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Mannerini
poeta
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musica

Da "Senza orario, senza bandiera" a "Gli occhi del mondo"
"Come potrò dire a mia madre che ho paura?"

Sono passati 43 anni dall'uscita di "Senza orario, senza bandiera", l'album dei New Trolls, scritto con Fabrizio De André, partendo dalle liriche di Riccardo Mannerini. Uno dei New Trolls, Vittorio De Scalzi, ritenta oggi il viaggio per mare sulle liriche del poeta anarchico genevose, appoggiandosi alla penna di un altro cantautore, Marco Ongaro. Compito da far tremare le vene ai polsi. Ma l'alchimia riesce per una seconda volta E' un lavoro di artigiani pazienti, riuniti attorno agli sprazzi di genialità di uno strano tipo di poeta anarchico del secolo scorso. Se tutto questo non basta a darvi un'idea del fascino non resta che ascoltarlo. Non ve ne pentirete.

"Gli occhi del Mondo" - Vittorio De Scalzi

Compito da far tremare le vene sotto pelle. Prendere gli elementi di un disco di fine anni '60, miscelarli ben bene e farne uscire il secondo capitolo di un disco mitico come "Senza orario, senza bandiera". Sembra quasi impossibile: eppure gli ingredienti ci sono. Ci sono nuovi versi di RIccardo Mannerini, il poeta navigatore cieco e amico di De André. C'è un ottimo autore come Marco Ongaro a dare forma musicale ai versi. Non ci sono i New Trolls, ma c'è VIttorio De Scalzi che si quei New Trolls fu una delle anime. E il risultato? Il risultato non delude. Non è "Senza Orario", ma "Gli occhi del mondo" è un ottimo album, che suona un po' da anni '60, che porta consistenti retaggi progressive, contaminati da un bagno in sonorità world music un po' più recenti e la magia è quasi completa. Gran bel lavoro, signori della corte! (segue)

"Senza orario, senza bandiera" - New Trolls

E' stato un disco magico, unione di forze divergenti e mai più replicate: un gruppo rock di avanguardia per il periodo, formato da ragazzi con meno di 20 anni, un giovane cantautore, ma già dotato di una certa fama, marginale, ma di culto, un poeta arrabbiato e cieco, ex marinaio, anarchico e in lotta col mondo. Sullo sfondo due suggestioni altrettanto potenti: il richiamo dell'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, che qualche anno dopo fornirà a De Andrè il destro per "Non al denaro, non all'amore, né al cielo" e i primi concept album che il rock inglese iniziava a sfornare (in particolare i Moody Blues). Il risultato è stato "Senza orario, senza bandiera", primo concept in assoluto realizzato in Italia. Correva l'anno 1968, un anno denso di non pochi fermenti, e la compagnia cantante era costituita dai New Trolls, più Fabrizio De André, più Riccardo Mannerini. più Giampiero Reverberi come produttore e arrangiatore. (segue)

Le poesie di Mannerini e "Gli occhi del Mondo" - Presentazione a Laigueglia

Il pomeriggio musical-librario della giornata conclusiva di Queste Piazze Davanti al Mare - la rassegna di canzone d'autore di Laigueglia - gira attorno a un cerchio. Mannerini, autore di poesie; De André, trascrittore in versi; De Scalzi, musicista; ancora De André, autore di una canzone del quale è mutuato il titolo dello spettacolo che De Scalzi presenterà in serata.
L'occasione libraria è data dalla presentazione del libro che raccoglie l'opera omnia di Riccardo Mannerini, poeta genovese dai cui versi Fabrizio De André trasse i testi di Tutti morimmo a Stento e di Senza Orario Senza bandiera.
A Mannerini, poi, è legato a doppio filo Vittorio De Scalzi che per quel lavoro scrisse la musica e che, più recentemente, assieme a Marco Ongaro ha felicemente concluso Gli occhi del mondo ideale secondo capitolo di Senza orario.
(segue)

