
Ascolti collegati
Crediti:
Testi:
salvatore de siena, amerigo sirianni (car wash, tutto a un tratto),
mimmo crudo (non dire niente)
Musiche:
salvatore de siena, amerigo sirianni, mimmo crudo
Produzione artistica e arrangiamenti: il parto
delle nuvole pesanti (De siena-Sirianni-Crudo)
Coordinamento artistico e produttivo: salvatore
de siena
Coordinamento tecnico e audio: mimmo crudo
Prod. esecutiva: il parto delle nuvole pesanti in collaborazione
con storie di note
arrangiamenti
fiati e orchestra:
roy paci (giorgio, il sacro osso)
arrangiamenti fiati: antonio rimedio (tutto a
un tratto, non dire niente)
arrangiamenti archi: enrico guerzoni
collaborazione arrangiamento archi: amerigo sirianni
(uomini viaggianti, philippe petit)
registrazione:
mimmo crudo al caravanserraglio di bologna
registrazione archi: max gardini al groove factory
di bologna
registrazione fiati e orchestra: gabriele rocchi
ai posada negro studios di lecce
registrazione pianoforti: pasquale morgante allo
studio morgana di bologna
registrazione, mixaggio, editing: christian lisi
al not brushing dolls di castel s.pietro t. (bo)
mastering: loris ceroni a le dune di riolo terme
fotografie:
michele stallo
progetto grafico: francesco “bipo”
zofrea (www.bipolab.it)
* i brani mangagrecia, uomini viaggianti, tarantella siriana e
pentedattilo, in diversa versione, fanno parte della colonna sonora
del film “i colori dell’abbandono” di paolo
taddei
* la versione remix del brano giorgio è di christian x bass
lisi
Edizioni ala bianca publishing
tranne tracce 1) 3) 5) edizioni ala bianca publishing / etnagigante
srl
pubblicato su label ala bianca distribuz. warner
hanno suonato e cantato:
salvatore de siena: voce, tastiera percussiva, tamburello, grancassa,
shaker
amerigo sirianni: chitarra elettrica, classica e acustica, mandolino,
suoni elettronici, voce, cori, pianoforte
mimmo crudo: basso elettrico, basso acustico fretless, voce, cori
collaboratori:
manuel franco: batteria, grancassa, piatti, cajon
antonio rimedio: fisarmonica, sax
zita: violino
con
la partecipazione di:
claudia crabuzz: voce
alessandro danelli: voce
amy denio: voce
gennaro de rosa: batteria, marranzano, percussioni
antonella di fronzo: voce
enrico guerzoni: violoncello, direzione archi
christian lisi: contrabbasso, programmaz. Ritmiche, piatti
claudio lolli: voce
mirko menna: voce
pasquale morgante: pianoforte, wurlitzer
orchestra giovanile di fiati di delianuova
roy paci: tromba, flicorno, direzione orchestra
valeria repetto: voce
roberto rossi: batteria
francesca salerno: voce
sarvin: voce
sasà vaccaro: trombone
cesar vasquez: sax
daniele zironi: viola
Il videoclip
del singolo magnagrecia è girato tra i paesi abbandonati
della calabria e prodotto da artea film di milano per la regia
di dimitris statiris e la fotografia di giuseppe bilotti |
"Pentedattilo
(o Pentidattilo) è una frazione del Comune di Melito Porto
Salvo, in provincia di Reggio Calabria. Il paese è arroccato
sulla rupe del Monte Calvario, la cui forma ricorda una ciclopica
mano con cinque dita. Da qui il nome: penta + daktylos = cinque
dita. Oggi il monte è parzialmente crollato e non presenta
più tutte e cinque le "dita", ma il luogo rimane
affascinante e pieno di mistero: uno dei centri più caratteristici
dell'Area Grecanica. Attualmente abbandonato, ogni estate Pentedattilo
è tappa fissa del festival itinerante Paleariza, importante
evento della cultura grecanica e ospita tra agosto e settembre il
"Pentedattilo Film Festival".
Questa la scenografia in cui prende vita il nuovo lavoro: del Parto
delle Nuvole pesanti: un luogo abbandonato, qualsivoglia sia la ragione.
Alcune (delle ragioni possibili) sono riportate nel libretto del cd, tratte dal libro di Vito Teti "Il senso dei luoghi. Memoria e storia dei paesi abbandonati".
