
Ascolti collegati
Crediti:
I Virginiana Miller sono:
Simone Lenzi - voce, chitarra acustica
Antonio Bardi - chitarra
Marco Casini - chitarra
Daniele Catalucci - basso
Valerio Griselli - batteria
Giulio Pomponi - tastiere
+
Beppe Scardino - sax baritono, clarinetto basso
Simone Pederzoli - trombone
Mirko Rubegni - flicorno
Claudio Perigozzo - violino
Andrea Cattani - viola;
Gian Paolo Perigozzo - violoncello
Produzione
artistica Virginiana Miller con la collaborazione
di Ale Bavo, Rino Sassi e Ivan Antonio Rossi.
Arrangiamento archi e fiati Beppe Scardino.
Registrato allo Shape recording studio Cascina (Pisa) da Ivan
A. Rossi
e all’Hanimo studio Livorno da Rino Sassi.
Missato all'Apricot Studio Milano da Ivan Antonio Rossi
Mastering Claudio Giussani al Nautilus Mastering Milano
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"Questi
però sono mainstream, dai! E anche un tantino commerciali!
Oppure anche qui sotto c'è qualcosa che a un primo ascolto
mi sfugge". "C'è. Intanto i Virginiana Miller sono
insieme dal 1990. Non sono certo dei parvenù musicali, anche
se "Gelaterie sconsacrate", il primo album è del
1997 e vede alla co-produzione Giorgio Canali dei Csi e, oltre a
quello, anche "La verità sul tennis" del 2003 è
un disco che sarebbe sempre meglio ascoltare. E poi un gruppo che
fa solo sei dischi in vent'anni mi sembra che si debba apprezzare".
"Questo per il passato, ma ora? Questo lunedì come suona?"
"Suona internazionale, che non vuole automaticamente dire "ciofeca".
Ha un suono pulito e professionale: è gente che ci sa fare
e sa come si fa un prodotto. Ma le canzoni ci sono. E sono buone.
Dolenti, sofferte, autobiografiche".
"Quindi, per la seconda volta consecutiva ci tocca
per sorte ascoltare un album di un gruppo che entra nelle classifiche
di vendita. Andrà mica a finire che diamo più spazio
al mainstream che agli indipendenti?" "Non credo ci sia
questo rischio: i Virginiana Miller ci hanno messo 4 anni a fare
questo disco e a trovare chi glielo pubblicasse. Poi dipende sempre
da quale prodotto abbiamo tra le mani. Se si tratta di buoni dischi,
di buona musica, di canzoni che hanno testi di valore, significativi
per meriti poetici, musicali, politici, sociali, ricreativi non
c'è nessun motivo per cui non dobbiamo parlarne. E se il
caso parlarne anche bene. Io mi sento di parlare bene de "Il
primo lunedì del mondo".
"Rispetto
ai Perturbazione sono meno fluviali i Virginiana Miller. Solo
11 brani, una è la cover di "E la pioggia che va"
dei Rokes (che a sua volta era la cover di "Remember the
rain" di Bob Lind, uno che ha scritto tre canzoni e due sono
diventati successi dei Rokes) per 42'04" di musica: tre brani
oltre i 5 minuti e il famoso "La carezza del Papa" sotto
i 3". "Poi ci torniamo su "La
carezza del Papa", ma la cover dei Rokes non
è lì per lucrare un passaggio radiofonico in più:
"E la pioggia che va" è
stata incisa apposta per entrare nel film "Cosmonauta"
di Susanna Nicchiarelli. A proposito di film, anche "L'angelo
necessario" si può ascoltare in un film,
come sottofondo in "La prima cosa bella" di Paolo Virzì.
Livornese lui, livornesi i Virginiana Miller .."
"Livorno
era terra depressa. Solo Piero Ciampi. Poi è venuta fuori,
anche come autrice Nada, che è di Gabbro. Poi ci sono i Virginiana
Miller, Les Ondes Martenot, Bobo Rondelli, Luca Faggella, metà
dei SursumCorda, i Baustelle ... no, quelli sono di Montepulciano,
Siena. I Gatti Mezzi sono di Pisa che è lì a un passo
... ma non è la stessa cosa. Gli Acquaforte sono di Livorno
(ci saranno ancora?) e anche gli Appaloosa, ma che c'entra?"
