
Ascolti collegati
Crediti:
LAVORATORI: Auli
Kokko (voce); Doris Lavin (voce); Marcella Granito (voce); Marzuk
Mejiri (voce e percussioni); Dalal Suleiman (voce recitante);
Shaone (voce); Lino Vairetti (voce); Mario Insenga (voce); Roberto
Argentino Lagoa (voce); Rosalba Di Girolamo (voce recitante);
Giovanna Giuliani (voce recitante); Antonino Iuorio (voce recitante);
Joe Di Maggio (voce recitante); Andrea Di Maria (voce recitante);
Luigi Manzi (voce recitante); Luciano Russo (clarinetto); Marco
Zurzolo (sax alto); Pietro Santangelo (sax tenore); Giuseppe Colucci
(sax tenore); Gabriella Grossi (sax baritono); Gianfranco Campagnoli
(tromba); Roberto Schiano (trombone); Luca Martingano (corno francese);
Alexandre Cerdà (basso tuba); Dimitri Kotsiouros (bouzuki);
Sandro Oliva (chitarra elettrica); Franco Giacoia (chitarra elettrica);
Massimo Moccia (chitarra elettrica); Piero De Asmundis (pianoforte,
Rhodes, tastiere); Gigi De Rienzo (basso); Lello Petrarca (basso);
Tony Esposito (percussioni); Raffaele Di Fenza (batteria); Claudio
Marino (batteria); Enzo Pinelli (batteria); Enrico Del Gaudio
(batteria); Daniele Sepe (sax tenore, flauto basso, tastiere e
programmazione); Roberta Moscarelli (suggeritore); Totore Spes
(Suggeritore); Gino Crispino (suggeritore); Chiara Eminente (Suggeritore);
Peppe Pianese (il ragazzo del bar);
Registrazione: Luca Coppola e Davide Iannuzzi
Remix: Frank Carpentieri
Musiche
e testi di Paolo Romano e Daniele Sepe (1, 5, 8, 11); Daniele
Sepe (12); Daniele Sepe-Insenga (6); Sepe-Carpentieri (14); Del
Prete-Senese (2); R.at.m (4); Brecht-Weill (5); Frankenstein-Fariselli
(9); Moccia (13); trad. greco (7); trad. messicano (10).
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Tracklist
01 Histoire De L'ouvrier
02. Campagna
03. Bulls On Parade
04. Moritat Der Mackie Messer
05. Homo Sapiens
06. Democratic Party
07. E Xera (La Vedova)
08. Cronache Di Napoli
09. Luglio Agosto Settembre (Nero)
10. Carabina 30-30
11. El Hombre Yamamay
12. Samba Do Tremone
13. Anatole Amadeus Mozart
14. Samba Do Tremone (Remix)
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Daniele
Sepe soffre di un surplus di creatività. Ogni tanto questo
surplus fa faville e brilla luminoso nella lunga notte della musica
italiana, ogni tanto esplode solo qualche petardo. Generalmente
sono fuochi d'artificio. "Fessubuk" è genialità
allo stato puro in buona parte, con dentro qualche tricchetracche
e putipù. E' genialità il titolo, è genialità
la confezione, è+ genialità il libretto, sono genilità
le cover e i brani tradizionali, sono più faticosi i pezzi
nuovi. Oh, intendiamoci bene, faticosi non significa che li si prende
e li getta via, ma solo che per assorbirli ed ascoltarli ci vuole
più impegno.
Da sempre il condominio dove abita Daniele e che ha sede nella
sua testa è densamente popolato. Ci convivono uno sperimentatore
di suoni, un commediante, un autore alternativo al sistema, un
jazzista, un cultore di musica popolare, un cantautore sui generis,
un napoletano e chissà quante altre bestie ancora. "Fessbuk"
raduna tutte queste anime attorno a "libro dei fessi"
e li rende menti dialoganti. L'effetto è schizofrenico.
Passare dal "Moritat di Mackie Messer"
a "Homo sapiens" è
una vera doccia fredda, così come è aspro il passaggio
dalla morbida canzone greca "E xera (La vedova)"
alle amarezze di "Cronache di Napoli".
Poi, si diceva, il condominio mentale di Daniele Sepe è
fittamente abitato e ci sta anche questo, come ci sta pure il
fatto che lui (l'altro che fa questi ragionamenti è Van
De Sfroos) voglia riempire il disco fino all'ltimo centesimo di
secondo libero. Sono oltre 70 minuti di musica. L'effetto può
risultare pesante se si vuole ascoltare il disco in fila, con
la precisa successione dei brani decisa dall'autore, perché
questo è quello che l'rtista voleva dirci e il modo che
ha scelto per dircelo. Ma, sinceramente, in quanti saremo rimasti
a fare questo tipo di ascolto? Quattro? Cinque? Rottami di un'epoca
analogica.
