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Fabrizio De André

Le Bielle interviste 2011

Andrea Giops: da X-Factor a Faber

Un percorso originale ha portato il giovane cantautore, sconfitto lo scorso anno in finale
a X-Factor, a incidere per l'etichetta di De André, per scelta di Dori e con Luvi come produttore


24/10 - "Ho partecipato a Xfactor, ero nella squadra di Morgan, quando a un certo punto Morgan mi chiama e mi dice: "Guarda ha chiamato Dori Ghezzi e ha chiesto informazioni su di te e mio ha proposto un inedito di un amico di De Andrè: il brano doveva essere portato in finale. Il problema è che quando chiamò Dori Ghezzi, la sera stessa, venni eliminato. Però una volta fuori da XFactor, incuriosito da questo pezzo, cercai di andare avanti, Dori Ghezzi mi appoggiò e così da un provino venne fuori un disco intero. Per completare l'opera Luvi De André mi ha seguito dall'inizio alla fine nella produzione dell'album". E così ecco come Andrea Giops con "Io che non sono Giuseppe Verdi" è diventato il primo artista a incidere per l'etichetta di De André. OLtre al reggae hai altre preferenze? "Grazie a Morgan, durante X-factor ho avuto la possibilità di conoscere la musica italiana. Provando le cover di Bruno Lauzi e altri cantautori mi è venuta voglia di riprendere la musica italiana dalle radici. In particolare mi hanno colpito gli anni sessanta e dagli anni settanta che per me è stata la stagione migliore della musica italiana: Lucio Dalla, Renato Zero, Rino Gaetano. Un tridente di lusso"


"Prima di cantare italiano io facevo tutto altro genere: facevo musica reggae in inglese. Sai, quando inizi ad interpretare in italiano ti viene voglia di scrivere. ma ci vuole molta pratica. Io credo di essere ancora allo strato embrionale. Non ho ancora le capacità per scrivere dei pezzi. Anche se ho delle idee. Infatti nel caso di "Mai più" il punto di partenza è mio e poi Nicola Agliardi mi ha dato una bella mano per farlo"


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"Io non sono Giuseppe Verdi"

Flel coverChe disco è "Io che non sono Giuseppe Verdi"? Un sano disco di pop. Che non pretende di essere di più e che di più forse non potrebbe nemmeno essere. La domanda resta valida: perché un disco siffatto esce per l'etichetta di Fabrizio De André? Qual è la politica che la vedova De André, al secolo Dori Ghezzi, cerca di perseguire? Non è immediatamente chiara. Da un lato ci sono le strenne che sono prodotti di puro consumo, che casualmente escono tutti gli anni sotto Natale con la scusa di omaggiare il caro estinto. Dall'altro lato la sponsorizzazione di una serie di premi e premietti da cui non è uscito niente di memorabile e quindi la produzione di un disco di puro pop. Che poi, messa così, sembrerebbe di avercela con il buon Giops, che invece, dal canto suo, fa il suo lavoro. Presenta un insieme di canzoni di non grande spessore, ma piacevoli, ben fatte e ben costruite, con alcuni momenti di puro piacere come nella "anticata" "Sweet sorrow" che sembra uscita da un disco dei sixty o nella title track, ben ritmata. Pure "Genet" strappa l'attenzione. L'iniziale "Mai più", scritta da Giops con Niccolò Agliardi parla delle scelte dei giovani, davanti alla vita, al lavoro e alle scelte importanti. Altri brani passano senza lasciare memoria. Giops peraltro, che non scrive né testi né musica, se non in piccola parte, dimostra di avere personalità e voce e una bella dose di umiltà e conoscenza dei propri limiti. Forse non indimenticabile, ma ascoltabile di sicuro.

 

Intervista rilasciata il 24 novembre 2011
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