
Ascolti collegati
Crediti:
Bungaro: voce, chitarre
acustiche (1, 9, 13), cori (8), arrangiamento (13, 9)
Aidan Zammit: pianoforte (1, 3, 4, 5, 8, 12), tastiere (1, 3,
4, 6, 12), mezza-zampogna (1), programmazioni (5), cori (8), arrangiamento
(1, 2, 3, 4, 5, 6, 10, 12), direzione (1, 3, 4, 12), direzione
archi (2, 6, 10), cori (8)
Michele Ascolese: chitarra elettrica (1, 3, 4, 5, 8, 12), chitarre
(2, 6, 10), arrangiamento (2, 6, 10)
Lorenzo Feliciati: contrabbasso (1, 2, 3, 6, 8, 10), basso elettrico
(4, 12), cori (8)
Lucrezio De Seta: batteria (1, 2, 3, 4, 6, 8, 10, 12)
Alessandra Falconieri: voce (1)
Raul Scebba: percussioni (4, 10)
Gianni Iorio: bandoneon (6)
Natalio Mangalavite: pianoforte (6, 7), arrangiamento (7), direzioni
archi (7)
Paulinho Trumpete: tromba (8), flicorno (8), trombone (8), arrangiamento
fiati (8)
Pino Romanelli: cori (8)
Gianluca Galvani: basso tuba (10)
Roberto Marino: pianoforte (11), arrangiamento (11), direzione
archi (11)
Orchestra d’archi di 25 elementi: (1, 2, 3, 4, 6, 10, 12)
Paula Morelenbaum:
voce (2)
Fiorella Mannoia: voce (3)
Omar Sosa: pianoforte (9), marimba (9), percussioni (9), arrangiamenti
(9)
Ferruccio Spinetti: contrabbasso (9), arrangiamenti (9)
Lucilla Galeazzi: voce (10)
Ambrogio Sparagna: organetto (10)
Neri Marcorè: voce (13)
Guinga: chitarra (14), arrangiamento (14)
Testi e musica: Romanelli-Bungaro
(1, 3, 4, 5, 6, 11, 12), Romanelli,Morelenbaum,De Tomassi-Bungaro
(2), Romanelli,Vanoni-Bungaro (7), Romanelli-Bungaro,Zammit (8),
Endrigo,Zeppieri-Bungaro(9), Romanelli,Bungaro-Bungaro-Ascolese),
Romanelli,Marcorè-Bungaro (13), Bungaro (14)
Produzione esecutiva:
Paolo De Lazzaro, Max De Tomassi, Giovanni Calabrò, Caterina
Calabrò e Michele Salgarello per “I Sogni Son Desideri”
Records
Produzione artistica:
Bungaro, Aidan Zammit, Michele Ascolese
Registrato presso International
Sounds Conversano (BA), Orbita Studio, Rio de Janeiro, Forum Music
Village (Roma), FM Record (Roma), Zamstudio (Roma), Sound Garden
(Roma), Effetto Note (Milano)
Ingegnere del suono: Emanuele Donnini
Mastering: Greg Calbi @ Sterling Sound Studios, New York
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Tracklist
01. Il Motore Immobile
02. Arte
03. Il Deserto
04. Se Rinasco
05. Vestimi Di Te
06. Trafficante
07. Pagine
08. Punti Di Vista
09. Dal Destino Infortunato
10. Madonna Di Lu Finimundu
11. Non E’ Tempo Che Passa
12. Il Volume Del Mare
13. Piacere Di Vederti
14. Piccenna Mia

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“Ho
fatto un viaggio in luoghi così lontani che mi sono sembrati
vicinissimi. E luoghi vicini che per raggiungerli ho dovuto lavorare
tanto”. Così Bungaro introduce “Arte”,
il suo sesto album, un disco che se non è pura arte poco
ci manca. Scritto quasi sei anni dopo “L’attesa”
racchiude in se quasi come in un viaggio artisti incontrati lungo
il proprio percorso artistico, nomi importanti come quelli del cubano
Omar Sosa, della brasiliana Paula Morelembaum o di altrettanto validi
artisti di casa nostra come Fiorella Mannoia, Lucilla Galeazzi,
Ferruccio Spinetti, Ambrogio Sparagna, artisti che hanno saputo
arricchire un tessuto di base già validissimo basato quasi
interamente sulle liriche del poeta e scrittore Pino Romanelli e
le musiche di Bungaro, ma occorre qui ricordare due contributi essenziali
alla piena riuscita di questo grande progetto cioè gli arrangiamenti
suddivisi quasi in uguale misura tra il maltese Aidan Zammit già
collaboratore in passato di Nicola Piovani, Vincenzo Cerami e Niccolò
Fabi e capace di scelte armoniche e melodiche di grandissima qualità
qui affidate ad un’orchestra d’archi di ben 25 elementi
e Michele Ascolese per anni collaboratore di Fabrizio De Andrè
e uomo ricco di grande sensibilità musicale.
