Un percorso
originale ha portato il giovane cantautore, sconfitto lo scorso
anno in finale
a X-Factor, a incidere per l'etichetta di De André,
per scelta di Dori e con Luvi come produttore
24/10
- "Ho
partecipato a Xfactor, ero nella squadra di Morgan, quando
a un certo punto Morgan mi chiama e mi dice: "Guarda
ha chiamato Dori Ghezzi e ha chiesto informazioni su di
te e mio ha proposto un inedito di un amico di De Andrè:
il brano doveva essere portato in finale. Il problema è
che quando chiamò Dori Ghezzi, la sera stessa, venni
eliminato. Però una volta fuori da XFactor, incuriosito
da questo pezzo, cercai di andare avanti, Dori Ghezzi mi
appoggiò e così da un provino venne fuori
un disco intero. Per completare l'opera Luvi De André
mi ha seguito dall'inizio alla fine nella produzione dell'album".
E così ecco come Andrea Giops con "Io che non
sono Giuseppe Verdi" è diventato il primo artista
a incidere per l'etichetta di De André. OLtre al
reggae hai altre preferenze? "Grazie a Morgan, durante
X-factor ho avuto la possibilità di conoscere la
musica italiana. Provando le cover di Bruno Lauzi e altri
cantautori mi è venuta voglia di riprendere la musica
italiana dalle radici. In particolare mi hanno colpito gli
anni sessanta e dagli anni settanta che per me è
stata la stagione migliore della musica italiana: Lucio
Dalla, Renato Zero, Rino Gaetano. Un tridente di lusso"
"Prima di cantare italiano io facevo tutto altro
genere: facevo musica reggae in inglese. Sai, quando inizi
ad interpretare in italiano ti viene voglia di scrivere.
ma ci vuole molta pratica. Io credo di essere ancora allo
strato embrionale. Non ho ancora le capacità per
scrivere dei pezzi. Anche se ho delle idee. Infatti nel
caso di "Mai più" il punto di partenza
è mio e poi Nicola Agliardi mi ha dato una bella
mano per farlo"
"Io che non sono Giuseppe Verdi"
Che
disco è "Io che non sono Giuseppe Verdi"? Un sano
disco di pop. Che non pretende di essere di più e che di
più forse non potrebbe nemmeno essere. La domanda resta valida:
perché un disco siffatto esce per l'etichetta di Fabrizio
De André? Qual è la politica che la vedova De André,
al secolo Dori Ghezzi, cerca di perseguire? Non è immediatamente
chiara. Da un lato ci sono le strenne che sono prodotti di puro
consumo, che casualmente escono tutti gli anni sotto Natale con
la scusa di omaggiare il caro estinto. Dall'altro lato la sponsorizzazione
di una serie di premi e premietti da cui non è uscito niente
di memorabile e quindi la produzione di un disco di puro pop. Che
poi, messa così, sembrerebbe di avercela con il buon Giops,
che invece, dal canto suo, fa il suo lavoro. Presenta un insieme
di canzoni di non grande spessore, ma piacevoli, ben fatte e ben
costruite, con alcuni momenti di puro piacere come nella "anticata"
"Sweet sorrow" che sembra uscita da un
disco dei sixty o nella title track, ben ritmata. Pure "Genet"
strappa l'attenzione. L'iniziale "Mai più",
scritta da Giops con Niccolò Agliardi parla delle scelte
dei giovani, davanti alla vita, al lavoro e alle scelte importanti.
Altri brani passano senza lasciare memoria. Giops peraltro, che
non scrive né testi né musica, se non in piccola parte,
dimostra di avere personalità e voce e una bella dose di
umiltà e conoscenza dei propri limiti. Forse non indimenticabile,
ma ascoltabile di sicuro.