, titolo e copertina, chiariscano il contenuto del disco?

Ti ringrazio. L'intenzione è quella. “La buccia del buio” puoi tradurla e forse un po' tradirla seguendo il senso letterale, qualcosa come “Il rivestimento dell'oscurità”. È riduttivo nella misura in cui consideri l'oscurità come fenomeno naturale; a me alcune volte sembra che il buio abbia un profilo da uomo, con la volontà di dosare il tempo per farti scoprire piccole realtà che rimarrebbero chiuse nella luminosità chiassosa e violenta. Come quando, amo sempre dirlo, Wagner ha introdotto il buio in platea a teatro. È cambiato tutto. A cinema ti godi un film al buio. A casa c'è sempre un po' di luce che ti distrae, anche coi megaschermi. Mi fa piacere l'osservazione sulla copertina. La foto è di Giorgio Bergami, reporter di guerra, amico di Gino Paoli, protagonista di servizi storici sulla speculazione edilizia a Genova e sui manicomi nell'era pre-Basaglia. È stato mio Professore di Tecnica Fotografica all'Università di Genova. Gli ho chiesto questa foto che aveva esposto in una sua grandiosa personale a Palazzo Ducale di Genova. Me l'ha data con la semplicità che contraddistingue i grandi personaggi. Spero di averne mutuata un po' da lui. L'immagine ritrae il Bar Coppo di Genova nel 1954. Una pagina che sembra illuminarsi nel quaderno del passato.

b) Tante canzoni, addirittura 16, in un tempo asfittico di musica e di parole. A cosa lo dobbiamo? Sono anni che le prepari? Ne hai i magazzini pieni di canzoni? O ritieni che solo così sia possibile trarre una possibile idea della tua creatività?

Porca miseria. I magazzini pieni. Bella definizione. Sì, sono proprio pieni di canzoni. Non so esattamente come sia successo, ma la situazione adesso è questa. Questi brani appena usciti mi sembrano il minimo indispensabile da dire. Non vedo l'ora di farne un altro da 16. Ce l'ho pronto da tre anni. Ho pronti anche molti altri pezzi sparsi, alcuni vanno ritoccati. Intanto mi piacerebbe che il maggior numero di persone possibile conoscesse questo disco: “La buccia del buio” pubblicato da etichetta CNI, disponibile in tutti i negozi e in digitale su iTunes; il singolo “La luce scalza”, prima traccia dell'album, è in rotazione nelle radio, anche Isoradio RAI, con ottimi riscontri . Su Youtube c'è il videoclip de “La Luce Scalza” . Tutti gli aggiornamenti via via sono segnalati sul mio sito e sulla mia pagina Facebook “Eugenio Ripepi” , anche collegata al sito.

c) Detto ciò, dimmi qualcosa sulla tua formazione: Da dove vieni, che studi hai fatto? Quali sono le tue passioni, a tutto tondo.

Qui è un po' lunga. La mia adolescenza di studi classici l'ho fatta dove sono nato, a Reggio Calabria.
Subito dopo il liceo mi sono trasferito a Venezia. Lì ho vissuto per cinque anni dopo essere stato scelto dal Teatro Stabile del Veneto, dove ho conseguito un diploma di attore di prosa. Quindi mi sono trasferito in Liguria, regione dove tuttora risiedo, nella città di Imperia. A Genova ho fatto un incontro che ha segnato la mia vita: ho conosciuto il Professore Eugenio Buonaccorsi, che, oltre ad essere Docente Universitario, già Presidente del Dams di Genova, è anche fondatore a Genova del Teatro della Tosse e del Teatro dell'Archivolto. Nonostante lo stesso Professore Buonaccorsi per correttezza etica avesse tentato di dissuadermi (“finisca Giurisprudenza, non mi sento di fare uno spot della mio Corso di Laurea), l'incontro con lui mi ha motivato a lasciare la Facoltà di Giurisprudenza a otto esami dal termine, per iscrivermi alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Genova, Corso di Laurea in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo. Lì mi sono laureato. Subito dopo ho preso un'ulteriore Laurea Specialistica in Scienze dello Spettacolo presso la stessa Facoltà. Adesso, sempre per l'Università di Genova, sto facendo un Dottorato di Ricerca con borsa in Arti, Spettacolo e Nuove Tecnologie, cercando mettere le basi per un genere non ancora considerato in ambito accademico: il Teatro-Canzone. È comunemente identificato con il periodo Gaber-Luporini, a partire dal 1970. Io sposterei indietro le lancette, fino al 1957: Domenico Modugno. Ma c'era anche qualcosa prima. È stato ancora grazie come sempre al Professore Eugenio Buonaccorsi, ora Presidente del Corso post universitario in Canzone e Pop Music, che ho potuto conoscere la persona che ha tirato fuori il disco dal dimenticatoio dove ha giaciuto per quattro anni dopo l'incisione: Riccardo Vitanza, a cui devo la mia scoperta artistica.