Ma procediamo per gradi
ed allora senza perdere tempo mettiamo nel lettore questo cd che
oltre a importanti collaborazioni può vantare un libretto
davvero completissimo di dettagli e ricco di belle fotografie
che ritraggono i vari protagonisti durante le varie fasi realizzative,
testimoniando un grande piacere di suonare e cantare, piacere
emerge da subito anche all’ascolto.
Il disco
si apre con “Il motore immobile”
uno tra i brani più belli e accattivanti dell’intero
lavoro, segnato da dolci percussioni, dalla chitarra acustica
di Bungaro e dalla suadente mezza-zampogna di Aidan Zammit, è
legato alla quotidianità con quel ritornello che l’attraversa
più volte “Sei tu il motore immobile in cui il
mio universo gira”.
Su delicate
movenze sudamericane è invece costruita la title-track
“Arte” che Bungaro divide
con la splendida voce della cantante brasiliana Paula Morelembaum,
ci sono tutta la fluidità del pianoforte di Aidan Zammit
e i sognanti arpeggi di Michele Ascolese ed i bei versi di Romanelli
“Cosa provo quando sono di fronte ad un’opera
d’arte / Come di fronte ai tuoi occhi nascosti che mi stanno
a guardare / Uno sbilanciamento un senso di vuoto… / di
bellezza bruciante che non passa mai”.
Intenso e
nostalgico canto d’amore, di un amore finito ma forse mai
concluso “La cosa certa è che siamo lasciati, ma
continuiamo a vederci senza incontrarci” è “Il
deserto” che vede la partecipazione di Fiorella
Mannoia, il brano costruito sul pianoforte di Zammit intorno al
quale ruotano gli archi e le chitarre acustiche ed elettriche
lascia comunque aperte le porte ad una speranza futura “Perché
c’è speranza che il nostro deserto diventi giardino
/ Che lo spazio interiore racchiuso diventi infinito”.
Sono le percussioni
di Raul Scebba a colorare e dare luce e brillantezza particolare
al successivo “Se rinasco”,
brano di grande immediatezza caratterizzato da un bel ritornello
costruito sui contrari “Se rinasco ti sposo ogni volta
che posso / Se mi ami davvero non amarmi sul serio” ed una
strofa basata sulle personali passioni cinematografiche “Come
il Mare dentro vive… Fino all’ultimo respiro…
/ nelle Notti di Cabiria… nei Racconti del cuscino…
e così ci comprendiamo / ci osserviamo da vicino siamo
come certe immagini che disegnano un destino / Gli Amanti di domani…
Il Posto della Fragole… e La Passione e la Vergogna”.
Intimo e
poetico canto d’amore è “Vestimi
di te”, suonato solo da Aidan Zammit al pianoforte
e alle programmazioni e da Michele Ascolese alla chitarra elettrica,
ha un inizio colmo di passione “Tocca gli angoli della
bocca / Perché io possa sentire i tuoi respiri / Lo sfiorarsi
piano piano della pelle / In un vortice veloce di pensieri”.
Affascinante
e pieno di pathos è invece “Trafficante”
che vede sugli scudi lo splendido bandoneon di Gianni Iorio, ma
da segnalare anche il sensibile tocco pianistico di Natalio Mangalavite
e gli arpeggi sempre perfetti di Michele Ascolese, belli poi i
versi che narrano di un “Trafficante di diamanti…
di amanti e di perdono / Che mi hai amato anche quando ti ho ingannato
/ Amore del destino se sei tu il destinatario / Amore del destino…
amore del destino”.
Ancora Natalio
Mangalavite con il suo pianoforte conduce per mano il triste e
malinconico “Pagine”, dialogando
splendidamente con i violini, la viola e il violoncello in uno
dei brani più intensi e belli anche dal punto di vista
dei versi, prima quasi senza più speranza “Quelle…
quelle pagine strappate / Quelle vite calpestate… senza
più parole… senza più parole / E’ per
questo siamo pagine / Siamo storia e geografia / Storia in una
fotografia” poi comunque aperti ad un possibile spiraglio
“Le vedi… lontano le rondini ancora tornare / in alto
e sul campo adagiare… / Le senti… tornare che quasi
ci sembra vero / riuscire a scambiare il nostro inverno in estate”.
