| Shel
Shapiro: "Io sono immortale" |
| Un autobiografia dai
tempi della swinging London
fino a quattro decenni d'Italia: cronaca di una rockstar
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| La foto di copertina rimanda
alla trasgressione propria del rock, ma è anche
un’ulteriore dimostrazione dell’autoironia
di quest’uomo: lo spirito ribelle e provocatorio
che si può avere a 15 o 20 anni, è ancora
più ribelle – sorprendentemente, e più
divertente a 66 anni. Inoltre, l’immagine di Shel
(quasi) nudo, è concreta e metaforica al tempo
stesso: nel libro infatti si mette letteralmente a nudo,
raccontando sogni, sentimenti, speranze, emozioni, gioie
e dolori della sua vita.
Shel Shapiro, anima e voce degli indimenticabili Rokes,
è tornato prepotentemente alla ribalta dello
spettacolo in Italia in questi ultimi anni come icona
culturale, musicale ed intellettuale di “quegli
anni lì”. Ma non solo. Shel è la
dimostrazione che l’età non è un
limite alla creatività “in tutti i sensi”,
e continua infatti a cimentarsi con esperienze sempre
nuove: si diverte girare con il concerto live “Acoustic
Circus” divenuto un vero e proprio cult; con Edmondo
Berselli ha scritto (e interpretato) lo spettacolo teatrale
musicale “Sarà una bella società”;
con Moni Ovadia è attualmente protagonista di
“Shylock – il mercante di Venezia in prova”,
ispirato all’opera di Shakespeare; infine è
tra i protagonisti della nuova serie di “Capri
3” su Rai 1, interpretando il magnetico principe
indiano Rajiv.
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30/03 - Si intitola “Io sono immortale”
il primo libro di Shel Shapiro pubblicato il 23 marzo da
Mondadori:
“ […] Il che ci riporta a oggi. È la
pioggia che va? Ritornerà il sereno? […] Oggi
mi sembra impossibile non andare avanti a sognare. Uno potrebbe
dirmi: “Hai sessantasei anni Shel, che cazzo sogni
a fare?” Sì ho sessantasei anni. Ma se uno
mi chiedesse: “Che cosa vuoi ancora dalla vita?”,
gli risponderei: “Vorrei fare la rockstar”.
“Sei scemo?” potrebbe a quel punto domandarmi
la persona che mi sta interrogando. “Sì, sono
scemo” […] Potrei tingermi i capelli, come fanno
tanti, ma mi prenderei per il culo da solo…”
Tra le pagine di “Io sono immortale”, Shel
racconta con un sorprendente senso della storia e con accattivante
ironia la sua vita, che è la vita di una generazione:
dal grigiore della Londra del dopoguerra, ai primi approcci
con il rock’n’roll, alla magia degli anni ’60
con il loro carico di splendore e contraddizioni. Mentre
l’incubo del nucleare lascia il posto all’inferno
del Vietnam, mentre Bob Dylan annuncia in America il tempo
nuovo e una moltitudine di ragazzi urla “peace and
love” nel fango di Woodstock, per Shel nascono e muoiono
amori, amicizie e anche qualche sogno.
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In mezzo a tutto questo la Swinging London, la nebbia, il freddo
di Amburgo tra il porto e la strada delle puttane, a suonare
dieci ore di fila negli stessi locali dove si esibivano anche
i Beatles. E poi l’Italia vista da Milano – quando
i taxi erano la Seicento multipla – e da Roma, quella
di Fellini e della Dolce vita, un Belpaese ancora in bianco
e nero e bigotto, dove per una sconfitta a Sanremo ci si poteva
anche giocare la carriera. E ancora il Piper, il successo, il
divismo, il sesso, il “tutto”…
Ma tra le righe di questo libro, non c’è spazio
solo per la memoria: c’è l’idea di futuro,
ci sono sogni e progetti ancora da realizzare, c’è
quell’energia vitale e creativa che rende Shel “immortale”.
Non un semplice racconto della vita di una rockstar quindi,
ma le parole di un uomo e di un artista che ha ancora molto
da dire. “[…] Per fortuna l’incoscienza
sopravvive ancora […] Nulla è cambiato dunque,
salvo aver perso l’innocenza. La cosa terribile è
che anche i ragazzi, oggi, superati i cinque anni d’età,
perdono l’innocenza. Sono in buona compagnia, dunque…”
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Rock
tra musica e storia
Imponente,
abbronzato, capelli lunghi color cenere raccolti in una coda di
cavallo e orecchino. Un pirata. Un pirata che ti guarda dritto negli
occhi e ti parla con quel suo accento inglese strascicato che non
ha perso – o non ha voluto perdere – nemmeno dopo 40
anni di Italia e che non perderà mai. Shel, il mitico leader
degli altrettanto mitici Rokes – la band che cantava della
ribellione giovanile contro il mondo degli adulti e che fu uno degli
idoli dell’Italia anni ‘60 – è tornato.
Ed è tornato con un disco live – il suo primo - con
15 canzoni vecchie e nuove, sue e non sue, per ripercorrere in un’operazione
che sa più di ritorno che di nostalgia le trace di un viaggio
che ha fatto sognare una generazione.
Il cd può essere anche acquistato assieme al libro “Storie
sogni e rock ‘n roll” di Edmondo Berselli (edizioni
Promomusic, euro 22,90) è stato registrato al Teatro comunale
di Modena e propone in veste acustica alcuni vecchi successi (Che
colpa abbiamo noi, È la pioggia che va, C’è
una strana espressione nei tuoi occhi, Bisogna saper perdere) e
nuove canzoni tra le quali si nascondono piacevoli sorprese.Così,
dopo Quante volte, scritta a quattro mani con Mia Martini, ecco
la cover di Dylan Master of War che nella traduzione italiana di
Rudy Assuntino diventa L’uomo che sa. (segue)
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