|
Tracklist
01. Il piccolo re
02. Le Maschere
03. Ho
04. L’amore sale piano
05. La Spazzatura
06. A chi mi volle bene
07. L’Eur de Momò
08. Scelta di pazienza
09. Autobiografia
10. Il ladro
11. Stelle ai piedi
12. Panoramica di un miraggio
13. Il palcoscenico

|
|
“Le
canzoni che scrivo non sono mie. Le note piovono nel cappello
insieme ai sogni, le parole cadono dalle finestre aperte del mondo.
Io le raccolgo, le metto insieme e le offro a voi che passate,
come un prato offre i fiori che il vento ha seminato. Spero che
il loro profumo vi piaccia. E che passerete ancora di qua.”
Possono però
le canzoni avere un proprio profumo? Beh se a scriverle e cantarle
è una donna che all’anagrafe è registrata
come Simona Cipollone, che si fa chiamare con il nome d’arte
di Momo suggeritole in sogno da Totò, che gira per il mondo
con uno zainetto speciale che tirata una cordicella in caso di
mancata apertura delle ali la lascia cadere dolcemente come Mary
Poppins, con un cappello lasciato ogni sera ai piedi del letto
e capace di riempirsi dei suoi sogni, che indossa la maglietta
dell’amore ed un paio di pantaloni della musica donatogli
da un ragazzo di New Orleans, mentre ai piedi calza le scarpe
della memoria anche questa magia è possibile.
Momo ha realizzato
un lavoro multimediale (libro+cd) in cui racconto biografico e
canzoni sono si capaci di vivere autonomamente, però insieme
ci aiutano ad entrare meglio nel mondo personalissimo dell’artista
Momo ben diversa dalla donna Simona Cipollone, la prima è
un po’ come “Un Jolly. Sì proprio quello delle
carte. Quello con quel fantastico cappello a sonagli e quell’incredibile
vestito a strisce colorate… E’ un po’ folle
certo. Del resto, non a caso si chiama matta” una che “Ha
carisma da vendere, altroché! Quando entra in scena, non
c’è n’è per nessuno. Gli altri? Nessun
problema: tutti ai suoi piedi.”, la seconda è spesso
a disagio ed anche “Profondamente antipatica” specie
dopo i concerti.
Siete però
curiosi di sapere come sono le sue canzoni? Beh, hanno qualcosa
che le accomuna tutte, sono tutte molto brevi, nessuna raggiunge
i quattro minuti, ma in questa manciata di secondi sanno concentrare
ed esprimere al meglio “tristezza, dolore solitudine, rabbia,
incomprensione, distanza, assenza, perdita, disperazione. Le materie
prime” delle canzoni di Momo, come precisa lei stessa ed
a ragione in un passo del libro.
Ecco allora
la delicatissima melodia al pianoforte di “Il piccolo re”
tuffarci subito in un’atmosfera fiabesca colma d’amore
e di desiderio non ripagato “E i giorni eran mesi e i minuti
furono anni” e che si chiude con i versi “e in dono
al cielo diede tutta la sua natura / occhi belli occhi suoi occhi
di chi vuoi” e la ripresa della melodia iniziale.
Molto bella
anche “Le maschere” che dopo un andamento piuttosto
sincopato segnato da tastiere e fisarmonica, lascia partire una
melodia piena di anelito suonata dal violino di H.E.R. dopo i
toccanti versi “La maschera nera è la notte nuda
e cruda / un bel giorno però s’è nu poco scucciata
/ Questa maschera è quella che vorrei anch’io / libera
e sveglia per guardare la maschera di Dio”.
“Ho”
è con i suoi 3’45 la canzone più lunga e allo
stesso tempo quella con il titolo più breve, è forse
quella che meglio rappresenta lo spirito di Momo con quel ritornello
mutevole da “Ma tu che hai la notte dammi la tua luce /
ma tu che hai parole dammi la tua voce” a “Ma tu che
le stelle dammi la verità / ma tu che hai la sete resta
ancora qua” fino a “Ma tu che hai le note dammi qualche
strofa / ma tu che hai la strada mostrami dov’è”,
c’è ancora qualcuno che pensa si possa farcela da
soli?
Non c’è
tempo per riprendersi ed ecco decollare al piano una struggente
melodia, quella di “L’amore sale piano” che
culminerà nei versi finali “Sì non so perché
l’amore scende sino a me e fa male” non prima di passare
ad una splendida immagine “E funamboli sul filo scivoliamo
verso la paura in fretta / siamo la sorgente e il mare”.