Con “Punti
di vista” il registro musicale cambia totalmente,
si approda a brillanti sonorità sudamericane grazie alla
presenza da protagonista quasi assoluto di Paulino Trumpete che
si alterna tra tromba, flicorno e trombone, ma quello che sembra
solo un pezzo divertente nasconde un mal celato senso di angoscia
“Ma che fare se mi sento preoccupato / Non tanto del
futuro ma del tempo che ho sprecato / Che posso fare se di notte
resto sveglio / E conto le paure che di giorno son cresciute”.
Con “Dal
destino infortunato” si giunge ad uno dei
momenti più alti dell’intero disco, costruito su
un testo inedito di Sergio Endrigo, con la presenza oltre che
di Bungaro alla chitarra di due grandi virtuosi come Omar Sosa
che si divide tra pianoforte e marimba e Ferruccio Spinetti con
il suo inseparabile contrabbasso, ne nasce così un pezzo
decisamente sognante ed interlocutorio “E quali rotte
avremo dal destino infortunato? / Se ci evitiamo, ci ritroviamo
soli nel sole. / E in qualche modo, andando al sodo, noi…
non siamo soli…”. So che è stato scartato
dal Festival di Sanremo, ora capisco…
Non c’è
il tempo per riprendersi ed eccoci tuffati in “Madonna
di lu finimundu” un agitato brano di stampo
popolare, invaso dall’irruenza dell’organetto di Ambrogio
Sparagna e dalla voce particolare di Lucilla Galeazzi, nonché
segnato ritmicamente dal basso-tuba di Gianluca Galvani. Energia
e sentimenti allo stato puro.
Ci voleva
proprio una tranquilla riflessione sulla bellezza, come quella
presente in “Non è tempo che passa”,
canzone che è semplicemente suonata al pianoforte da Roberto
Marino, accompagnato da violino, viola e violoncello e che lascia
Bungaro di liberare in volo il suo canto sui versi finali “non
è tempo che passa… e non è tempo… /
e se riesci a fermarla… e se riesci a riempirla / La bellezza
è bellezza… la bellezza è bellezza”.
“Il
volume del mare” è un altro brano che
evidenzia ancora una volta il proprio sentirsi fuori luogo, sentimento
purtroppo comune a tanti “Come un pesce fuor d’acqua
faccio un giro di boa intorno ai miei anni / Se m’ami o
non m’ami sei il mio mal di mare e poi mi scoppia la testa…
/ Sono stato rimosso e poi riammesso e poco gradito… come
molti di noi”.
Tanto semplice
quanto bella è “Piacere di vederti”,
scritta da Pino Romanelli e Neri Marcorè e musicata da
Bungaro, è cantata in parallelo a due voci come in un immaginario
dialogo da Neri Marcorè e Bungaro e forse più di
altre canzoni è specchio della personalità di ciascuno
che è poi accomunata nei versi conclusivi “Io
sono io che mi sveglio e mi addormento / Lucido mi assento e poi
partecipo all’evento / Dei figli che ci crescono intorno
e ci sorprendono ogni volta / Che tenendoli per mano diventiamo
come loro / Che tenendoli per mano diventiamo uno di loro”.
Chiude l’intero
lavoro una lieve ed emozionante “Piccenna mia”,
ci sono solo la voce di Bungaro ed il virtuosismo di Guinga alla
chitarra, ma è delicata e dolce magia.
Bungaro con Arte ha
saputo davvero realizzare un raffinato progetto che si muove come
un ipotetico viaggio tra mondi lontani e luoghi invece più
familiari, sospeso in magico equilibrio tra sogni e realtà,
lasciando trapelare da ogni ascolto un inesauribile piacere di
cercare nuovi percorsi musicali, nuovi compagni di viaggio con
i quali condividere le proprie esperienze.
Come non
apprezzare quindi uno che sempre in “Piacere
di vederti” canta “Io sono io e
ho un carattere normale / Sbarco il lunario con la musica e la
voce / I gesti e le parole di chi ancora vuol capire / Il mistero
dell’andare del fermarsi e ripartire”.
Bungaro
"Arte"
I Sogni Son Desideri Records / EGEA Music - 2010
Nei negozi di dischi
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