
Ascolti collegati

Andrea Chimenti
Vietato morire |

Paolo Benvegnù
Le labbra |

Perturbazione
Del nostro tempo rubato |

Virginiana Miller
Il primo lunedì del mondo |

Giuseppe Cucè
La mela e il serpente |

Antonio Lombardi
Raità |
Crediti:
Andrea
Chimenti: voce, cori, chitarra acustica, elettrica, pianoforte,
programmazioni, clavicembalo, metallofoni, risate in 09, speaker
in 12 Alberto Serafini “Gumo”: batteria, percussioni
Stefano Cerisoli: chitarra acustica, elettrica, 12 corde, percussioni,
organo in 11 Guglielmo R. Gagliano: basso, basso slide, chitarra
classica, acustica, elettrica, lap steel guitar, 12 corde, pianoforte,
synt, violoncello, violoncello elettrico, accordion, diamonica,
cumbus, vibrafono, archi, cori, programmazioni Umberto “Rumble”
Bartolini: batteria Ospiti: Simon Chiappelli: trombone in 01,
03, 07 e 12 Andrea Allulli: pianoforte in 01, 05, 10 Mariel Tahiraj:
violino in 02, 06, 07 Cesare Chiodo: basso in 03, 04, 06 Francesco
Chimenti: cori, violoncello in 06, 07, 08, ispirazione di 07,
chitarra acustica in 09 Giovanni Dall’Orto: basso in 10
e 11 Spinella Dell’Avanzato: cori in 04 e 10, flauto traverso
in 08 Valentina Cidda: voce in 02 Giovanna Strivieri: voce e cori
in 11 Manuel Schicchi: chitarra acustica in 01 Matteo Badii: tromba
in 03 Nicola Alesini: sax in 06 Igor Cardeti, Gabriele Polverini,
Francesco Prosperi, Damiano Salis, Lorenzo Salvini: cori
Produzione artistica: Stefano Cerisoli, Guglielmo Ridolfo Gagliano
Testi e musiche di Andrea Chimenti. tranne 2 (Stefano Santoni
/ Stefano Cerisoli / Andrea Chimenti), 10 (Matteo Buzzanca / Andrea
Chimenti) , 11 (Alan Sorrenti) e 12 (Guglielmo Ridolfo Gagliano
/ Andrea Chimenti).
Un tenero pensiero a Valentina Giovagnini
|
"Credo
che tutti i grandi cambiamenti, anche quelli improvvisi, inaspettati
e apparentemente non voluti, siano, in qualche modo, preparati da
tempo e desiderati nel profondo. È così che arriva inesorabile
il giorno della 'tempesta' dove tutto sembra crollare, ma in realtà
tutto è destinato a cambiare forma. Dopo lo smarrimento si
comincia a delineare ai nostri occhi un nuovo paesaggio che non conoscevamo,
ma che forse inconsciamente abbiamo fortemente voluto. Il disco è
semplicemente questo, la mia tempesta, quella di molti, di chi decide
di 'indossare un vestito del colore dei propri occhi' tagliando i
ponti con una realtà che non gli appartiene più."
(Andrea Chimenti)
Poche volte ci si trova la recensione già fatta, come in questo
caso. Da qui in poi posso solo aggiungere impressioni personali, ammeniccoli,
piccole variazioni sul tema, ma il cuore del disco è già
stato tutto analizzato da Andrea e reso nel migliore dei modi. Quanti
problemi ci risparmieremmo se tutti gli autori si degnassero di spiegarci
(non solo a noi, ma a tutti gli acquirenti dei loro dischi) cosa stanno
facendo o cercando di fare! Come sarà anche facile immaginare
questo disco costruito sul crinale della fragilità a me piace.
A me che vivo di tempeste e che nelle tempeste altrui amo ricavare
gli spunti per ricostruire le mie.
Dal 1983 al 1989 Andrea Chimenti è il cantante dei Moda, uno
dei gruppi capostipiti del rock italiano con Litfiba e Diaframma.
Tre sono gli album realizzati con questo gruppo: "Bandiera",
"Canto Pagano" e "Senza Rumore".
I Moda nel 1989 si sciolgono e per Andrea comincia la carriera solista:
insieme a Gianni Maroccolo e Francesco Magnelli realizza il suo primo
cd "La Maschera del Corvo Nero" che esce
nel 1992 per la CGD. Nel 1996 esce "L'albero pazzo"
prodotto da Andrea e Francesco Magnelli ed edito dal Consorzio Produttori
Indipendenti, in cui Andrea scrive e canta un brano insieme a David
Sylvian, "Ti ho aspettato" (I
Have Waited For You). Canta nel film di Carlo Verdone "Sono pazzo
di Iris Blond" il brano "Black Hole".
Collabora con Una Notte in Italia al CD tributo ad Ivano Fossati.
Poi si smarrisce per qualche anno dietro progetti difficili e intricati
come "Qohelet" o "Il
cantico dei cantici" o ancora "Il
porto sepolto", musicando la Bibbia o le poesie
di Ungaretti. Torna con un disco tutto suo nel 2004, l'ottimo "Vietato
morire", ma da lì in poi si dedica ad altre
forme di spettacolo. Torna live un paio di anni fa e quest'anno esce
infine "Tempesta di fiori", altro ottimo
lavoro.
Già il fatto che Andrea riesce a chiamarsi dentro e fuori da
questo ambiente da quasi vent'anni è un altro punto a suo favore.
L'impressione è che sia uno che scrive solo quando ha qualcosa
da dire. Ma quando ha qualcosa da dire si nota eccome! Arriviamo ultimi
