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Le BiELLE RECENSIONI
Biglietto per l'inferno: "Tra l'assurdo e la ragione"
Ritorna il progressive, sulle ali del folk
di Giorgio Maimone


Ascolti collegati


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Mauro Pagani
Mauro Pagani

Crediti:
I Biglietto per l'inferno sono:

Giuseppe “Pilly” Cossa (organetto diatonico, tastiere, voce); Enrico Fagnoni (contrabbasso, basso elettrico e basso acustico).; Ranieri “Ragno” Fumagalli (cornamuse, flauti e ocarine); Franco Giaffreda (chitarra elettrica e chitarra acustica); Mauro Gnecchi (batteria e percussioni); Carlo Redi (violino e mandolino); Mariolina Sala (voce); Renata Tomasella (piffero, flauti, ocarine e voce).

Direzione artistica: Giuseppe "Baffo" Banfi

Registrato editato e mixato presso gli studi E-Arspace, Battistini e Laboratorio Musicale di Lecco

Fonici: Mattia Locatelli, Marco Battistini, Marco Sirico e Matteo Tovaglieri, Baffo Banfi

Copertina: Eugenio Crippa

Fotografie: Dario Mainetti
Produzione esecutiva : Matthias Scheller per AMS Records

Registrato completamente in digitale in alta definizione.

Tracklist

01. Il tempo della semina
02. Il Nevare
03. Tra l'assurdo e la ragione
04. L'amico Suicida
05. L'arte sublime di un giusto regnare
06. Una strana regina
07. Ansia
08. Confessione
09. Tarantella integrale





Che bello che era il progressive rock, anzi il "prog"! Negli anni '70 non c'era gruppo nuovo che nascesse che non provasse a sperimentarsi con quelle sonorità. In Italia gli esempi più fulgidi sono stati quelli delle Orme, della Pfm, dei New Trolls, del Banco del Mutuo Soccorso. Il principio era sempre quello: ampio spazio alle musiche, tematiche rinascimentali o barocche, magari screziate gotico, testi corti e, in genere, affini all'immaginario favolistico e magnifiche copertine per gli Lp (allora rigorosamente in vinile erano gli album!). Un'altra tendenza del progressive è stata quella di tentare di fare album a tema, quasi una sola sonata, con ambienti musicali diversi, ma uniti da temi comuni. Una deriva del prog si è anche unita al folk in Inghilterra per opera di gruppi come i Pentangle, i Jethro Tull, gli Steeleye Span, i Fairport Convention. Tutta questa lunga prolusione per arrivare alla macchina del tempo messa in piedi dai Biglietto per l'inferno: "Tra l'assurdo e la ragione", un bagno di progressive in salsa folk.

E le sensazioni sono simili, anzi identiche, a quelle di tanto tempo fa. Stupore, meraviglia, coinvolgimento. Dopo un primo attimo di resistenza, si resta presi dal vortice degli strumenti, delle note, di quello strano salmodiare del canto. I Biglietto per l'inferno erano stati uno dei gruppi di punta del progressive italiano. Formatisi nel 1972 a Lecco, nel '74 erano usciti con l'omonimo album d'esordio (quello con la famosa copertina dell'omino che salta la corda). Un secondo album, inciso sempre nel 1974, non è mai uscito in versione originale, anche se nel 1992 è uscito un cd tratto da un'unica copia rimasta su musicassetta. Siamo ora di fronte all'ennesima reunion di rocker coi capelli bianchi? Non proprio. O meglio, non del tutto. Del vecchio gruppo sono rimasti in due: Giuseppe Cossa (tastiere) e Mauro Gnecchi (batteria e perecussioni), mentre Giuseppe "Baffo" Banfi si limita alla produzione artistica. Nessuna traccia di Claudio Canali (voce, flauto e autore dei testi), Marco Mainetti (chitarra) e Fausto Branchini (basso), gli altri membri della formazione originale.

In cambio, al posto loro, compaiono un violino, un'ocarina, un mandolino, una cornamusa, un organetto, un basso acustico e al nome del gruppo di aggiunge un folk. Il repertorio è fatto da un buon mix di brani del primo album e del secondo, oltre che da un inedito che è quello che dà il titolo all'album. "Tra l'assurdo e la ragione", che peraltro riesce a calarsi a meraviglia nelle strutture della musica di allora, anche se contratto su un minutaggio più adatto ai tempi (appena 3'20"!).

