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Le BiELLE RECENSIONI
Edoardo Bennato: "Le vie del rock sono infinite"
Il vecchio pirata gonfia ancora le vele. Per noi
di Leon Ravasi


Ascolti collegati


Edoardo Bennato
Così è se vi pare

Edoardo Bennato

L'uomo occidentale

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Sponda sud

Eugenio Bennato
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Daniele Sepe
Suonarne 1 x educarne 100

Crediti:
Edoardo Bennato (voce, armonica, cori); Alfredo Golino (batteria, percussioni); Cesare Chiodo (basso); Giuseppe Scarpato (chitarre, pianoforte); Gennario Porcelli (chitarra elettrica); Raffaele Lopez (tastiere, celesta, arpa); Paolo Alberta (programmazioni); Franco Li Causi (basso); Cristiano Della Pellegrina (batteria); Cesare Petrichich (chitarra elettrica); Fabrizio Barbacci (chitarra acustica); Davide Rossi (archi); Nicolò Fragile (pianforte, hammond, programmazione); Daniela Carelli (cori); Drigo (chitarra solo su "Vita da pirata"); Massimo Tassi (cori): GIno Magurno (programmazione tastiere).



Testi e musiche di Edoardo Bennato,
tranne 3 (Edoardo/EugenioBennato), 4 (Edoardo Bennato /Alex Britti)

Arrangiamenti archi: Davide Rossi, Raffaele Lopez, Edoardo Bennato
Arrangiamento orchestra Ottini e Percussioni (Fabrizio Barbacci, Raffaele Lopez)

Prodotto da Fabrizio Barbacci
Produzione esecutiva Giorgio Bennato per edizioni musicali cinquantacinque

Registrato da Paolo Alberta al Mulino Recording di Acquapendente (Vt)
Mixato e masterizzato da Paolo Alberta e Fabrizio Barbacci

Preproduzione settembre 2007/novembre 2009
Mastering: Antonio Baglio - Nautilus Milano

Art director: Sergio Pappalettera /Studioprodesign

Tracklist

01. Mi chiamo Edoardo
02. Perfetta per me
03. Le vie del rock sono infinite
04. In amore
05. E' lei
06. Io Tarzan tu Jane
07. Un aereo per l'Afghanistan
08. Il capo dei briganti
09. WannaMarkiLibera
10. Vita da pirati
11. Cuba
12. C'era un re
13. Per noi



Il dubbio che un critico, col passar degli anni, possa rincoglionirsi, mi ha sempre sfiorato. Sarei potenzialmente favorevole alla rottamazione dei critici, giunti all'età critica dei 50 anni. Il dubbio che in questa situazione ci sia io mi è venuto dall'ascolto dell'ultimo disco di Edoardo Bennato (si parla di critici agèe, di Edoardo Bennato, di rock ... non si può che parlare in termini di vinile o di Lp: quindi disco!). "Le vie del rock sono infinite" a me piace, con pochi "se" e quasi nessun"ma".

Sono pronto a riconoscere che non c'è nulla di nuovo, che si tratta del solito vecchio e benamato rock & roll, che Bennato suona e canta ancora con la carica di un tempo, ma tutto questo non contribuisce ad altro che a farmelo piacere ancora di più. Fino a proclamare che si tratta dell'album di canzone d'autore più piacevole che io abbia sentito nel 2010 finora. Sono 13 canzoni, numero benaugurante, che si susseguono in modo armonico e pulito, senza stridori e senza nemmeno molte concessioni alla platea.

Edoardo Bennato è uno che del fatto di essere urticante ha fatto una disciplina di vita che persegue coerentemente. Adesso erano molti anni che nessuno gli pubblicava più un disco, fino a rischiare di fare sparire quello che invece dovrebbe essere considerato un patrimonio della nostra musica. Ma il carattere non facile, indubbiamente non aiuta nei rapporti con le case discografiche. Aiuta sul versante di mantenere alta una quota di quotidiana cattiveria con cui innervare canzoni dove poco cambia se si canti di malaffare napoletano (o Napolitano?), di guerra in Afghanistan o di Feste di piazza e di unità d'Italia.

