Prodotto
da Fabrizio Barbacci
Produzione esecutiva Giorgio Bennato per edizioni musicali cinquantacinque
Registrato
da Paolo Alberta al Mulino Recording di Acquapendente (Vt)
Mixato e masterizzato da Paolo Alberta e Fabrizio Barbacci
Preproduzione settembre 2007/novembre 2009
Mastering: Antonio Baglio - Nautilus Milano
Art director: Sergio Pappalettera /Studioprodesign
Tracklist
01. Mi chiamo Edoardo
02. Perfetta per me
03. Le vie del rock sono infinite
04. In amore
05. E' lei
06. Io Tarzan tu Jane
07. Un aereo per l'Afghanistan
08. Il capo dei briganti
09. WannaMarkiLibera
10. Vita da pirati
11. Cuba
12. C'era un re
13. Per noi
Il dubbio
che un critico, col passar degli anni, possa rincoglionirsi, mi ha
sempre sfiorato. Sarei potenzialmente favorevole alla rottamazione
dei critici, giunti all'età critica dei 50 anni. Il dubbio
che in questa situazione ci sia io mi è venuto dall'ascolto
dell'ultimo disco di Edoardo Bennato (si parla di critici agèe,
di Edoardo Bennato, di rock ... non si può che parlare in termini
di vinile o di Lp: quindi disco!). "Le vie del rock sono infinite"
a me piace, con pochi "se" e quasi nessun"ma".
Sono
pronto a riconoscere che non c'è nulla di nuovo, che si tratta
del solito vecchio e benamato rock & roll, che Bennato suona
e canta ancora con la carica di un tempo, ma tutto questo non contribuisce
ad altro che a farmelo piacere ancora di più. Fino a proclamare
che si tratta dell'album di canzone d'autore più piacevole
che io abbia sentito nel 2010 finora. Sono 13 canzoni, numero benaugurante,
che si susseguono in modo armonico e pulito, senza stridori e senza
nemmeno molte concessioni alla platea.
Edoardo Bennato è uno che del fatto di essere urticante ha
fatto una disciplina di vita che persegue coerentemente. Adesso
erano molti anni che nessuno gli pubblicava più un disco,
fino a rischiare di fare sparire quello che invece dovrebbe essere
considerato un patrimonio della nostra musica. Ma il carattere non
facile, indubbiamente non aiuta nei rapporti con le case discografiche.
Aiuta sul versante di mantenere alta una quota di quotidiana cattiveria
con cui innervare canzoni dove poco cambia se si canti di malaffare
napoletano (o Napolitano?), di guerra in Afghanistan o di Feste
di piazza e di unità d'Italia.
Comunque sia Edoardo sta da un'altra parte. Dove non può
essere identificato, dove non può essere mummificato. Analizzando
tutte le composizioni di Bennato, dall'orogine a oggi, si vede che
corrono sul filo sottile tra ribellismo e qualunquismo. Un po' come
il Gaber dei bei tempi. Posizioni dure e antitetiche che fanno male,
alternativamente, all'una o all'altra parte. Perché non si
è di nessuna delle due parti? O perché si vorrebbe
che le parti fossero migliori? Oppure ancora per l'impossibilità
di essere normali.
Se "E' lei" figura come apripista
e brano guida dell'album, con il suo incrocio tra pacifismo, speranza
e ottimismo infantile, "Un aereo per l'Afghanistan"
racconta un'altra storia. E "Perfetta per me"
finalmente parla d'amore, tema non frequentissimo nel canzoniere
edoardiano. Ma gli attimi per annoiarsi sono veramente pochi.
Si parte con "Mi chiamo Edoardo"
che è una sorta di cronistoria rock delle trasmigrazioni
tra America ed Europa e ritorno. Prima Cristoforo Colombo, poi i
soldati americani nella seconda guerra mondiale e infine, ora, Edoardo:
"mi chiamo Edoarrdo son miracolato / i Santi del rock mi
hanno salvato / perciò in America ci devo andare / in pellegrinaggio
a ringraziare".
"Perfetta
per me" è una ballata cadenzata da un'armonica
gentile e gentili sono anche tutte le immagini che parlano di lei:
"Lei non è laureata e non sa recitare / lei non
sa mascherare l'accento dialettale / non si iscrive a facebook per
parlare di sé / lei è un poco all'antica ma è
perfetta per me". Si resta fino alla fine in attesa di
vedere se per caso è una metafora, ma metafora non è.
E' solo una storia d'amore ed è una grande canzone.
Segue la title track, "Le vie del rock sono infinite"
che è stata scritta con il fratello Eugenio: "Con
un passato discutibile / senza un mestiere rispettabile / io giro
il mondo e faccio il trafficante di rock 'n roll" e poi
si passa a ricordi di Bagnoli, delle radio degli americani "che
infetta di rock i conservatori" e "nonostante i divieti
e le mode / e il marchio infamante di cose proibite / le vie del
rock sono infinite". La musica? Ovviamente è rock!
E' rock anche la successiva "In amore"
dove "io sono quello che sono / e parlo d'amore e gioco
col fuoco / ma quello che penso davvero / lo dico e lo nego per
non finire sul rogo". Alcune cose in Edoardo Bennato sono
fisse: parlare di navi e di pirati, parlare di ribellione, dire
e negare per non farsi prendere nel gioco e anche in questo disco
tutte queste stazioni vengono percorse e trovano spazio in più
di una canzone. Sono alcuni dei topos edoardiani.