Personaggi e interpreti di ora

Se sono suggestivi i personaggi di "Senza orario, senza bandiera", non lo sono da meno i nuovi compagni da viaggio del 2011: alcuni ci vengono presentati con nome e cognome. Gionata Orsielli, Isabella Eggleston, Martina Di Marzo. Altri con la funzione: il serial killer, i 12 pescatori, il matto di "Il ritorno", il suicida di "Tante gocce", l'avvocato de "La corte", i "ricettatori di stelle" di "Sera sul mare" e l'ateo di "L'ultimo altare". Piccoli segni con cui i personaggi vengono raccontati: "Gionata Orsielli non viene da lontano / e nemmeno può dire / "Sono uno di qui" / ... / Parla poco / fuma molto / non beve / non ride mai / si rade ogni giorno / veste di scuro", mentre "Isabella Eggleston / vive sola da anni / con parecchi uomini / che le ronzano intorno / e un'amica intima / che cambia ogni giorno". Ed anche Isabella, come Susy Forrester, lascia passare gli anni "senza chiedere scusa / come passano gli occhi di chi la guarda". Mentre in "Martina Di Marzo" si racconta in termini lievi uno stupro: "all'angolo il vento l'abbranca / violento la fruga / le strappa le vesti / la bacia lì dentro la bocca / Martina stordita / si arrende alla danza / pazzia dell'altrove del vuoto / ma la trattengono al suolo / le braccia dell'uomo accorso a salvarla. / E intanto il vento, menando dei colpi di coda / ai muri dell'alba / sparisce ingoiato / dal grigio che avanza". Ci sono poi un paio di canzoni generali che non parlano di un singolo personaggio: è il caso di "Senza una voce" e della title track "Gli occhi del mondo". La scelta musicale di "Senza una voce", coi suoi echi etnici, parla dei luoghi del mondo: di "come sono brutti quei Paesi / dove si parla inglese / e non sono l'Inghilterra" o francese senza essere la Francia o spagnolo e portoghese senza essere né Spagna né Portogallo, per poi allargare il concetto: "E adesso che il verbo / ancora tace / come è brutto il paradiso / senza una voce". Riccardo Mannerini non era ateo, ma agnostico, ma il problema con Dio non si è risolto tutto con Irish. Ne riparla anche in "Tante gocce", la canzone, tratta dalla poesia dedicata alla morte di Luigi Tenco: "Nella mano del suicida / del giorno X ore Z / lì c'ero anch'io / e c'era Dio / incredibile a pensare". Più articolato e disperato l'appello in "L'ultimo altare": "L'altare che ti lascio è la pietra / il verso forgiato a fatica / le ginocchia e le mani tremanti / perché preghi il mio Dio senza santi / perché preghi ciò che non credo / per quel nulla che solo io vedo / per la rabbia che innalzo leggera / impossibile come ogni preghiera". Infine "Gli occhi del mondo": "Siamo gli occhi del mondo / ma il mondo lo stesso continua / nel porto attraccano navi / e anche traghetti di linea / Sono già tutte fuori / le ragazze per strada / nei lori abiti a fiori"

