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Le BiELLE RECENSIONI
Ivan Della Mea: "Antologia"
Un disco tremendo e strepitoso. Memoria politica
di Giorgio Maimone


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Crediti:
Ivan Della Mea (voce e chitarra); Alberto Ciarchi (chitarra); Paolino Della Porta (contrabbasso); Claudio Cormio (chitarra): Paolo Ciarchi (chitarra acustica, kalimba, percussioni, violotta); Federico Sanesi (cajòn, gungurù, carrube); Riccardo Luppi (flauto traverso), Gaspare De Lama (chitarra), Guido Pianta (chitarra): Mario De Sanctis (organo); Renato Rivolta (chitarre, fiati, piano e percussioni); Diego De Palma (chitarra); Marco Bigi (basso, chitarra, flauto), Isabella Ciarchi (chitarra, percussioni), Attilio Zanchi (contrabbasso);

Tutti i brani testo e musica Ivan Della Mea

Produzione Ala Bianca Group

Tracklist

Cd
01. 1. El me' gatt
02. A quel omm
03. Ballata per l'Ardizzone
04. Binario 3
05. Borges in re
06. Canto di vita
07. A costabona
08. Ho male all'orologio
09. Io so che un giorno
10. La canzonn del despera'
11. La nave dei folli
12. L'estremista
13. Lettera a Michele
14. Lettera ad Angela
15. Miciogatto
16. Mio dio Teresa tu sei bella
17. O cara moglie
18. Resistenza e liberta'
19. Rmn Tiriac rom
20. Sent on po' Gioan, te se ricordet

Dvd
"A quell'omm" regia di Isabella Ciarchi

Produzione esecutiva Michele Sordillo
Montaggio Claudio Cormio
1) la nascita

2) L'infanzia (Lucca, Bergamo, Milano)
3) Vivere la città, conoscerla e cantarla
4) L'impegno sociale, le manifestazioni
5) Il miracolo: Milano 1950, il sogno, la città possibile

Tracce audio presenti nel dvd:
1) Ho male all'orologio
2) El me gatt
3) Sent un po' Gioan Te se ricordet
4) Cari signori vi prego ascoltate
5) Disperanza
6) La canzon del desperaa
7) Ieri mio padre è morto
8) Quand riva 'l cald
9) El piscinin
10) A quell omm
11) Ballata per l'Ardizzone
12) Comandante Che Guevara
13) Creare due tre molti Vietnam
14) Io so che un giorno
15) O cara moglie
16) Sciambola
17) La nave dei folli
18) La Cantagranda
19) Bastian Contrario

Autori: Ivan Della Mea, eccetto 5
(Morino-Barovero-Luciano Della Mea),
9 (Boneschi), 12 (Carlos Puebla),
19 (Paolo Ciarchi-Ivan Della Mea)

E parliamo di questo disco, tremendo e strepitoso. Parliamo di Ivan Della Mea, cercando di trattenere la commozione e l'emozione. Ivan Della Mea è stata la colonna sonora della mia formazione politica: a partire dalla "Ballata per l'Ardizzone", il primo morto politico di cui ho avuto conoscenza. Scritta nel 1962 raccontava la vicenda di Giovanni Ardizzone, un 21enne di Castano Primo (Milano) , tirato sotto dai gipponi della polizia, al termine di una manifestazione "pacifica" contro l'aggressione americana a Cuba. A quei tempi anche Della Mea, nato a Lucca nel 1940, era poco più di un ragazzo, ma di quelli che, armati di chitarra , pensavano che forse cambiare il mondo no, ma con le canzoni si poteva senz'altro fare buona lotta politica.

E Ivan ha cantato, cantato e lottato per tutta la sua vita, conclusasi anzitempo il 14 giugno 2009: le prime canzoni nel 1962, le ultime nel 2000, ma si parla solo di incisioni, perché in realtà Ivan non ha mai smesso di cantare e lottare. Le sue canzoni mi sono entrate dentro e mi hanno permeato, formando un unico involucro, un bozzolo dal quale non riuscirò mai a uscire: da "El me gatt", a "Io so che un giorno," da "Gli occhi tristi" a "Il rosso è diventato giallo", da "Mio Dio, Teresa tu sei bella" a "O cara moglie", da "El navili" al mantra di "A questo punto il prezzo qual è".

"Si può amare la vite sul colle
il gioco di pietre mangiate alla roggia
Il pane rotondo, l’ulivo che viene
Ma l’importante è sapere
A questo punto il prezzo qual è.
Si può amare la casa sul monte
che ride alla valle
tra lecci e castagni,
l’amore antico
di un uomo costante.
Ma l’importante è sapere
A questo punto il prezzo qual è
".

Tutte canzoni epocali, a cui restare legati per la vita. Ma il problema (e qui arriviamo al tremendo) è che Ivan Della Mea è sempre stato stonato, stonatissimo e la chitarra, come direbbe De Gregori "veramente la suonava molto male". Vorrei quindi dire e consigliare a tutti di buttarsi su questa "Antologia", ma francamente non riesco a pensare un giovane di oggi che ascolti queste tristi nenie stonate e che possa amarle. Io le amo, le ho amate. Hanno scandito le mie ore, le manifestazioni, i momenti coi compagni, la preparazione alla lotta (per i momenti più introspettivi c'era De André), ma proprio non riesco a definirle belle! Imperdibili, forse sì, belle no. Apparente contraddizione. Imperdibili in chiave storica, se si vuole assaggiare qualcosa di quel clima, se si vuole provare a capire. Belle solo nella dimensione della memoria o da tramandare ma facendole cantare da altri.

