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NEWS Marzo 2010

Luf, esce il primo aprile ma non è un pesce

Nuovo album dei Luf, si intitola "Flel" e contiene un paio
di camei di Davide Van De Sfroos. Preparatevi: è buono!

Dal nido, una ballata dai toni caldi e dolci dedicata a Fabrizio De André, fa prendere fiato all’ascoltatore, per prepararlo a ricominciare a battere le mani e far saltare i piedi con Tira la barba al fra’, dove gli strumenti fanno da ricca cornice alle voci di Dario Canossi e di Davide Van De Sfroos, in una insolita interpretazione in italiano, che rincorrendosi in questa sorta di filastrocca contadina, invitano a divertirsi quanto loro.
Si continua senza respiro con l’intro di banjo e batteria de La neve, dove fisarmonica, violino e cori diventano ancora una volta trascinatori dell’intero brano, per poi lasciare spazio alla dolcezza dei suoni della chitarra arpeggiata e del mandolino in Stella Clandestina.
Con Fürtüna il dialetto camuno caro a I Luf e i ritmi del folk-rock tornano protagonisti, mentre in Angelo gli echi del country d’oltre oceano sorprendono l’ascoltatore. Ultima novità del disco è Littel Monchi, che dopo un divertente intro di flauto, chitarra e banjo, esplode lasciando spazio a un ritornello irresistibile e spiritoso, tutto da cantare.
Il disco comprende anche canzoni già suonate dai Lupi in altri cd, che si presentano in Flel con un nuovo arrangiamento e nuove idee musicali: Regina delle sei, Luna di rame e d’ottone (diversa dal 45 giri, con una sorpresa firmata da Alex e Karim del “Circo*Abusivo”, nota band italiana famosa per il suo stile balcanico), Basta, Il treno delle sei e Vorrei, dedicata a Felicia, mamma di Peppino Impastato, che chiude il disco.
Da segnalare anche la firma a quattro mani di Basta e Vorrei con l’amico Flavio Oreglio. Come nella loro tradizione, I Luf hanno deciso di sostenere i progetti delle associazioni A Força da Partilha, fondata da don Marco Tenderini, padre “spirituale” dei Luf, e Vida a Pititinga, progetto benefico ideato dal comico Enrico Bertolino.
Ancora una volta l’immagine dei lupi è stata affidata al talentuoso grafico Moreno Pirovano, che con lo staff di Zampediverse, ha confezionato una copertina meravigliosa. Firma d’autore anche per le foto del cd: tutte le immagini infatti, sono di Remo Di Gennaro, uno dei più famosi fotografi italiani, autore di alcuni tra i più bei ritratti dei maggiori artisti e personaggi internazionali.


30/03 - Esce il 1 aprile e sarà presentato il 25 al Bloom di Mezzago il nuovo disco de I Luf. Dopo lunga attesa per i fan e tanto lavoro per il gruppo, l’affermata band lombarda capitanata da Dario Canossi torna in scena con "Flel".

Quattordici canzoni che, sia per le musiche che per i testi, possono essere considerate le migliori degli ultimi dieci anni per i Lupi: colpiscono al cuore e alle gambe sia sotto al palco che dentro le cuffie, capaci di far venire i brividi (provare per credere!) agli affezionati fan come ai nuovi del mondo Luf.
Flel è il risultato di un percorso lungo dieci anni in cui l’allegria e la voglia di divertire/divertirsi dei Lupi, ha trovato il giusto equilibrio con una maturità degli arrangiamenti e una cura dell’aspetto cantautorale che fa del disco il migliore creato dal gruppo.

