
Ascolti collegati
Crediti:
Gastone Pietrucci: voce, controcanti (0, 10, 11)
La Macina
Adriano Taborro: direzione musicale, chitarra classica (10), chitarra
acustica (0, 4, 9, 10), mandolino (6, 9), violino (2), chitarra
elettrica (0, 4, 10)
Marco Gigli: chitarra classica (0, 2, 4, 6, 9, 10), chitarra acustica,
voce
Riccardo Andrenacci: percussioni (1), batteria (0, 4, 9, 10)
Michele Lelli: percussioni (0, 6), batteria
Roberto Picchio: fisarmonica (0, 1, 2, 4, 6, 9, 10)
Giorgio Cellinese: coordinatore
Gang
Marino Severini: voce (1, 2), chitarra (1, 2) arrangiamento (1)
Sandro Severini: chitarra elettrica (1, 2, 9, 10)
Francesco Caporaletti: basso (2, 10)
Alberto Severini: batteria (2)
Marco Tentelli: tastiere (2)
Banda Osiris
Prof. Gianluigi Carlone: voce (7), sax soprano (7)
Prof. Roberto Carlone: trombone (7), cori (7)
Prof.Giancarlo Macrì: basso tuba (7), cori (7)
Prof. Sandro Berti: trombone (7), mandolino (7), cori (7)
Fabio Verdini: hammond
(0, 1, 4, 9, 10), pianoforte (0, 1, 11)
Paolo Galassi: basso (0, 1, 4, 9)
Marco Poeta: guitarra portuguesa (3, 10) arrangiamento (3)
Ambrogio Sparagna: organetto (6)
Màlleus: C.M.I. Farlight serie III
Orchestra da Camera
della “Scuola G.B. Pergolesi” di Jesi diretta dal
Maestro Stefano Campolucci (8)
Registrato in diretta
dall’ottobre 2008 a giugno 2009 e mixato da settembre a
novembre 2009 presso gli Studi Màlleus di Recanati
Ingegnerizzazione e mixaggio: Màlleus
Masterizzazione: Reference Mastering di Fabrizio De Carolis, Roma
3-12-2009
Prodotto da Centro Tradizioni Popolari / Distribuzione: Storie
di Note
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Basterebbe
riportare integralmente la prefazione di Enrico De Angelis a questo
terzo episodio che completa la trilogia dell’Aedo malinconico
e ardente, fuoco ed acque di incanto per fornire un quadro esaustivo
dell’importanza di questa opera, ma voglio invece tentare
una mia via personale tesa a dimostrare la bellezza di questo disco
ed invogliare i lettori a cercarlo ed amarlo.
Prima di tutto, come già anticipato, è
un terzo episodio, quello conclusivo di una trilogia ma attenzione
è un disco che gode di vita propria ed autonoma, io stesso
non conosco e a questo punto me ne pento i primi due episodi,
però ho potuto gustare a pieno e con profondo appagamento
questo sopraffino lavoro.
In proposito Gastone Pietrucci, voce de La Macina,
scrive: “Un lavoro che seguendo la linea del primo (ripresa
e nuove interpretazioni di brani già precedentemente incisi,
insieme a brani inediti, registrato in presa diretta) prosegue
ed amplifica la linea già intrapresa dal secondo: quello
dell’inserimento, in scaletta, di ben cinque brani al di
fuori del repertorio “popolare” marchigiano de La
Macina. Tanto che al tradizionale sottotitolo “Canti della
cultura orale marchigiana” è stato aggiunto “ed
altri percorsi””.
Ecco così chiarito l’ambito in cui
si muove il progetto che vede protagonista principale La Macina
uno storico gruppo di musica popolare e marchigiana, che ha un
grande punto di forza nella voce rauca e scura di Gastone Pietrucci,
interprete capace ad esempio di interpretare con la stessa sincera
e viva passione un canto tradizionale come “Coraggio
amore mio…”, uno dei tanti canti popolari
di protesta nati dopo l’imposizione nel 1799 da parte di
Napoleone Bonaparte della coscrizione obbligatoria e “Il
Natale è il 24” di Piero Ciampi, canzone
appartenente al periodo romano del cantautore livornese, un periodo
artisticamente felice perché arrivato nella capitale fu
accolto con favore, si sentì circondato da amici, eccolo
allora citare tra dramma e farsa le loro disgrazie, mentre lui,
com’era nel suo stile, per vederci chiaro si beve un litro
di vino, si ferma ad una stazione per fuggire verso un qualsiasi
altrove, ma ormai “senza amici e senza amore. Il Natale
è il 24”, non gli resta che abbandonarsi all’anarchia
ed alla follia senza alcun nesso logico.
