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BiELLE Eventi

 

Mimose & chitarre

"8 marzo "
Cantando marzo porta le sue piogge
di Moka

Omaggio di Bielle alle donne in musica. O, meglio, un riconoscimento. Fateci caso, in questi ultimi anni la "quota rosa" nel cantautorato sta crescendo in modo verticale e la qualità va di pari passo. Se prima c'era qualche vagito sparso (che so? La Nannini, Nada, la Mannoia che almeno cantava) ora la lista delle soul singer, delle songwriter al femminile si è allungata strepitosamente. Di questo vogliamo dare conto. E l'8 marzo, nonostante tutto lo spreco di mimose (fiore splendido, destinato a finire nei cestini), era il momento giusto per fare un punto. Anche perché abbiamo da festeggiare due grandi uscite: Patrizia Laquidara e Susanna Parigi.
Formidabile! Un solo aggettivo
di Giorgio Maimone
Sì, è vero: tiriamo sempre in ballo Fabrizio De Andrè. Quando esce un disco nuovo e questo disco è buono, maledettamente buono, il primo nome che ci viene in mente è Fabrizio De André. Se poi questo disco, per qualche accidente della vita, è cantato in dialetto e di musica popolare, allora ci viene in mente "Creuza de ma", sempre di Fabrizio De André. E allora tiriamo in ballo anche questa volta Fabrizio, perché il disco con cui abbiamo a che fare è un gran disco: Patrizia Laquidara, "Il canto dell'Anguana". E' stato distribuito a fine febbraio, è uscito finalmente nei negozi poco tempo prima che finissimo di consumarlo a furia di ascolti matti e ripetuti, nel tentativo di penetrarne ogni anfratto, ogni piega, perché questo è un album su cui vale la pena meditare. Bisogna stare attenti come ci si rapporta con l'Anguana, un po' folletto dispettoso, quasi un Puck shakespeariano, quasi fata, di sicuro donna. E bisogna stare attenti anche a come ci si rapporta con questo disco: un disco potente, di acqua, ma anche di terra. un disco che ha dentro tante cose da dire e tante emozioni da dare. Non ci sono dubbi sul fatto che, fino ad ora, sale sul trono degli imperdibili per il 2011 e sarà dura battaglia scalzarlo dalle mie preferenze personali. (segue)
La lingua che esprime emozioni
di Lucia Carenini
"Esiste in Cina una lingua segreta delle donne. Solo le donne sapevano leggerla e tramandarla. La lingua si chiamava Nushu. E' dove l'amore non c'è, forse, che il segreto va custodito. Certe donne affidano le loro vite solo a coloro che conoscono il giusto peso della Farfalla e la formula delle coincidenze. Sono loro le protagoniste di questo disco, le abitatrici della "Città senza porte".

Susanna Parigi se ne è appropriata, per questo suo nuovo lavoro. Un disco di una donna che parla di donne. E quale occasione migliore dell'8 marzo per parlare di un'opera che ha come tema la riflessione sul linguaggio femminile? Linguaggio inteso non solo come concetto circoscritto di parola, ma anche come linguaggio del corpo, del sentimento, dello spirito. La lingua segreta non è un disco "contro", piuttosto, se è vero che "Quello che non è detto o non si vede, agli occhi dei più non esiste" questo disco è una buona, anzi ottima occasione per provare a farli aprire, questi occhi. E che possa essere l'augurio che gli occhi, di uomini e di donne, si aprano anche su altro.(segue)