Mi domando se il tema del paese abbandonato possa essere - più o meno consciamente - una metafora per la fuoruscita dal gruppo di Peppe Voltarelli e se possa significare che le pietre (che guarda caso stavano sulla copertina de Il parto) rimangono. Così i testi - spesso cantati a più voci - raccontano (forse,
o anche) possibili storie delle persone che se ne sono andate e
di chi è rimasto, della perdita della cultura, del viaggio.
Si parla di paesi abbandonati, rovine, viaggiatori, poveri, naufraghi,
profughi, emarginati, migranti, acompagnando le storie a musiche che vogliono
essere una rivisitazione dei suoni grecanici: tamburelli, tarantelle
elettroacustiche, mandolini e violini mitteleuropei, tutto sottolineato
da percussioni, cajon e fisarmonica.
Quello che rimane dopo l'ascolto è un senso di spaesamento
che faccio fatica a capire se sia voluto o se sia dovuto alle travagliate
vicissitudini del gruppo. Dopo separazione da Peppe Voltarelli,
il gruppo si è rimboccato le maniche e ha sperimentato prima
la strada del teatro con Milvia Marigliano (dalla quale è
uscito Slum, che riportava in audio e video l' intero spettacolo),
poi un nuovo vocalist per i concerti (quel Mirco Menna che compare
in un paio di brani anche sul disco. Bella voce, ma il carisma
di Voltarelli sul palco è altra cosa. Ora De Siena ha deciso di salire sul podio
del frontman, posizione che gli spetta di diritto. Forse però
deve cominciare a crederci di più lui per primo, perché ci possano
credere anche gli altri.
Ne esce comunque un risultato discreto, sicuramente interessante
per un disco - come questo - di transizione. Il Parto, lo dicono
loro stessi, sta passando da uno stile “etno-autorale”
alla “rock world music”, e per farlo si è circondato
di una pletora di ospiti, tanto da fare di Magnagrecia quasi un
esempio di musica collettiva. La partecipazione costante di Roy Paci ai fiati (record mondiale di presenze in dischi dal suono med, come
ha detto qualcuno) allo stesso tempo dà nuova linfa agli
episodi più "tunci tunci" legando con un fil rouge
"bandistico" i brani più vivaci (Magnagrecia,
Giorgio, Uomini Viaggianti, Tarantella Siriana). La violinista
magiara Zita, la cantante iraniana Sepideh Raissadat e la cantautrice
statunitense Amy Denio da parte loro si fondono bene nel contesto
testimoniando la nuova attitudine world del gruppo calabro-bolognese.
La componente autorale sbuca in un paio di episodi: la delicata
Philippe Petit, che vanta l´appoggio di Claudio Lolli alla voce, e l'intensa Vite Senza Vita. Deliziosa poi la
strumentale Pentedattilo. E' proprio in questi episodi, uniti all'apertura
dello sguardo a est che intravvediamo un possibile nuovo cammino
Meno felici gli episodi dove si tira in ballo (scimmiotta?) Vinicio
Capossela, nelle sue accezzioni bandistica in Sacro osso (con l'onnipresente
Roy Paci a dirigere) e alcolica in Car wash.
Due parole a proposito del ibretto: se da una parte sono molto curate
le fotografie e l'ambientazione, dall'altra i testi - scritti in
bordeaux su seppia sono poco leggibili e soprattutto è
piuttosto bislacca l'idea di inserirli in ordine sparso, il che
rende oltremodo scomoda la consultazione. A meno di un tardivo cambio
di scaletta a grafica fatta che spiegherebbe la bizzarria.
Insomma, possiamo dire che con questo undicesimo album il Parto
ha provato a trovare una nuova strada. Con l'impostazione attuale,
uno dei problemi rimane però la mancanza di una voce all'altezza
di quella del frontman originario. Forse da questo deriva lo spaesamento
di cui si diceva all'inizio. Voltarelli (il quale peraltro non sembra
aver guadagnato molto nemmeno lui dalla separazione) con il Parto
era altra cosa. La scommessa ora è guardarsi dentro e andare
avanti, scegliendo se cercare un un sostituto all'altezza, oppure
uno stile decisamente nuovo e originale, pur rimanendo nelle tematiche
e nel modus che ci hanno fatto amare il PnP.
Il
parto delle nuvole Pesanti
"Magnagrecia"
Storie di Note-Ala Bianca/Warner - 2010
Nei negozi di dischi e on
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