Ma queste due canzoni sono solo due esempi di
questa commistione tra canzone popolare e canzone d’autore,
a dimostrazione che i confini sono spesso labili e forse non ha
senso rifarsi a rigidi schematismi, io personalmente parlerei
piuttosto di musica di qualità e qui la qualità
non manca certo, provate ad ascoltare “E’
lunga la strada”, canzone appartenente al
repertorio politico anni ’70, forse quello meno conosciuto,
di Virgilio Savona, mente del Quartetto Cetra, con la presenza
di Sandro Severini alla chitarra elettrica, le voci di Gastone
Pietrucci e Marino Severini che si alternano, questa preziosa
registrazione è stata effettuata al Teatro Ariston di Sanremo
in occasione della 29° Rassegna della Canzone d’Autore
e l’effetto che ne si ricava è un’emozione
davvero palpabile.
Tornando poi al repertorio tradizionale come
non citare “Angelo che me l’hai ferito
‘l core…”, qui la struttura del
canto è semplice e monostrofica, ma il risultato è
davvero di grande intensità grazie alle voci di Pietrucci
e Severini, un brano decisamente lento, dolente, emozionante passo
dopo passo.
Così come pieno di colore e fascino è
“La pora Giulia”, un canto
tipico dei repertori del cantastorie qui trasformato in uno stupendo
fado grazie all’arrangiamento di Marco Poeta che si inerpica
con la sua chitarra portuguesa lungo sentieri inesplorati, portando
alla commozione più vera.
Totalmente differente è invece l’atmosfera
che si respira ascoltando “Mariuccina a mme
mme gela…” che grazie anche alla presenza
della Banda Osiris si sviluppa con toni ironici, baldanzosi, direi
quasi grotteschi.
Punti alti sono poi “So’
stato a llavorà a Montesicuro…”
e “Supplica a mia madre”,
il primo è un canto di lavoro e di protesta reso famoso
da Caterina Bueno sempre molto attuale, basta pensare alle tante,
troppe morti sul lavoro che caratterizzano la nostra Italia, un
paese davvero poco civile da questo punto di vista, il secondo
utilizza uno dei componimenti poetici più toccanti ed intimi
di Pier Paolo Pasolini, versi capaci di mettere a nudo tutte le
contraddizioni della sua vita con quelle parole così sincere
e sofferte “Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
/ ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro
nome”, occorre dire che Taborro e Pietrucci hanno saputo
vestire di musica il componimento senza sovrastarlo, lasciando
alle parole lo spazio che meritano e con la grande chitarra portuguesa
di Marco Poeta a fare il resto.
Il tutto si sarebbe potuto chiudere qui e sarebbe
stato comunque un ottimo disco, ma prima del congedo troviamo
ancora un brano di spessore mi riferisco a “To
the unknown man” di Vangelis Papathanassiou
che nella versione italiana di Annamaria Testa diventa “Dicono
di me”, è davvero il gran finale.
Che aggiungere di più, una curiosità:
il disco presenta anche una traccia 0, trattasi di “Tuto
è corpo d’amore”, uno dei capolavori
poetici della seconda metà del novecento, opera del poeta
marchigiano Franco Scataglini, il pezzo realizzato su musiche
de La Macina seppur interamente registrato non è stato
però incluso nel disco per volontà degli eredi del
poeta.
Il mio consiglio
è di cercare questo disco, perché porta con se un
patrimonio storico di indubbio valore e ha come protagonisti artisti
di grande livello qualitativo, ma soprattutto carichi di un’umanità
e di una sincerità di intenti a tratti disarmante.
Gastone
Pietrucci – La Macina
"Aedo malinconico ed ardente fuoco ed acque di canto (Vol.
III)
Canti della cultura orale marchigiana ed altri percorsi"
Storie
di Note - 2010
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