Piove sulla coda della settimana della critica. E anche
da altre parti.
Wow. Cartellone nuovo film su "La guerra dei bottoni".
Voglia di retrò
Errata
corrige: sono due i film in produzione da "La guerra
dei bottoni". Sono matti questi francesi!
Uno con Laetitia Casta, l'altro con Mathilde Seigner
Grande successo per "Polisse". Maiwenn, regista
attrice sceneggiatrice molto amata.
Libé cita "Berleby di Melville per Moretti.
E ancora: "Uno sguardo funebre e disinvolto sul
presente dove la morte non è la ricompensa per
avere vissuto.
"La
guerre est déclarée" di Valérie
Donzelli
La vita che diventa cinema, la vita che è cinema.
"La guerre est declarée". Lui Romeo,
lei Giulietta. Il piccolo di 18 mesi Adam. Ha un tumore
al cervello. Come il figlio della regista che recita nel
film col suo vero compagno. Scarnificarsi sullo schermo.
Espiazione, esibizionismo o strada per l'oblio?
"17 filles" di Delphine and
Muriel Coulin
Molto interessante. A metà era mean girls e il
giardino delle vergini suicide. Adolescenti chiuse nel
loro gruppo con una ragazza la più forte leader.
e nella magia misteriosa di corpi che si trasformano.
La trasgressione e rimanere tutte incinta. Una ribellione
a un mondo vuoto a genitori assenti la voglia di essere
grandi di avere qualcos di importante. Voglia di calore
e responsabilità. Macchina da presa delicata. Ragazze
in fiore e un mondo che non capisce che non ha nulla da
fare più nulla da dare. Esordisce la sorellina
di Louis Garrel, Eshter. Stesso bellissimo tipo dai tratti
fieri e antichi
Il
tè delle cinque
Molte Ferrari e anche troppe auto scure con autisti che
parlano russo e scaricano costose femmine di coscia lunghissima,
ambite a tutte le feste. Da chi al Festival viene solo
per quello.
Ora film della settimana della critica su storia vera.
17 ragazze che decidono di rimanere incinte tutte insieme.
Carlton militarmente occupato dal lancio dei Pirati
Maschi con giacca color panna li vedo solo qui.
Un'incredibile Maybach bianca. Un auto che non si vede
mai.
"Les
neiges du Kilimandjaro" di Robert Guediguian
Eccone un altro. Comunista, duro e puro. Che fa solo
bei film, con uno spessore. Bello! Ispirato da Victor
Hugo, "La povera gente". Sempre Marsiglia,
sempre l'Estaque. Stessi attori. Come si fa a ricostruire
la rete sociale in tempi di crisi. Storia proletaria
ed etica. Merita un pezzo serio.
I
Pirati dei Caraibi e la fontana della giovinezza
di Louise Brooks La
differenza fra un'attrazione di Disneyland e un film
la fa la cura dei dettagli. Questo quarto episodio della
saga c'è. A cominciare dal look di Johnny Depp,
sempre più barocco, studiato da lui nei minimi
particolari, dal kohl (un'idea copiata dai beduini:
serve per proteggersi dal sole) che arriva dall'India
alla (ahi, che macabro!) testa della madre rimpiciollita
in stile indigeni dell'Amazzonia, che pende assieme
a vari altri cimeli dai due cinturoni di Jack Sparrow.
Depp non si risparmia (come avveniva un po' nei precedenti
capitoli) e campeggia in ogni inquadratura assieme a
una vibrante Penelope Cruz (incinta durante le riprese,
ma gagliardissima). La storia? C'è una fontana
della giovinezza e tutti vogliono arrivarci, compresi
gli spagnoli e i francesi, oltre, ovviamente a pirati
e corsari (che non sono la stessa cosa). 3 D impeccabile
e almeno una sequenza memorabile, quella della cattura
delle sirene, imprigionate in una tonnara caraibica.
Serve una loro lacrima per la pozione magica dell'eterna
giovinezza. E non finisce qui. Il quinto capitolo incombe
e non ci dispiace
"Si
improvvisa, è la vita da pirati"
"Se
tu avessi una sorella e un cane, prenderei il cane"
Il
croissant di sabato 14 maggio: al cioccolato
- E ci sono quelle che non si arrendono. 60 anni. Tacchi
vertigine e leopardato. Tristezza. E poi uomini donna
e donne uomo. Mah! Fauna da festival fauna d'alto bordo.
O borgo come dice Leone.