Personaggi e interpreti di allora

La domanda più ovvia è se c'è qualcuno, tra quelli che amano la canzone d'autore che non conosca "Signore, io sono Irish?" Quello "che non ha la bicicletta". Hairisich, scritto così, era il soprannome con cui Mannerini firmava le sue poesie, tra cui quella che ha ispirato la canzone. Irish, reimpostato da De André e Reverberi, è l'agnostico che dal prato, la domenica percepisce la meraviglia del creato, ma non può fare a meno di mischiare l'alto e il basso: Dio e il suo mal di schiena. Se è onnipotente riuscirà pure a procurarmi una bicicletta? Con "gli amici che tu hai" ... Ma possiamo dimenticare il testimone che apre e chiude l'album con "Ho veduto" e "Andrò ancora"? "Ho veduto nasce il sole tra i ghiacci di Thule / ho veduto i riflessi dorati delle moschee / le onde adulte della Guascogna, gli squali bianchi / i tucul, le case dei ricchi ed ho pianto". L'uomo alla ricerca di sè stesso e degli altri. Il navigatore, come Ulisse, alla ricerca della conoscenza. Lo stesso che conclude "Andrò ancora per le strade del mondo con occhi sinceri / cercherò ovunque il dolore e la gioia dell'uomo / ... / Andrò ancora e se tornerà sarò senz'altro migliore / Andrò ancora per le strade del mondo / potete contarci". Ma la lista delle presenze comprende anche "Tom Flaherty", il tenero innamorato, che "non lo dirà mai" e che sembra estratto in toto da Edgar Lee Masters. Oppure il giovane William protagonista di "Vorrei comprare una strada nel centro di Nuova York", paradosso solo apparente. O ancora il Joe che si ricorda della guerra coi marine morti "con il cuore coperto di mosche". Suo sodale il "Padre O' Brien" che vorrebbe "un quinto del tesoro sprecato in una lunga guerra / ... / per togliere il dolore dai lebbrosari della terra". O ancora la "Susy Forrester", la cortigiana che non si dà a tutti e che si ritrova "spenta le estati, sfumati gli amori" a invecchiare da sola. Ancora due personaggi: il figlio del disoccupato (per Mannerini) o del pescatore per De André che guarda stupito "la bocca aperta delle sue scarpine", mentre attorno alla testa gli girano i razzi del "Duemila" e il giocatore incallito di "Al bar dell'angolo" che perde tutto ai dati, ma "io tra un minuto vedo lei / e mi dimentico di te / dei tuoi dadi / e dei soldi che mi hai vinto". Poi ci sono dei personaggi che si aggirano ai margini del disco: anzi dietro. Cinque musicisti sui vent'anni, baciati da un'idea geniale, un grande uomo di musica come Giampiero Reverberti, un poeta libertario genovese come Riccardo Mannerini e il più grande dei cantautori italiani: Fabrizio De André. La leggenda, in fin dei conti, è tutta opera loro.

"Un viaggio lungo 40 anni" di Antonio Oleari

Un'epopea come "Senza orario, senza bandiera" ha bisogno di un libro che la narri. Questo libro c'è. Ed ha pure la stranissima caratteristica di essere un ottimo libro, dato perlomeno raro nel campo della musica italiana. Si intitola "Un viaggio lungo 40 anni" e lo ha scritto Antonio Oleari (ed. Aerostella). Aerostella è anche il produttore di "Gli occhi del mondo" ed è la società che fa riferimento a Franz Di Cioccio, altro storico collaboratore di De André. Opera meritoria. Oleari è un giovane, che all'epoca in cui è uscito il disco non era ancora nato. Arrivato successivamente al vinile (Senza orario non si può ascoltare in cd!), se ne è innamorato ed ha studiato duramente sia l'album che il periodo circostante, riproposto nel libro con fervore e crescente amore. (segue)

Riccardo Mannerini: biografia

"Riccardo Mannerini era un altro mio grande amico. Era quasi cieco
perche' quando navigava su una nave dei Costa una caldaia gli era esplosa
in faccia.
E' morto suicida, molti anni dopo, senza mai ricevere alcun
indennizzo. Ha avuto brutte storie con la giustizia perche' era un autentico libertario, e cosi' quando qualche ricercato bussava alla sua porta lui lo nascondeva in casa sua. E magari gli curava le ferite e gli estraeva i proiettili che aveva in corpo. Abbiamo scritto insieme il
Cantico dei Drogati, che per me, che ero totalmente dipendente
dall'alcool, ebbe un valore liberatorio, catartico. Pero' il testo non mi
spaventava, anzi, ne ero compiaciuto. E' una reazione frequente tra i
drogati quella di compiacersi del fatto di drogarsi. Io mi compiacevo di
bere, anche perche' grazie all'alcool la fantasia viaggiava
sbrigliatissima.
" (Fabrizio De André)
Riccardo Mannerini (Genova, 28 ottobre 1927 – 26 marzo 1980) è stato un poeta e paroliere italiano. Fu amico del cantautore Fabrizio De André (con cui collaborò a lungo), oltre che di Luigi Tenco, Vittorio De Scalzi e dei New Trolls: una cerchia di amici con cui Riccardo condivise momenti importanti della sua vita. (Da Wikipedia)

Una canzone, due versioni: De André
Cantico dei drogati

Ho licenziato Dio
gettato via un amore
per costruirmi il vuoto
nell'anima e nel cuore.