Comunque sia Edoardo sta da un'altra parte. Dove non può essere identificato, dove non può essere mummificato. Analizzando tutte le composizioni di Bennato, dall'orogine a oggi, si vede che corrono sul filo sottile tra ribellismo e qualunquismo. Un po' come il Gaber dei bei tempi. Posizioni dure e antitetiche che fanno male, alternativamente, all'una o all'altra parte. Perché non si è di nessuna delle due parti? O perché si vorrebbe che le parti fossero migliori? Oppure ancora per l'impossibilità di essere normali.

Se "E' lei" figura come apripista e brano guida dell'album, con il suo incrocio tra pacifismo, speranza e ottimismo infantile, "Un aereo per l'Afghanistan" racconta un'altra storia. E "Perfetta per me" finalmente parla d'amore, tema non frequentissimo nel canzoniere edoardiano. Ma gli attimi per annoiarsi sono veramente pochi.

Si parte con "Mi chiamo Edoardo" che è una sorta di cronistoria rock delle trasmigrazioni tra America ed Europa e ritorno. Prima Cristoforo Colombo, poi i soldati americani nella seconda guerra mondiale e infine, ora, Edoardo: "mi chiamo Edoarrdo son miracolato / i Santi del rock mi hanno salvato / perciò in America ci devo andare / in pellegrinaggio a ringraziare".

"Perfetta per me" è una ballata cadenzata da un'armonica gentile e gentili sono anche tutte le immagini che parlano di lei: "Lei non è laureata e non sa recitare / lei non sa mascherare l'accento dialettale / non si iscrive a facebook per parlare di sé / lei è un poco all'antica ma è perfetta per me". Si resta fino alla fine in attesa di vedere se per caso è una metafora, ma metafora non è. E' solo una storia d'amore ed è una grande canzone.

Segue la title track, "Le vie del rock sono infinite" che è stata scritta con il fratello Eugenio: "Con un passato discutibile / senza un mestiere rispettabile / io giro il mondo e faccio il trafficante di rock 'n roll" e poi si passa a ricordi di Bagnoli, delle radio degli americani "che infetta di rock i conservatori" e "nonostante i divieti e le mode / e il marchio infamante di cose proibite / le vie del rock sono infinite". La musica? Ovviamente è rock!

E' rock anche la successiva "In amore" dove "io sono quello che sono / e parlo d'amore e gioco col fuoco / ma quello che penso davvero / lo dico e lo nego per non finire sul rogo". Alcune cose in Edoardo Bennato sono fisse: parlare di navi e di pirati, parlare di ribellione, dire e negare per non farsi prendere nel gioco e anche in questo disco tutte queste stazioni vengono percorse e trovano spazio in più di una canzone. Sono alcuni dei topos edoardiani.

Come pure un altro topos è l'attenzione tenuta desta sul mondo dei bambini. Solo chi ha il cuore puro può conservare la passione per le favole, per i giochi, per i ricordi di infanzia. Ed "E' lei" punta uno sguardo sul futuro che è di speranza e di reazione (o di rivoluzione?) Inizia dicendo: "E' lei che proprio in questo istante sta nascendo / nell'angolo più povero del mondo / che forse questo mondo cambierà", ma si conclude su una nota di speranza maggiore: "C'è un vagito lontano, forse il peggio è passato / e un futuro diverso forse è già cominciato". Un'altra grande canzone che tiene alto il livello dell'album.

