Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.

 














 
Le BiELLE RECENSIONI
Flk: "Dancing Calipso"
Musica ampia che tracima morbidamente
di Giorgio Maimone


Ascolti collegati


MitilFlk
Ratatouille

Flk+Straulino
Sintetiche sincretiche sinaptiche

Lino Straulino
Baruc

Flk
Sun

Priska
Le fureur du papavoine

La Sedon Salvadie
El cil de l'Irlande

Crediti:
Gli Flk sono: Cristina Mauro (voce); Loris Louise (percussioni); Stefano Montello (chitarra acustica); Flavio Zannier (basso, pianoforte); Daniele Flaiban (chitarra elettrica)

Ospiti: U.T. Gandhi (percussioni); Mauro Costantini (organo Hammond, pianoforte, piano Rhodes, tastiere); Leonardo Virgili (trombone); Martina Bertoni (violoncello); Stefano Amerio (drums sequencing); Sebastiano Zorza (fisarmonica), Kermit (Francesco Siliotto) (drums sequencing); Maurizio Tatalo (voce);

Musiche: Cristina Mauro & Flk
Testi: Stefano Montello
Il testo di "Letare" è di Pierluigi Cappello.
"Khorakhané (a forza di essere vento) è di De André/Fossati
"Se il nero" è dedicata a Pierluigi Cappello

Prodotto da Flk
Registrato e mixato da Stefano Amerio - Artesuono Recording Studios - Cavalicco (Ud). Assistente alla registazione Giulio Gallo.
Progetto grafico di studio idee materia
Fotografie di Danilo De Marco



Tracklist

01. Klf
02. Dancing Calipso
03. Madri di maggio
04. Se il nero
05. Travariza
06. Il cielo finito
07. Infedele alla linea
08. Down by law
09. Stabat Pater (Hina)
10. Letare
11. Khorakhané





Togliamo subito il primo dubbio (che è quello che avevo io). Calipso è scritto con la "i" e non con la "y". Quindi non è il piacevole ballo latinoamericano (peccato!) che sarebbe stato interessante vedere quanto si miscelava con le sonorità tra l'etnico e il rock degli Flk. Calipso in questo caso è la ninfa innamorata di Ulisse e il disco degli Flk è per la maggior parte in italiano. "Dancing Calipso" è uscito nel 2007, a qualche anno di distanza dall'ultimo lavoro di studio della band di Cristina Mauro e Stefano Montello ed è (ci si poteva sbagliare?) un disco molto bello. Di quelli di cui non si parla, ma se capita di metterci le mani sopra sei certo che te ne ricorderai nel tempo.

Quello che hanno i dischi dei friulani in genere e questo degli Flk in particolare è un senso di spazio musicale. Ascolti e man mano si allargano gli orizzonti, cadono gli steccati tra i generi, come fosse vento che fa vibrare le imposte di casa e scuote le porte. La musica scorre fluida e il canto l'asseconda sempre. Sono cerchi nel grano, tanto per ricordare l'immagine di copertina, sono ondate progressive che curvano gli steli e portano verso un'espansione della sensibilità. Orizzonti più ampi, aria pulita, la fluidità di un ruscello e pochi ostacoli davanti. In questo modo un album , ma anche una singola canzone, può iniziare a un certo punto, ma non è affatto detto che debba concludersi a un altro punto più in là sulla retta del tempo. Potrebbe proseguire. E forse prosegue, un brano nell'altro, senza che ci sia bisogno di teorizzare concettuali legami tra una canzone e l'altra.

Contrariamente a quanto fanno in molti dalle loro parti gli Flk hanno ritenuto di fare cosa bella e giusta riportando i testi sul libretto (e questo nonostante fossero in italiano o, in Friuli, proprio perché in italiano). La lettura dei testi rende omaggio alla maestria con la parola di Stefano Montello che, peraltro, non è da dimostrare. C'è una cover, ma è una cover un po' speciale. Perché è d'autore e perché è una cover che è stata integralmente tradotta: si tratta di "Khorakhanè (a forza di essere vento)", tradotta in friulano da Stefano Montello, in una versione acustica e molto pacata, dove spicca la voce di Cristina Mauro. Una grande versione che conferma la natura prima di una grande canzone: essere malleabile e trasformabile in mano a chi la vuole riproporre. Sembra diversa e sempre uguale.

Curiosità del disco, che è in italiano, il friulano è confinato a inizio e a fine disco. Come fosse il panino. Il "companatico", invece, è tutto in italiano. Ma prima di dare il primo morso soffermiamoci sullo strato superiore del panino: "Klf" è il titolo, perché nel testo dice "dammi un nome all'incontrario /che stia tra il nero e il bianco". Klf, il contrario di Flk. Il resto del testo è meno immediato, ma il brano è di quelli che ti si attacca addosso e non ti molla fino alle fine. Poi si passa a "Dancing Calipso", con l'equivoco cercato tra danza e ninfa: "Immortalità è questo mare di chiffon / una libertà che ti riporta agli atomi / a te e da me" "E se il dio vorrà, forse potrai vivere / ma ti mancherà il lampo di incredibile / che io solo so / e' così Odisseo". Ah, se l'epica venisse insegnata anche così! "Ti mancherà il lampo di incredibile che io sola so". E la voce sensuale e "ninfica" di Cristina compie la malia sull'eroe e su chi ascolta, cullato dalle morbide note del trombone di Luciano Virgili.

