Tracklist
|
| 01 |
La
luce scalza |
| 02 |
Pioggia
a Falluja |
| 03 |
Scomparso |
| 04 |
Trasparente |
| 05 |
Quando
i tegolini erano quadrati |
| 06 |
Pioggia
a maggio in un pomeriggio |
| 07 |
Un
venditore di bonsai |
| 08 |
Il
cantautore non è un mestiere |
| 09 |
Stanno
già finendo i viveri |
| 10 |
Scarpe
di colla |
| 11 |
Ti
prego amore smettila |
| 12 |
E
nessuno |
| 13 |
L'ultimo
indirizzo del Salvatore |
| 14 |
il
fiato scuro dell'asfalto |
| 15 |
Fortuna
bruna |
Le
interviste raccolte via mail hanno il grande vantaggio che non vanno
sboninate e anchelo svantaggio che vanno preparate tutte prima e
che quindi sono necessariamente fredde. Non c'è la possibilità
di interagire. Con Eugenio mi riprometto di parlare di persona,
perché i suoi testi sono belli e le sue canzoni mi hanno
fatto compagnia a lungo in questo inizio d'estate. Ecco comunque,
di seguito il resoconto della corrispondenza via mail con questo
cantautore agli esordi (un nome da segnarsi per le Targhe Tenco)
ma già in grado di presentare un album che sta benissimo
in piedi da solo, anche senza bisogno di alcun sostegno. Basta la
forza delle canzoni.
a)
Ciao Eugenio, eccoci, un po' in ritardo, ma alfine ci siamo. Iniziamo
proprio dalla base. Titolo e copertina del tuo disco. Titolo intrigante:
"La buccia del buio", immagine di copertina che è
già materiale narrante, sembra un quadro di Edward Hopper.
Credi che entrambi, titolo e copertina, chiariscano il contenuto
del disco?
Ti ringrazio.
L'intenzione è quella. “La buccia del buio”
puoi tradurla e forse un po' tradirla seguendo il senso letterale,
qualcosa come “Il rivestimento dell'oscurità”.
È riduttivo nella misura in cui consideri l'oscurità
come fenomeno naturale; a me alcune volte sembra che il buio abbia
un profilo da uomo, con la volontà di dosare il tempo per
farti scoprire piccole realtà che rimarrebbero chiuse nella
luminosità chiassosa e violenta. Come quando, amo sempre
dirlo, Wagner ha introdotto il buio in platea a teatro. È
cambiato tutto. A cinema ti godi un film al buio. A casa c'è
sempre un po' di luce che ti distrae, anche coi megaschermi. Mi
fa piacere l'osservazione sulla copertina. La foto è di
Giorgio Bergami, reporter di guerra, amico di Gino Paoli, protagonista
di servizi storici sulla speculazione edilizia a Genova e sui
manicomi nell'era pre-Basaglia. È stato mio Professore
di Tecnica Fotografica all'Università di Genova. Gli ho
chiesto questa foto che aveva esposto in una sua grandiosa personale
a Palazzo Ducale di Genova. Me l'ha data con la semplicità
che contraddistingue i grandi personaggi. Spero di averne mutuata
un po' da lui. L'immagine ritrae il Bar Coppo di Genova nel 1954.
Una pagina che sembra illuminarsi nel quaderno del passato.
b)
Tante canzoni, addirittura 16, in un tempo asfittico di musica
e di parole. A cosa lo dobbiamo? Sono anni che le prepari? Ne
hai i magazzini pieni di canzoni? O ritieni che solo così
sia possibile trarre una possibile idea della tua creatività?
Porca miseria.
I magazzini pieni. Bella definizione. Sì, sono proprio
pieni di canzoni. Non so esattamente come sia successo, ma la
situazione adesso è questa. Questi brani appena usciti
mi sembrano il minimo indispensabile da dire. Non vedo l'ora di
farne un altro da 16. Ce l'ho pronto da tre anni. Ho pronti anche
molti altri pezzi sparsi, alcuni vanno ritoccati. Intanto mi piacerebbe
che il maggior numero di persone possibile conoscesse questo disco:
“La buccia del buio” pubblicato da etichetta CNI,
disponibile in tutti i negozi e in digitale su iTunes;
il singolo “La luce scalza”, prima traccia dell'album,
è in rotazione nelle radio, anche Isoradio RAI, con ottimi
riscontri . Su Youtube c'è il videoclip de “La
Luce Scalza” . Tutti gli aggiornamenti via via sono
segnalati sul mio sito
e sulla mia pagina Facebook
“Eugenio Ripepi” , anche collegata al sito.
c)
Detto ciò, dimmi qualcosa sulla tua formazione: Da dove
vieni, che studi hai fatto? Quali sono le tue passioni, a tutto
tondo.
