| Luf,
esce il primo aprile ma non è un pesce |
| Nuovo album dei Luf,
si intitola "Flel" e contiene un paio
di camei di Davide Van De Sfroos. Preparatevi: è buono!
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| Dal nido, una ballata
dai toni caldi e dolci dedicata a Fabrizio De André,
fa prendere fiato all’ascoltatore, per prepararlo
a ricominciare a battere le mani e far saltare i piedi
con Tira la barba al fra’, dove gli strumenti
fanno da ricca cornice alle voci di Dario Canossi e
di Davide Van De Sfroos, in una insolita interpretazione
in italiano, che rincorrendosi in questa sorta di filastrocca
contadina, invitano a divertirsi quanto loro.
Si continua senza respiro con l’intro di banjo
e batteria de La neve, dove fisarmonica, violino e cori
diventano ancora una volta trascinatori dell’intero
brano, per poi lasciare spazio alla dolcezza dei suoni
della chitarra arpeggiata e del mandolino in Stella
Clandestina.
Con Fürtüna il dialetto camuno caro a I Luf
e i ritmi del folk-rock tornano protagonisti, mentre
in Angelo gli echi del country d’oltre oceano
sorprendono l’ascoltatore. Ultima novità
del disco è Littel Monchi, che dopo un divertente
intro di flauto, chitarra e banjo, esplode lasciando
spazio a un ritornello irresistibile e spiritoso, tutto
da cantare.
Il disco comprende anche canzoni già suonate
dai Lupi in altri cd, che si presentano in Flel con
un nuovo arrangiamento e nuove idee musicali: Regina
delle sei, Luna di rame e d’ottone (diversa dal
45 giri, con una sorpresa firmata da Alex e Karim del
“Circo*Abusivo”, nota band italiana famosa
per il suo stile balcanico), Basta, Il treno delle sei
e Vorrei, dedicata a Felicia, mamma di Peppino Impastato,
che chiude il disco.
Da segnalare anche la firma a quattro mani di Basta
e Vorrei con l’amico Flavio Oreglio. Come nella
loro tradizione, I Luf hanno deciso di sostenere i progetti
delle associazioni A Força da Partilha, fondata
da don Marco Tenderini, padre “spirituale”
dei Luf, e Vida a Pititinga, progetto benefico ideato
dal comico Enrico Bertolino.
Ancora una volta l’immagine dei lupi è
stata affidata al talentuoso grafico Moreno Pirovano,
che con lo staff di Zampediverse, ha confezionato una
copertina meravigliosa. Firma d’autore anche per
le foto del cd: tutte le immagini infatti, sono di Remo
Di Gennaro, uno dei più famosi fotografi italiani,
autore di alcuni tra i più bei ritratti dei maggiori
artisti e personaggi internazionali.
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30/03 - Esce il 1 aprile e sarà presentato
il 25 al Bloom di Mezzago il nuovo disco de I Luf. Dopo
lunga attesa per i fan e tanto lavoro per il gruppo, l’affermata
band lombarda capitanata da Dario Canossi torna in scena
con "Flel".
Quattordici canzoni che, sia per le musiche che
per i testi, possono essere considerate le migliori degli
ultimi dieci anni per i Lupi: colpiscono al cuore e alle
gambe sia sotto al palco che dentro le cuffie, capaci di
far venire i brividi (provare per credere!) agli affezionati
fan come ai nuovi del mondo Luf.
Flel è il risultato di un percorso lungo dieci anni
in cui l’allegria e la voglia di divertire/divertirsi
dei Lupi, ha trovato il giusto equilibrio con una maturità
degli arrangiamenti e una cura dell’aspetto cantautorale
che fa del disco il migliore creato dal gruppo.
Ancora una volta l’impegno sociale e il puro divertimento
si mescolano per ottenere canzoni dallo spirito folk-rock
che non mancano di far riflettere e di scatenare balli e
cori allo stesso tempo.
In Flel il dialetto continua a essere protagonista, con
un Dario Canossi interprete che ancora una volta sa trasmettere
lo spirito delle tradizioni della sua terra e del mondo
contadino in una chiave attualissima. “Un tempo dalle
mie parti - racconta Dario Canossi - il grano si batteva
con il flel, attrezzo agricolo che permetteva di recuperare
fino all'ultimo prezioso chicco. L'aia veniva preparata,
quasi fosse un palcoscenico, su cui tutti avevano il compito
di picchiare le spighe perfettamente a tempo con gli altri.
