
Ascolti collegati
Crediti:
I
Biglietto per l'inferno sono:
Giuseppe
“Pilly” Cossa (organetto diatonico, tastiere, voce);
Enrico Fagnoni (contrabbasso, basso elettrico e basso acustico).;
Ranieri “Ragno” Fumagalli (cornamuse, flauti e ocarine);
Franco Giaffreda (chitarra elettrica e chitarra acustica); Mauro
Gnecchi (batteria e percussioni); Carlo Redi (violino e mandolino);
Mariolina Sala (voce); Renata
Tomasella (piffero, flauti, ocarine e voce).
Direzione artistica: Giuseppe "Baffo" Banfi
Registrato
editato e mixato presso gli studi E-Arspace, Battistini e Laboratorio
Musicale di Lecco
Fonici: Mattia Locatelli, Marco Battistini, Marco Sirico e Matteo
Tovaglieri, Baffo Banfi
Copertina: Eugenio Crippa
Fotografie: Dario Mainetti
Produzione esecutiva : Matthias Scheller per AMS Records
Registrato completamente in digitale in alta definizione.
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Che
bello che era il progressive rock, anzi il "prog"! Negli
anni '70 non c'era gruppo nuovo che nascesse che non provasse
a sperimentarsi con quelle sonorità. In Italia gli esempi
più fulgidi sono stati quelli delle Orme, della Pfm, dei
New Trolls, del Banco del Mutuo Soccorso. Il principio era sempre
quello: ampio spazio alle musiche, tematiche rinascimentali o
barocche, magari screziate gotico, testi corti e, in genere, affini
all'immaginario favolistico e magnifiche copertine per gli Lp
(allora rigorosamente in vinile erano gli album!). Un'altra tendenza
del progressive è stata quella di tentare di fare album
a tema, quasi una sola sonata, con ambienti musicali diversi,
ma uniti da temi comuni. Una deriva del prog si è anche
unita al folk in Inghilterra per opera di gruppi come i Pentangle,
i Jethro Tull, gli Steeleye Span, i Fairport Convention. Tutta
questa lunga prolusione per arrivare alla macchina del tempo messa
in piedi dai Biglietto per l'inferno: "Tra l'assurdo e la
ragione", un bagno di progressive in salsa folk.
E le sensazioni sono simili, anzi identiche, a quelle di tanto
tempo fa. Stupore, meraviglia, coinvolgimento. Dopo un primo attimo
di resistenza, si resta presi dal vortice degli strumenti, delle
note, di quello strano salmodiare del canto. I Biglietto per l'inferno
erano stati uno dei gruppi di punta del progressive italiano.
Formatisi nel 1972 a Lecco, nel '74 erano usciti con l'omonimo
album d'esordio (quello con la famosa copertina dell'omino che
salta la corda). Un secondo album, inciso sempre nel 1974, non
è mai uscito in versione originale, anche se nel 1992 è
uscito un cd tratto da un'unica copia rimasta su musicassetta.
Siamo ora di fronte all'ennesima reunion di rocker coi capelli
bianchi? Non proprio. O meglio, non del tutto. Del vecchio gruppo
sono rimasti in due: Giuseppe Cossa (tastiere) e Mauro Gnecchi
(batteria e perecussioni), mentre Giuseppe "Baffo" Banfi
si limita alla produzione artistica. Nessuna traccia di Claudio
Canali (voce, flauto e autore dei testi), Marco Mainetti (chitarra)
e Fausto Branchini (basso), gli altri membri della formazione
originale.
In cambio, al posto loro, compaiono un violino, un'ocarina, un
mandolino, una cornamusa, un organetto, un basso acustico e al
nome del gruppo di aggiunge un folk. Il repertorio è fatto
da un buon mix di brani del primo album e del secondo, oltre che
da un inedito che è quello che dà il titolo all'album.
"Tra l'assurdo e la ragione",
che peraltro riesce a calarsi a meraviglia nelle strutture della
musica di allora, anche se contratto su un minutaggio più
adatto ai tempi (appena 3'20"!).
Ed è così che iniziamo a viaggiare nel tempo. Tutto
è cambiato perché niente cambi. L'inizio del primo
brano, "Il tempo della semina",
sembra in tutto e per tutto un estratto d'allora: chitarra elettrica
ruggente e sontuoso tappeto di tastiere, con la batteria che scandisce
il ritmo. La voce entra dopo quasi 4 minuti e qui c'è una
sorpresa. Claudio Canali non c'è più (se non come
voce recitante e flautista, sotto lo pseudonimo di Frate Isaia)
e al suo posto la voce femminile di Mariolina Sala, del tutto
convincente e perfettamente in parte. "Il tempo
della semina" si prende tutto il tempo di un
raccolto, protraendosi per 7'45" e concedendosi un prolungato
finale acustico, piacevolmente circolare.