"M'han dit che incö la pulisia
a l'ha cupà un giuvin ne la via;
sarà stà, m'han dit, vers i sett ur
a cumisi dei lauradur.

Giovanni Ardizzone l'era el so nom,
de mesté stüdent üniversitari,
comunista, amis dei proletari:
a l'han cupà visin al noster Domm.

E i giurnai de tüta la téra
diseven: Castro, Kennedy e Krusciòv;
a lü 'l vusava: " Si alla pace e no alla guerra!"
e cun la pace in buca a l'è mort".

Della Mea, per giunta, ha cantato spesso in milanese, nonostante fosse di nascita toscano e il milanese non è lingua musicalmente né diffusa, né semplice. Ma Ivan ha avuto in pregio che tanti suoi contemporanei non hanno avuto. Non cantava solo di lotte, ma anche di piccole cose: come la rabbia verso la Ninetta che gli ha ucciso il gatto. ("El me gatt")

A l'han trovàa distes in mezz a i orti
i oeucc a eren ross e un poo sversàa
me piasaria savè chi l'è quel ostia
che al me gatt la panscia al g'ha sbusàa.

Oppure la dura vita di chi lavora sul Naviglio e quindi fugge dall'olografia che sia così "pittoresca". La realtà dei Navigli negli anni '50 quando ci si lavorava sopra e in cambio si viveva in case umide e fatiscenti è ben altra cosa della realtà da movida odierna e Della Mea ha dato voce anche a questi canti. ("El Navili")

"Gh'è chi dis che l'è bela quest'acqua marscia / stu scaric public de cess de ruera / gh'è chi dis che l'è bela st'acqua marscia impestada / gh'è chi dis che l'è bela, ma a mi me piass no!"

Così come un sotto proletario è il personaggio innamorato di "Mio Dio, Teresa tu sei bella", quello che ammazza la sua donna, perché stanco di vederla soffrire, malata di cancro a un polmone e l'ha uccisa proprio perché era bella.

Come un fiore è sfiorita / c'è rimasto un po' di nome / se ne andava la sua vita / per un cancro a un polmone / Io ci ho detto - Sai Teresa / tu per me sei la mia stèla / questo male ti fa offesa / oh Teresa tu sei bella / mio dio Teresa tu sei bella!"

Ma ci sono anche canzoni minori, poco note, come la bellissima "Canto di vita" ("E allora amore / per quanto ci resta / ridiamo amore, ridiamo") o "L'estremista" ("Io sono un estremista / di quelli duri e veri / di Gianni Mura leggo i voti / i perfidi pensieri / Leggo Fuorio Colombo / e un Enzo Biagi raro / e leggo Giorgio Bocca / un quasi tupamaro") o ancora "A Costabona". Non c'è tutto e le assenze si fanno pesare: da "A questo punto il prezzo qual è" a "Ringhera", da "Mangia el carbon e tira l'ultim fiaa" a "El Navili", da "Domani amore andremo" a "L'era alegra tucc i dì". Più che altro un bigino di Ivan, ma un bigino essenziale. Resta solo un dubbio. E' così stonato Ivan in questa "Antologia" che mi viene il dubbio che ci siano in circolazione versioni migliori di quelle finite su disco.

Non lo sapremo mai. Questo è il disco che ci ritroviamo se vogliamo sentire qualcosa di Ivan Della Mea. Qualcos'altro si trova in rete (ma poco), qualcosa anche su You Tube, ma cercatevi, se volete saperne di più tre dischi fondamentali: "Ringhera" del 1974, "Il rosso è diventato giallo" (solo in vinile, credo del 1968 o dintorni) e "Io so che un giorno" (1966). Sono il culmine dell'arte di Ivan, un compagno di quelli seri, di quelli veri, uno che non ha mai dovuto vergognarsi di quello che ha cantato, perché non ha mai cantato cose orribili. A volte ha cantato in modo orribile. D'altra parte il giro delle registrazioni "tra compagni" voleva dire mezza giornata di tempo per fare un disco e buona la prima per forza: "Io ho fatto “Io so che un giorno” esattamente in otto ore allo studio 7 di Corso Buenos Aires al numero 7. Tutto di fila", ci ha detto Della Mea in un'intervista di qualche anno fa. Ovviamente si sente.

E' un disco fuori tempo, fuori epoca, anacronistico, antico. Un disco che parla di valori, di ideologie, di compagni, di speranze e di grandi illusioni (e disillusioni) storiche. Ma anche che traccia la realtà della storia di una vita che è molte vite assieme. Comprate questo disco, ascoltate le canzoni, imparatele: sono facili, quasi tutte solo chitarre e voce. E poi cantatele nuovamente. fatene tradizione popolare, Non fatele morire. Moriremmo con loro.

Ivan Della Mea
"Antologia"
(cd+dvd)
Alabianca - 2009
Nei negozi di dischi e sul sito

Sul web
Sito Alabianca

Ultimo aggiornamento: 07-01-2010
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