Ancora una volta l’impegno sociale e il puro divertimento si mescolano per ottenere canzoni dallo spirito folk-rock che non mancano di far riflettere e di scatenare balli e cori allo stesso tempo.
In Flel il dialetto continua a essere protagonista, con un Dario Canossi interprete che ancora una volta sa trasmettere lo spirito delle tradizioni della sua terra e del mondo contadino in una chiave attualissima. “Un tempo dalle mie parti - racconta Dario Canossi - il grano si batteva con il flel, attrezzo agricolo che permetteva di recuperare fino all'ultimo prezioso chicco. L'aia veniva preparata, quasi fosse un palcoscenico, su cui tutti avevano il compito di picchiare le spighe perfettamente a tempo con gli altri. Un “flel" dopo l'altro colpiva il frumento creando una partitura unica che, amplificata dai solai, rimbalzava nei cortili diventando la colonna sonora dei nostri giochi di bambini. Sono ormai 10 anni che con I Luf cerchiamo di "battere" a tempo, il grano è sempre poco ma la speranza è che questo nuovo disco possa trasmettere la stessa passione che abbiamo noi nel continuare a “picchiare” il tempo e a sentirlo battere sopra e sotto il palco”.




In Flel i suoni di chitarre, fisarmonica, violino, faluti, banjo e cornamuse si fondono con quelli degli strumenti più moderni come basso, batteria, percussioni, regalando all’ascoltatore una musica ricca di ritmi e sfumature sempre nuovi che fanno correre la memoria a quelle aie contadine così lontane da noi, con uno spirito bambinesco e divertente, unico nel suo genere.


SPECIAL GUEST

Due ospiti “illustri” impreziosiscono il nuovo lavoro dei Lupi: la voce di Davide Van De Sfroos, che canta nel brano che dà il titolo al disco e nella divertente “Tira la barba al fra’”, e la maestria di Lorenzo Cazzaniga, tra i migliori tecnici del suono a livello internazionale, fonico dei vincitori dell’ultimo Festival di Sanremo e di Enrico Ruggeri. E’ suo infatti il mix di tutto il disco.

Il disco si apre con la forza e la ‘prepotenza’ di percussioni e cornamuse dell’intro di Africa, in cui violino, cori e la voce calda e comunicativa di Dario Canossi fanno subito capire all’ascoltatore lo spirito di Flel.
Il bicchiere si riempie di vino e la voce in dialetto di uno dei protagonisti del racconto raccolto da Canossi sulla vita contadina, introducono il pezzo che da il nome al disco: Flel, canzone contadina in cui i ritmi del folk-rock tipico de I Luf riproducono il battere del flel, l’attrezzo usato dai contadini che serviva, appunto, a battere il grano e recuperarne sino all’ultimo chicco. E’ qui che la voce di Davide Van De Sfroos entra in scena, fondendosi con quella di Canossi, i cori e gli strumenti che uno ad uno diventano protagonisti fino a unirsi.

"Paradis del Diaol"

Album da battaglia e meditazione

Basta ascoltare 8" e 43 centesimi del disco per capire che si tratta dei Luf. Marchio di fabbrica inconfondibile. Impulso rock su cui si innesta un riff di baghet o cornamusa, tipico del folk. Sono ormai tre dischi, più i due episodi del Sambuco, che confermano con forza questa identità. I Luf non si possono confondere. E allora, visto che amo i Luf e che sono amici, per poter giudicare questo disco mi sono sottoposto a una sorta di prova tortura: un'ora di ascolto quotidiano per venti giorni, in ordine sparso dei brani o nell'ordine del disco. Tanto è l'esatta durata del mio viaggio in bicicletta per andare e tornare dal lavoro. Li ho amati, detestati, amati ancora. Forse capiti. Insomma, nonostante non ci sia più l'effetto sorpresa, "Paradis del diaol" è un grande disco, il migliore ascoltato finora.

Classico folk-rock, ibridato di combat, cantato con grinta e vissuto con alto impatto emotivo e sonoro. I Luf fanno muovere le gambe e parlano al cuore. Possono scivolare nella retorica, ma lo fanno sempre con sincerità estrema e se "Bala e fa balà" aveva qualcosa delle danze sull'aia, "Paradis del diaol" è più serio, più introverso, forse anche più incazzoso. Si inizia con una conta ("Cunta e canta") e si finisce con un invito al ballo ("Vivi la vita ballando"), ma si passa attraverso storie di Resistenza, di disertori, di preti con la tonaca nera, ma il cuore rosso. (segue)


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