Anche "Madri di maggio" non sceglie stradi facili, ma in questo disco le strade facili sono bandite. Mentre affondiamo il morso sul morbido del panino, sentiamo il salato di queste frasi: "Vergine il mio ventre che ha figliato / il suo nome appeso a un gancio da macellaio / solo un nome buio / sia dannato il buio / mira il volo dnetro la tempesta / mira il corpo lucidato a festa". Peccato che nelle canzoni manchino le note a margine. Nella mia immaginazione è il canto di uno stupro, di una maternità non voluta che si trasforma poi in accettata. Ma non ho strumenti per capire se le mie sensazioni sono giuste.

Di una cosa invece sono sicuro. Che la canzone successiva, "Se il nero" è una poesia. "Se il nero sono le parole / la grazia di indicare quello che non c'è / perduto, provvisorio o ... / nero. // Se il bianco / è fronte nella neva / è l'alito dei nembri che si fanno Dei / Salvato, assolato o ... / bianco. // E' lì che abitiamo / tra le ore e i non so / L'indice teso / alla prora. alla riva / che nome non ha". Il testo è dedicato a Pierluigi Cappello, poeta friulano contemporaneo e autore del testo del penultimo brano "Letare".

Sbagliavo a dire che il friulano era solo a inizio e fine disco. Ce n'è un assaggio anche a metà in "Travariza" (e più in là in "Down by law"
), quasi utilizzato per fonetica, con fine percussivo. "Il cielo infinito" ritorna all'italiano ed è uno di quei brani ampi di cui parlavamo all'inizio, non tanto per la durata, attorno ai 4 minuti, né tantomeno per il titolo, ma per questa sensazione di scivolare oltre, di tracimare morbidamente. La fisarmonica di Sebastiano Zorza ci tiene legati alla terra e a fare da contrappeso ci sono le drums sequencing disegnate da Kermit, ossia Francesco Siliotto, talentuoso beat maker nostrano, che dovrebbe (o potrebbe?) essere il figlio di Carlo Siliotto, uno dei fondatori di un gruppo seminale per il folk revival italiano come il Canzoniere del Lazio.

Pezzo forte è "Infedele alla linea" (indovinate di chi si sta parlando? Di qualcuno che faceva precedere lo slogan corretto della sigla CCCP). "Cantano mistici / agli dei, oh mutevoli / de da show al plastico / cantali in linea. // Così risuona / ed un po' mi annoia / questo tempo / questo tempo / "mai, mai niente, nessuno, mai)". L'ultimo verso, spiega Stefano Montello, è tratto da Vittorio Sereni e l'altro personaggio è Giovanni Lindo Ferretti, ex CCCP e CSI E PGR. "Ma l'obiettivo non è lui . spiega ancora Stefano - Faccia quello che vuole. Non è il primo, non sarà l'ultimo. E' invece una specie di rivendicazione di autonomia come anarchici, friulani, individualisti, rompicoglioni". Ed è una grande rivendicazione. Il pezzo, non a caso, centrale dell'album.

"Down by law" è metà in inglese e metà in friulano e regge benissimo. "Stabat pater (Hina)" è un altro pezzo molto forte. La vicenda è cronaca: Hina è quella ragazza pakistana che è stata uccisa dal padre come punizione perché non voleva adattarsi ai costumi tradizionali del suo Paese di origine. Una vicenda che nel 2006 ha fatto versare fiumi di inchiostro sullo scontro tra due culture. C'era ancora un modo per parlarne con accenti nuovi: la poesia. "Tu padre / che hai le braccia di un dio / tu che giò possiedi / il tuo nome ed il mio / io nel tuo, mio nome / io sono caduta / corona di rosa / di sposa muta". E' una canzone molto delicata, quasi soffusa, che in 5'17" ripercorre senza strappi il difficile rapporto, raccontato sulle corde del violoncello e con gli interventi ritmici di Francesco Siliotto. Altra canzone ampia, piena d'aria e di spazi interiori. Da navigare. Prima della chiusura con "Khorakhanè" c'è ancora spazio per "Letare", poesia musicata da un testo di Pierluigi Cappello, che gode del contrasto con una sezione ritmica incalzante.

Finisce qui. Dopo quasi 50 minuti di musica. Uno di quei dischi che non si dimentica e che, come tanti, stava per passare ignorato. D'altra parte ci sono sette anni che separano "Sun" degli Flk da "Dancing Calipso". Per fortuna ogni tanto le ninfe si ricordano di ripassare e di riportare il ricordo di sé. Cercatelo, ascoltatelo e non solo per De André. Anche, ma non solo. E passate parola. Senza passare parola, musica e ascolti, la musica si esaurisce. Fate correre la voce e fate scorrere questo disco sul lettore. Tracimerà morbidamente.

Flk
"Dancing Calipso"

ArteSuono - 2007
Nei migliori negozi di dischi

Su Bielle
Ascolti: "Klf"

Sul web
MySpace

Ultimo aggiornamento: 05-07-2010
HOME