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Le BiELLE RECENSIONI
Lino Straulino: "Baruc"
La canzone di protesta con base in Carnia
di Leon Ravasi


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Crediti:
Lino Straulino (ghitaris, vos, bas); Franco Stocco (batarie e percussions); Luciano Marangone (bas); Matteo Cimenti (ghitare eletriche)

Musiche e testi: Lino Straulino

Arrangiamenti: Lino Straulino
Registrat di Luca Brunetti (Creativa studios)
Produtor: Valter Colle
grafiche: Stefano Pallavisini (ekostudio- Udin)

Tracklist

01. Prove tu
0
2. Cui cui sta
03. Piore nere
04. Cence pensa al doman
05. Libar
06. Il non di ogni plante
07. Controlimi
08. Autonomie
09. Mario
10. La sestu stat
11. La pissande di Salin



Fossimo in un altro Paese del mondo a Lino Straulino avrebbero fatto un monumento equestre e sarebbe celebre come Bruce Springsteen o poco ci mancherebbe. Invece è nato e canta in Carnia ed è quindi destinato a una fama locale. Ed è un vero peccato. Perché quest'anno, per la seconda volta (e non sarà l'ultima) mi tocca parlare di lui e parlarne benissimo. (Lino Straulino commenta "Baruc")

"Baruc" è un disco che è uscito (uscito? Insomma, è stato stampato) lo scorso anno ed è da mettere nel solco di "Fur dai dincj", ossia un disco politico, in cui il tranquillo e intimista Straulino, ex hippy e figlio dei fiori, impugna la chitarra come un'arma e a suon di ottimo rock bastona gli accaparratori, gli sciacalli, chi avvelena il clima e distrugge le valli dove lui vive. E' incazzato e polemico e si sente, ma la stoffa con cui intesse le canzoni continua a essere di prima qualità.

Purtroppo con Straulino si va sempre in apnea. I testi, in friulano, non viaggiano col disco; di traduzioni non se ne parla, quindi l'unica speranza è aguzzare le orecchie e cercare di prenderci. Fatto sta che di 11 brani, per complessivi 36'39" di musica, se ne possono mettere tranquillamente 8 in serie A e gli altri 5, subito sotto, in seria A2. Il tono globale è quello rock blues che già conosciamo (in assoluto Lino, tranne quando suona canzoni popolari, ha una deriva americana quando non british-folk). Disco chitarristico con batteria e basso per intenderci, con un solo brano, "Autonomie", che allinea alcune parole in italiano (ma non troppe per carità! Che poi si prende il vizio!).

Certo che se un cantautore sceglie di lamentarsi delle condizioni di vita nella sua zona è giusto che lo faccia nella lingua che si parla in loco. Non capisco solo perché non accompagnare il libretto coi testi scritti, visto che il messaggio, in questo caso, è particolarmente importante. Da brividi forti è "La pissande di Salin", brano dove Lino e la sua chitarra acustica la fanno da padroni, con una bella coda strumentale che si avvia a chiudere il disco su una nota malinconica, ma mai rassegnata.

"Piore nere", invece, ti gratta dentro una sottile inquietudine, su un bel giro di basso che si increspa con la maestria delle chitarre. La voce di Lino è abrasa e adatta per graffiare l'anima. "Il problema della democrazia sta nella maggioranza"

Del tutto diverso è invece il clima che si respira in "Controlimi".Siamo quasi dalla pare dei calypso di Harry Belafonte: "Controllami, controllami i documenti / controllami, controllami la patente / controllami da quando sei nato/ controllami controllami quant'hai bevuto" dovrebbe essere il testo del ritornello. Impossibile sentirla senza provare a cantarla. Dura pochissimo. Nemmeno due minuti, ma sono due minuti spesi un gran bene. Così come è speso bene il tempo dedicato a "Il nom d'ogni plante", Anche qui una canzone breve che in 2'24" sembra volerti parlare del senso di ogni cosa. FIlosofia a tempo di rock. "Il nome di ogni pianta, il nome di ogni foglia, il nome di ogni ramo, nessuno lo sa".

Passando in rassegna ancora il "meglio" del disco (ma, ripetiamo, il resto segue a ruota), abbiamo "Mario", dove si parla di "regalarsi un mutuo col tasso d'usura / regalarsi un mutuo a tasso agevolato". "Mario ha già venduto tutto ed è scappato". "Il governo ha già trovato la soluzione / militarizzera tutta la nazione". "il tempo dei manganelli e dell'olio di ricino è tornato". Tutto l'armamentario della classica canzone politica, ma con una vera canzone, non fatta di slogan e di adesione acritica. La canzone c'è. La sensazione è che dica solo cose importanti. Mi piacerebbe capirle tutte per poterle condividere o meno. Ma per ora non ci è dato.

Di sicuro Lino è impegnato in prima persona contro la costruzione dell'elettrodotto Würmlach-Somplago, che dovrebbe attraversare la Carinzia e la Carnia per portare energia a basso prezzo (a uso privato) in Italia, rovinando monti, boschi e paesaggio con piloni alti 30-60 metri e una fascia disboscata di 60 metri. Contro questo elettrodotto sono cinque anni che si manifesta da entrambi le parti del confine. Interessata l'area della valle del Bût e i comuni di Tolmezzo, Sutrio (paese natale di Straulino), Cercivento (questa invece è terra di Maieron), Zuglio, Arta Terme e Paluzza.

Insomma, la protesta monta e soffia per i solchi di questo disco, utilizzando gli strumenti del rock e quelli di tutte le canzoni che hanno qualcosa da dire e lo dicono forte e chiaro. Se chitarra, basso e batteria possono farsi sentire meglio è giusto e bello che vengano usate. Noi siamo lambiti appena dalle parole della protesta, ma abbiamo in dono un disco energico e sincero, un disco vero, di pane e e terra. Un disco dai sentori buoni, col quale è facile e naturale volersi schierare. Lunga vita a Lino Straulino, almeno per oggi il nostro Bruce Springsteen della Carnia!

Lino Straulino
"Baruc"
Nota - 2009
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Ultimo aggiornamento: 22-06-2010
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