Ed è così che iniziamo a viaggiare nel tempo. Tutto è cambiato perché niente cambi. L'inizio del primo brano, "Il tempo della semina", sembra in tutto e per tutto un estratto d'allora: chitarra elettrica ruggente e sontuoso tappeto di tastiere, con la batteria che scandisce il ritmo. La voce entra dopo quasi 4 minuti e qui c'è una sorpresa. Claudio Canali non c'è più (se non come voce recitante e flautista, sotto lo pseudonimo di Frate Isaia) e al suo posto la voce femminile di Mariolina Sala, del tutto convincente e perfettamente in parte. "Il tempo della semina" si prende tutto il tempo di un raccolto, protraendosi per 7'45" e concedendosi un prolungato finale acustico, piacevolmente circolare.

La riproposizione del passato con gli strumenti del presente sarà poi la caratteristica di tutti gli altri brani proposti in questo che, a parere di un vecchio nostalgico del prog, è una chicca di disco, che andrebbe proposto nelle scuole di musica per fare capire come intervenire sul repertorio storico innervandolo di altri succhi. "Il nevare"
presenta un intro quasi jazzistico, che si apre poi a una polka di paese, a un valzer accennato, a una morbida atmosfera di rimpianto. In questo caso, dove la voce apre il canto, è strumentale la coda e il brano si prende tutto il tempo necessario a una nevicata invernale (6'54"), come era d'obbligo allora e come i Biglietto dell'inferno Folk propongono ancora oggi.

Totalmente acustico è invece "L'amico suicida", brano solo strumentale, che dimostra una volta in più che per le grandi sensazioni non c'è bisogno di grandi parole (nè di grandi tempi: solo 2'38"). Un brano muto che racconta tutto. Un piccolo gioiello è poi la lirica "L'arte sublime di un giusto regnare", che era forse il brano che avrebbe potuto sembrare più invecchiato, così come è costruito secondo i gusti e le tematiche di allora. Ma purtroppo a volte la realtà sembra destinata a superare la finzione e a riprodurre in farsa gli stilemi del passato. Occhio al testo! Vi ricorda qualcuno? "Sono l'eletto son nato signore / voi che di me non potete sapere /
quanto importante sia il perseguire / l'arte sublime di un giusto regnare / Cacce coi falchi da organizzare / le danze i costumi le giostre i tornei, / tasse tributi da controllare". Ma prima è ancora più esplicito: "Godo la mia comodità / specchi arazzi e nobiltà / cani giullari e dame / ori tra le mia mani / Questo si che è regnare / Gioia nel dominare, / ecco ...". Eh sì, sembra l'autobiografia del nano di Arcore! Ma non è possibile, perché il brano è stato scritto nel 1975, anno in cui il nostro, allora 39enne, non era ancora nemmeno Cavaliere (altro che Re). Sono 4'47" di godimento assoluto, scandito dalle cornamuse di Ranieri "Ragno" Fumagalli, lunga militanza coi Luf, con cui ancora suona (e questo spiega certe impreviste assonanze tra il gruppo della Val Camonica, ma in realtà domiciliato in Brianza e l'ensemble prog di Lecco).

"La strana regina" sembra dover qualcosa al folklore inglese ed è forse il brano meno progressive dell'intero album. Ottime le voci (a Mariolina Sala si unisce Renata Tomasella). Il testo forse risente di qualche ingenuità che l'ingresso di un moog (o di qualcosa che lo emula a metà del brano) sembra accentuare. Ma forse questa è la chiave migliore per tornare ai quei tempi. Sono comunque 7'04" di grande musica con cui ci avviamo verso la coda. "Ansia" è un estratto dal primo disco, ma forse è uno dei brani che più ha sofferto il passare del tempo (5'26", una durata canonica). "Confessione" vede il ritorno di Frate Isaia (Claudio Canali) nel recitar-cantato iniziale. Eppure la canzone, che è quella dove si dice "Hai solo un biglietto per l'inferno", è ancora capace di suggestione e di magia. E' un tipico brano d'epoca che si traveste da cavalcata sciamanica, un po' come avveniva con la "Celebration" ("E' festa") della Premiata Forneria Marconi. Il pezzo adatto per chiudere un concerto dal vivo, dopo 7'01" di impetuoso procedere. Prima di andare a casa ancora una bonus track, una "Tarantella" che chiude in chiave più direttamente folk e nel tempo brevissimo di 1'55".

In totale poco più di tre quarti d'ora di cavalcata a cavallo dei decenni, dagli anni '70 agli anni 10 del nuovo millennio, mangiandosi 40 anni di musica e canzoni, sull'onda non della nostalgia, ma dell'attualità. Perché se una cosa riesce a fare questo smagliante album resuscitato (e reinventato. E' a tutti gli effetti un nuovo album di vecchie canzoni) è dimostrare l'attualità del progressive rock. Anche quando (o anche perché?) si veste di folk. Lunga vita a questa musica! E acquistate anche voi il vostro "Biglietto per l'inferno"!

Biglietto per l'inferno
"Tra l'assurdo e la ragione"

Ams - 2010
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Ultimo aggiornamento: 24-02-2010
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