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BiELLE Eventi

 


50 anni dopo

"Il Grande Fred"

La dolce vita e il suo cantore

di Giorgio Maimone
Buscaglione fumava, beveva, correva in macchina e swingava come un pazzo. Era l'idolo di tutte le riviere nei tardi anni '50, ma di quelli un po' malandati, alla Bukowski ante-litteram.Aveva anche fama di sciupafemmine ed era misteriosamente sposato con una donna araba, Fatima Robins, da cui si separò poco prima di morire.

Buscaglione e' morto giovane (a 38 anni), al culmine del successo ed e' morto come muoiono gli eroi della musica: schiantandosi alle 6 di mattina in macchina a Roma, dopo una notte di baldorie. Viveva, molto "dolce vita", da solo all'Hotel Rivoli ai Parioli. Era il 3 febbraio 1960. Moriva Fred, finiva la dolce vita.

In oltre 20 anni di attivita' incise piu' di 90 canzoni, alcuni grandi successi come "Che notte quella notte", "Il cielo dei bars", "Che bambola", "Buonasera signorina", "Love in Portofino", "Teresa non sparare" e "Whisky facile". Ancora molto attuale.

Fred Buscaglione canta "Che bambola"

Nel cielo dei bars
Ci vediamo al fondo di un bicchiere
illusione che non so dimenticar
ogni notte ti devo ritrovare
nel mio cielo popolato di bars
Ci vediamo al fondo di un bicchiere
dolci labbra che non posso più baciar
voglio perdermi e sognar
fino a quando può durare
tristemente l'orizzonte di ogni bar
Da principio non ti vedo
troppo whisky mi separa da te
ma poi bevo e a poco a poco
tu mi appari e sei tutta per me
ci vediamo al fondo di un bicchiere
fino a quando l'alba in cielo tornerà
e nell'alba disperata
sarà triste rincasare
per attendere la notte
e poterti ritrovar
al fondo di un bicchiere
nel cielo dei bars
.

"Eri piccola"

"Guarda che luna"


Spinetti e Magoni: "Guarda che luna"
Anche Rino finì così
Rino Gaetano era un ragazzo che scriveva canzoni. Come tanti. Anzi no, con un tocco di genio bizzarro in più. In 8 anni, dal 1973 al 1981ha inciso sei LP, un Q-disc assieme al Perigeo e a Riccardo Cocciante e 11 singoli a 45 giri, per un totale di una cinquantina di canzoni. Non per colpa sua, ma all’apice di una crisi creativa che non si può sapere a quali sbocchi musicali lo avrebbe portato, la mattina del 2 giugno 1981 sulla via Nomentana a Roma, dopo una notte passata a bere e a giocare a carte, come Fred Buscaglione, un colpo di sonno e uno scontro frontale contro un camion.
Lasciava, tra le cinquanta canzoni citate sopra, alcuni brani indimenticabili (“Mio fratello è figlio unico”, “Il cielo è sempre più blu”, “Aida”) e un’altra manciata di ottime canzoni (“Sfiorivano le viole”, “Sei ottavi”, “Escluso il cane” e“E cantava le canzoni”). La sua scrittura, ironica e aggressiva a un tempo, travalicava i limiti del “buon senso” e, a volte, del buon gusto. Rino scriveva a raffica, immune da vincoli come metrica, poesia, rima. La poesia di Rino era nelle cose concrete, nei racconti di tutti i giorni, nella giustapposizione di parole strausate e consunte dall’uso, fino alla perdita del significato, con altre invece appositamente ricercate, cercava sempre l’accesso più improbabile a una canzone.


Rino Gaetano: "Il dritto di Chicago"
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