d) Già alla semplice lettura dei tuoi brani appare una chiara attenzione alle parole, al verso, alla frase. Molte delle tue canzoni hanno già all'interno un ritmo che emerge anche solo a una prima scorsa: Nascono come poesie? Prima componi i testi e poi cerchi la musica appropriata?

Mi piace molto parlare di questo. Grazie. L'attenzione al ritmo è sempre stata una caratteristica dei miei versi. Ho pubblicato due raccolte di componimenti: una, dieci anni fa, si intitola come la prima traccia del mio album: “La luce scalza”; l'altra, “Eredi del punto su tele di carne”, è prefata da un paio di righe scritte dal poeta Giuseppe Conte. Non dare musicalità a ciò che si scrive a mio parere è un facile escamotage per scrivere prosa andando a capo, e chiamarla in un'altra maniera.
La differenza tra quando ho pubblicato quei due libri e adesso, è che i testi che ho scritto stavano in piedi da soli; oggi non è esattamente così. La diseguaglianza di due versi può essere giustificata da una necessità musicale di arrangiamento. È vero, una volta nasceva prima il testo delle mie canzoni, e poi veniva musicato. Ci sono due esempi nell'album. Chiaramente non dirò quali. Ora i testi nascono con la musica, mi sveglia di notte un'idea che suona già, e vuole prepotentemente essere ricordata. Dormo pochissimo.

e) Leggo nelle tue note biografiche che, tra gli ispiratori, annoveri De André e De Gregori. Ottime scelte! E con De Gregori, soprattutto il primo, emergono anche delle affinità. Ci sono altri "numi" ispiratori della tua poetica? Sia in campo musicale che no.

Molta letteratura musicale italiana, anche se necessariamente lontana per stile: Paolo Conte e Roberto Vecchioni su tutti. Ma non si prescinde da Francesco Guccini, Lucio Dalla. Anche lo stesso Battisti, non come paroliere, nel senso delle parti Mogoliane; come intenzione vocale invece, ritrovandomi una voce sottile. Una parte impoortante, molto dopo, l'ha giocata anche un artista come Luciano Ligabue. Fuori Italia: Bob Dylan, Beatles, Queen, U2, Green Day, System of a down... qui andiamo lunghi...
Al di là del campo musicale c'è il cinema italiano degli ultimi attori Nino Manfredi, Ugo Tognazzi, Alberto Sordi, Vittorio Gassmann, Marcello Mastroianni; dei grandi registi Mario Monicelli, Federico Fellini, Marco Ferreri, Nanni Loy.
E se parliamo di teatro non finiamo più davvero: Ionesco, Beckett, Craig, Appiah, Artaud, Living Theatre, Mamet... vabbè, ho pietà di te, ti risparmio mezza pagina di elenco...

f) "Il cantautore non è un mestiere", recita il titolo di una tua canzone. Cosa avresti potuto fare se non avessi scelto di occuparti di musica? "Il dottore, il senatore, il minatore, il generale, il cancelliere in tribunale o il criminale"? Qualcuno ti ha mai detto "Braccia rubate all'agricoltura?". Direi di sì, visto che "le persone,quelle per bene, ti consigliano di andare a lavorare"?

