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Le BiELLE RECENSIONI
Marco Ongaro: "Canzoni per adulti"
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di Giorgio Maimone


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Crediti:

Marco Ongaro (voce e pianoforte), Bobo Facchinetti (batteria), Pepe Gasparini (contrabbasso), Cristina Guardini (voce), Bruno Marini (sax baritono), Claudio Moro (chitarra), Marco Pasetto (clarinetto, sax soprano), Maria Vincentini (viola).

Testi e musiche: Marco Ongaro (tranne “La ballata della cavalla assente” di Leonard Cohen e “Ricordi” di Leonard Cohen e Phil Spector adattate in italiano da Marco Ongaro).
Produzione artistica ed esecutiva: Stefania Tramarin
Edizioni Musicali : Freecom S.r.l. tranne La ballata della cavalla assente e Ricordi

Inciso e mixato da Giampaolo Righetti nel gennaio 2010 presso Emotion Records – Verona

Tracklist

01. Il salvatore delle donne tristi
02. Il sostegno delle massaie
03. La donna col pugnale
04. Le risorse della tecnica
05. D.j.
06. Poco o niente
07. La scorta (a Giovanni Falcone)
08. Homo erectus
09. Cinque lettere
10. La ballata della cavalla assente
11. La piccola amica
12. Feydeau
13. Ricordi




Due sono brani di Leonard Cohen, gli altri lo sembrano soltanto. Direi che questa può già essere la chiave della recensione. Marco Ongaro sforna un album di canzoni, di belle canzoni, che hanno l'ambizione di essere tutte legate a un tema che è quello eterno dell'innamoramento e dell'amore. Lo chiama "Canzoni per adulti". Uno dei migliori dischi della stagione: complesso, stratificato, poetico, musicale: in una parola "bello"!

Non è un disco rapido né immediato, non è un disco da prendere sottogamba. Ongaro ci ha messo quasi una decina d'anni a completarlo e visto che non riesce a star fermo nel frattempo ha fatto altro come un paio di "instant disc" (quelli che a me non piacciono), commedie musicali, ha scritto testi e canzoni per altri spettacoli e ha rieditato un suo vecchio e bell'album, inciso negli anni '90, ma uscito solo negli stramaledetti anni zero come "Archivio Postumia". Ecco, se si vuole trovare un progenitore di questo album è proprio in "Archivio Postumia" e basta guardare le due immagini qui di fianco per averne idea: sempre una statua del Canova, sempre con una benda nera sugli occhi: immagine quanto mai metaforica: bellezza nuda, ma cieca od oscurata da un velo.

Non ci sono molti veli in "Canzoni per adulti", altrimenti non rispetterebbe il suo titolo. E' un album sull'amore e sulle sue molteplici declinazioni e, non c'è verso, torniamo sempre lì, ma ci torneremo ancora, c'è sopra tutto l'ombra di Leonard Cohen e non solo per le due due cover. E' tutto l'impianto dell'album a essere coheniano, ma questo non può che essere inteso come un grande pregio e infatti "Canzoni per adulti" è uno dei migliori album di inediti che abbiamo ascoltato quest'anno.

Il disco, peraltro, registrato con un manipolo di ottimi musicisti, ha il vantaggo ulteriore di essere registrato sì in studio, ma praticamente in presa diretta, ossia le parti sono sate registrate tutte insieme, per consentire di non perdere il clima di un concerto dal vivo. La tendenza, dice Ongaro, è piacevolmente jazzy, ossia rende il clima e l'idea di una band che suona assieme perché crede nella musica, crede in queste canzoni e nella possibilità di trasformare tutto questo in un'opera che sia il più possibile unitaria. Si diceva "Concept album" ed in parte questo lo è: “Le canzoni sono per adulti - scrive Ongaro nella presentazione - perché il tema è inadatto ai bambini, non perché sia loro vietato. La sfera infantile è dedita ad altri giochi. Qui si parla dei giochi degli adulti, quelli che hanno a che vedere con la conquista e la sconfitta, con l’unione e la separazione, con la massima vitalità e il suo contrario, soprattutto in amore. È naturale che ne escano canzoni pervase da aforismi, da frasi come “Il tempo passa scandito dalle rate” o “Salvare e poi uccidere non è una cosa buona”.