La riproposizione del passato con gli strumenti del presente sarà
poi la caratteristica di tutti gli altri brani proposti in questo
che, a parere di un vecchio nostalgico del prog, è una
chicca di disco, che andrebbe proposto nelle scuole di musica
per fare capire come intervenire sul repertorio storico innervandolo
di altri succhi. "Il nevare"
presenta
un intro quasi jazzistico, che si apre poi a una polka di paese,
a un valzer accennato, a una morbida atmosfera di rimpianto. In
questo caso, dove la voce apre il canto, è strumentale
la coda e il brano si prende tutto il tempo necessario a una nevicata
invernale (6'54"), come era d'obbligo allora e come i Biglietto
dell'inferno Folk propongono ancora oggi.
Totalmente acustico è invece "L'amico
suicida", brano solo strumentale, che dimostra
una volta in più che per le grandi sensazioni non c'è
bisogno di grandi parole (nè di grandi tempi: solo 2'38").
Un brano muto che racconta tutto. Un piccolo gioiello è
poi la lirica "L'arte sublime di un giusto regnare",
che era forse il brano che avrebbe potuto sembrare più
invecchiato, così come è costruito secondo i gusti
e le tematiche di allora. Ma purtroppo a volte la realtà
sembra destinata a superare la finzione e a riprodurre in farsa
gli stilemi del passato. Occhio al testo! Vi ricorda qualcuno?
"Sono l'eletto son nato signore / voi che di me non potete
sapere /
quanto importante sia il perseguire / l'arte sublime di un giusto
regnare / Cacce coi falchi da organizzare / le danze i costumi
le giostre i tornei, / tasse tributi da controllare".
Ma prima è ancora più esplicito: "Godo
la mia comodità / specchi arazzi e nobiltà / cani
giullari e dame / ori tra le mia mani / Questo si che è
regnare / Gioia nel dominare, / ecco ...". Eh sì,
sembra l'autobiografia del nano di Arcore! Ma non è possibile,
perché il brano è stato scritto nel 1975, anno in
cui il nostro, allora 39enne, non era ancora nemmeno Cavaliere
(altro che Re). Sono 4'47" di godimento assoluto, scandito
dalle cornamuse di Ranieri "Ragno" Fumagalli, lunga
militanza coi Luf, con cui ancora suona (e questo spiega certe
impreviste assonanze tra il gruppo della Val Camonica, ma in realtà
domiciliato in Brianza e l'ensemble prog di Lecco).
"La strana regina" sembra
dover qualcosa al folklore inglese ed è forse il brano
meno progressive dell'intero album. Ottime le voci (a Mariolina
Sala si unisce Renata Tomasella). Il testo forse risente di qualche
ingenuità che l'ingresso di un moog (o di qualcosa che
lo emula a metà del brano) sembra accentuare. Ma forse
questa è la chiave migliore per tornare ai quei tempi.
Sono comunque 7'04" di grande musica con cui ci avviamo verso
la coda. "Ansia" è
un estratto dal primo disco, ma forse è uno dei brani che
più ha sofferto il passare del tempo (5'26", una durata
canonica). "Confessione" vede
il ritorno di Frate Isaia (Claudio Canali) nel recitar-cantato
iniziale. Eppure la canzone, che è quella dove si dice
"Hai solo un biglietto per l'inferno", è
ancora capace di suggestione e di magia. E' un tipico brano d'epoca
che si traveste da cavalcata sciamanica, un po' come avveniva
con la "Celebration" ("E' festa") della Premiata
Forneria Marconi. Il pezzo adatto per chiudere un concerto dal
vivo, dopo 7'01" di impetuoso procedere. Prima di andare
a casa ancora una bonus track, una "Tarantella"
che chiude in chiave più direttamente folk e nel tempo
brevissimo di 1'55".
In totale poco più di tre quarti d'ora di cavalcata a cavallo
dei decenni, dagli anni '70 agli anni 10 del nuovo millennio,
mangiandosi 40 anni di musica e canzoni, sull'onda non della nostalgia,
ma dell'attualità. Perché se una cosa riesce a fare
questo smagliante album resuscitato (e reinventato. E' a tutti
gli effetti un nuovo album di vecchie canzoni) è dimostrare
l'attualità del progressive rock. Anche quando (o anche
perché?) si veste di folk. Lunga vita a questa musica!
E acquistate anche voi il vostro "Biglietto per l'inferno"!
Biglietto
per l'inferno
"Tra l'assurdo e la ragione"
Ams - 2010
Nei negozi di dischi
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