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Crediti:
Gli Flk sono: Cristina Mauro (voce); Loris Louise (percussioni);
Stefano Montello (chitarra acustica); Flavio Zannier (basso, pianoforte);
Daniele Flaiban (chitarra elettrica)
Ospiti: U.T. Gandhi (percussioni); Mauro Costantini (organo Hammond,
pianoforte, piano Rhodes, tastiere); Leonardo Virgili (trombone);
Martina Bertoni (violoncello); Stefano Amerio (drums sequencing);
Sebastiano Zorza (fisarmonica), Kermit (Francesco Siliotto) (drums
sequencing); Maurizio Tatalo (voce);
Musiche:
Cristina Mauro & Flk
Testi: Stefano Montello
Il testo di "Letare" è di Pierluigi Cappello.
"Khorakhané (a forza di essere vento) è di
De André/Fossati
"Se il nero" è dedicata a Pierluigi Cappello
Prodotto da Flk
Registrato e mixato da Stefano Amerio - Artesuono Recording Studios
- Cavalicco (Ud). Assistente alla registazione Giulio Gallo.
Progetto grafico di studio idee materia
Fotografie di Danilo De Marco
|
Togliamo
subito il primo dubbio (che è quello che avevo io). Calipso
è scritto con la "i" e non con la "y".
Quindi non è il piacevole ballo latinoamericano (peccato!)
che sarebbe stato interessante vedere quanto si miscelava con le sonorità
tra l'etnico e il rock degli Flk. Calipso in questo caso è
la ninfa innamorata di Ulisse e il disco degli Flk è per la
maggior parte in italiano. "Dancing Calipso" è uscito
nel 2007, a qualche anno di distanza dall'ultimo lavoro di studio
della band di Cristina Mauro e Stefano Montello ed è (ci si
poteva sbagliare?) un disco molto bello. Di quelli di cui non si parla,
ma se capita di metterci le mani sopra sei certo che te ne ricorderai
nel tempo.
Quello che hanno i dischi dei friulani in genere e questo degli Flk
in particolare è un senso di spazio musicale. Ascolti e man
mano si allargano gli orizzonti, cadono gli steccati tra i generi,
come fosse vento che fa vibrare le imposte di casa e scuote le porte.
La musica scorre fluida e il canto l'asseconda sempre. Sono cerchi
nel grano, tanto per ricordare l'immagine di copertina, sono ondate
progressive che curvano gli steli e portano verso un'espansione della
sensibilità. Orizzonti più ampi, aria pulita, la fluidità
di un ruscello e pochi ostacoli davanti. In questo modo un album ,
ma anche una singola canzone, può iniziare a un certo punto,
ma non è affatto detto che debba concludersi a un altro punto
più in là sulla retta del tempo. Potrebbe proseguire.
E forse prosegue, un brano nell'altro, senza che ci sia bisogno di
teorizzare concettuali legami tra una canzone e l'altra.
Contrariamente a quanto fanno in molti dalle loro parti gli Flk hanno
ritenuto di fare cosa bella e giusta riportando i testi sul libretto
(e questo nonostante fossero in italiano o, in Friuli, proprio perché
in italiano). La lettura dei testi rende omaggio alla maestria con
la parola di Stefano Montello che, peraltro, non è da dimostrare.
C'è una cover, ma è una cover un po' speciale. Perché
è d'autore e perché è una cover che è
stata integralmente tradotta: si tratta di "Khorakhanè
(a forza di essere vento)", tradotta in friulano
da Stefano Montello, in una versione acustica e molto pacata, dove
spicca la voce di Cristina Mauro. Una grande versione che conferma
la natura prima di una grande canzone: essere malleabile e trasformabile
in mano a chi la vuole riproporre. Sembra diversa e sempre uguale.
Curiosità del disco, che è in italiano, il friulano
è confinato a inizio e a fine disco. Come fosse il panino.
Il "companatico", invece, è tutto in italiano. Ma
prima di dare il primo morso soffermiamoci sullo strato superiore
del panino: "Klf" è il
titolo, perché nel testo dice "dammi un nome all'incontrario
/che stia tra il nero e il bianco". Klf, il contrario di Flk.
Il resto del testo è meno immediato, ma il brano è di
quelli che ti si attacca addosso e non ti molla fino alle fine. Poi
si passa a "Dancing Calipso",
con l'equivoco cercato tra danza e ninfa: "Immortalità
è questo mare di chiffon / una libertà che ti riporta
agli atomi / a te e da me" "E se il dio vorrà,
forse potrai vivere / ma ti mancherà il lampo di incredibile
/ che io solo so / e' così Odisseo". Ah, se l'epica
venisse insegnata anche così! "Ti mancherà il lampo
di incredibile che io sola so". E la voce sensuale e "ninfica"
di Cristina compie la malia sull'eroe e su chi ascolta, cullato dalle
morbide note del trombone di Luciano Virgili.
