
Ascolti collegati
Crediti:
Marco Ongaro (voce e pianoforte), Bobo Facchinetti (batteria),
Pepe Gasparini (contrabbasso), Cristina Guardini (voce), Bruno
Marini (sax baritono), Claudio Moro (chitarra), Marco Pasetto
(clarinetto, sax soprano), Maria Vincentini (viola).
Testi e musiche:
Marco Ongaro (tranne “La ballata della cavalla assente”
di Leonard Cohen e “Ricordi” di Leonard Cohen e Phil
Spector adattate in italiano da Marco Ongaro).
Produzione artistica ed esecutiva: Stefania Tramarin
Edizioni Musicali : Freecom S.r.l. tranne La ballata della cavalla
assente e Ricordi
Inciso e
mixato da Giampaolo Righetti nel gennaio 2010 presso Emotion Records
– Verona
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Tracklist
01. Il salvatore delle donne tristi
02. Il sostegno delle massaie
03. La donna col pugnale
04. Le risorse della tecnica
05. D.j.
06. Poco o niente
07. La scorta (a Giovanni Falcone)
08. Homo erectus
09. Cinque lettere
10. La ballata della cavalla assente
11. La piccola amica
12. Feydeau
13. Ricordi
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Due
sono brani di Leonard Cohen, gli altri lo sembrano soltanto. Direi
che questa può già essere la chiave della recensione.
Marco Ongaro sforna un album di canzoni, di belle canzoni, che hanno
l'ambizione di essere tutte legate a un tema che è quello
eterno dell'innamoramento e dell'amore. Lo chiama "Canzoni
per adulti". Uno dei migliori dischi della stagione: complesso,
stratificato, poetico, musicale: in una parola "bello"!
Non è un disco rapido né immediato, non è un
disco da prendere sottogamba. Ongaro ci ha messo quasi una decina
d'anni a completarlo e visto che non riesce a star fermo nel frattempo
ha fatto altro come un paio di "instant disc" (quelli
che a me non piacciono), commedie musicali, ha scritto testi e canzoni
per altri spettacoli e ha rieditato un suo vecchio e bell'album,
inciso negli anni '90, ma uscito solo negli stramaledetti anni zero
come "Archivio Postumia". Ecco, se si
vuole trovare un progenitore di questo album è proprio in
"Archivio Postumia" e basta guardare le due immagini qui
di fianco per averne idea: sempre una statua del Canova, sempre
con una benda nera sugli occhi: immagine quanto mai metaforica:
bellezza nuda, ma cieca od oscurata da un velo.
Non ci sono molti veli in "Canzoni per adulti",
altrimenti non rispetterebbe il suo titolo. E' un album sull'amore
e sulle sue molteplici declinazioni e, non c'è verso, torniamo
sempre lì, ma ci torneremo ancora, c'è sopra tutto
l'ombra di Leonard Cohen e non solo per le due due cover. E' tutto
l'impianto dell'album a essere coheniano, ma questo non può
che essere inteso come un grande pregio e infatti "Canzoni
per adulti" è uno dei migliori album di inediti
che abbiamo ascoltato quest'anno.
Il disco, peraltro, registrato con un manipolo di ottimi musicisti,
ha il vantaggo ulteriore di essere registrato sì in studio,
ma praticamente in presa diretta, ossia le parti sono sate registrate
tutte insieme, per consentire di non perdere il clima di un concerto
dal vivo. La tendenza, dice Ongaro, è piacevolmente jazzy,
ossia rende il clima e l'idea di una band che suona assieme perché
crede nella musica, crede in queste canzoni e nella possibilità
di trasformare tutto questo in un'opera che sia il più possibile
unitaria. Si diceva "Concept album" ed in parte questo
lo è: “Le canzoni sono per adulti - scrive
Ongaro nella presentazione - perché il tema è
inadatto ai bambini, non perché sia loro vietato. La sfera
infantile è dedita ad altri giochi. Qui si parla dei giochi
degli adulti, quelli che hanno a che vedere con la conquista e la
sconfitta, con l’unione e la separazione, con la massima vitalità
e il suo contrario, soprattutto in amore. È naturale che
ne escano canzoni pervase da aforismi, da frasi come “Il tempo
passa scandito dalle rate” o “Salvare e poi uccidere
non è una cosa buona”.
E allora liquidiamo prima il capitolo Cohen che poi viene il ghiotto.
