Dopo
“attraversami il cuore” (primo capitolo del progetto
discografico della cantautrice romana articolato sulla pubblicazione
di tre album), è uscito “Giorni di rose” il
secondo capitolo della trilogia, questa volta interamente declinato
al femminile. Paola smette per un attimo i panni della cantautrice
e indossa quelli dell’interprete (che peraltro sa portare
con innata grazia ed eleganza - pensate alla sua versione di “Tu
non dici mai niente” di Leo Ferré), cantando sette
inediti scritte da Carmen Consoli, Nada, Ginevra Di Marco, Marina
Rei, Grazia Verasani, Naif Herin, Chiara Civello cui si aggiunge
una cover di Lunaspina (unico brano scritto da un uomo e in qualche
modo si sente) eseguita in duetto con Fiorella Mannoia.
Un vero e proprio concept di canzone al femminile, e questo lo
diciamo senza voler fare né delle distinzioni di genere
né delle ghettizzazioni, ma semplicemente perché,
proprio come tra uomo e donna ci sono delle differenze fisiche,
anche nel modo di porgere le proprie emozioni il mondo femminile
si differenzia da quello maschile.
Ma veniamo all’album: tema l’amore.
Sono sette sfaccettature dell’anima viste da sette angolazioni
diverse e tenute insieme dal collante marca Turci, che le avvolge
nelle maglie della sua voce e per un qualche processo di osmosi
le compenetra. Canzoni non sue che diventano sue pur mantenendo
le caratteristiche intrinseche e il marchio di fabbrica delle
loro autrici. Un po’ come la Trinità sono canzoni
“une e bine”, se è concesso il termine. Come
abbia fatto non si sa. Questione di fede, probabilmente.
I suoni sono omogenei, acustici e delicati, a partire
dall’apertura, Danza intorno al sole
una quasi filastrocca a doppia firma Nada-Carmen Consoli,
scritta a quattro mani dopo Amiche per l'Abruzzo, che delle due
cantantesse rivela il lato meno aspro e che spiega come un amore,
per crescere e fiorire rivelando tutti i suoi colori, abbia bisogno
di cure, di manutenzione e di dolcezza Dolce per l'occasione anche
la chitarra acustica di Carmen Consoli, una delle ospiti di prestigio
del cd.
Cambio di atmosfera nel secondo pezzo firmato Marina
Rei. Il cielo sopra di noi
“Parla dell'insostituibilità della persona amata,”
ha dichiarato Paola in un’intervista - del bisogno di
essere abbracciate. Parla di amore sentimentale per un uomo, è
il canto del desiderio per un uomo come isola irraggiungibile,
come posto più bello del mondo”. La stessa Marina
Rei, altra ospite del disco, sottolinea la canzone con batteria
e cori.
Lunaspina è l’unico
brano non originale del disco. Paola canta in duetto con
Fiorella Mannoia un brano maschile declinato al femminile.
La differenza si sente: ascoltare per credere. La canzone non
era un compito non facile dal momento che il brano di Ivano
Fossati era stato per così dire cucito addosso
alla Mannoia, ma Paola canta in una tonalità più
alta del suo solito per staccare meglio le parti e il risultato
è inedito ed elegante.
Chiara Civello forse è
l’artista meno nota del gruppo, o meglio è più
nota tra il pubblico dei jazzisti che in quello della canzone
d’autore. La cantante romana vive infatti ormai da molti
anni a New York, dove è abbastanza conosciuta e incide
per la Verve Records, etichetta-monumento della discografia jazz
americana e casa discografica di personaggi del calibro di Charlie
Parker, Duke Ellington, Billie Holiday ed Ella Fitzgerald, tanto
per fare qualche nome. Il suo pezzo Cuore distratto
viaggia sul tema dell’illusione. Illusione di essere amata,
illusione che una storia duri per sempre o che diventi quella
in cui si costruisce un progetto insieme. Illusione che ognuna
di noi ha avuto e che troppo spesso ci si racconta che no, ma
ci si ricade e ci si ricade ancora.
Dall’amore-illusione all’amore quasi-materno.
Naif Hèrin è giovane e le sue canzoni
hanno molto di internazionale. Valdostana bilingue, in Tous
les jours duetta con Paola nelle parti in francese
di una canzone-mantra dedicata a un figlio non ancora nato, alle
speranze in lui riposte e all’augurio per la sua vita. Poi,
subito dopo, una virata stretta. Goccia,
la seconda canzone composta da Naif è molto più
“leggera” e tira fuori la sua ironia scanzonata su
una ritmica post-anni ’60 da da pop d’autore di gran
classe.
Odiarti e amarti così,
il pezzo di Grazia Verasani, spalanca le porte
a tutta un’altra atmosfera. Odi et amo è un tema
noto sin dai tempi di Catullo. L’amore che gioca e l’amore
che ferisce, l’amore che assalta e di cui non si sa/può
fare a meno. L’amore da cui si cerca di difendersi, perché
si sa in anticipo che prima o poi ci farà male, ma al quale
non si sa/può resistere.
Giorni di rose, la title
track che conclude il disco porta la firma di Ginevra di Marco
e, in tema con la sua autrice introduce profumi di spezie e un’atmosfera
elettro-world e si chiude con un urlo e una speranza: “Seguirò
il tuo passo/e salirò con te/la fine mai arriverà/domani
saremo liberi”.
Per quanto riguarda la parte musicale, oltre alle notazioni inserite
qui e là, occorre dire che Paola ha raccolto attorno a
sè una pletora di musicisti. Colonna portante l'asso piglia
tutto Alessandro Canini, l'intessitiore della
trama musicale che suona tutto il suonabile e costruisce una solida
base su cui si stagliano il contrabbasso di Pierpaolo
Ranieri, il basso di Fabio Pignatelli,
le splendide chitarra di Niccolò Fabi
e Carmen Consoli e la già nominata batteria
di Marina Rei.
E mentre ci godiamo i Giorni di Rose, non
ci resta che attendere il “Mondo che vorrei”,
che racconterà la libertà di espressione e di pensiero,
per completare la trilogia della cantautrice romana
Paola
Turci
"Giorni di rose"
Otrlive/Universal - 27/04/2010
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