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Le BiELLE RECENSIONI
Grazia Verasani: "Sotto un cielo blu diluvio"
Otto libri per concedersi un disco. Necessario!
di Giorgio Maimone


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Crediti:
Grazia Verasani: voce
; Arturo Sàlteri (pianoforte acustico ed elettrico); Vincenzo Pastano (chiutarre elettriche ed acustiche); Enrico Guerzoni (violoncello); Maria Galantino (tastiere, pianoforte); David Bisetti (piano Rhodes e tastiere); "Silvia Tarozzi (violino); Camilla Missio (basso elettrico, contrabbasso): Carlo Maver (bandoneon): Marco Bertoni (tastiere); Patrizia Ferrarini (percussioni); Frank Nemola (tromba).

Prodotto da Oderso Rubini e David Bisetti

Registrazione & mixaggi: Cave studio
Sound engineers: David Bisetti, Francesco Dinnella
"Interiora" registrato e arrangiato da Marco Bertoni
Mastering: Gunter Hatze, Black Dog mastering studio
Foto cover: Paolo Barbaresi
Foto Grazia: Agnès Martin, Gianluca Simoni
COver art: Oderso Rubini

Finito di stampare nel marzo 2010

Tracklist

01. Posso
02. Dice Sandra
03. Cielo blu diluvio
04. Con le mani potrei
05. Immobile
06. Nata mai
07. Interiora
08. Andrea
09. Alberghi sul mare
10. Nel sangue
11. Amsterdam
12. E.




Ebbene sì. E' uno dei migliori dischi in circolazione. Eppure l'ha inciso (e scritto e pensato) una scrittrice. Sarà per quello? O sarò che in realtà Grazia Verasani è una rocker che ha dovuto scrivere otto libri per permettersi di fare la cantante? Lasciamo l'incognita irrisolta e dedichiamoci ad ascoltare il disco. Cosa troviamo tra i solchi delle 12 canzoni? Semplicemente la vita. Amori, sofferenze, dolori, esperienze, il piacere di essere donna e non doversene né pentire né vergognare. Grazia, e lo si vede anche dai suoi libri, sa soffrire, conosce la dimensione della memoria, la nostalgia per stagioni passate per sempre, ma non è mai ripiegata, mai passiva, mai sconfitta di fronte alla vita. C'è orgoglio e c'è passione. C'è soprattutto un genio creativo che dalle parole (forse scontato che fosse così) discende alla musica per creare dodici stazioni di una contemporanea via crucis tra amori che se ne vanno, altri che non si fermano ed altri addirittura che non si formano. Perché l'amore non ce lo si dà: c'è o non c'è.

Quest'album comunica rabbia, gioia, dolore, disperazione, solitudine, amore, mai rassegnazione, tristezza, malinconia. Riflessioni all'interno di sé, ma non attorno al proprio ombelico: il tutto impacchettato in modo impeccabile. Se poi aggiungiamo che, a coronamento dell'operazione, il cd è accompagnato da un racconto breve (20 pagine), ma molto bello, intitolato "Cinque donne facili", i punti di merito per "Sotto un cielo blu diluvio" iniziano a diventare così tanti che un po' ci vergognamo anche ad elencarli. Siamo di parte? Certamente siamo di parte. Per un paio di motivi. Grazia Verasani è una delle più interessanti scrittrici italiane contemporanee (la maggiore?) e in secondo luogo Bielle è il sito dove fin dal 2000 c'è una pagina dedicata a Grazia Verasani, cantautrice, prima ancora che scrittrice famosa. Infatti Grazia ha pubblicato il suo primo cd, "Nata mai", nel 1996, l'anno dopo avere vinto il premio Città di Recanati con il brano "Devi morire" (per noi un piccolo cult). Era quindi da tempo che aspettavamo in ritorno di Grazia al suo primo e mai dimenticato amore, ma non ci immaginavamo che avrebbe potuto essere così forte, così intenso, così importante.

Fate conto, immaginatevi una Nada o una Nannini più morbida che con scabre e taglienti parole racconti le sue storie di donna. Che sia una storia d'amore finita come "Nel sangue", l'incontro di due sconosciuti in un motel (ed è il caso di "Con le mani potrei"), storia di madri, padri e figli indesiderati, viste dalla parte della figlia ("Nata mai"), che siano fotografie di un addio come "Immobile" oppure tenere storie di sofferenza poetica come "Dice Sandra", la ragazza che nuotava solo di sera, quando le spiagge erano deserte, perché si vergognava di mostrarsi in costumi, visto che si sentiva grassa. Poi abbiamo in "Amsterdam" l'amore tra due persone dello stesso sesso, in "Cielo blu diluvio" lo scoppio di un uragano emotivo e in "E." il ricordo di un amica "che non fa più parte di questo mondo, ma che è legata, per sempre, al mio". Ce n'è per tutti i gusti per tutte le storie e anche di più.

