
Ascolti collegati
Crediti:
Ivan
Della Mea (voce e chitarra); Alberto Ciarchi (chitarra); Paolino
Della Porta (contrabbasso); Claudio Cormio (chitarra): Paolo Ciarchi
(chitarra acustica, kalimba, percussioni, violotta); Federico
Sanesi (cajòn, gungurù, carrube); Riccardo Luppi
(flauto traverso), Gaspare De Lama (chitarra), Guido Pianta (chitarra):
Mario De Sanctis (organo); Renato Rivolta (chitarre, fiati, piano
e percussioni); Diego De Palma (chitarra); Marco Bigi (basso,
chitarra, flauto), Isabella Ciarchi (chitarra, percussioni), Attilio
Zanchi (contrabbasso);
Tutti i brani testo e musica Ivan Della Mea
Produzione Ala Bianca Group
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Tracklist
Cd
01. 1. El me' gatt
02. A quel omm
03. Ballata per l'Ardizzone
04. Binario 3
05. Borges in re
06. Canto di vita
07. A costabona
08. Ho male all'orologio
09. Io so che un giorno
10. La canzonn del despera'
11. La nave dei folli
12. L'estremista
13. Lettera a Michele
14. Lettera ad Angela
15. Miciogatto
16. Mio dio Teresa tu sei bella
17. O cara moglie
18. Resistenza e liberta'
19. Rmn Tiriac rom
20. Sent on po' Gioan, te se ricordet
Dvd
"A
quell'omm" regia di Isabella Ciarchi
Produzione esecutiva Michele Sordillo
Montaggio Claudio Cormio
1) la nascita
2) L'infanzia
(Lucca, Bergamo, Milano)
3) Vivere la città, conoscerla e cantarla
4) L'impegno sociale, le manifestazioni
5) Il miracolo: Milano 1950, il sogno, la città
possibile
Tracce audio presenti nel dvd:
1) Ho male all'orologio
2) El me gatt
3) Sent un po' Gioan Te se ricordet
4) Cari signori vi prego ascoltate
5) Disperanza
6) La canzon del desperaa
7) Ieri mio padre è morto
8) Quand riva 'l cald
9) El piscinin
10) A quell omm
11) Ballata per l'Ardizzone
12) Comandante Che Guevara
13) Creare due tre molti Vietnam
14) Io so che un giorno
15) O cara moglie
16) Sciambola
17)
La nave dei folli
18) La Cantagranda
19)
Bastian Contrario
Autori: Ivan Della Mea, eccetto 5
(Morino-Barovero-Luciano Della Mea),
9 (Boneschi), 12 (Carlos Puebla),
19 (Paolo Ciarchi-Ivan Della Mea)

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E
parliamo di questo disco, tremendo e strepitoso. Parliamo di Ivan
Della Mea, cercando di trattenere la commozione e l'emozione.
Ivan Della Mea è stata la colonna sonora della mia formazione
politica: a partire dalla "Ballata per l'Ardizzone",
il primo morto politico di cui ho avuto conoscenza. Scritta nel
1962 raccontava la vicenda di Giovanni Ardizzone, un 21enne di
Castano Primo (Milano) , tirato sotto dai gipponi della polizia,
al termine di una manifestazione "pacifica" contro l'aggressione
americana a Cuba. A quei tempi anche Della Mea, nato a Lucca nel
1940, era poco più di un ragazzo, ma di quelli che, armati
di chitarra , pensavano che forse cambiare il mondo no, ma con
le canzoni si poteva senz'altro fare buona lotta politica.
E Ivan ha cantato, cantato e lottato per tutta la sua vita, conclusasi
anzitempo il 14 giugno 2009: le prime canzoni nel 1962, le ultime
nel 2000, ma si parla solo di incisioni, perché in realtà
Ivan non ha mai smesso di cantare e lottare. Le sue canzoni mi
sono entrate dentro e mi hanno permeato, formando un unico involucro,
un bozzolo dal quale non riuscirò mai a uscire: da "El
me gatt", a "Io so che un
giorno," da "Gli occhi tristi"
a "Il rosso è diventato giallo", da
"Mio Dio, Teresa tu sei bella"
a "O cara moglie", da "El
navili" al mantra di "A questo
punto il prezzo qual è".
"Si
può amare la vite sul colle
il gioco di pietre mangiate alla roggia
Il pane rotondo, l’ulivo che viene
Ma l’importante è sapere
A questo punto il prezzo qual è.
Si può amare la casa sul monte
che ride alla valle
tra lecci e castagni,
l’amore antico
di un uomo costante.
Ma l’importante è sapere
A questo punto il prezzo qual è".
Tutte
canzoni epocali, a cui restare legati per la vita. Ma il problema
(e qui arriviamo al tremendo) è che Ivan Della Mea è
sempre stato stonato, stonatissimo e la chitarra, come direbbe
De Gregori "veramente la suonava molto male". Vorrei
quindi dire e consigliare a tutti di buttarsi su questa "Antologia",
ma francamente non riesco a pensare un giovane di oggi che ascolti
queste tristi nenie stonate e che possa amarle. Io le amo, le
ho amate. Hanno scandito le mie ore, le manifestazioni, i momenti
coi compagni, la preparazione alla lotta (per i momenti più
introspettivi c'era De André), ma proprio non riesco a
definirle belle! Imperdibili, forse sì, belle no. Apparente
contraddizione. Imperdibili in chiave storica, se si vuole assaggiare
qualcosa di quel clima, se si vuole provare a capire. Belle solo
nella dimensione della memoria o da tramandare ma facendole cantare
da altri.