Le parole che dico
non han più forma né accento
si trasformano i suoni
in un sordo lamento.

Mentre fra gli altri nudi
io striscio verso un fuoco
che illumina i fantasmi
di questo osceno giuoco.

Come potrò dire a mia madre che ho paura?

Chi mi riparlerà
di domani luminosi
dove i muti canteranno
e taceranno i noiosi

quando riascolterò
il vento tra le foglie
sussurrare i silenzi
che la sera raccoglie.

Io che non vedo più
che folletti di vetro
che mi spiano davanti
che mi ridono dietro.

Come potrò dire la mia madre che ho paura?

Perché non hanno fatto
delle grandi pattumiere
per i giorni già usati
per queste ed altre sere.

E chi, chi sarà mai
il buttafuori del sole
chi lo spinge ogni giorno
sulla scena alle prime ore.

E soprattutto chi
e perché mi ha messo al mondo
dove vivo la mia morte
con un anticipo tremendo?

Come potrò dire a mia madre che ho paura?

Quando scadrà l'affitto
di questo corpo idiota
allora avrò il mio premio
come una buona nota.

Mi citeran di monito
a chi crede sia bello
giocherellare a palla
con il proprio cervello.

Cercando di lanciarlo
oltre il confine stabilito
che qualcuno ha tracciato
ai bordi dell'infinito.

Come potrò dire a mia madre che ho paura?

Tu che m'ascolti insegnami
un alfabeto che sia
differente da quello
della mia vigliaccheria.

Una canzone, due versioni: Mannerini
Eroina

Come potrò dire
a mia madre
che ho paura?
La vita,
il domani,
il dopodomani
e le altre albe
mi troveranno
a tremare
mentre
nel mio cervello
l’ottovolante della critica
ha rotto i freni
e il personale
è ubriaco.
Ho paura,
tanta paura,
e non c’è nascondiglio possibile
o rifugio sicuro.
Ho licenziato
Iddio
e buttato via una donna.
La mia patria
è come la mia intelligenza:
esiste, ma non la conosco.
Ho voluto
il vuoto.
Ho fatto
il vuoto.
Sono solo
e ho freddo
e gli altri nudi
ridono forte
mentre io striscio
verso un fuoco che non mi scalda.
Guardo avvilito
questo deserto
di grattacieli
e attonito
vedo sfilare
milioni di esseri di vetro.
Come potrò
dire a mia madre
che ho paura?
La vita,
il suo motivo,
e il cielo
e la terra
io non posso raggiungerli
e toccare…
Sono sospeso a un filo
che non esiste
e vivo la mia morte
come un anticipo terribile.
Mi è stato concesso
di non portare addosso
vermi
o lezzi o rosari.
Ho barattato
con una maledizione
vecchia ma in buono stato.
Fu un errore.
Non desto nemmeno
più la pietà
di una vergine e non posso
godere il dolore
di chi mi amava.
Se urlo chi sono,
dalla mia gola
escono deformati e trasformati
i suoni che vengono sentiti
come comuni discorsi.
Se scrivo il mio terrore,
chi lo legge teme di rivelarsi e fugge
per ritornare dopo aver comprato
del coraggio.
Solo quando
scadrà l’affitto
di questo corpo idiota
avrò un premio.
Sarò citato
di monito a coloro
che credono sia divertente
giocare a palla
col proprio cervello
riuscendo a lanciarlo
oltre la riga
che qualcuno ha tracciato
ai bordi dell’infinito.
Come potrò dire a mia madre
che ho paura?
Insegnami,
tu che mi ascolti,
un alfabeto diverso
da quello della mia vigliaccheria.

Qualche video: "Cantico dei drogati"

"Signore io sono Irish" - New Trolls

"Tante gocce" - Vittorio De Scalzi


"Il ritorno " - Vittorio De Scalzi

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