Quattro canzoni sono riporti dall'album precedente, ma dopo 14 anni possono benissimo essere altre canzoni: si tratta di "Nata mai", che nel '96 era la title track, "Con le mani potrei", che è l'unica canzone scritta a quattro mani col bassista di allora, Franco Jamaica Barletta, "Nel sangue" e "Interiora". Le altre sono inediti, ma non c'è uno stacco, uno iato tra i brani di allora e i brani di ora (o registrati ora, magari maturati col tempo. Un disco in barrique?).

C'è solo "Posso" che è decisamente più rock e il resto più morbido, con una bella alternanza di atmosfere musicali. Possiamo azzardare nomi? Meglio di no. Perché si andrebbe da Nick Drake a Nick Cave, da certo jazz rarefatto (Parigi anni '50?) ai Cure, da Leonard Cohen ai Talking Heads. Grazia ha sentito musica. L'ha amata e l'ha interiorizzata. Con le parole non c'erano dubbi. Ma ci sono brani come "Alberghi sul mare" che vanno anche letti: "Alberghi sul mare l'estate sveglierà / e affolleranno spiaggie i bagnanti lasciate le città / Le onde scioglieranno castelli, il sole riderà / Su barche che hanno il nome di donne qualcuno partirà / E tu ti sentirai leggero ma poi ti volterai indietro / perché la vita è lei che ascolta il mare dentro una conchiglia". La canzone è stata scritta in una stanza dell'hotel Eleonora di Senigallia, informa Grazia. "La finestra si affacciava sul mare ed era il mare d'inverno di Ruggeri".

Ma i capitoli alti o altissimi sono tanti. "Nata mai", ad esempio, è un mantra esistenziale, costruito come canto di ribellione giovanile verso la famiglia, ma chiuso con un ripiegamento di dolcezza tardiva: "Ho imparato tardi che l'amore / è un bacio sopra una ferita". Ma prima c'è sciorinato tutto un campionario di orrori famigliari: "Smettila di correre in giardino dietro a tutte le bambine / smettile di ridere e giocare se no non ti allatterò / ho bevuto troppo e sono stanca / chiuditi per sempre dentro il buio della tua piccola stanza / Smettila di scrivere quei diari non sei mica una scrittice / smettila di andare dietro ai gatti se no non ti comprerò / quel vestito a fiori in merceria / con le calze bianche come gigli, no tu non sporcarti mai".

Ascolto "Sotto un cielo blu diluvio"mentre Milano sopra mi si scioglie in pioggia densa e intesa, salsa e immatura e sento parole come "Mari mossi dentro i tuoi occhi / ti nascondi nel buio e ti senti perduto / ... / Che cosa resta di una tempesta? / E ti senti invisibile se / questo spazio è più grande di te / e fa paura, non ha misura / mentre parli da solo, scusa se non ti seguo / Sotto un cielo blu diluvio". E sono i toni, i mezzi toni, le leggere incrinature della voce, i sottintesi generazionali; tutti bagagli già presenti nei libri, nelle riflessioni di Giorgia Cantini, nei ritratti di donne del racconto che accompagna il cd.

Per "Dice Sandra" è invece necessario il film, rigorosamente in bianco e nero. Realismo italiano. Spiagge desolate, l'effimero di un McDonald, gli ombrellini di carta nei cocktail e la ragazza grassa che "come un delifino lucente e docilissimo / in mare aperto senza paura / come una piuma bianca e leggerissima" consegna i suoi chili di troppo al tiepido sostegno delle onde nella notte solitaria sulla spiaggia libera. "Sono sabbie mobili questi anni in un Drive in / non si sogna mai / non si sogna mai".

Oppure ancora in "Immobile" scoprire immagini come "Immobile mentre si chiude una storia / inutile quando è l'ennesima volta / parole comprese nel prezzo / le cose che non ti ho mai detto di me / parole che muoiono dentro / la calma di un grande silenzio in me. Cammino sopra i vetri / di anime frangili cristalli / e leggo nei tuoi occhi meglio di te". Ognuna di queste 12 storie ha senso e metodo. Ognuna ha vita dentro e posso ascoltarle a sfinimento senza sfinirmi. Perdermi tra le parole e iniziare a trarne immagini ed altre parole che mi parlino di altri vite vissute.

Il pregio della buona letteratura, del buon cinema e delle buone canzoni è che non tutto finisce con le fruizione. Si mette in movimento qualcosa dentro. E questo qualcosa ti porta altrove, si fa spazio, si allarga e di contrae a misura di respiro. Grazia Verasani questo sa e questo fa. Ti porta in viaggio all'interno della sua anima. A volte ulcerata, a volte ferita, a volte esposta, ma sempre e comunque umana. Un viaggio che commuove e che ampia, che è tenebra e respiro. Che è grande canzone.

Grazia Verasani
"Sotto un cielo blu diluvio"

Nda Press / Stile Libero - 2010
Nei negozi di dischi

Sul web
Sito ufficiale

Ultimo aggiornamento: 03-05-2010
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