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Le BiELLE RECENSIONI
Tao: "Love bus/Love burns"
L'estate dell'amore in presa diretta. Clone? No.
di Giorgio Maimone



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Crediti:
Tao (voce, chitarra elettrica, 6 corde e 12 corde, chitarra acustica 6 e 12 corde, basso, batteria, tamburello, armonica, shaker, spazzole su poltrona, glockenspiel, cassa, rullante con spazzole, mandolino, tappeto armoniche a bocca, vox dux, grattugia, bongo, pedale del Leslie); Luca Campgnari (batteria, campanaccio); Giuseppe Fiori (basso, organo vox, armonica a bocca, ukulele, slide guitar); Paolo Agosta (piano): Ezio Guitamacchi (autoharp)

Testi, musica e arrangiamenti di TAO (Valerio Ziglioli). Eccetto “If you’re going to San Francisco” (John Phillips), “The Wanderer” (U2) e Ring of Fire (June Carter Cash/Merle Kilgore).
Produzione artistica ed esecutiva di TAO. Disco registrato e pre-mixato al K2 Studio da TAO.
Batterie registrate presso la Fabbrica di Plastica di Claudio Chiari. Batteria di “Non ti lascerò cadere da sola” registrata presso Adesiva Discografica Recording Studio di Paolo Iafelice.
Disco mixato da Antonio Cupertino con l’assistenza di TAO alle Officine Meccaniche di Mauro Pagani, eccetto “A song can change the world”, “The Wanderer”, “Love is my favorite suicide”, “Ring of Fire” mixate da TAO al K2 Studio. Mastering a cura di Pinch (Basic Mastering Studio).



George Martin: "Summer of love"


Woodstock e dintorni

Tracklist

Love Bus

01. Tao love bus
02. Io voto rock ‘n’ roll
03. Italiani (il benessere divide)
04. Suona
05. A song can change the world
06. Accendo una candela
07. Madre terra
08. Il tram dei desideri
09. La grande estate dell’amore
10. San Francisco

Love burns

01. Dimentica
02. Eden
03. Scrivere
04. Voglio morire giovane
05. Love is my favourite suicide
06. The wanderer
07. Io ho lei
08. Ana
09. Amore eterno
10. Bon ti lascero’ cadere da sola
11. Ring of fire






Strano disco, strano personaggio, strane scelte. Ma non male. Tao, alias Valerio Ziglioli, ha deciso qualche anno fa di prendere un pullmino Volkswagen di quelli maledettamente anni '70, rimetterlo in sesto, farne il "Tao Love Bus" e girare facendo mini-concerti sul bus o fermandolo dove capitava. Il risultato? Più di 100 città italiane visitate, più di 230 concerti in due anni di tour ininterrotto, 75.000 km percorsi e non è tutto, perché al prodotto dobbiamo sommare i due album che stiamo ascoltando ora. Album totalmente anacronistici, perché Tao, tutto preso dal clima dei tempi, ha deciso di fare un'immersione totale negli anni '70 ed ha sfornato un doppio album che fa i conti con la musica della Summer of Love, dell'era dell'oro del rock & roll. Il risultato? Spiazzante. Ma piacevole.

Per intenderci, mi chiedessero Tao "ci è" o "ci fa"? "Ci è" , indubbiamente. "Love bus/ Love burns" può piacere o non piacere, ma di sicuro è un album (due album) sincero/i. Sembra solo strano che sia stato inciso nel 2010, perché c'è tutto il clima di 40 anni fa, anche quella bella dose di ingenuità e naivitè che non può che piacere. "Love bus/Love burns" è un doppio lavoro contenente due dischi con titoli, copertine e sound differenti, a testimoniare l’ecletticità compositiva dell’artista ma soprattutto atti a descrivere due aspetti - l’Amore e il Dolore - in lotta fra loro ma sempre e comunque inscindibili. "Love bus" è un disco orientato verso il mondo esterno, con temi sociali, e influenzato dall’esperienza di tre anni a bordo del Tao Love Bus. "Love burns" tocca tematiche più personali e dolorose, anch’esse riflesso delle vicende “brucianti” vissute dall’autore. Non esistendo un ordine numerico fra i due dischi, l’ascoltatore è libero di partire con quello che gli suggerisce il proprio “mood”.

Le mie preferenze personali puntano verso il "Love bus", ma probabilmente è anche una questione di memoria storica. Negli anni '70 c'ero e questo tipo di musiche erano il nostro pane quotidiano. Il rombo del motore del pullmino Volkswagen inaugura il disco. Poi segue uyna potente carrellata di brani intinti nel rock delle origini. "Tao Love bus" suona tra i Byrds e i Beatles, scandita dal suono della Rickenbaker a 12 corde. "Io voto rock & roll" è il manifesto politico di Tao ("Io sto con i Beatles e i Rolling Stones") . "Italiani" (il benessare divide) è una marcetta satirica dove una sorta di Duce contemporaneo si prodiga in promesse immantenibili per un popolo attento sempre più ai propri bisogni e sempre meno ai propri sogni (non so perché ma mi ricorda qualcuno ...). "Suona" è un attacco tiratissimo contro i padroni della musica


"A song can change the world" è una ballata che si chiede, in inglese, se è ancora possibile cambiare il mondo con una canzone. Partecipata e sentita. "Accendo una candela" approfonda invece il pedale sulle strade del rock ed è una piacevole canzone corale."Il dolore. La solitudine. La disperazione. Il buio. E’ da lì che nasce la speranza - scrive Tao - ed è da lì che è nata questa poesia, frutto di un amore per la vita troppo grande per esser tenuto nascosto nel petto. Quando tutto intorno è oscurità, tu accendi una candela e come per incanto te ne ritrovi intorno un milione, già accese e pronte a marciare con te".