Un “flel" dopo l'altro colpiva il frumento creando
una partitura unica che, amplificata dai solai, rimbalzava
nei cortili diventando la colonna sonora dei nostri giochi
di bambini. Sono ormai 10 anni che con I Luf cerchiamo di
"battere" a tempo, il grano è sempre poco
ma la speranza è che questo nuovo disco possa trasmettere
la stessa passione che abbiamo noi nel continuare a “picchiare”
il tempo e a sentirlo battere sopra e sotto il palco”.
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In Flel i suoni di chitarre, fisarmonica, violino, faluti,
banjo e cornamuse si fondono con quelli degli strumenti più
moderni come basso, batteria, percussioni, regalando all’ascoltatore
una musica ricca di ritmi e sfumature sempre nuovi che fanno
correre la memoria a quelle aie contadine così lontane
da noi, con uno spirito bambinesco e divertente, unico nel
suo genere.
SPECIAL GUEST
Due ospiti “illustri” impreziosiscono il nuovo
lavoro dei Lupi: la voce di Davide Van De Sfroos, che canta
nel brano che dà il titolo al disco e nella divertente
“Tira la barba al fra’”, e la maestria di
Lorenzo Cazzaniga, tra i migliori tecnici del suono a livello
internazionale, fonico dei vincitori dell’ultimo Festival
di Sanremo e di Enrico Ruggeri. E’ suo infatti il mix
di tutto il disco.
Il disco si apre con la forza e la ‘prepotenza’
di percussioni e cornamuse dell’intro di Africa, in
cui violino, cori e la voce calda e comunicativa di Dario
Canossi fanno subito capire all’ascoltatore lo spirito
di Flel.
Il bicchiere si riempie di vino e la voce in dialetto di uno
dei protagonisti del racconto raccolto da Canossi sulla vita
contadina, introducono il pezzo che da il nome al disco: Flel,
canzone contadina in cui i ritmi del folk-rock tipico de I
Luf riproducono il battere del flel, l’attrezzo usato
dai contadini che serviva, appunto, a battere il grano e recuperarne
sino all’ultimo chicco. E’ qui che la voce di
Davide Van De Sfroos entra in scena, fondendosi con quella
di Canossi, i cori e gli strumenti che uno ad uno diventano
protagonisti fino a unirsi. |
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Album
da battaglia e meditazione
Basta
ascoltare 8" e 43 centesimi del disco per capire che si tratta
dei Luf. Marchio di fabbrica inconfondibile. Impulso rock su cui
si innesta un riff di baghet o cornamusa, tipico del folk. Sono
ormai tre dischi, più i due episodi del Sambuco, che confermano
con forza questa identità. I Luf non si possono confondere.
E allora, visto che amo i Luf e che sono amici, per poter giudicare
questo disco mi sono sottoposto a una sorta di prova tortura: un'ora
di ascolto quotidiano per venti giorni, in ordine sparso dei brani
o nell'ordine del disco. Tanto è l'esatta durata del mio
viaggio in bicicletta per andare e tornare dal lavoro. Li ho amati,
detestati, amati ancora. Forse capiti. Insomma, nonostante non ci
sia più l'effetto sorpresa, "Paradis del diaol"
è un grande disco, il migliore ascoltato finora.
Classico folk-rock, ibridato di combat, cantato con grinta e vissuto
con alto impatto emotivo e sonoro. I Luf fanno muovere le gambe
e parlano al cuore. Possono scivolare nella retorica, ma lo fanno
sempre con sincerità estrema e se "Bala e fa balà"
aveva qualcosa delle danze sull'aia, "Paradis del diaol"
è più serio, più introverso, forse anche più
incazzoso. Si inizia con una conta ("Cunta e canta") e
si finisce con un invito al ballo ("Vivi la vita ballando"),
ma si passa attraverso storie di Resistenza, di disertori, di preti
con la tonaca nera, ma il cuore rosso. (segue)
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