Qui è
un po' lunga. La mia adolescenza di studi classici l'ho fatta
dove sono nato, a Reggio Calabria.
Subito dopo il liceo mi sono trasferito a Venezia. Lì ho
vissuto per cinque anni dopo essere stato scelto dal Teatro Stabile
del Veneto, dove ho conseguito un diploma di attore di prosa.
Quindi mi sono trasferito in Liguria, regione dove tuttora risiedo,
nella città di Imperia. A Genova ho fatto un incontro che
ha segnato la mia vita: ho conosciuto il Professore Eugenio Buonaccorsi,
che, oltre ad essere Docente Universitario, già Presidente
del Dams di Genova, è anche fondatore a Genova del Teatro
della Tosse e del Teatro dell'Archivolto. Nonostante lo stesso
Professore Buonaccorsi per correttezza etica avesse tentato di
dissuadermi (“finisca Giurisprudenza, non mi sento di fare
uno spot della mio Corso di Laurea), l'incontro con lui mi ha
motivato a lasciare la Facoltà di Giurisprudenza a otto
esami dal termine, per iscrivermi alla Facoltà di Lettere
e Filosofia dell'Università di Genova, Corso di Laurea
in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo. Lì
mi sono laureato. Subito dopo ho preso un'ulteriore Laurea Specialistica
in Scienze dello Spettacolo presso la stessa Facoltà. Adesso,
sempre per l'Università di Genova, sto facendo un Dottorato
di Ricerca con borsa in Arti, Spettacolo e Nuove Tecnologie, cercando
mettere le basi per un genere non ancora considerato in ambito
accademico: il Teatro-Canzone. È comunemente identificato
con il periodo Gaber-Luporini, a partire dal 1970. Io sposterei
indietro le lancette, fino al 1957: Domenico Modugno. Ma c'era
anche qualcosa prima. È stato ancora grazie come sempre
al Professore Eugenio Buonaccorsi, ora Presidente del Corso post
universitario in Canzone e Pop Music, che ho potuto conoscere
la persona che ha tirato fuori il disco dal dimenticatoio dove
ha giaciuto per quattro anni dopo l'incisione: Riccardo Vitanza,
a cui devo la mia scoperta artistica.
d)
Già alla semplice lettura dei tuoi brani appare una chiara
attenzione alle parole, al verso, alla frase. Molte delle tue
canzoni hanno già all'interno un ritmo che emerge anche
solo a una prima scorsa: Nascono come poesie? Prima componi i
testi e poi cerchi la musica appropriata?
Mi piace
molto parlare di questo. Grazie. L'attenzione al ritmo è
sempre stata una caratteristica dei miei versi. Ho pubblicato
due raccolte di componimenti: una, dieci anni fa, si intitola
come la prima traccia del mio album: “La luce scalza”;
l'altra, “Eredi del punto su tele di carne”,
è prefata da un paio di righe scritte dal poeta Giuseppe
Conte. Non dare musicalità a ciò che si scrive a
mio parere è un facile escamotage per scrivere prosa andando
a capo, e chiamarla in un'altra maniera.
La differenza tra quando ho pubblicato quei due libri e adesso,
è che i testi che ho scritto stavano in piedi da soli;
oggi non è esattamente così. La diseguaglianza di
due versi può essere giustificata da una necessità
musicale di arrangiamento. È vero, una volta nasceva prima
il testo delle mie canzoni, e poi veniva musicato. Ci sono due
esempi nell'album. Chiaramente non dirò quali. Ora i testi
nascono con la musica, mi sveglia di notte un'idea che suona già,
e vuole prepotentemente essere ricordata. Dormo pochissimo.
e)
Leggo nelle tue note biografiche che, tra gli ispiratori, annoveri
De André e De Gregori. Ottime scelte! E con De Gregori,
soprattutto il primo, emergono anche delle affinità. Ci
sono altri "numi" ispiratori della tua poetica? Sia
in campo musicale che no.
Molta letteratura
musicale italiana, anche se necessariamente lontana per stile:
Paolo Conte e Roberto Vecchioni su tutti. Ma non si prescinde
da Francesco Guccini, Lucio Dalla. Anche lo stesso Battisti, non
come paroliere, nel senso delle parti Mogoliane; come intenzione
vocale invece, ritrovandomi una voce sottile. Una parte impoortante,
molto dopo, l'ha giocata anche un artista come Luciano Ligabue.
Fuori Italia: Bob Dylan, Beatles, Queen, U2, Green Day, System
of a down... qui andiamo lunghi...
Al di là del campo musicale c'è il cinema italiano
degli ultimi attori Nino Manfredi, Ugo Tognazzi, Alberto Sordi,
Vittorio Gassmann, Marcello Mastroianni; dei grandi registi Mario
Monicelli, Federico Fellini, Marco Ferreri, Nanni Loy.