Forse una linea sotto è la polemica "Io Tarzan, tu Jane" che tratta di temi già noti: lei , la bella ecologista di bujona famiglia, lui il rude uomo dei boschi. Non può durare e finisce con una fuga e il ritorno alla civiltà della bella Jane. Polemica in chiave anti-ecologista (o anti eccessi ecologisti). Di tutt'altra portata è "Un aereo per l'Alfghanistan": "Sembra un film di fantascienza / ma non è sicuro che ti piacerà / sembra il nostro medioevo / ma non è finzione, questa è la realtà / questa è l'alba del duemila in Afghanistan". Ela domanda di fondo è questa: cosa ci siamo andati a fare in Afghanistan? "Strumento di aggressione o missione di pace / cos'è decidilo tu". Siamo dentro all'ultimo topos edoardiano: la guerra, o meglio l'opposizione a qualsiasi guerra.

Bellissima è poi ancora "Il capo dei briganti", un lento in crescendo che porta dentro un inciso di tarantella in napoletano. E che contiene la prima scoppola a Napolitano: "Sono il capo dei briganti, inseguito, braccato / ma sono il vero napolitano / quell'altro è un rinnegato". La seconda citazione del nostro Presidente è in "C'era un re": "Chi è fedele alla Padania / e chi a Napolitano / ma che bella rimpatriata / ma che bella fregatura / c'è chi brucia la bandiera / e chi incendia spazzatura". Ma torniamo al Capo dei briganti che si chiude con una frase inquietante: "Questa è lotta senza quartiere, siete tutti avvisati / nel frastuono del vostro sdegno, nel silenzio dei carri armati". Agghiacciante.

Tutt'altro clima in "Wannamarkilibera" un puro divertissement in forma di rock 'n roll, con tanto di coretti gospel e un ritmo scatenato. "Però in nome della sacrosanta teoria / di giudicare tutti con la stessa misura / o tutte le canaglie vadano in galera / oppure dentro nessuna", perché anche in un divertissement Edoardo non riesce a non dire qualcosa su cui vale la pena di meditare. "Vita da pirata" è quasi un outtake da "Sono solo canzonette". Stesso clima, stessa canzone, ma con un significato. Anche se si passa dai Caraibi al Polo Nord, da Giacarta, Seattle, Rio De Janeiro, Copenhagen, Berlino, alla fine si torna al "mare nero di Bagnoli / da quella rabbia dove è iniziata / questa mia vita da pirata".

Dolce "Cuba" con quella frase iniziale di pura nostalgia: "Cuba da sognare / sola in mezzo al mare / come una sirena / stanca di aspettare / forse abbandonata / al suo destino". Di "C'era un re" abbiamo già parlato, sia poco sopra, sia quando è uscita all'interno di "Così è se vi pare", il cd di Edoardo precedente a questo e contenuto nel libro biografico su Bennato, scritto dal suo amico di infanzia Aldo Foglia. Grande pezzo che riscrive la storia d'Italia, sposando, paradossalmente, la tesi di Metternich: l'Italia non si doveva fare, in quanto è una pura espressione geografica. Metternich, dice Bennato, era la sola mente politica del suo tempo. . Si chiude con "Per noi", voci, rumori, suoni in un tempo lento che ce la racconta bene: "Per noi, contenti o scontenti / per noi, volenti o nolenti / per noi, che anche in questo momento / insieme ci stiamo e insieme ci siamo muovendo".

Dopo tanto io un "noi" che dà speranza e fa sentire un po' meno soli. Un secondo momento di speranza in un album comunque gonfio di rabbia, di tristezze, di malumori, ma anche di carica e di voglia di fare. Edoardo ci ha messo tre anni a fare uscire "Le vie del rock sono infinite": un percorso che è iniziato nel 2007 e che fino al 2010 non ha visto la luce. Perché alla voce più autorevole del cantautorato rock ("Bob Dylan è rock, gli altri no", ha detto Bennato in un'intervista recente) non veniva più dato alcuno spazio per esprimersi. E invece Edoardo Bennato è qui, a più di 60 anni, carico come una molla e ricco di storia da cantare. Per tutti quelli che le vogliono ascoltare. E anche per quelli che non vogliono. Ma i ribelli e i rinnegati esistono anche per questo.


Edoardo Bennato
"Le vie del rock sono infinite"

Universal - 2010
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Sito ufficiale

Ultimo aggiornamento: 14-03-2010
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