Densa come cioccolata calda
di Leon Ravasi

La domanda che viene naturale è: "Blessed" è il più bel disco di Lucinda Williams o uno dei più belli. Uno dei più belli, di sicuro. E' un disco dove tuttosuona nel modo giusto. voce, chitarre, musiche, grinta, La voce della mia coetanea Lucinda Williams graffia quando serve e accarezza con la carta vetra nei momenti più tranquilli. Riesca a inanellare una serie di rock sapidi e brillanti, dove le chitarre sferragliano come devono quando diventano roventi e una serie di ballate tranquille, ma dense come cioccolata calda.Lucinda Williams potrebbe anche cantare di stronzate (e l'iniziale "Buttercup" un po' di stronzata sa), ma canta sempre come se quello che sta facendo fosse essenziale per continuare a vivere. E allora, come si fa a non amare chi ama visceralmente la sua professione ed è pronta a girare con le viscere esposte in piazza e il dolore che comunque si avverte appena sotto la patina dei brani più felici. Si è parlato a lungo se "Blessed" può essere considerato un album felice per la Williams. Forse sì, forse pacificato. Forse nella vita è un momento il suo in cui si tirano i remi in barca e ci si accontenta di quello che si è già ottenuto. Ma Lucinda invece, dopo due dischi minori come "West" e "Little honey", torna alla grande col suo carico di storie e storielle da narrare: con la lenta "Soldier's song", con la cupa "Copenghagen" e con l'intensa title track. Un album al femminile che parla di vita e morte. Una galleria di ritratti umani, spesso visti dalla parte degli ultimi, di un'America marginale e un po' dimenticata, quella amata dai filmaker di Sundance. Grande disco, Vario e abbondante. Spettacolo. (segue)

Giulia Millanta, cantare inglese/1

di Giorgio Maimone
Eccoci qui con un disco di cui non potremmo se non parlare bene. Giulia Millanta è brava e pure bella, che non guasta. Canta con proprietà e personalità ed ha messo assieme un gruppo che suona come Dio comanda. Ogni suono ha una sua giustificazione e un suo posto e "Dropping down" tutto sembra tranne che un demo chitarra-voce. Ne discende un luminoso disco di rock acustico, con musiche affatto banali né scontate, dal piacevolissimo ascolto, con alcune perle assolute.

Ma ... abbiamo l'inglese!
Bella lingua l'inglese! Musicale poi. Ma, mi chiedo, fare canzoni non dovrebbe significare condividere emozioni, storie, sensazioni? Non dovrebbe essere un modo per comunicare le tue radici, le tue paure, le aspirazioni? Non si scrive per un pubblico che, in un modo o nell'altro, ti sta ad ascoltare e reagisce con te e su questa empatia scatta il fatto artistico? Per me sì: le domande nelle recensioni sono sempre e per forza retoriche. Quasi inutili come un testo in inglese. (segue)

Betty Vittori: cantare inglese/2

di Giorgio Maimone
Lo stesso discorso, mutatis mutandis fatto per Giulia Millanta potremmo farlo per Betty Vittori, con alcune varianti. Betty Vittori è ormai una cantante di lungo corso, sulle scene dall'inizio degli anni '80, con un'intensa attività come corista (per lungo tempo assieme a Rossana Casale, sorella di soul), ma poi anche cantante e autrice per i mitici Volpini Volanti (che per eccesso di esterofilia vengono chiamati Flying Foxes) con cui incide due album , scrivendo parte delle canzoni.

La seconda aggravante, per quanto moderata, è che Betty Vittori scrive tutte le canzoni, parole e musiche e le traduce pure in italiano sul libretto! Ma allora perché non completare lo sforzo e cantarle anche in italiano? Siamo sempre alla smania della carriera internazionale? Oppure siamo all'"anglicismo, malattia infantile dei musicanti" tanto per citare il vecchio e caro Lenin ("L'estremismo, malattia infantile del comunismo)" - 1920)? Impossibile saperlo.
(segue)

"Le Imperdibili di Bielle"

Nel corso di questi 11 anni di esistenza Bielle ha selezionato almeno 20 dischi imperdibili incisi da donne. Due volte (nel 2009 e nel 2007 il miglior disco dell'anno è stato un disco al femminile, con Carmen Consoli e Teresa De Sio. Vista la legge dei numeri, saltato il 2010, potrebbe essere buono il 2011 per riportare una donna sul piccolo trono biellistico. I segnali sono buoni: i migliori album di questo 2011 sono tutti di donne: Patrizia Laquidara, Susanna Parigi, Cristina Donà, nomi frequenti nelle nostre liste. Inoltre, nel sondaggio sui migliori dischi del decennio, tra i cantanti più noti i nostri lettori hanno scelto il disco di Nada ("Con tutto l'amore che posso") come miglior disco del decennio. Oltre ai nomi già citati bisogna cercare di gettare uno sguardo sotto la superficie e osservare bene cosa si sta muovendo. Le Beatrice Antolini, le Angelica Lubian, le Erica Mou, le Naif Herin quali semi getteranno e quanti fioriranno. Noi siamo qui, come sempre, ben disposti ad osservare.

