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Le BiELLE RECENSIONI
Momo: "Stelle ai piedi"
Sul palco ecco come per magia spuntare un jolly...
di Fabio Antonelli


Ascolti collegati


Simone Cristicchi
Dall'altra parte del cancello

Simone Cristicchi

Fabbricante di canzoni

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Tra i fuochi in mezzo al cielo

Paola Turci
Attraversami l'anima


Nada
Tutto l'amore che mi manca


Enzo Jannacci
The best

Crediti:
Momo: voce, pianoforte (2, 6)
Luca Venitucci: pianoforte, fisarmonica e tastiere
Matteo D’Incà: chitarre elettriche e acustiche
H.E.R.: violino
Luca Tilli: violoncello
Daniele Ercoli: contrabbasso (3, 7, 8, 10, 12)
Giulio Caneponi: batteria e percussioni
Alessandra Casale, Margherita Lami, Samantha Benenati, “i piccoli” Gianluca e Sara Benenati, Daniele Bocciolini: cori (12)

Testi e musiche: (1, 2, 3, 5, 6, 8, 9, 10, 13) S.Cipollone, (4, 11) S.Cipollone - S.Fioretti, (12) S. Cipollone - V.Riviello

Produzione esecutiva: Simone Grassi
Arrangiamenti e direzione musicale: Luca Venitucci
Prodotto da Jux Tap entertainment

Registrazione, missaggio e masterizzazione effettuati tra luglio e novembre 2008 presso Millenium Audio Recording, Roma.
Tecnici del suono: Daniela Bombelli e Fabio Ferri
Editore (1,6): Technodisplay



Tracklist

01. Il piccolo re
02. Le Maschere
03. Ho
04. L’amore sale piano
05. La Spazzatura
06. A chi mi volle bene
07. L’Eur de Momò
08. Scelta di pazienza
09. Autobiografia
10. Il ladro
11. Stelle ai piedi
12. Panoramica di un miraggio
13. Il palcoscenico



“Le canzoni che scrivo non sono mie. Le note piovono nel cappello insieme ai sogni, le parole cadono dalle finestre aperte del mondo. Io le raccolgo, le metto insieme e le offro a voi che passate, come un prato offre i fiori che il vento ha seminato. Spero che il loro profumo vi piaccia. E che passerete ancora di qua.”

Possono però le canzoni avere un proprio profumo? Beh se a scriverle e cantarle è una donna che all’anagrafe è registrata come Simona Cipollone, che si fa chiamare con il nome d’arte di Momo suggeritole in sogno da Totò, che gira per il mondo con uno zainetto speciale che tirata una cordicella in caso di mancata apertura delle ali la lascia cadere dolcemente come Mary Poppins, con un cappello lasciato ogni sera ai piedi del letto e capace di riempirsi dei suoi sogni, che indossa la maglietta dell’amore ed un paio di pantaloni della musica donatogli da un ragazzo di New Orleans, mentre ai piedi calza le scarpe della memoria anche questa magia è possibile.

Momo ha realizzato un lavoro multimediale (libro+cd) in cui racconto biografico e canzoni sono si capaci di vivere autonomamente, però insieme ci aiutano ad entrare meglio nel mondo personalissimo dell’artista Momo ben diversa dalla donna Simona Cipollone, la prima è un po’ come “Un Jolly. Sì proprio quello delle carte. Quello con quel fantastico cappello a sonagli e quell’incredibile vestito a strisce colorate… E’ un po’ folle certo. Del resto, non a caso si chiama matta” una che “Ha carisma da vendere, altroché! Quando entra in scena, non c’è n’è per nessuno. Gli altri? Nessun problema: tutti ai suoi piedi.”, la seconda è spesso a disagio ed anche “Profondamente antipatica” specie dopo i concerti.

Siete però curiosi di sapere come sono le sue canzoni? Beh, hanno qualcosa che le accomuna tutte, sono tutte molto brevi, nessuna raggiunge i quattro minuti, ma in questa manciata di secondi sanno concentrare ed esprimere al meglio “tristezza, dolore solitudine, rabbia, incomprensione, distanza, assenza, perdita, disperazione. Le materie prime” delle canzoni di Momo, come precisa lei stessa ed a ragione in un passo del libro.

Ecco allora la delicatissima melodia al pianoforte di “Il piccolo re” tuffarci subito in un’atmosfera fiabesca colma d’amore e di desiderio non ripagato “E i giorni eran mesi e i minuti furono anni” e che si chiude con i versi “e in dono al cielo diede tutta la sua natura / occhi belli occhi suoi occhi di chi vuoi” e la ripresa della melodia iniziale.

Molto bella anche “Le maschere” che dopo un andamento piuttosto sincopato segnato da tastiere e fisarmonica, lascia partire una melodia piena di anelito suonata dal violino di H.E.R. dopo i toccanti versi “La maschera nera è la notte nuda e cruda / un bel giorno però s’è nu poco scucciata / Questa maschera è quella che vorrei anch’io / libera e sveglia per guardare la maschera di Dio”.