Anche la
successiva “La spazzatura” sembra incanalarsi su una
musicalità sofferta, dopo il vibrare dei piatti, il languore
del pianoforte, la voce sofferente di Momo, il respiro della fisarmonica,
ma eccoci precipitati di botto in una tarantella-beguine inebriante,
per una canzone che parla di un amore ormai irrimediabilmente
conclusosi con ironica irriverenza.
In “A
chi mi volle bene” ritorna lo spirito un po’ circense
un po’ giullaresco di Momo, la canzone è fatta di
continui alti e bassi, accelerazioni e frenate, gioia e dolore
fino ai tragici versi finali “Sorda umanità circense
che implori impunemente. Che racconta… / Al mio sangue nelle
vene rosso corallo il mio sangue nelle vene / datelo vi prego
a chi mi volle bene”.
E’
invece puro gioco la successiva “L’eur de Momò”
in cui Momo utilizzando una sorta di gramlot-francese inventa
una dolce e delicata canzone resa suggestiva da azzeccate percussioni,
godibilissima e delicatissima come un’essenza profumata
di “pur mughett rose plus de troi catr senc de zaffata”.
Sa d'ispirazione
vagamente medioevale, introdotta da suoni d’archi, poi traditi
da insistenti sonorità elettriche distorte sostenute da
energiche percussioni la canzone “Scelta di pazienza”
ci rivela una Momo adirata “e non è poi un reato
incazzarsi con il cielo / se ora dentro stanno scoppiando delle
mine di veleno” e scaltra “e non è da buon
artista dimagrire per cazzate / ma scelta di pazienza per non
essere acchiappati”.
In “Autobiografia”
torna la fluida armonia del pianoforte, qui solo ad accompagnare
la voce di Momo che in una splendida canzone si paragona ad una
pietra scagliata contro uno scoglio in riva al mare, ma la conclusione
apre uno spiraglio di speranza “Ma ci sono sempre quelle
mani che dolcemente le raccolgono e le amano”. Personale
quanto bella.
Con “Il
ladro” si passa a sonorità tanghere, caratterizzate
da fisarmonica, legnose percussioni, chitarre elettriche, a tratti
sembra di avvertire fascinazioni caposseliane, ma forse sono solo
allucinazioni subito allontanate dalle aperture melodiche ben
sorrette dalla voce di Momo.
“Stelle
ai piedi” che dà anche il titolo all’intero
progetto, è invece un’intensa canzone d’amore
in cui dopo splendidi versi “E in volo notturno le si distese
l’universo / stelle ai piedi in braccio bianca era la luna
/ non andare via da lei / non la lasciare mai / dalle luce il
vento che possa respirare” si libera un'avvolgente ed intrigante
melodia di archi che si intrecciano con il pianoforte ed è
pura magia come un eterno e sospirante languido amore.
Staccarsi
da un brano è comunque difficile, ecco allora cadere a
fagiolo un brano “televisivo” come “Panoramica
di un miraggio” in cui sembra di ascoltare una Momo-Carrà
impegnata in una sorta di sigla di qualche varietà dal
testo tanto lungo quanto vuoto, come una TV fatta di sola apparenza
presa in giro alla grande.
Il congedo
è affidato ad una felliniana canzone intitolata “Il
palcoscenico” dove emerge ancora una volta la dualità
tra la donna Simona Cipollone e l’artista Momo e penso che
lo sottolineino bene i conclusivi versi “Stretti tra i lamenti
di un buffone / che ride della vita e dell’amore / tra le
maglie di un destino / nel silenzio del rumore”, proprio
quel silenzio del rumore che avvolge l’artista a fine spettacolo,
quando smessi i panni di Superman torna ad essere un qualsiasi
Clark Kent.
Nel complesso
quindi questo nuovo progetto di Momo è davvero convincente,
direi che si conferma senza dubbio come una delle artiste più
originali dell’intero panorama italiano capace, soprattutto
dal vivo, di irretire letteralmente gli spettatori offrendo uno
spettacolo minimalista (dal vivo è solitamente accompagnata
da Federica Principi al pianoforte e Desireé Infascelli
alla fisarmonica e mandolino fatta salva a volte, la presenza
preziosissima di H.E.R. al violino), in cui lavorando per sottrazione
e con quella sua voce personalissima riesce a realizzare il miracolo
di esaltare ancor più il carattere conciso, quasi fulminante,
delle sue composizioni.
E pensare
che, nella conferenza stampa di presentazione della seconda serata
del Tenco, cui ha poi preso parte, mi era sembrata persino un
po’ supponente oltre che impacciata, beh poi ripensandoci
ho capito: quella era Simona, poi la sera è salita sul
palco Momo ed il miracolo s’è ripetuto.
Momo
"Stelle ai piedi"
Grandi AsSaggi Bompiani - 2009
Nei negozi di dischi e libri