E se parliamo di teatro non finiamo più davvero: Ionesco,
Beckett, Craig, Appiah, Artaud, Living Theatre, Mamet... vabbè,
ho pietà di te, ti risparmio mezza pagina di elenco...
f)
"Il cantautore non è un mestiere", recita il
titolo di una tua canzone. Cosa avresti potuto fare se non avessi
scelto di occuparti di musica? "Il dottore, il senatore,
il minatore, il generale, il cancelliere in tribunale o il criminale"?
Qualcuno ti ha mai detto "Braccia rubate all'agricoltura?".
Direi di sì, visto che "le persone,quelle per bene,
ti consigliano di andare a lavorare"?
Sono contento
che tu abbia colto in pieno il senso. Mi ha fatto molto ridere
questa tua domanda. Dell'elenco, direi il primo mestiere come
anelito contrastante con la mancanza di capacità di un
dottore ignorante; l'ultimo come possibilità più
concreta, ma in poco tempo rischiosa, di criminale non violento.
E mi hanno detto senz'altro “braccia rubate all'agricoltura”.
D'altronde hanno anche ragione, cosa possiamo ribattere? L'unica
difesa è che sarei stato un pessimo agricoltore.
g) Mi piace moltissimo, "Quando i Tegolini erano
quadrati", canzone intrisa di piacevole nostalgia. Ma ...
i Tegolini (io sono di un'altra generazione) sono le merendine
del Mulino Bianco? Più in generale il mondo dell'infanzia
quanto spazio ha nelle tue opere?
Grazie, anch'io
tengo molto a questo pezzo. Sono proprio le merendine del Mulino
Bianco. È la mia unica parentesi nel mondo dell'infanzia,
come dici tu. Anche se è un mondo che mi accompagna ogni
giorno. Quando giocavamo a pallone da ragazzini facevamo cospicui
spuntini salati a metà mattina e abbondanti merende dolci
il pomeriggio. I Tegolini erano quadrati, meno funzionali perchè
più larghi e ci si sporcava gli angoli della bocca. Il
punto è: c'era il tempo di asciugarsi. Ora è tutto
più veloce, e si trascurano facilmente i valori con cui
sono cresciuto: il rispetto a casa per i genitori, a scuola per
gli insegnanti, in strada per la gente comune che si incontra
ogni giorno, e che si saluta sempre di meno. Quando i Tegolini
erano quadrati si urlava meno in televisione, si ammirava l'astronauta
piuttosto che un uomo che passa a grattarsi da un divano in televisione
a una sedia in discoteca. Si stava fuori tutto il giorno, si imparava
la vita, si aiutava la gente. Fa male parlarne. Beh, consoliamoci:
se verrà una catastrofe torneremo all'anno zero e ricominceremo
da capo. Questa ovviamente era la proposta ottimistica.
h)
Arti visive, cinema, letteratura. Quali sono le tue altre fonti
di ispirazione?
Teatro senza
dubbio., Fuori dai circuiti convenzionali, a parte pochi casi.
Ma anche fuori da quella cristallizzazione della ricerca teatrale
volta all'autocompiacimento ermetico, fautore dell'allontanamento
dei primi spettatori che scambiano incolpevolmente la vanità
per necessità artistica.
E cucina. Mi piace mangiare, anche se a vederlo non si direbbe,
Sono un ex digiunatore. Pentito.
Poi tantissimo sport. Praticato e visto.
i)
Cambiamo del tutto genere, E' sempre difficile emergere o anche
solo farsi conoscere per un cantautore nuovo. Quali sono le strade
possibili? Credi nei Talent show?
Mamma mia.
Come faccio a essere abbastanza edulcorato da non risultare insultante?
Proviamo con una risposta politica. Ci sono molti più interpreti
che cantautori. I Talent Show cercano principalmente interpreti.
Se nessuno cerca cantautori, tra qualche anno gli interpreti avranno
ben poco da cantare.
Poi se si vuol far cantare una canzone di De Gregori a un tizio
che sbaglia il testo perchè non l'ha capito, mentre gli
compare dietro una gigantesca scritta argentata e una ballerina
fa una piroetta sul proscenio... beh, ognuno ha i suoi gusti...
l)
Hai una squadra notevole che ti aiuta nel disco. Come è
il tuo show dal vivo? Chitarra e voce? Piccolo combo? Riesci a
ricostruire le atmosfere del disco? Proponi solo il tuo materiale
o anche altro? Vale la pena vederti dal vivo? Sei un animale da
palcoscenico?
Hai ragione, la squadra solo alle sessioni ritmiche ad esempio
è composta da Ellade Bandini alle batterie (Fabrizio De
Andrè, Francesco Guccini, Paolo Conte); Marco Fadda alle
percussioni (Ivano Fossati, Eugenio Finardi); Luca Scansani al
basso elettrico (Enzo Jannacci, Ivan Graziani).