“Ho” è con i suoi 3’45 la canzone più lunga e allo stesso tempo quella con il titolo più breve, è forse quella che meglio rappresenta lo spirito di Momo con quel ritornello mutevole da “Ma tu che hai la notte dammi la tua luce / ma tu che hai parole dammi la tua voce” a “Ma tu che le stelle dammi la verità / ma tu che hai la sete resta ancora qua” fino a “Ma tu che hai le note dammi qualche strofa / ma tu che hai la strada mostrami dov’è”, c’è ancora qualcuno che pensa si possa farcela da soli?

Non c’è tempo per riprendersi ed ecco decollare al piano una struggente melodia, quella di “L’amore sale piano” che culminerà nei versi finali “Sì non so perché l’amore scende sino a me e fa male” non prima di passare ad una splendida immagine “E funamboli sul filo scivoliamo verso la paura in fretta / siamo la sorgente e il mare”.

Anche la successiva “La spazzatura” sembra incanalarsi su una musicalità sofferta, dopo il vibrare dei piatti, il languore del pianoforte, la voce sofferente di Momo, il respiro della fisarmonica, ma eccoci precipitati di botto in una tarantella-beguine inebriante, per una canzone che parla di un amore ormai irrimediabilmente conclusosi con ironica irriverenza.

In “A chi mi volle bene” ritorna lo spirito un po’ circense un po’ giullaresco di Momo, la canzone è fatta di continui alti e bassi, accelerazioni e frenate, gioia e dolore fino ai tragici versi finali “Sorda umanità circense che implori impunemente. Che racconta… / Al mio sangue nelle vene rosso corallo il mio sangue nelle vene / datelo vi prego a chi mi volle bene”.

E’ invece puro gioco la successiva “L’eur de Momò” in cui Momo utilizzando una sorta di gramlot-francese inventa una dolce e delicata canzone resa suggestiva da azzeccate percussioni, godibilissima e delicatissima come un’essenza profumata di “pur mughett rose plus de troi catr senc de zaffata”.

Sa d'ispirazione vagamente medioevale, introdotta da suoni d’archi, poi traditi da insistenti sonorità elettriche distorte sostenute da energiche percussioni la canzone “Scelta di pazienza” ci rivela una Momo adirata “e non è poi un reato incazzarsi con il cielo / se ora dentro stanno scoppiando delle mine di veleno” e scaltra “e non è da buon artista dimagrire per cazzate / ma scelta di pazienza per non essere acchiappati”.

In “Autobiografia” torna la fluida armonia del pianoforte, qui solo ad accompagnare la voce di Momo che in una splendida canzone si paragona ad una pietra scagliata contro uno scoglio in riva al mare, ma la conclusione apre uno spiraglio di speranza “Ma ci sono sempre quelle mani che dolcemente le raccolgono e le amano”. Personale quanto bella.

Con “Il ladro” si passa a sonorità tanghere, caratterizzate da fisarmonica, legnose percussioni, chitarre elettriche, a tratti sembra di avvertire fascinazioni caposseliane, ma forse sono solo allucinazioni subito allontanate dalle aperture melodiche ben sorrette dalla voce di Momo.

“Stelle ai piedi” che dà anche il titolo all’intero progetto, è invece un’intensa canzone d’amore in cui dopo splendidi versi “E in volo notturno le si distese l’universo / stelle ai piedi in braccio bianca era la luna / non andare via da lei / non la lasciare mai / dalle luce il vento che possa respirare” si libera un'avvolgente ed intrigante melodia di archi che si intrecciano con il pianoforte ed è pura magia come un eterno e sospirante languido amore.

Staccarsi da un brano è comunque difficile, ecco allora cadere a fagiolo un brano “televisivo” come “Panoramica di un miraggio” in cui sembra di ascoltare una Momo-Carrà impegnata in una sorta di sigla di qualche varietà dal testo tanto lungo quanto vuoto, come una TV fatta di sola apparenza presa in giro alla grande.

Il congedo è affidato ad una felliniana canzone intitolata “Il palcoscenico” dove emerge ancora una volta la dualità tra la donna Simona Cipollone e l’artista Momo e penso che lo sottolineino bene i conclusivi versi “Stretti tra i lamenti di un buffone / che ride della vita e dell’amore / tra le maglie di un destino / nel silenzio del rumore”, proprio quel silenzio del rumore che avvolge l’artista a fine spettacolo, quando smessi i panni di Superman torna ad essere un qualsiasi Clark Kent.

Nel complesso quindi questo nuovo progetto di Momo è davvero convincente, direi che si conferma senza dubbio come una delle artiste più originali dell’intero panorama italiano capace, soprattutto dal vivo, di irretire letteralmente gli spettatori offrendo uno spettacolo minimalista (dal vivo è solitamente accompagnata da Federica Principi al pianoforte e Desireé Infascelli alla fisarmonica e mandolino fatta salva a volte, la presenza preziosissima di H.E.R. al violino), in cui lavorando per sottrazione e con quella sua voce personalissima riesce a realizzare il miracolo di esaltare ancor più il carattere conciso, quasi fulminante, delle sue composizioni.

E pensare che, nella conferenza stampa di presentazione della seconda serata del Tenco, cui ha poi preso parte, mi era sembrata persino un po’ supponente oltre che impacciata, beh poi ripensandoci ho capito: quella era Simona, poi la sera è salita sul palco Momo ed il miracolo s’è ripetuto.

Momo
"Stelle ai piedi"

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Ultimo aggiornamento: 22-01-2010
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