Se invece si vuole procedere con ascolti campionati e saltando,
il discorso cambia. Teniamo da parte le cover che sono tutte belle
e di grande soddisfazione e lasciamo per un momento da parte le
altre canzoni. Ma cosa ne viene fuori? Un disco curiosamente bicefalo,
dove il materiale delle cover è nettamente superiore a
quello oroginale e tende a schiacciare sotto il proprio peso anche
quegli spunti che pur ci sono. Non nei rap. A me non dicono niente.
La trovo una shortcut, una scorciatoia per solleticare bassi e
rapidi istinti. Non è con la rima baciata che si riescono
a fare discorsi sensati, soprattutto quando il contenuto vorrebbe
essere importante. Ne viene fuori una banalizzazione dei concetti.
E questo in un disco di Daniele Sepe non lo vorrei mai trovare.
Purtroppo tutti i brani affidati alla voce del rapper Paolo Romano
alias Shaone, membro della crew La famiglia, a me riescono indigesti.
Anche quando l'operazione è di indubbio interesse culturale
come quando in "Homo sapiens"
si sceglie di rappare "La sagra della primavera" di
Igor Stravinskji. E' una mia incompatibilità. Non è
una colpa, né di Sepe, né mia. E una frase come
"Sta terra e nu bazar addò pe ddio se sgarra /
Croci e scimitarre e se scassano e ggiarre / E ven o ggiall o
janc o nnir o rruss / Fann a chi coglie coglie a chi ntorz tant
nu musso / A storia nu cagna (questa terra è un
bazaar dove per Dio si sbaglia / croci e scimitarre e si rompono
le amicizie / e viele il gialo, il bianco, il nero e il rosso
/ fanno a chi colpisce, colpisce e si gonfia il muso / la storia
non cambia)" a me continua a sembrare banale, fritto
misto di qualunquismi assortiti. Per non parlare di "Suonano
le trombe, cantano bombe / e l'uomo va nelle catacombe".
Ma dai! Certo che sparando tante parole il rischio di sparare
cazzate è alto. E allora non converrebbe risparmiare sulle
parole e aumentare il pensiero? Ed è un peccato, perché
se si potesse togliere la voce, il brano sarebbe molto interessante.
Detto delle due velocità diverse e di coe sia più
facile amare la cover di "Campagna"
dei Napoli Centrale o quel
pezzo epocale che è "Luglio, agosto, settembre
...nero" degli Area rispetto a una cazzatina
come "L'uomo Yamamai" che
è divertente, ma non molto di più ("A me
un amico mio mi chiama Yamamai, non perché sono nato a
Shanghai ... Io e tua madre e tu ce ne andiamo per l'Havana /
io dietro di voi con la mutanda in mano", restano un
paio di perle, commediograficamente parlando: "Democratic
party" e "Samba do tremone"
sono due magnifiche sceneggiate e non prive di messaggi sigificativi.
L'unica perplessità è nell'uso che se ne può
fare su disco. Belle, divertenti e importanti, ma non adatte ad
ascolti continuati. E diciamolo: questo "Fessbuk"
di Daniele Sepe bisogna usarlo come il Facebook vero e proprio.
Rapidi morsi, assaggi e via. Non è fatto per lasciarlo
correre a ruota libera fino a consumare il lettore. Mordi e fuggi,
poi fuggi e mordi ancora.
Ah, c'è anche un attacco viscerale a Saviano in "Cronache
di Napoli" visto come professionista dell'anti-Camorra
e quindi utile al sistema. Fatti loro. Resta il fatto che a Napoli,
ma in Italia in genere, ci sono molte più cose su cui sfogare
il proprio livore che non Saviano.
Tirando le
file sono sei cover meravigliose ("Campagna"
e "La vedova" in testa), 6
pezzi originali, un brano solo musicale e un remix, sulla cui
utilità mi astengo. Si poteva volere di più? Difficile.
Daniele Sepe dà quello che vuole lui, come e quando lo
decide lui. E' un condominio fittamente abitato ed è inutile
cercare di mettere ordine. Tanto si trova di tutto: basta scegliere.
Daniele
Sepe
"Fessbuk"
Manifesto cd - 2010
Nei negozi di dischi
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