
Ascolti collegati
Crediti:
Vince Tempera - pianoforte e tastiere
Juan Carlos "Flaco" Biondini - chitarre e voce in Don Chisciotte
Ares Tavolazzi - basso e contrabbasso
Ellade Bandini - batteria
Antonio Marangolo - sax e percussioni
Roberto Manuzzi - fisarmonica, sax e tastiere
Jimmy Villotti - chitarra in Inverno '60
Hengel Gualdi - clarinetto in Inverno '60
Le canzoni sono di Guccini ad eccezione di: Ho ancora la forza (testo di Luciano Ligabue e Francesco Guccini - musica di Luciano Ligabue), Don Chisciotte (testo di Giuseppe Dati e Francesco Guccini - musica di Giuseppe Dati e Goffredo Orlandi) e Primavera '59 (testo di Francesco Guccini - musica di Juan Carlos (Flaco) Biondini).
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Tracklist
01. Addio (Intro)
02. Stagioni
03. Autunno
04. E un giorno...
05. Ho ancora la forza
06. Inverno '60
07. Don Chisciotte
08. Primavera '59
09. Addio
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Portrait
of the artist as an old man, si potrebbe definire parafrasando Joyce,
o il cantautore stanco, citando testualmente Vecchioni. Già,
perché Stagioni è un disco che parla del passato,
o del tempo che passa, delle stagioni che, appunto, si susseguono.
"Stagioni - dichiara lo stesso Guccini in un'intervista - è
un disco poco spensierato. Tristezza? C'è sempre stata, in
ogni mio disco. Però - continua il cantautore - non è
mai resa. Può essere amarezza, delusione, sdegno ma non rinuncia".
'Stagioni'
guarda al passato, lo anticipano già i titoli dei brani
('Inverno '60', 'Primavera '59') e i testi lo confermano: si rincorre
il passato. Operazione che tocca il culmine in 'Autunno' (Rinchiudersi
in casa a contare/ le ore che fai scivolare/ pensando confuso
al mistero/ dei tanti "io sarò" diventati per
dempre "io ero"... Rinchiudersi in casa a guardare/
un libro, una foto, un giornale/ e ignorando quel rodere sordo/
che cambia "io faccio" e lo fa diventare "io ricordo")
e in 'Ho ancora la forza' (Ho ancora la forza di starvi a raccontare/
le mie storie di sempre, di come posso amare,/ di tutti quegli
sbagli che per un motivo o l'altro so rifare..), la cui musica
scritta con Ligabue esce dal classico schema gucciniano.
Come sempre le parole sanno di umile consapevolezza, sano della
forza della semplicità, anche se rimane come il retrogusto
di qualcosa di sorpassato. Ascoltando Stagioni, infatti, non non
si provano quelle emozioni che scaturiscono ascoltando "'Radici"
o "Via Paolo Fabbri, 43", dischi che, riascoltati ancor
oggi, continuano a vivere della potenza del Maestrone. Perché
le parole di quei dischi, pur parlando del loro presente, rimangono
attuali, fanno rivivere tempi ed emozioni. Cosa che con stagioni
non capita, anzi, a tratti risulta anacronistico.
Se da una parte rimane evidente l'impegno coniugato all'amore
per i propri ideali, la trama dei testi al servizio di ricordi
tanto allo stesso tempo forti e fragili a tratti si fa ripetitiva
e non rischia di cadere nelle retorica, proprio ci scivola di
brutto.
Il discorso vale anche per la canzone che dà il titolo
all'album. Stagioni parla di Ernesto "Che" Guevara e
ha una genesi particolare. Guccini ne scrisse una strofa nel 1967,
dopo aver saputo della morte del rivoluzionario. Una sera, sul
finire degli anni '90, la cantò a casa di amici e piacque.
Poi, ad un concerto, vedendo dei ragazzi con la maglietta del
Che, decise di dedicar loro quella strofa: «è 'venuto
giù' il Palasport - racconta il cantautore - e tutti mi
hanno detto che non sarebbe stato male finirla. È stata
dura - continua Guccini - sono dovuto tornare indietro con un
lungo flash-back, creando un parallelo tra quella generazione
e questa. Ho scritto questa canzone perché sentivo il forte
bisogno, in un momento in cui la sinistra è contestata
e - soprattutto - contrastata, di riaffermare il mio credo. Io
sono di sinistra - conclude - non sono un reazionario, non mi
sono arreso. Devo però ammettere che, se non fossi stato
spinto, non avrei mai concluso Stagioni». Stagioni,
insomma, attraverso prendendo spunto dalla morte del Che, diventa
un bilancio, un inventario di sé e del mondo, attraverso
l'abbandono al ricordo. Del futuro, neanche l'ombra.
Dalla parte "bassa" del disco stanno Don Chisciotte,
brano scritto e cantato in duetto con Beppe Dati, ex dei Nomadi,
una canzone un po' di maniera, come la vecchia "Cyrano",
in cui Guccini-Chisciotte tenta di convincere Sancho-Dati a partire
con lui nelle sue avventure e "Primavera '59", un simil-tango
scritto dal chitarrista Flaco con un testo a dir poco imbarazzante
(E credevate che sarebbe stato eterno quell'amore, / quel fiore
non avrebbe mai visto l'inverno, / quel giorno non sarebbe mai
mutato in sera, / per voi sarebbe stata sempre primavera. Adesso
dove sei bimba d'allora, coi tuoi 16 anni e il tuo sorriso?).
In contropartita ci sono E un giorno, dedicata alla figlia Teresa,
forse il pezzo migliore di un disco che si riscatta grazie al
crepuscolarismo di "Autunno" e a "Inverno '60",
una storia da balera, anch'essa in linea con la tematica passatista,
ma con una connotazione blues accattivante che trasmette tutto
il senso di tristezza e di noia che traspare da una domenica sera
d'inverno in un night-club (Bisogna divertirsi, è domenica
sera, c'è da dimenticare la noia pesa e nera, c'è
da dimenticare la favola che fu...).
Addio, la canzone che conclude il disco è un a chiara invettiva
contro la pochezza della televisione e lo sputtanamento dei colleghi
cantautori e sintetizza gli sprechi materiali e morali della nostra
società. Guccini afferma che "Il
crepuscolarismo c'è in "Autunno", ma non c'è
assolutamente in "Addio", che è una risposta
a secco, decisa, chiara, anche violenta». Non è quindi
un caso che Addio sembri quasi una prosecuzione ideale de L'Avvelenata,
con un finale "Tu, ipocrita uditore, mio simile, mio amico"
ripreso pari pari dai Fleur du mal di Rimbaud: "Hypocrite
lecteur, mon semblable, mon frère".
Nelle stagioni di Guccini manca però l'estate.
Guccini rivela di aver tentato di scriverne, ma non ne veniva
fuori nulla, così ha lasciato perdere. Forse perché
«L'estate - dice - è il tempo della spensieratezza,
della dimenticanza» e Stagioni è il disco dei ricordi.
Francesco Guccini
"Stagioni"
Emi - 4 febbraio 2000
Nei negozi di dischi
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