E allora liquidiamo prima il capitolo Cohen che poi viene il ghiotto. "La ballata della cavalla assente" è la traduzione fedele di "The ballad of absent mare", tratta da "Recent song" del 1979. Nel 1980 in Itala è uscito un disco che "stranamente" sembrava in tutto e per tutto simile a "The ballad of absent mare", ma in cui il nome di Cohen non ricorre in alcum modo. Basta mettere su il disco di Ongaro ed ascoltarla. Viene immediatamente in mente una frase: "Stazione Termini ai piedi del letto". Eh sì, la canzone in questione è "Una storia sbagliata" di Fabrizio De André e Massimo Bubola, copiata letteralmente da Cohen e a lui "rubata", senza che ci si sia sentiti necessitati e fornire il minimo riconoscimento in copertina. Forse si pensava che nessuno mai se ne sarebbe accorto. Errore: se n'è accorto Marco Ongaro trent'anni dopo. Tardi, ma sempre in tempo per restituire a Cohen ciò che è suo. Con un pizzico di malizia Ongaro accentua le similitudini tra i due brani, ma non ci può essere alcun dubbio, in una eventuale querelle per plagio: "Una storia sbagliata" e "The ballad of absent mare" sono la stessa canzone". Una bella canzone. Anche se la storia del cowboy e della sua cavalla è metaforica sì, ma meno pregnante della vicenda di Pasolini, narrata da De André e Bubola. Ma un cazzo di credito proprio no?

Secondo debito diretto con Cohen è la conclusiva "Ricordi" (ma dopo ci sta un piacevole fammento di ghost track, nascosto dietro una montagna di cinque minuti di silenzio). "Ricordi" è "Memories" tratto da "Death of a ladie's man" del 1977. La versione di Ongaro è strepitosa, forse superiore all'originale (anzi, senza forse), con alcuni piccoli guizzi come "L'orchestra cantava un motivetto dei Pooh" (e andate voi a cercarvi cosa era nell'originale). Musica da anni '50, ricreata a meraviglia dalla band per un motivo di quelli che spingono a chiedere che il disco non finisca e che spingono, coazione a ripetere, a metterlo da capo.

Il terzo motivo di legame con Cohen riporta invece alla canzone che apre l'album è che è quella de "Il Salvatore delle donne tristi". Anche qui il legame potrebbe essere con "The death of a Ladie's man", ma solo con il titolo, come spunto. Il brano poi è coheniano nel suo profondo, nel suo dna. Ongaro ama confondere le acque e buttare lì che "Salvatore" potrebbe essere scritto con la maiuscola per alludere a Gesù (e gettare nuovi semi coheniani nella barca), ma francamente è superiore senza intromissioni della quinta dimensione. Un testo che è tutto da leggere e una canzone tutta da ascoltare, recitata da Ongaro su un sottofondo orchestrale ricco e modulato.

"Dopo che le ha salvate che cosa ne rimane di donne complicate, abituate bene? Si apre la voragine per un nuovo dolore. Allora il salvatore finisce crocifisso ché l'una e l'altra donna fanno da chiodo fisso, per togliere una pena un altra si consuma: salvare e poi uccidere non è una cosa buona! Lo sa, lo sa e non lo nasconde, ma non sa come fare. La sua è una vocazione, una missione, un dovere, un impegno, un tormento, all'occasione pure un passatempo. Uno stuolo di vedove, di vedove bianche lo segue col pensiero e con la voce anche. Con lettere elettroniche, messaggi brevi e mesti. Povero salvatore delle donne tristi".

"Il salvatore delle donne tristi" non è una canzone nuova. Sono almeno dieci anni che Ongaro ce l'ha in repertorio, ma solo qui ha trovato il suo habitat naturale, in mezzo a canzoni che parlano d'amore, un flusso interrotto, esattamente a metà da un'altra bella canzone (anche questa non nuova) che parla invece di Giovanni Falcone e della sua scorta. Il titolo è appunto "La scorta", brano accorato e intenso che parla di piccole cose e attraverso queste riesce a rendere il clima della grande storia. In mezzo ci stanno cinque canzoni prima e sei dopo. Tra di esse alcuni titoli spiccano, oltre alle due cover i Cohen già citate: "D.j.", abbreviazione volgare, al passo coi tempi per "Don Giovanni", un personaggio che qui non poteva certo mancare e la delicata "La piccola amica".

Poi, andando a cogliere fiore da fiore troveremmo in ogni canzoni brani o frasi da ritagliare e sottoscrivere, ma sarebbe già spunto per una nuova recensione. Ci resta per adesso il sapore di uno dei migliori dischi dell'annata, ben cantato, ben suonato, orchestrato e musicato, ben pensato, anche a lungo nel tempo, e strutturato. Ongaro sa scrivere (e questo chi mai l'ha dubitato) ma questa volta riesce, meglio che altrove a mettere al servizio la sua arte delle sue canzoni per lasciarci qualcosa da ricordare e da cantare ed ascoltare ancora. E' quando la canzone d'autore ha cose da dire che dà i suoi frutti migliori.

Marco Ongaro
"Canzoni per adulti"
Alma music / Venus - 2010
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Ultimo aggiornamento 05-12-2010
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