Tra gli archetipi a caccia di capolavori
di Giorgio Maimone
Eccolo qua. Lo stavamo aspettando ed è arrivato. Quasi a fine anno. Quasi come sempre a ottobre. E' l'imperdibile di quest'anno. Il disco da cui sarebbe meglio non prescindere. E lo firma Carmen Consoli che, da qualche anno in qua, ha chiuso delicatamente le porte sul suo passato (musicale) e le ha aperte sul suo passato storico, su quello scrigno di segreti che porta in sé per sensibilità artistica e per provenienza siciliana. Carmen, con "Eva contro Eva" aveva (quasi) firmato il suo "Creuza de ma" e con "Elettra" invece scrive il suo personale "Non al denaro, non all'amore, né al cielo". Sempre giocando in punta di scrittura con gli archetipi femminili: se lì era Eva, qui è Elettra, ma sempre di donne (e di tragedie) si tratta, delineando una sorta di polittico in dieci quadri che è tutto da leggere, tutto da ascoltare, tutto da godere. (segue)
La voce dell'anima della signora soul
di Giorgio Maimone
La voce più di tutto mi colpisce. Sale stretta come una ferita, si approfonda in un gorgo dell'anima che sa di ruggine, di sale e di sole. Graffia e colpisce, si impenna e si abbassa come il movimento delle mani su una tamorra, ma poi sa aprirsi in un golfo caldo e scuro nel cuore di una Ninna nanna. Insomma è Teresa De Sio. Quando la voce si fa anima che si trasforma di nuovo in voce, in una serie di rimandi che sbalordisce e che confonde. E' magia sciamanica che si dirama dal canto, che tintinna dalle corde del mandolino suonato da Don Peppino De Trizio, che scorre sulle corde delle chitarra e sulle pelli tese delle percussioni. "Sacco e fuoco" è programmatico: è la storia di un assalto in musica al cuore delle nostre passioni. Un album rapido e veloce. Che si conclude come parte: con uno scatto d'orgoglio.(segue)

Nu Shu, la lingua segreta delle donne creata per esprimere emozioni
di Bielle

Un vecchio proverbio dell'epoca dell'imperialismo cinese afferma: "Meglio avere un cane che una figlia". Un altro proverbio recita invece “Davanti ad un pozzo non si muore di sete. Quando si è con le sorelle non c’è posto per la disperazione“. La particolarità di quest’ultimo sta nella sua lingua: solo le donne la conoscevano.

Nu Shu o "scrittura delle donne", la lingua ignorata e trascurata dagli uomini, è salita agli onori della cronaca all'inizio del 2010, con la ristampa del primo dizionario e la contemporanea ’inaugurazione di una scuola, rigorosamente femminile, dove si insegna l’antico linguaggio perduto, diventato fenomeno di tendenza nella Pechino e nella Shanghai bene. Quella che in passato era il simbolo della discriminazione femminile, oggi sta diventando simbolo della femminilità d’élite. Una rivincita per le spose bambine e le concubine. Per le donne a cui non veniva insegnato a parlare per impedire di poter esprimere le loro emozioni.

Il fenomeno chiamato “Nu Shu” pare essersi sviluppato nel XVII secolo nelle comunità rurali di Jianyong e Yongming nella provincia dello Hunan, la quale, abitata dalla minoranza Yao, venne conquistata dai cinesi Han che vi imposero la loro cultura confuciana patriarcale. Le donne Yao - le paesane dai piedi fasciati - abituate alla loro indipendenza e a una struttura matriarcale della società, iniziarono a trascrivere i versi di canzoni tradizionali che cantavano durante i lavori di tessitura creando di fatto una scrittura usata per comunicare tra di loro all’insaputa degli uomini. Per contrasto, esse definirono la scrittura cinese “Nan Shu”, ovvero “scrittura dei maschi”. (segue)

Patrizia Laquidara: "Ziza"

Susanna Parigi: "La fatica e la pazienza"

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