Sono contento che tu abbia colto in pieno il senso. Mi ha fatto molto ridere questa tua domanda. Dell'elenco, direi il primo mestiere come anelito contrastante con la mancanza di capacità di un dottore ignorante; l'ultimo come possibilità più concreta, ma in poco tempo rischiosa, di criminale non violento. E mi hanno detto senz'altro “braccia rubate all'agricoltura”. D'altronde hanno anche ragione, cosa possiamo ribattere? L'unica difesa è che sarei stato un pessimo agricoltore.


g) Mi piace moltissimo, "Quando i Tegolini erano quadrati", canzone intrisa di piacevole nostalgia. Ma ... i Tegolini (io sono di un'altra generazione) sono le merendine del Mulino Bianco? Più in generale il mondo dell'infanzia quanto spazio ha nelle tue opere?

Grazie, anch'io tengo molto a questo pezzo. Sono proprio le merendine del Mulino Bianco. È la mia unica parentesi nel mondo dell'infanzia, come dici tu. Anche se è un mondo che mi accompagna ogni giorno. Quando giocavamo a pallone da ragazzini facevamo cospicui spuntini salati a metà mattina e abbondanti merende dolci il pomeriggio. I Tegolini erano quadrati, meno funzionali perchè più larghi e ci si sporcava gli angoli della bocca. Il punto è: c'era il tempo di asciugarsi. Ora è tutto più veloce, e si trascurano facilmente i valori con cui sono cresciuto: il rispetto a casa per i genitori, a scuola per gli insegnanti, in strada per la gente comune che si incontra ogni giorno, e che si saluta sempre di meno. Quando i Tegolini erano quadrati si urlava meno in televisione, si ammirava l'astronauta piuttosto che un uomo che passa a grattarsi da un divano in televisione a una sedia in discoteca. Si stava fuori tutto il giorno, si imparava la vita, si aiutava la gente. Fa male parlarne. Beh, consoliamoci: se verrà una catastrofe torneremo all'anno zero e ricominceremo da capo. Questa ovviamente era la proposta ottimistica.

h) Arti visive, cinema, letteratura. Quali sono le tue altre fonti di ispirazione?

Teatro senza dubbio., Fuori dai circuiti convenzionali, a parte pochi casi. Ma anche fuori da quella cristallizzazione della ricerca teatrale volta all'autocompiacimento ermetico, fautore dell'allontanamento dei primi spettatori che scambiano incolpevolmente la vanità per necessità artistica.
E cucina. Mi piace mangiare, anche se a vederlo non si direbbe, Sono un ex digiunatore. Pentito.
Poi tantissimo sport. Praticato e visto.

i) Cambiamo del tutto genere, E' sempre difficile emergere o anche solo farsi conoscere per un cantautore nuovo. Quali sono le strade possibili? Credi nei Talent show?

Mamma mia. Come faccio a essere abbastanza edulcorato da non risultare insultante? Proviamo con una risposta politica. Ci sono molti più interpreti che cantautori. I Talent Show cercano principalmente interpreti. Se nessuno cerca cantautori, tra qualche anno gli interpreti avranno ben poco da cantare.
Poi se si vuol far cantare una canzone di De Gregori a un tizio che sbaglia il testo perchè non l'ha capito, mentre gli compare dietro una gigantesca scritta argentata e una ballerina fa una piroetta sul proscenio... beh, ognuno ha i suoi gusti...

l) Hai una squadra notevole che ti aiuta nel disco. Come è il tuo show dal vivo? Chitarra e voce? Piccolo combo? Riesci a ricostruire le atmosfere del disco? Proponi solo il tuo materiale o anche altro? Vale la pena vederti dal vivo? Sei un animale da palcoscenico?

Hai ragione, la squadra solo alle sessioni ritmiche ad esempio è composta da Ellade Bandini alle batterie (Fabrizio De Andrè, Francesco Guccini, Paolo Conte); Marco Fadda alle percussioni (Ivano Fossati, Eugenio Finardi); Luca Scansani al basso elettrico (Enzo Jannacci, Ivan Graziani).
Il mio show riproduce le atmosfere del disco riarrangiando i brani nello stile della traccia che hai citato, “Quando i Tegolini erano quadrati”; il brano infatti è inciso live in studio con i Sottosuono di Imperia, tribute band di Beatles e Beach Boys che mi accompagnerà nella tournèe.
Presto lo diranno gli altri se ne vale la pena venirci a vedere.
Comunque propongo senz'altro solo mio materiale, non ho mai creduto nelle cover mischiate a pezzi propri. O si fanno solo cover, o si propone il proprio repertorio. È mancanza di coraggio. Se non interessa, non si suona. Altrimenti le proprie canzoni accennate per il pubblico diventano una parentesi noiosa tra un brano conosciuto e un altro.
Comunque sì, sono un animale. Anche fuori dal palcoscenico.

