
Ascolti collegati
Crediti:
I
Calibro 35 sono:
Luca Cavina (basso); Enrico Gabrielli (strumenti a fiato e a tastiera);
Massimo Martellotta (chitarra, chitarra lapsteel); Fabio Rondanini
(batteria e percussioni); Tommaso Colliva (regia)
Hanno inoltre partecipato su Eurocrime!, Piombo in bocca, Si dicono
tante cose: : Raffaele Kohler (tromba), Luciano Macchia (trombone);
Domenico Mamone (sassofono baritono)
Prodotto, registrato e mixato da Tommaso Colliva.
Realizzato presso gli studi Omniab e Officine Meccaniche di Milano
Assistenti Marco Olivi e Antonio Cupertino
Mastereizzato da GIovanni Versari presso la Maestà di Tredolzio
(Fc)
Progetto grafico Andrea Scarfone
Illustrazioni Giuliano Nistri, tratte dalle locandine originali
dell'Archivio Maurizio Baroni.
Fotografie Gabriele Stabile/Cesura Lab
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Avete
presente le musiche che accompagnavano i polziotteschi all’italiana
degli anni ’70? Titoli degni di passare alla storia del cinema
di Serie B come “Milano odia: la polizia non può sparare”
diretto da Umberto Lenzi o “Cinque bambole per la luna di
agosto” di Mario Bava? Avete presente come ci sembravano brutti
e come fuggivamo dalle sale che li proiettavano? Film reazionari,
girati con pochi soldi, scalcinati, pieni di situazioni sui generis,
violenti e drammaticamente dalla parte della polizia.
Ebbene, non avremmo mai immaginato che sarebbero divenuti pure loro
oggetto di culto (al recupero della subcultura di quegli anni manca
solo Luis De Funes) e protagonisti di un filone di riferimento per
gli appassionati al cinema d’essai. Ancora meno ci si sarebbe
potuti aspettare che nascesse un gruppo musicale che facesse riferimento
proprio alle colonne sonore di allora. E invece eccoli qui!
Sono i Calibro 35, il gruppo formato da Luca Cavina,
Massimo Martellotta, Fabio Rondanini e Enrico Gabrielli (vale a
dire basso, chitarra, batteria e strumenti a fiato e tastiere) che,
con la regia di Tommaso Collliva (così viene definito il
coordinamento artistico sul libretto dell’album) hanno preso
5 brani originali del periodo e li hanno mischiati con altri nuovi,
scritti da loro quattro e da Colliva che imitano perfettamente il
mood del tempo.
I brani non originali sono: “Cinque bambole per
la luna di agosto” di Piero Umiliani (dal giallo
del 1970 di Mario Bava con William Berger, Ira von Furstenberg,
Edwige Fenech), “La morte accarezza a mezzanotte”
di Gianni Ferrio (tratto dal giallo-thriller 1972, regia di Luciano
Ercoli), “Il Consigliori”
di Riz Ortolani (il film un poliziesco del 1973 di Alberto De Martino
con Martin Balsam e Tomas Milian), “Milano Odia:
la polizia non può sparare” di Ennio
Morricone (doveroso omaggio al maestro Lenzi che fece questo poliziesco
nel 1974, con Tomas Milian e Henry Silva), mentre “Sospesi
nel traffico” di Stefano Torossi, Catalano,
Mazza, Sorgini, Brugnolini, un brano di library del 1979, ossia
una raccolta di stacchi pubblicitari d’epoca.
Intervallati con questi ci sono altri 8 brani originali, due composti
dalla band riunita, cinque da Martellotta da solo e uno da Enrico
Gabrielli. A partire dai titoli (“Eurocrime!”,
“Convergere in Giambellino”,
“Piombo in bocca”, “Gentilsesso
e brutali delitti") il clima è assolutamente
indistinguibile. I Calibro 35 riescono in una mimesi perfetta a
trasformarsi in una macchina del tempo che ti riporta, inesorabilmente
a quegli anni ’70 che forse prima o poi sarebbe meglio lasciare
dietro le spalle.
Lo stesso humus artistico-culturale in cui affondavano le proprie
radici i Baustelle ai tempi di “Malavita”.
Ci sarebbe semmai da chiedersi se valga la pena affondare le lame
della cultura dentro quegli anni e dentro questi fenomeni (il poliziottesco),
ma una volta appurato che questo è il campo di interesse
e il terreno di coltura dei Calibro 35 bisogna riconoscere che lo
fanno molto bene, passando da un funky datato ma non vecchio a qualche
spunto jazz e sullo sfondo echi di rhythm and blues.
Musica d’ambiente, colonna sonora di un vecchio film a colori,
ma con i colori così slavati da parere un bianco e nero.
Cura perfetta anche nella copertina che viene presa da un disegno
di Giuliano Nistri, in prima fila nella cartellonistica cinematografica
dell’epoca, tratti dalle locandine originali dell’Archivio
Maurizio Baroni. Di tutto per poter colpire nell’immaginario
delle nuove generazioni e in qualche angolo nascosto tra la nostalgia
e la memoria di chi quegli anni li ha vissuti in diretta. Persino
il titolo è a ricalco su un poliziottesco dell’ultimo
periodo. “Ritornano quelli della calibro 38”.
Innovazione non ce n’è molta. Idee però sì,
sia a livello di marketing che musicale. Essere un gruppo fortemente
caratterizzato in genere conviene. Se poi si è convinti di
quello che si suona è ancora meglio. E i Calibro 35 sono
convinti e convincenti.
Calibro
35
"Ritornano quelli di ..."
Ghost Records/Venus - 2010
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