- Cartello davanti al Palazzo del cinema tenuto da ragazzo.
Cerco donna anche non bella ma ricca. In mancanza mi accontento
di un biglietto d'ingresso al cinema
- E ora Pirati dei Caraibi 3d nella più bella sala
cinematografica del mondo
"Arirang"
di Kim Ki Duk
La vita è sadismo masochismo auto tortura. Lo dice
Kim Ki Duk nel suo film. Non gira da quattro anni. Depresso
dopo che un'attrice stava per morire sul set. Lo racconta
in un'atroce auto confessione. Documentario? No anche
quello e cinema. Filma la sua morte. Simbolica. Tornerà
a vivere? Chissà. Ma già il fatto che sia
qui va bene. Non viviamo tempi sereni. Troppi film sono
riflessioni sulla morte
"Midnight
in Paris": la meravigliosa combriccola degli anni
Venti
di Louise Brooks
Probabilmente
farebbe cambio: intelligenza, talento e successo contro
quel fisico da surfista e la giovinezza. Nella vita ancora
non si può, ma al cinema i miracoli avvengono.
Così Woody Allen ha scelto Owen Wilson come suo
alter ego, facendolo diventare un intellettuale di Malibù
che sogna di scrivere come Hemingway ma si accontenta
di far lo sceneggiatore molto pagato a Hollywood, e lo
manda in viaggio a Parigi, con la fidanzata carrierista
e i ricchissimi genitori di lei, repubblicani convinti
("Bisogna essere dementi e pure perversi per votare
a destra"). L'entusiasmo semplice del biondo californiano
giustifica un ritratto da cartolina di Parigi, vista con
lo sguardo ingenuo della West Coast, in cui hanno diritto
di esistere tutti gli stereotipi americani di un Ville
Lumière popolata di artisti e letterati. E amori.
E rintocchi di mezzanotte, quando una Rolls Royce (e non
una carrozza) passa e rapisce uno stupito Owen Wilson
catapultandolo nella Parigi degli anni Venti (ciascuno
ha la sua "sindrome dell'Age d'or) dove non manca
nessuno: Hemingway, Gertrude Stein, Picasso, Modigliani,
Dalì, Bunuel, Cole Porter, Fitzgerald e Zelda,
Man Ray... Una meravigliosa combriccola che incanta Wilson
(che mai lascia la sua giacca da enfant paumé di
Malibù) e che, ben lontano dall'essere realistica,
si presenta come una mescolanza lieve di caratteri "alleniani",
fornendo l'occasione di impagabli siparietti. Il mio preferito
è la conversazione al café fra Dalì,
Man Ray, Bunuel e Wilson ("Voi siete surrealisti
e non vi stupite, ma io sono un uomo normale"). Presenza
fatata Marion Cotillard, ninfa egeria degli artisti e
anche del protagonista che inizia un balletto nel tempo
dove mezzanotti fatate non gli fanno mai perdere la scarpetta,
ma ritrovare la sua macchina del tempo travestita da Rolls-
E fra la fredda e presuntuosa Parigi di oggi (dove però
ci sono gli antibiotici) e il passato non sarà
facile per lui scegliere. Con delicatezza, invidiando
cotanta meraviglia, ci porta per mano fino a un finale
da sogno, ugualmente splendido pur, anzi proprio perché,
terreno. Un eccesso di romanticismo? Ma no, le madeleine
vanno gustate dolci!
Troppo nero il manifesto del festival. Troppo scuro
tutto l'allestimento anche la borsa. Io colorata. Maglietta
blu cina camicia senza maniche arancione pantaloni verdi
borsa gialla sandali rossi maglia per prevenire aria
condizionata bianca. . Sacca verde scuro. Pass rosa
Woody Allen girerà a Roma un film ispirato al
Decamerone. Roberto Benigni sarà un tranquillo
impiegato a cui succede di tutto. Lo ha confermato Woody
Allen. Il probabile titolo è "Bob Decameron"
e il primo ciak dovrebbe aver luogo l'11 luglio.
A Cannes torna il lusso. Marmi ovunque, guardie del
corpo con lo chignon, come in un film di 007. Nuovi
negozi, affolati e invitanti. Pieni di gente. Finita
la crisi?
Owen Wilson, fisico da West Coast, spessore da East
coast. Allen geniale, educato, stanco. Rachel Mc Adams
bellissima pelle che sprigiona luce, ma una vera zucchina.
Micheal Sheen sveglissimo.