"Madre terra", come è facile capire, ha un bel cotè ecologista e impegnato ed ha tutte le caratteristiche per diventare un inno. E' forse la canzone più immediata di tutto "Love bus" che comunque, proprio come caratteristica immediata ha quella di essere immediato e pronto all'uso. Proprio come se si fosse davvero su quel pullmino coi motori accesi. "Il tram dei desideri" è un altra bella canzone che Tao definisce "in stile scuola genovese" e che racconta come è la vita di chi si muove solo su una carrozzina che però può diventare un mezzo di trasporto simile a un tram dei desideri. "La grande estate dell'amore" è esattamente quello che mantiene. Un pezzo hippy ("L'estate tornerà portando fiori tra i capelli e questa volta il mondo cambierà"), con tanto di "peace & love" di suono jingle jangle, di profluvio di 12 corde elettriche ed acustiche. Lo spunto, dice Tao, gli è venuto anche dalla lettura del libro di Ezio Guaitamacchi "Peace & love", ma certi semi bisogna averli dentro. Chiude la prima parte di questo lavoro la "San Francisco" di John Philips, a suo tempo cantata da Scott Mckenzie e diventata inno del flower power, in una bella versione. Un filotto di quattro canzoni tutte da ricordare.

Il secondo disco "Love burns", l'amore brucia, è volutamente più scuro, più scabro, forse più violento. La cifra è sempre quella di un rock & roll un po' fuori tempo, ma sotto, la base che domina è il dolore e non l'amore come nell'altro disco. Ovviamente è anche più difficile stare dietro con i testi a questa nuova dimensione, molto più interna e intima, rispetto all'appeal sociale dell'altro album. Si parte con "Dimentica", che a volte può essere un'aspirazione quando il ricordo diventa solo dolore.

"L'eden" è un luogo verso il quale il protagonista della canzone tende lo sguardo, alla ricerca disperata di qualcuno che non c’è più, che gli è stato strappato e che rivuole indietro. Anche impudico nelle sue confessioni, che parlano, pane al pane e vino al vino, delle stagioni appena trascorse e di come la vita vi ha inciso sopra come amori persi, amori trovati, affetti finiti. "Scrivere" è la ballata morbida che segue i due brani molto tesi citati in precedenza. "Si passa più tempo a morire che a vivere. Ed è quando ci si è stancati di morire che si ricomincia a scrivere. Perché scrivere è vivere". Qui, musicalmente facciamo ancora un salto indietro e siamo dalle parte delle canzoni da juke box degli anni '50. Da "Put your head on my sholder" a "Sixteeen candles", ma, onore a Tao, il clima viene ricreato a meraviglia.

"Voglio morire giovane" è un'altra ballata, ma più elettrica. Vivi come se dovessi morire oggi, sogna (e ama) come se dovessi vivere per sempre. La canzone è apparsa già come singolo nella versione cantata da Garbo nel suo album “Come il vetro”. "Love is my favourite suicide" indaga la dark sid dell'amore, secondo quanto afferma il suo autore. “L’Amore è il mio suicidio preferito, l’Amore è il fallimento di cui ho bisogno questa notte”. Parte morbida e si impenna, fino ad arrivare a un falsetto urlato, prima di trovare la tranquillità nuovamente nel finale. "The wanderer" è un altra cover, ma poco conosciuta. Una canzone scritta dagli U2 per Johnny Cash. Bella e profonda come ce la si aspetterebbe, anche se la melodia ricorda molto Leonard Cohen ("Suzanne"). "Io ho lei" cambia ancora le carte in tavola. Pop anni '70, canzone da mare e da amare con tanto di doo wap e di shallala.

"Ana"è invece la classica canzone d'amore: una donna e un uomo si ritrovano l’una nella vita dell’altro, uniti dentro questa canzone d’amore e forma quasi un concept nel concept con la successiva "Amore è eterno": il giuramento fra due amanti, colti nel disperato desiderio che qualcosa di loro rimanga per sempre. Ma fare canzoni d'amore, è difficile assai, si sa. Tao è bravo e se la cava, anche se qualcosa qui e là vacilla. Il dittico, in realtà, diventa un trittico con "Non ti lascerò cadere da sola". Niente di male, ma tre canzoni di fila così, su questo tema, si reggono meno facilmente dei brani sulla Summer of love. Chiude il tutto la terza cover. E questo è un classico intramontabile: "Ring of fire", ancora Johnny Cash, in una canzone di June Carter. Bellissima versione.

Insomma, Tao si è buttato dal trapezio in un esercizio difficilissimo e non si è ratto le ossa. Ha fatto quasi tutto da solo. Non solo ha scritto e canta la stragrande maggioranza delle canzoni (3 cover su 21 brani!) ma suona praticamente anche tutti gli strumenti da solo. Ci crede. E' evidente. Ha fatto una sua scommessa su quegli anni, su quel peeriodo, su quella musica e la persegue con coerenza e con grandi capacità. Una vera sorpresa. A maneggiare questo materiale ci si poteva anche fare parecchio male e invece questo non avviene. Quattro stelle a "Love bus" e tre e mezzo a "Love burns". Per finire nota di merito al libretto (con tutti i testi), alla grafica e all'atmosfera generale.

Tao
"Love bus/Love burns"
(disco doppio)
DMB Music/Grace Orange/Halidon - 2010
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Ultimo aggiornamento: 30-06-2010
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