"M'han
dit che incö la pulisia
a l'ha cupà un giuvin ne la via;
sarà stà, m'han dit, vers i sett ur
a cumisi dei lauradur.
Giovanni
Ardizzone l'era el so nom,
de mesté stüdent üniversitari,
comunista, amis dei proletari:
a l'han cupà visin al noster Domm.
E
i giurnai de tüta la téra
diseven: Castro, Kennedy e Krusciòv;
a lü 'l vusava: " Si alla pace e no alla guerra!"
e cun la pace in buca a l'è mort".
Della
Mea, per giunta, ha cantato spesso in milanese, nonostante fosse
di nascita toscano e il milanese non è lingua musicalmente
né diffusa, né semplice. Ma Ivan ha avuto in pregio
che tanti suoi contemporanei non hanno avuto. Non cantava solo
di lotte, ma anche di piccole cose: come la rabbia verso la Ninetta
che gli ha ucciso il gatto. ("El me gatt")
A
l'han trovàa distes in mezz a i orti
i oeucc a eren ross e un poo sversàa
me piasaria savè chi l'è quel ostia
che al me gatt la panscia al g'ha sbusàa.
Oppure
la dura vita di chi lavora sul Naviglio e quindi fugge dall'olografia
che sia così "pittoresca". La realtà dei
Navigli negli anni '50 quando ci si lavorava sopra e in cambio
si viveva in case umide e fatiscenti è ben altra cosa della
realtà da movida odierna e Della Mea ha dato voce anche
a questi canti. ("El Navili")
"Gh'è
chi dis che l'è bela quest'acqua marscia / stu scaric public
de cess de ruera / gh'è chi dis che l'è bela st'acqua
marscia impestada / gh'è chi dis che l'è bela, ma
a mi me piass no!"
Così come un sotto proletario è il personaggio
innamorato di "Mio Dio, Teresa tu sei bella",
quello che ammazza la sua donna, perché stanco di vederla
soffrire, malata di cancro a un polmone e l'ha uccisa proprio
perché era bella.
Come un fiore è sfiorita / c'è rimasto un po' di
nome / se ne andava la sua vita / per un cancro a un polmone /
Io ci ho detto - Sai Teresa / tu per me sei la mia stèla
/ questo male ti fa offesa / oh Teresa tu sei bella / mio dio
Teresa tu sei bella!"
Ma ci sono anche canzoni minori, poco note, come la bellissima
"Canto di vita" ("E
allora amore / per quanto ci resta / ridiamo amore, ridiamo")
o "L'estremista" ("Io
sono un estremista / di quelli duri e veri / di Gianni Mura leggo
i voti / i perfidi pensieri / Leggo Fuorio Colombo / e un Enzo
Biagi raro / e leggo Giorgio Bocca / un quasi tupamaro")
o ancora "A Costabona". Non
c'è tutto e le assenze si fanno pesare: da "A
questo punto il prezzo qual è" a "Ringhera",
da "Mangia el carbon e tira l'ultim fiaa"
a "El Navili", da "Domani
amore andremo" a "L'era alegra
tucc i dì". Più che altro un
bigino di Ivan, ma un bigino essenziale. Resta solo un dubbio.
E' così stonato Ivan in questa "Antologia"
che mi viene il dubbio che ci siano in circolazione versioni migliori
di quelle finite su disco.
Non lo sapremo mai. Questo è il disco che ci ritroviamo
se vogliamo sentire qualcosa di Ivan Della Mea. Qualcos'altro
si trova in rete (ma poco), qualcosa anche su You Tube, ma cercatevi,
se volete saperne di più tre dischi fondamentali: "Ringhera"
del 1974, "Il rosso è diventato giallo"
(solo in vinile, credo del 1968 o dintorni) e "Io
so che un giorno" (1966). Sono il culmine dell'arte
di Ivan, un compagno di quelli seri, di quelli veri, uno che non
ha mai dovuto vergognarsi di quello che ha cantato, perché
non ha mai cantato cose orribili. A volte ha cantato in modo orribile.
D'altra parte il giro delle registrazioni "tra compagni"
voleva dire mezza giornata di tempo per fare un disco e buona
la prima per forza: "Io ho fatto “Io so che
un giorno” esattamente in otto ore allo studio
7 di Corso Buenos Aires al numero 7. Tutto di fila", ci ha
detto Della Mea in un'intervista di qualche anno fa. Ovviamente
si sente.
E' un disco fuori tempo, fuori epoca, anacronistico, antico. Un
disco che parla di valori, di ideologie, di compagni, di speranze
e di grandi illusioni (e disillusioni) storiche. Ma anche che
traccia la realtà della storia di una vita che è
molte vite assieme. Comprate questo disco, ascoltate le canzoni,
imparatele: sono facili, quasi tutte solo chitarre e voce. E poi
cantatele nuovamente. fatene tradizione popolare, Non fatele morire.
Moriremmo con loro.
Ivan
Della Mea
"Antologia"
(cd+dvd)
Alabianca - 2009
Nei negozi di dischi e sul
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