Come pure un altro topos è l'attenzione tenuta desta sul
mondo dei bambini. Solo chi ha il cuore puro può conservare
la passione per le favole, per i giochi, per i ricordi di infanzia.
Ed "E' lei" punta uno sguardo
sul futuro che è di speranza e di reazione (o di rivoluzione?)
Inizia dicendo: "E' lei che proprio in questo istante sta
nascendo / nell'angolo più povero del mondo / che forse questo
mondo cambierà", ma si conclude su una nota di
speranza maggiore: "C'è un vagito lontano, forse
il peggio è passato / e un futuro diverso forse è
già cominciato". Un'altra grande canzone che tiene
alto il livello dell'album.
Forse una linea sotto è la polemica "Io
Tarzan, tu Jane" che tratta di temi già
noti: lei , la bella ecologista di bujona famiglia, lui il rude
uomo dei boschi. Non può durare e finisce con una fuga e
il ritorno alla civiltà della bella Jane. Polemica in chiave
anti-ecologista (o anti eccessi ecologisti). Di tutt'altra portata
è "Un aereo per l'Alfghanistan":
"Sembra un film di fantascienza / ma non è sicuro
che ti piacerà / sembra il nostro medioevo / ma non è
finzione, questa è la realtà / questa è l'alba
del duemila in Afghanistan". Ela domanda di fondo è
questa: cosa ci siamo andati a fare in Afghanistan? "Strumento
di aggressione o missione di pace / cos'è decidilo tu".
Siamo dentro all'ultimo topos edoardiano: la guerra, o meglio l'opposizione
a qualsiasi guerra.
Bellissima è poi ancora "Il capo dei briganti",
un lento in crescendo che porta dentro un inciso di tarantella in
napoletano. E che contiene la prima scoppola a Napolitano: "Sono
il capo dei briganti, inseguito, braccato / ma sono il vero napolitano
/ quell'altro è un rinnegato". La seconda citazione
del nostro Presidente è in "C'era un re":
"Chi è fedele alla Padania / e chi a Napolitano
/ ma che bella rimpatriata / ma che bella fregatura / c'è
chi brucia la bandiera / e chi incendia spazzatura". Ma
torniamo al Capo dei briganti che si chiude con una frase inquietante:
"Questa è lotta senza quartiere, siete tutti avvisati
/ nel frastuono del vostro sdegno, nel silenzio dei carri armati".
Agghiacciante.
Tutt'altro clima in "Wannamarkilibera"
un puro divertissement in forma di rock 'n roll, con tanto di coretti
gospel e un ritmo scatenato. "Però in nome della
sacrosanta teoria / di giudicare tutti con la stessa misura / o
tutte le canaglie vadano in galera / oppure dentro nessuna",
perché anche in un divertissement Edoardo non riesce a non
dire qualcosa su cui vale la pena di meditare. "Vita
da pirata" è quasi un outtake da "Sono
solo canzonette". Stesso clima, stessa canzone, ma
con un significato. Anche se si passa dai Caraibi al Polo Nord,
da Giacarta, Seattle, Rio De Janeiro, Copenhagen, Berlino, alla
fine si torna al "mare nero di Bagnoli / da quella rabbia
dove è iniziata / questa mia vita da pirata".
Dolce "Cuba" con quella frase
iniziale di pura nostalgia: "Cuba da sognare / sola in
mezzo al mare / come una sirena / stanca di aspettare / forse abbandonata
/ al suo destino". Di "C'era un re" abbiamo
già parlato, sia poco sopra, sia quando è uscita all'interno
di "Così è se vi pare",
il cd di Edoardo precedente a questo e contenuto nel libro biografico
su Bennato, scritto dal suo amico di infanzia Aldo Foglia. Grande
pezzo che riscrive la storia d'Italia, sposando, paradossalmente,
la tesi di Metternich: l'Italia non si doveva fare, in quanto è
una pura espressione geografica. Metternich, dice Bennato, era la
sola mente politica del suo tempo. . Si chiude con "Per
noi", voci, rumori, suoni in un tempo lento che
ce la racconta bene: "Per noi, contenti o scontenti / per
noi, volenti o nolenti / per noi, che anche in questo momento /
insieme ci stiamo e insieme ci siamo muovendo".
Dopo tanto io un "noi" che dà speranza e fa sentire
un po' meno soli. Un secondo momento di speranza in un album comunque
gonfio di rabbia, di tristezze, di malumori, ma anche di carica
e di voglia di fare. Edoardo ci ha messo tre anni a fare uscire
"Le vie del rock sono infinite": un percorso
che è iniziato nel 2007 e che fino al 2010 non ha visto la
luce. Perché alla voce più autorevole del cantautorato
rock ("Bob Dylan è rock, gli altri no", ha detto
Bennato in un'intervista recente) non veniva più dato alcuno
spazio per esprimersi. E invece Edoardo Bennato è qui, a
più di 60 anni, carico come una molla e ricco di storia da
cantare. Per tutti quelli che le vogliono ascoltare. E anche per
quelli che non vogliono. Ma i ribelli e i rinnegati esistono anche
per questo.
Edoardo
Bennato
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