Film sulla sindrome dell'età d'oro. Si viaggia
nel tempo e si va nella Parigi degli anni Venti. E io,
come Allen, allora avrei voluto vivere. Quindi ha realizzato
una mia fantasia. Quindi l'ho adorato. Sofisticato, lieve,
colto.
Hemingway
che viaggiando nel tempo incontra Wilson. Ogni personaggio
degli anni Venti dice battute fantastiche. Come li immaginiamo
ma filtrati dall'ironia di Allen.
Allen
ha sia le storie che le parole. "Non puoi scrivere
bene se non hai paura della morte".
Scrive
Libé (Liberation) "Parigi non è una
realtà geografica né sociale o letteraria:
è un territorio di sogno puramente mentale per
la madaleine di Allen"
Sempre
Libè: Allen speleologo della nostalgia.
"Andando
al fondo dei cliché riesce ad arrivare alla loro
potenza di vibrante attualità".
La
chiave del tempo. Bella recensione
"Restless"
di Gus Van Sant: morire è facile, amare no
di
Louise Brooks
Si conoscono alle cerimonie funebri. Come Harold e Maude.
Lui (Henry Hopper, figlio di Dennis) le frequenta per
capire cosa sia la morte dopo aver perso i genitori
in un incidente d'auto, lei (Mia Wasikpowska, già
Alice per Tim Burton) perché, malata di cancro,
ha solo tre mesi di vita. Ma se morire è in fondo
facile, è amare che è più difficile
e i due ragazzi lo impareranno assieme, rendendosi conto
che il tempo è sempre troppo poco, per tutto,
che tu muoia a 20 o a 80 anni. Henry Hopper ha una faccia
da cinema, pericolosa e vulnerabile, degna di James
Dean (amico del padre: assieme girarono Gioventù
bruciata e Il gigante), nel film ha un amico immaginario
(come Donnie Darko?), un kamikaze della seconda guerra
mondiale con cui gioca a battaglia navale, Mia ha un'ammirazione
totale per Darwin e per il cerchio della vita. Troppi
simboli? No, perché Gus van sant riesce a raccontare
tutto con una macchina da presa in stato di grazia che
si muove lieve in una Portland dai caldi colori autunnali,
dove tutto è perfetto, dai costumi dei protagonisti,
sospesi nel tempo, come cuciti in negozietti vintage,
a una cupa notte di Halloween dove i fantasmi diventano
cupidi. E se c'è poco tempo per ogni cosa, lo
spettatore capisce assieme ai due ragazzi che il misfatto
più imperdonabile è non riuscire a dire
ti vogio bene a chi amiamo.Restless. Ovvero agguato
inquieto, impaziente. O forse dedicato a chi non riposa
in pace.
"The
slut", quanti membri in erezione? "The
slut" di Hagar Ben Asher inaugura la settimana
della critica. Che fra l'altro festeggia 50 splendidi
anni. libération dedica una pagina al film che
è diretto da una regista israeliana. Dunque c'e
una simpatica signora madre di due bambini che passa
le giornate e le notti a amoreggiare con gusto con tutti
gli uomini del villaggio. Sembra che si vedano due membri
in erezione. Ne vedo solo uno. Perché esco. E
non sono la sola. La regista dice che il film ha un
forte messaggio politico. Perché gli accoppiamenti
sono quasi tutti all'aperto. Non essendo stata fino
alla fine sarà per quello non ho colto. Dibattito?
"Tintin"
di Spielberg
E'
pronto il "Tintin" di Steven Spielberg.
Libé stronca il mio Van Sant! "Melò
senza cuore . Giovinezza di fantasmi senza vita".
Ma no!
Les Inrockuptibles dedica la copertina a Henry Hopper,
figlio di Dennis, definendolo la rivelazione di Gust
Van Sant. Vero.
"We
need talk about Kevin", potente
"We
need to talk about Kevin" di Lynne Ramsey.
Film potentissimo estremo forse troppo ma mai visto
nulla di simile. Storia di un adolescente buio di un
rapporto mai nato con la madre. Un orrore senza causa.
Cinema inglese senza speranze. Odio senza nome contro
il mondo; solo infelicità e incapacità
di vivere. Impotenza di vivere. Tilda swinton bravissima.
.
Il
ragazzo farà una strage nella scuola. La madre
continua a vivere. Qualcuno deve farlo. Per testimoniare.
Per espiare
E
scopri che la morte è facile. È l'amore
che è difficile