"Niente, appunto. I Virginiana Miller non sono un gruppo unico
nella storia del rock italiano, ma rientrano a buon diritto in quella
grande nidiata che attualmente comprende Baustelle, Perturbazione,
ma anche, un po' più in là Afterhours, Negrita, Marlene
Kuntz. Comunque i brani di "Il primo lunedì del mondo"
sono ricchi di suoni, ben suonati, intensi, ma mai sopra le righe.
Dove il rock incontra la musica d'autore e con testi di buono spessore.
Se "Frequent flyer" è
in inglese, "Lunedì"
è invece declinata così: "e ho chiuso la
porta alle spalle e ora scendo giù / girano al vento le foglie
le buste di plastica bianche / i pensieri di ieri e le nostre parole
non fanno più male così / e sì oggi è
il primo lunedì del mondo"
"Molto bella "Lunedì",
calma e calda. Una canzone che ha un'identità precisa, pur
essendo molto accessibile. Ma non è facile e nemmeno pop,
solo musica piacevole da ascoltare. Già un po' più
semplice è "Acque sicure" che
pure ha un buon testo: "questo sciocco vento di scirocco questo
non c’è fine al peggio / questo pomeriggio l’onda
ci trascina giù / giù dove non si tocca giù
oltre le acque sicure", ma è un buon disco per l'estate".
"La risposta" si cammuffa prima
da canzone difficile: "ma l’immortalità dell’anima
non è la mia tazza di teologia / spero veramente la Resurrezione
della Carne" e poi si rivela una bella canzone d'amore:
"voglio l’abbraccio di mia madre voglio le corse
col mio cane / voglio un’ora d’aria e voglio anche un
caffè / le parole sono mani e le mie mani sono stanche /
se anche uscissero dall’acqua credo non le aiuteresti / voglio
te". Uno dei brani migliori. Ipnotica la "Piccolo
oggetto (a)", ma "Cruciverba"
è uno de li meglio fichi del bigoncio, imbozzolata in un
morbidissimo sax e avvolta da un piccolo strato di parole leggere:
"resto come 1. Orizzontale / che era stato appeso al chiodo
fisso delle sue stesse parole / quindi deposto dal cruciverba sul
giornale quotidiano d’agosto".
"Vogliamo parlare del Papa?" "E parliamone!
Anche perché "La carezza del Papa"
è la classica canzone di cui viene naturale parlare. Si riferisce
al famoso discorso televisivo di Giovanni XIII, un Papa che la canzone
d'autore ricorda spesso, che invitava, tornando a casa, a dare a
nome suo una carezza ai bambini. Simone Lenzi e soci hanno pensato
che, sì va bene la carezza, "ma anche un calcio
nel culo va bene / anche quello ogni tanto fa bene / come segno
di amore sicuro". E' lo sberleffo finale del rock all'interno
di una canzone che comunque è tosta. Storia di separazione,
autobiografia di sentimenti, delusioni, frustrazioni ("non
ho avuto né figli né gloria o potere soltanto canzoni
/ che non canta nessuno che non cambiano niente"). E'
triste, solitaria y final. Ed è a tutti gli effetti il brano
che chiude l'album".
"Che se si vuole considerare "E la pioggia
che va" potrebbe essere una bonus track, un omaggio
al come eravamo musicale, un corpo un po' estraneo, ma reso uniforme
musicalmente. Anche dei Virginiana Miller si può dire tranquillamente
che quello che dimostrano è proprio di avere uno stile preciso,
un'indicazione di tendenza, una voglia di capire e farsi capire,
spargendo semi che vogliano sempre dire qualcosa. I piccoli del
rock sono cresciuti".
Virginiana
Miller
"Il primo lunedì del mondo"
ZAHR/Altrove/ Edel - 2010
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