a recensire questo album per un motivo inconfessabile ... che vi confessiamo
subito: avevamo perso il disco! Tra le quintalate di materiale inerte
sfornato quotidianamente da torme di masturbatori dei microfoni e
degli studi di registrazione, questo piccolo gioiellino si era infrattato
in un anfratto oscuro. E il peggio era che lo avevamo già sentito
e apprezzato, ma purtroppo non ancora copiato in altri apparati. Finché,
sul finire dell'estate il magico dischetto ricompare. Forse era andato
in vacanza ...
Sono canzoni d'amore, canzoni che, a volte, non hanno paura di essere
banali, perché l'amore, che a tutti capita o crediamo capitare,
in fondo è un fatto banale. Ma altre volte, e di scatto, il
livello si alza. Basta un avverbio, una frase, un aggettivo diverso
o un costrutto che si inerpica sul costone del letto. Basta dire,
ad esempio "non c'è più lampadario, ma
un ricamo di stelle" oppure "Il soffito è
il cielo / un po' banale ma vero / tu seduta al mio fianco / avvolta
in un manto" ("Sei bellissima").
O ancora parlare di quella volta in cui "tu mi dicesti: "Non
ti ho mai amato" / Per nascondere una lacrima / mi alzai di improvviso
/ nel ventre un morso violento / col volto, con sforzo, tentati un
sorriso" ("Era di notte").
O ancora quel piccolo mantra in pochi versi che è "Feroce
e inerme": "Un giorno che sembra / feroce
e inerme / un giorno / per sempre / che pioggia disperde. / Ci sono
io, ci sei tu / i nostri petali si sfiorano / le nostre notti si fondono".
La bellissima immagine di "Stupido"
(a chi non è mai capitato di sentirsi stupido e innamorato?):
"E intanto la mia mano si accorge di un buco in una tasca
/ e l'altra ti porge un fiore / piegato dalla pioggia".
Frasi in "amorese"? Frammenti di innamoramento e amore ?
O di un discorso amoroso? Alberoni
o Roland Barthés? Domande che vanno lasciate al singolo ascoltatore.
Da critico neutro potrei dire che c'è modo e modo di parlare
d'amore e che a parità di tema centrano anche le forme. Certo,
non c'è evoluzione, non c'è storia. Non succede altro
in questo disco se non una successione di canzoni di amore e disamore:
"E' facile uccidere per amore / e poi dire che l'hai / voluto
tu" ("Sangue").
In mezzo a questo florilegio di dichiarazioni d'amore c'è n'è
una particolare: "Delicato guerriero",
dedicato a Francesco, che sarebbe il figlio di Andrea: "Delicato
guerriero / che sai cavalcare un sogno / se a volte non comprendi
il mondo / è perché tu sei caduto quaggiù dalle
stelle". La forma-musica proposta da Andrea è sempre
uguale: atmosfere molto soffici, un pianoforte che guida, gli altri
strumenti (anche tanti) che riempiono l'ambiente e la voce che resta
quasi sempre un soffio, mai in primo piano, ma amalgamata e confusa
tra gli altri strumenti. Nulla di particolarmente innovativo, ma rarefatto,
raffinato, gentile. E forse proprio questa "sfuggevolezza"
della voce che spinge ad aguzzare l'ascolto e a discernere petalo
da petalo. Per il resto c'è una cover che è "Vorrei
incontrarti" di Alan Sorrenti, splendida nell'originale
(prima che Alan diventasse un figlio delle stelle) e molto bella anche
nella versione di Andrea. C'è la dolce title track e c'è
la divertente "Perduto", una sorta
di operetta che può ricordare "Ottocento" di De André
e che è di un piacere assoluto. E poi, nel pre-finale, la bella
"Qualcosa cambierà": "Stanotte
la città sembra / sia un cinema all'aperto in pieno inverno
/ la neve cade a fiocchi intorno a me / i titoli di coda di un finale
incerto. / Mille voci da lontano / mille notti sulla mano / mille
notti ad attenderti / perché qualcosa cambierà / imprevedibilmente
tornerai"
L'amore si porta addosso quasi sempre una doppia valenza. Tutto lo
abbiamo provato e tutti pensiamo di poterne parlare, ma quando ne
parla qualcun altro siamo sempre pronti ad affermare che non è
così, non è come lo racconta lui. Però a volte
una frase, un rigo appena sembrano sgorgare dalla propria esperienza
personale ed è lì che il ciclo si chiude. La canzone
ha colpito nel segno. E' un album unitario quello di Andrea, forse
qualcuno dei vecchi fan potrà trovarlo più accomodante
dei precedenti, magari è solo più immediato. Un prodotto
artigianale fatto con classe e con amore (è il caso di dirlo!)
dalla prima all'ultima nota. Moderatamente autunnale. Un bonus per
il tenero pensiero a Valentina Giovagnini, cantante toscana morta
in giovane età.
Andrea
Chimenti
"Tempesta di fiori"
Santeria/Soffici dischi/Audioglobe - 2010
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