Il mio show riproduce le atmosfere del disco riarrangiando i brani
nello stile della traccia che hai citato, “Quando i Tegolini
erano quadrati”; il brano infatti è inciso live in
studio con i Sottosuono di Imperia, tribute band di Beatles e
Beach Boys che mi accompagnerà nella tournèe.
Presto lo diranno gli altri se ne vale la pena venirci a vedere.
Comunque propongo senz'altro solo mio materiale, non ho mai creduto
nelle cover mischiate a pezzi propri. O si fanno solo cover, o
si propone il proprio repertorio. È mancanza di coraggio.
Se non interessa, non si suona. Altrimenti le proprie canzoni
accennate per il pubblico diventano una parentesi noiosa tra un
brano conosciuto e un altro.
Comunque sì, sono un animale. Anche fuori dal palcoscenico.
m)
Dai tuoi testi emerge un'attenzione al mondo davvero interessante.
Non si tratta delle solite rime giovanili, trepide storie d'amore,
autoreferenzialità e blocco generazionale. Come scegli
i tuoi temi?
Mi cadono
addosso. Soprattutto dalle notizie di cronaca. Ci sono tanti avvenimenti
che ci farebbero riflettere se non fossimo impegnati a far finta
di non sentire. Se ammettessimo che stanno succedendo dovremmo
attivarci e pensare a una possibilità di rimediare. C'è
effettivamente un vasto cantautorato che guarda solo a sé
stesso. Penso che dovremmo nasconderci di più dietro le
storie che raccontiamo.
Noi siamo comunque il filtro, quello che siamo uscirà fuori
lo stesso.
Dovremmo raccogliere la lezione di Fabrizio De Andrè, che
nel suo brano che io preferisco, “La Domenica delle Salme”,
ricorda malinconicamente gli errori di omissione della categoria
ai colleghi: “...noi avevamo voci potenti/ lingue allenate
a battere il tamburo/ Noi avevamo voci potenti/ adatte per il
vaffan...”. Riempite i puntini.
n)
Gli arrangiamenti nel tuo disco sono attribuiti a cinque persone
diverse. Ognuna con i suoi brani. Come mai questa frammentazione?
Dovuta ai tempi di incisione? Necessità? Scelta? Insoddisfazione?
Scelta. La
produzione artistica è mia, sono stato fortunato anche
a non avere imposizioni dall'alto. Milo Durante ha prodotto l'album
accogliendo in toto le mie richieste, e il produttore associato
Antonio Cotta sta facendo altrettanto in fase di promozione. I
tempi ora sono serrati perchè il disco è uscito,
grazie a Riccardo Vitanza. E grazie all'opera di Fabio Gallo i
pezzi in radio si ascoltano. Sentendoli suonare dopo tutto il
tempo passato dall'incisione, 4 anni di purgatorio, ho un buon
riscontro dalla variazione degli arrangiamenti. I pezzi arrabbiati
suonano arrabbiati; Matteo Dolla ha trasferito sulla via del Rock
l'impegno che volevo imprimere. I pezzi più dolci si esprimono
similarmente al loro iniziale intento, grazie all'opera di Corrado
Trabuio. Valter Ferrandi ha poi inventato delle idee innovative,
preservando allo stesso tempo le mie con cura. E Claudio Lugo
ha mischiato musica contemporanea e musica leggera. I Sottosuono,
come dicevo, anticipano la dimensione live.
o)
Dimmi tra i tuoi brani quali possono dare le indicazioni più
precise su chi è Eugenio Ripepi e quali sono le sue intenzioni.
E perché?
Tre sguardi
direi.
Uno sguardo sopra il mondo lo danno “Pioggia a Falluja”,
“Scomparso”, “Un venditore di bonsai”,
“Stanno già finendo i viveri”, “Scarpe
di colla”, “Fortuna Bruna”.
Uno sguardo dentro me stesso lo suggeriscono “Quando I Tegolini
erano quadrati”, “Pioggia a Maggio in pomeriggio”,
“Il cantautore non è un mestiere”, “Il
fiato scuro dell'asfalto”.
Uno sguardo verso l'altro lo ritraggono “Trasparente”,
“Ti prego amore smettila”, “E nessuno”,
“L'ultimo indirizzo del Salvatore”, “La pelle
ammaccata del cielo”.
“La luce scalza” è fuori classificazione. Troppi
sguardi insieme, si sovrappongono.
Non avevo mai ordinato i brani dell'album seguendo un simile criterio
contenutistico. Ti ringrazio veramente per avermene dato la possibilità.
Spero che il ringraziamento finale ti confonda e non ti faccia
rendere conto che sto trascurando di rispondere alla tua ultima
domanda: “perchè”.