m) Dai tuoi testi emerge un'attenzione al mondo davvero interessante. Non si tratta delle solite rime giovanili, trepide storie d'amore, autoreferenzialità e blocco generazionale. Come scegli i tuoi temi?

Mi cadono addosso. Soprattutto dalle notizie di cronaca. Ci sono tanti avvenimenti che ci farebbero riflettere se non fossimo impegnati a far finta di non sentire. Se ammettessimo che stanno succedendo dovremmo attivarci e pensare a una possibilità di rimediare. C'è effettivamente un vasto cantautorato che guarda solo a sé stesso. Penso che dovremmo nasconderci di più dietro le storie che raccontiamo.
Noi siamo comunque il filtro, quello che siamo uscirà fuori lo stesso.
Dovremmo raccogliere la lezione di Fabrizio De Andrè, che nel suo brano che io preferisco, “La Domenica delle Salme”, ricorda malinconicamente gli errori di omissione della categoria ai colleghi: “...noi avevamo voci potenti/ lingue allenate a battere il tamburo/ Noi avevamo voci potenti/ adatte per il vaffan...”. Riempite i puntini.

n) Gli arrangiamenti nel tuo disco sono attribuiti a cinque persone diverse. Ognuna con i suoi brani. Come mai questa frammentazione? Dovuta ai tempi di incisione? Necessità? Scelta? Insoddisfazione?

Scelta. La produzione artistica è mia, sono stato fortunato anche a non avere imposizioni dall'alto. Milo Durante ha prodotto l'album accogliendo in toto le mie richieste, e il produttore associato Antonio Cotta sta facendo altrettanto in fase di promozione. I tempi ora sono serrati perchè il disco è uscito, grazie a Riccardo Vitanza. E grazie all'opera di Fabio Gallo i pezzi in radio si ascoltano. Sentendoli suonare dopo tutto il tempo passato dall'incisione, 4 anni di purgatorio, ho un buon riscontro dalla variazione degli arrangiamenti. I pezzi arrabbiati suonano arrabbiati; Matteo Dolla ha trasferito sulla via del Rock l'impegno che volevo imprimere. I pezzi più dolci si esprimono similarmente al loro iniziale intento, grazie all'opera di Corrado Trabuio. Valter Ferrandi ha poi inventato delle idee innovative, preservando allo stesso tempo le mie con cura. E Claudio Lugo ha mischiato musica contemporanea e musica leggera. I Sottosuono, come dicevo, anticipano la dimensione live.

o) Dimmi tra i tuoi brani quali possono dare le indicazioni più precise su chi è Eugenio Ripepi e quali sono le sue intenzioni. E perché?

Tre sguardi direi.
Uno sguardo sopra il mondo lo danno “Pioggia a Falluja”, “Scomparso”, “Un venditore di bonsai”, “Stanno già finendo i viveri”, “Scarpe di colla”, “Fortuna Bruna”.
Uno sguardo dentro me stesso lo suggeriscono “Quando I Tegolini erano quadrati”, “Pioggia a Maggio in pomeriggio”, “Il cantautore non è un mestiere”, “Il fiato scuro dell'asfalto”.
Uno sguardo verso l'altro lo ritraggono “Trasparente”, “Ti prego amore smettila”, “E nessuno”, “L'ultimo indirizzo del Salvatore”, “La pelle ammaccata del cielo”.
“La luce scalza” è fuori classificazione. Troppi sguardi insieme, si sovrappongono.
Non avevo mai ordinato i brani dell'album seguendo un simile criterio contenutistico. Ti ringrazio veramente per avermene dato la possibilità.
Spero che il ringraziamento finale ti confonda e non ti faccia rendere conto che sto trascurando di rispondere alla tua ultima domanda: “perchè”.

Intervista raccolta via mail: 03-06-2011