"La ballata della cavalla assente"
è la traduzione fedele di "The ballad of
absent mare", tratta da "Recent
song" del 1979. Nel 1980 in Itala è uscito
un disco che "stranamente" sembrava in tutto e per tutto
simile a "The ballad of absent mare", ma in cui il nome
di Cohen non ricorre in alcum modo. Basta mettere su il disco di
Ongaro ed ascoltarla. Viene immediatamente in mente una frase: "Stazione
Termini ai piedi del letto". Eh sì, la canzone
in questione è "Una storia sbagliata"
di Fabrizio De André e Massimo Bubola, copiata letteralmente
da Cohen e a lui "rubata", senza che ci si sia sentiti
necessitati e fornire il minimo riconoscimento in copertina. Forse
si pensava che nessuno mai se ne sarebbe accorto. Errore: se n'è
accorto Marco Ongaro trent'anni dopo. Tardi, ma sempre in tempo
per restituire a Cohen ciò che è suo. Con un pizzico
di malizia Ongaro accentua le similitudini tra i due brani, ma non
ci può essere alcun dubbio, in una eventuale querelle per
plagio: "Una storia sbagliata" e "The ballad of absent
mare" sono la stessa canzone". Una bella canzone. Anche
se la storia del cowboy e della sua cavalla è metaforica
sì, ma meno pregnante della vicenda di Pasolini, narrata
da De André e Bubola. Ma un cazzo di credito proprio no?
Secondo debito diretto con Cohen è la conclusiva "Ricordi"
(ma dopo ci sta un piacevole fammento di ghost track, nascosto dietro
una montagna di cinque minuti di silenzio). "Ricordi"
è "Memories" tratto da
"Death of a ladie's man" del 1977. La
versione di Ongaro è strepitosa, forse superiore all'originale
(anzi, senza forse), con alcuni piccoli guizzi come "L'orchestra
cantava un motivetto dei Pooh" (e andate voi a cercarvi cosa
era nell'originale). Musica da anni '50, ricreata a meraviglia dalla
band per un motivo di quelli che spingono a chiedere che il disco
non finisca e che spingono, coazione a ripetere, a metterlo da capo.
Il terzo motivo di legame con Cohen riporta invece alla canzone
che apre l'album è che è quella de "Il
Salvatore delle donne tristi". Anche qui il legame
potrebbe essere con "The death of a Ladie's man", ma solo
con il titolo, come spunto. Il brano poi è coheniano nel
suo profondo, nel suo dna. Ongaro ama confondere le acque e buttare
lì che "Salvatore" potrebbe essere scritto con
la maiuscola per alludere a Gesù (e gettare nuovi semi coheniani
nella barca), ma francamente è superiore senza intromissioni
della quinta dimensione. Un testo che è tutto da leggere
e una canzone tutta da ascoltare, recitata da Ongaro su un sottofondo
orchestrale ricco e modulato.
"Dopo che le ha salvate che cosa ne rimane di donne complicate,
abituate bene? Si apre la voragine per un nuovo dolore. Allora il
salvatore finisce crocifisso ché l'una e l'altra donna fanno
da chiodo fisso, per togliere una pena un altra si consuma: salvare
e poi uccidere non è una cosa buona! Lo sa, lo sa e non lo
nasconde, ma non sa come fare. La sua è una vocazione, una
missione, un dovere, un impegno, un tormento, all'occasione pure
un passatempo. Uno stuolo di vedove, di vedove bianche lo segue
col pensiero e con la voce anche. Con lettere elettroniche, messaggi
brevi e mesti. Povero salvatore delle donne tristi".
"Il salvatore delle donne tristi"
non è una canzone nuova. Sono almeno dieci anni che Ongaro
ce l'ha in repertorio, ma solo qui ha trovato il suo habitat naturale,
in mezzo a canzoni che parlano d'amore, un flusso interrotto, esattamente
a metà da un'altra bella canzone (anche questa non nuova)
che parla invece di Giovanni Falcone e della sua scorta. Il titolo
è appunto "La scorta",
brano accorato e intenso che parla di piccole cose e attraverso
queste riesce a rendere il clima della grande storia. In mezzo ci
stanno cinque canzoni prima e sei dopo. Tra di esse alcuni titoli
spiccano, oltre alle due cover i Cohen già citate: "D.j.",
abbreviazione volgare, al passo coi tempi per "Don Giovanni",
un personaggio che qui non poteva certo mancare e la delicata "La
piccola amica".
Poi, andando a cogliere fiore da fiore troveremmo in ogni canzoni
brani o frasi da ritagliare e sottoscrivere, ma sarebbe già
spunto per una nuova recensione. Ci resta per adesso il sapore di
uno dei migliori dischi dell'annata, ben cantato, ben suonato, orchestrato
e musicato, ben pensato, anche a lungo nel tempo, e strutturato.
Ongaro sa scrivere (e questo chi mai l'ha dubitato) ma questa volta
riesce, meglio che altrove a mettere al servizio la sua arte delle
sue canzoni per lasciarci qualcosa da ricordare e da cantare ed
ascoltare ancora. E' quando la canzone d'autore ha cose da dire
che dà i suoi frutti migliori.
Marco
Ongaro
"Canzoni per adulti"
Alma music / Venus - 2010
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