Anche "Madri di maggio" non sceglie stradi facili, ma in
questo disco le strade facili sono bandite. Mentre affondiamo il morso
sul morbido del panino, sentiamo il salato di queste frasi: "Vergine
il mio ventre che ha figliato / il suo nome appeso a un gancio da
macellaio / solo un nome buio / sia dannato il buio / mira il volo
dnetro la tempesta / mira il corpo lucidato a festa". Peccato
che nelle canzoni manchino le note a margine. Nella mia immaginazione
è il canto di uno stupro, di una maternità non voluta
che si trasforma poi in accettata. Ma non ho strumenti per capire
se le mie sensazioni sono giuste.
Di una cosa invece sono sicuro. Che la canzone successiva, "Se
il nero" è una poesia. "Se il nero
sono le parole / la grazia di indicare quello che non c'è /
perduto, provvisorio o ... / nero. // Se il bianco / è fronte
nella neva / è l'alito dei nembri che si fanno Dei / Salvato,
assolato o ... / bianco. // E' lì che abitiamo / tra le ore
e i non so / L'indice teso / alla prora. alla riva / che nome non
ha". Il testo è dedicato a Pierluigi Cappello, poeta
friulano contemporaneo e autore del testo del penultimo brano "Letare".
Sbagliavo a dire che il friulano era solo a inizio e fine disco. Ce
n'è un assaggio anche a metà in "Travariza"
(e più in là in "Down by law"),
quasi utilizzato per fonetica, con fine percussivo. "Il
cielo infinito" ritorna all'italiano ed è
uno di quei brani ampi di cui parlavamo all'inizio, non tanto per
la durata, attorno ai 4 minuti, né tantomeno per il titolo,
ma per questa sensazione di scivolare oltre, di tracimare morbidamente.
La fisarmonica di Sebastiano Zorza ci tiene legati alla terra e a
fare da contrappeso ci sono le drums sequencing disegnate da Kermit,
ossia Francesco Siliotto, talentuoso beat maker nostrano, che dovrebbe
(o potrebbe?) essere il figlio di Carlo Siliotto, uno dei fondatori
di un gruppo seminale per il folk revival italiano come il Canzoniere
del Lazio.
Pezzo forte è "Infedele alla linea"
(indovinate di chi si sta parlando? Di qualcuno che faceva precedere
lo slogan corretto della sigla CCCP). "Cantano mistici /
agli dei, oh mutevoli / de da show al plastico / cantali in linea.
// Così risuona / ed un po' mi annoia / questo tempo / questo
tempo / "mai, mai niente, nessuno, mai)". L'ultimo
verso, spiega Stefano Montello, è tratto da Vittorio Sereni
e l'altro personaggio è Giovanni Lindo Ferretti, ex CCCP e
CSI E PGR. "Ma l'obiettivo non è lui . spiega ancora Stefano
- Faccia quello che vuole. Non è il primo, non sarà
l'ultimo. E' invece una specie di rivendicazione di autonomia come
anarchici, friulani, individualisti, rompicoglioni". Ed è
una grande rivendicazione. Il pezzo, non a caso, centrale dell'album.
"Down by law" è metà
in inglese e metà in friulano e regge benissimo. "Stabat
pater (Hina)" è un altro pezzo molto forte.
La vicenda è cronaca: Hina è quella ragazza pakistana
che è stata uccisa dal padre come punizione perché non
voleva adattarsi ai costumi tradizionali del suo Paese di origine.
Una vicenda che nel 2006 ha fatto versare fiumi di inchiostro sullo
scontro tra due culture. C'era ancora un modo per parlarne con accenti
nuovi: la poesia. "Tu padre / che hai le braccia di un dio
/ tu che giò possiedi / il tuo nome ed il mio / io nel tuo,
mio nome / io sono caduta / corona di rosa / di sposa muta".
E' una canzone molto delicata, quasi soffusa, che in 5'17" ripercorre
senza strappi il difficile rapporto, raccontato sulle corde del violoncello
e con gli interventi ritmici di Francesco Siliotto. Altra canzone
ampia, piena d'aria e di spazi interiori. Da navigare. Prima della
chiusura con "Khorakhanè"
c'è ancora spazio per "Letare",
poesia musicata da un testo di Pierluigi Cappello, che gode del contrasto
con una sezione ritmica incalzante.
Finisce qui. Dopo quasi 50 minuti di musica. Uno di quei dischi che
non si dimentica e che, come tanti, stava per passare ignorato. D'altra
parte ci sono sette anni che separano "Sun"
degli Flk da "Dancing Calipso". Per fortuna
ogni tanto le ninfe si ricordano di ripassare e di riportare il ricordo
di sé. Cercatelo, ascoltatelo e non solo per De André.
Anche, ma non solo. E passate parola. Senza passare parola, musica
e ascolti, la musica si esaurisce. Fate correre la voce e fate scorrere
questo disco sul lettore. Tracimerà morbidamente.
Flk
"Dancing Calipso"
ArteSuono - 2007
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